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mercoledì 14 dicembre 2016

Io sono soltanto una bambina


Hanna è una bambina tedesca contemporanea. Frequenta la quarta, è figlia unica, il suo babbo numero uno è andato in Australia perché affetto dalla malattia detta malinconia per i paesi lontani. Ora ha un babbo numero due e anche una nuova casa, una bella casa con due stanze tutte per lei. Avrà anche un gatto, grazie alla sua nonna, una divertente e frizzante signora alla guida di una cabriolet. Poi c'è la scuola. L'occhio della sempre acuta Jutta Richter coglie al volo la realtà e la restituisce al lettore con lievi accenni, senza insistenze e digressioni, basta un tocco di rosa per definire un personaggio.
La scuola tedesca, con psicologa in organico, è raccontata con lucidità e onestà 
Non piacciono i sistemi educativi di oggi alla nostra scrittrice. Tutto organizzato, le scarpe fuori dall'aula, il controllo della violenza. I ragazzi devono essere tutti belli e bravi.
Nella realtà regna l'ipocrisia e il disinteresse. Per Hanna comincerà ad andare meglio all'arrivo di una nuova compagna, una compagna non vestita di rosa che viene da New York. Scritto con brio, il racconto è un'istantanea della classe media occidentale. Il secondo babbo di Hanna adora la sua moto BMW e a Natale la famiglia se ne va a cercare un clima temperato...

Grazia Gotti

mercoledì 28 settembre 2016

Christine Nostlinger


Mathias Ziegl sul "Wiener Zeitung" del 25 settembre intervista la grande scrittrice austriaca  prossima a festeggiare il suo ottantesimo compleanno.
Grazie ad Alessandra Valtieri che ha tradotto all'istante, seduta sul divano in Maremma, senza l'ausilio di un dizionario, di una matita o di un computer, e a Bernard Friot che ha postato l'intervista.
Io ho annotato rapidamente ciò che capivo e chiedo perdono per la forma un po' frammentaria.
Consideriamoli solo appunti di lavoro.
E' tempo di dedicare agli scrittori contemporanei uno studio approfondito. Ricordiamo che ricevette ex equo con Maurice Sendak l'Astrid Lindgren Memorial Award, cioè il Nobel della Letteratura dei Piccoli. 

"La letteratura è la trasposizione in parole di un pezzo di mondo e nel caso della letteratura per bambini del mondo come lo vedono loro. Facciamo un esempio, prendiamo un divorzio dei genitori. A un bambino non interessa quel che accade fra i genitori, bensì le conseguenze che lo riguardano."

E' più difficile invecchiando scrivere per bambini?

"Io oggi posso scrivere per bambini piccoli perché grossomodo sono rimasti gli stessi mentre non riesco a scrivere per quelli di dodici, tredici anni. "

Per via dei cellulari e tablet?

"Non lo so, anch'io ho un cellulare e un tablet... non riesco semplicemente a immaginarmi che succede nelle teste dei miei nipoti quando passano la giornata a guardare il loro smartphone e a muovere velocissimamente le dita  su quel piccolo schermo.
Queste cose a me non dicono molto."

I bambini di 45 anni fa erano più facili da comprendere?

"Secondo me sì".
(L'autrice usa un verbo "durchscaubarer" che abbiamo tradotto “ vedere attraverso").
Un autore che oggi ha 35 anni è sicuramente più vicino a loro.”

La sua infanzia è materia dei suoi libri?

"La mia infanzia ha giocato un ruolo molto importante perchè i bambini dei miei libri sono sempre un pochino toccati, picchiatelli, come ero io da piccola. "

E le sue figlie, quale ruolo?

"Nessuno. Testare i miei libri sulle mie figlie è stato sempre fuori questione. Ovviamente loro prima o poi si sono lette qualcuno dei miei libri, ma io non ho mai chiesto loro un'opinione."

Cosa è più difficile, scrivere per adulti o per ragazzi?

"Non ho mai provato a scrivere per adulti, non mi è mai venuto in mente, la cosa non ha mai acceso il mio interesse. "

Lei ha pubblicato più di 150 libri quanti invece non ne ha mai scritti e perché?

"Uno. Era un'idea che mi sembrava così divertente che avevo già il titolo. Mutter reglos, Vater ratlos
Madre senza pace, Padre senza la  minima idea. La storia di una moglie frustrata e depressa che un giorno sente di non poter e non voler affrontare più niente e si mette a letto." 

Perché il libro non è stato pubblicato?

"Perché non ho trovato il modo di far alzare quella donna dal letto."

Una situazione che in forma più lieve avrebbe potuto accadere anche a lei sugli anni Settanta, prima che la sua carriera decollasse?

"All'inizio volevo dipingere ma poi ho optato per studiare grafica e dopo sono arrivati i bambini. 
A quel punto mi sono seduta; mio marito guadagnava a sufficienza e io non dovevo per forza lavorare. Ma poi mi sono messa a pensare che cosa potevo fare e a un certo punto mi è venuto in mente che mi sarebbe piaciuto illustrare un libro per bambini ma non ho mai avuto il coraggio di contattare un editore e dirgli cosa volevo fare. Invece ho scritto io stessa un testo che si ispirava a quelle illustrazioni a cui avevo avevo pensato. E quando è stato pronto l'ho spedito a un paio di editori e con mia grande sorpresa uno di questi l'ha preso, ma la cosa più sorprendente è che ci ho vinto il Friedch-Boedeker Preis. E non per le illustrazioni, ma per il testo. Nessuno, nemmeno ai tempi della  scuola avevo ricevuto un premio per la scrittura. Se da quel progetto di libro non fosse uscito nulla credo che mi sarei semplicemente detta: Vedi Christerl, non ci riesci...E chissà che cosa avrei tirato fuori da me stessa..."

Quello era il suo primo libro, Federica rosso fuoco Die feuer rote Friederike. Riesce a tenere il conto di tutti i libri che ha scritto dopo quello?

"Non ho ancora l'alzheimer e quindi riesco in qualche modo a mettere insieme tutti i titoli e dire di cosa parlano ma recentemente un padre il cui figlio aveva appena letto un mio libro mi ha chiesto: 
Si ma cosa c'era scritto allora in questa lettera segreta? 
Non ne avevo idea. D'altra parte di libri ne ho scritti 170 o 180, però se si pensa che il numero include anche diverse serie come le storie di Franz o Mini che hanno entrambe una sedicina di titoli con almeno 60 pagine illustrate tutto si riduce.  Certo le storie vanno inventate ma non è paragonabile alla scrittura di un libro concluso. "

Guardando indietro quali suoi libri le piacciono di più?

"Non ce ne sono tanti, cosa che in realtà non coincide con l'amore dei miei lettori, però Hugo. Il bambino nel fiore degli anni è uno di quelli. 
Credo che il libro sia piaciuto più a me che a molti lettori."

La disturba la definizione di autrice per bambini che le è stata cucita addosso?

"No perché in fondo lo sono e non lo sono. Ho scritto molte sceneggiature, ho lavorato per la radio
venti anni per il Currir; ogni giorno un contributo, poi ho lavorato per i giornali di Kurt Falk -oh anche gli scrittori devono pur campare di qualcosa-  e mi sono molto divertita.  Mi sono divertita anche quando ho dovuto immischiarmi nella politica, scrivere cose politiche tenendomi sempre a 45 righe di sessanta battute. Ed è molto confortante sapere che il giorno dopo la signora al mercato ci incarterà l'insalata."

Una grande scrittrice, una donna semplice e simpatica, da leggere e rileggere.

Grazia Gotti

martedì 30 agosto 2016

La biblioteca segreta: perdersi e ritrovarsi con i libri e nei libri


Perché leggere? Perché nei libri si trova il mondo, quello conosciuto raccontato dalla geografia e quello fantastico, capace di aprire le porte di universi nuovi e sconosciuti.
Perché leggere? Perché nei libri si ritrovano fratelli e sorelle mai avuti, amici desiderati e immediatamente riconosciuti sulla carta, affascinati sconosciuti, eroi e antieroi, paesaggi famigliari e spazi di un immaginario senza confini definiti.
Amy, la protagonista del bel romanzo Book Jumpers, in catalogo per l'editore Giunti, scopre, appena giunta sull'isola scozzese che ha dato i natali a sua madre, che il leggere è generatore di vita e di morte.
Con i libri della Biblioteca Segreta si sentirà partecipe delle storie racchiuse nelle pagine con una fisicità che la spaventa e, al contempo, l'affascina: fuori dal tempo reale, lontano dal bullismo della rete, in compagnia dei personaggi della letteratura.
Scritto dalla trentenne Mechthild Gläser, originale scrittrice tedesca che vive e lavora in quello che una volta era il distretto della Ruhr, il libro alterna riflessione e azione, immaginato e vissuto, in un abile gioco letterario in cui il dentro e il fuori si confondono per creare un'altra dimensione.
“Un giorno avei dovuto decidere dove trascorrere la mia vita: con Will nel fiabesco delle parole, in cui tutto e tutti devono seguire il volere di autori invisibili, oppure nel mondo reale, le cui storie sono ancora più emozionanti perché è la vita a scriverle...”.

Silvana Sola

giovedì 30 giugno 2016

Le nuove avventure di Lester e Bob

Fresco di stampa in casa Beisler il nuovo libro di Ole Könnecke, la seconda serie di avventure di Lester e Bob. (qui avevamo parlato del primo) Il libro mette subito di buon umore: bello, divertente, elegante, nonostante la brossura. L'ultima pagina, dedicata alla presentazione dell'autore, cita i premi, i riconoscimenti che il libro si ė conquistato e sottolinea con copertina a colori e con fascetta che riporta il logo disegnato da Vanna Vinci il premio Orbil, quello assegnato dai Librai indipendenti per ragazzi. Evviva!

In fiera Ole è venuto a salutare i librai e si è detto molto contento per il premio.
L'autore premiato non riceve danaro, non subito. Potrà riceverlo a consuntivo delle vendite. Ecco cosa possono "dare" i librai: il loro amore per il libro vincitore  e l'impegno a venderlo. A proposito di vendite, noto che il prezzo del libro è 13,95!
Ma perché quel 95? Oltre che inelegante è brigoso per il resto.
È anche leggermente alto: io lo quoteri 11 max 12, per essere allineati, come si dice al mercato. Lo venderei con più convinzione. 

Grazia Gotti

giovedì 25 febbraio 2016

Germania, paese ospite della Bologna Children's Book Fair


Da due anni la Germania lavora per mostrare il meglio di sé a Bologna. Anche noi abbiamo lavorato   per rendere omaggio alla loro cultura e alla loro editoria.
Oggi comincia il nostro percorso tedesco che speriamo sia gradito ai nostri affezionati lettori.
Il grande Klaus Ensikat, per la casa editrice berlinese Kindermann, celebra i 500 anni di Lutero.
Un libro magnifico, imperdibile, che troverete alla libreria internazionale al Pad 26.
Stay tuned!

Grazia Gotti



martedì 5 gennaio 2016

Giochi e giocattoli


E' da ieri in libreria Il coniglio di velluto di Alessandra Valtieri, nella collana Album d'infanzia, Giunti editore. Si parla di infanzia, di giochi e di giocattoli ed è arrivato proprio un giorno prima della Notte della Befana.
Ho molti ricordi di tante notti della Befana, fino a quell'anno in cui mia madre mi invitò ad andare con lei per scegliere i doni della Befana per me e per mio fratello di tre anni più piccolo. Fu per me un rito di passaggio, ero grande, avevo ancora diritto ai giocattoli, ma avevo perduto il senso del magico.

illustrazione di Maria Girón

Li ricordo tutti i miei giocatoli, come ricordo tutte le conte, le filastrocche, le regole dei giochi, dalla palla contro il muro, che anche Alessandra evoca, a quelle del gioco dell'oca. Ho pensato per lungo tempo che questa nostra (delle giannine) ostinazione “passatista”, ci avrebbe rese antipatiche ai contemporanei. 

illustrazione di Kristien Aertssen

L'ho pensato fino a ieri, poi arrivata all'ultima pagina di un romanzo della grande Jutta Richter, mi sono riconciliata con i miei pensieri e ho sentito di condividere con Jutta un mondo, quello dei giocattoli. Io ho voluto lavorarci su, studiare, fare qualcosa, attivarmi, alla grande scrittrice tedesca, mia coetanea, è bastato scrivere. Sapevo che si trattava di un bel libro, ma non lo avevo ancora letto, e stavo quasi per dimenticarmene. Annabella Ciglialunghe, è una storia da annoverare fra i classici della letteratura di oggi. In tedesco il libro ha per sottotitolo Geschichten aus dem Kinderzimmer, con dichiarazione precisa e inequivocabile. Annabella, che abita con altri personaggi la stanza di Matilde, è una bambola. Con lei la abitano altri pupazzi, dai primi ai “nuovi arrivati”. 


Il racconto prende le mosse dalla notte di San Silvestro e si incontreranno altre notti, altre feste, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, fino a quella della scuola e del primo amore. Un romanzo profondo, commovente, scritto meravigliosamente, che non è potuto entrare nel libro di Alessandra e me ne dispiace molto.
Cercherò di rimediare tendolo impilato per un anno accanto a Il coniglio di velluto, in un posto d'onore in libreria.

Grazia Gotti

mercoledì 9 dicembre 2015

Amici


Il grande disegnatore Ole Könnecke ci regala una nuova coppia di amici davvero irresistibile. Grazie al lavoro dell'editore Beisler, i più piccoli, quelli che stanno imparando a leggere da soli, troveranno in questo libro sei avventure strampalate, tutte legate insieme dal filo robusto dell'amicizia. Ma non un 'amicizia di maniera, zuccherosa, banale, un'amicizia con le sue luci ed ombre, come di luce ed ombra sono le vite e anche le storie. L'ombra è la golosità e la mancanza di generosità dell'orso Bob in materia di torte. Nel momento in cui si mette a prepararle pensa subito che Lester non ne vedrà nemmeno una briciola, ed arriva persino a piantare cartelli in giardino per avvertire l'amico di stare alla larga dalle torte. Lester go home, Giù le mani dalla mia torta, non ci provare, ed altri avvertimenti.. .e il paradosso è che Lester lo aiuterà a piantare questi cartelli, perché gli amici si vedono nel momento del bisogno!
Ben disegnato, con lettere tutte maiuscole per leggere presto, appena si è in grado di decifrare e di legare insieme le lettere. Un bel regalo nella calza della Befana per quelli che hanno appena cominciato la prima elementare.

Grazia Gotti

martedì 23 giugno 2015

Jutta Richter torna alla Fiaba



Non ho ancora visto il film di Garrone tratto dal Basile, ma ho letto molte cose di tono fiabesco, fra queste l'ultimo libro di Jutta Richter uscito per Salani.
Leggere le pagine di questa grande scrittrice tedesca è sempre un gran piacere ed è ancor più piacevole seguirla in questo aperto e sentito elogio del fiabesco. 
Le fiabe sono vere, diceva Italo Calvino, come vere sono le figure che si muovono in questo racconto. Un carbonaio che sogna di essere il terzo figlio di un mugnaio a cui le cose vanno bene, con tanto di happy end, di amore e ricchezza (ricchezza di vita, di sentimenti e anche di denari che aiutano). Sono aspirazioni di ogni essere umano, le fiabe lo sanno da tanto tempo (c'era una volta). Se da un lato c'è Robert il carbonaio, che si vergogna delle sue mani nere, dall'altra parte, nel bosco, c'è Karla, abilissima nel fare la maglia e confezionare calzini rossi, calzini magici con i quali i piedi si trovano a proprio agio. C'è una vecchia, come in ogni fiaba, e ci sono le storie, senza le quali non ci sarebbe né amore, né colore. Resterebbe solo una grigia città abitata da manichini, ci dice Jutta Richter. Una pagina molto bella è dedicata all'Amore: una persona si può innamorare in tre modi diversi. Andate a leggere la storia se siete curiosi sull'Amore.

Grazia Gotti

mercoledì 16 ottobre 2013

Der Kaiser geht


Il pensionamento di Michael Krüger, di Hanser Verlag, è stato salutato dalla stampa tedesca con interviste, commenti e titoli altisonanti, come questo usato per il post. Sabato 12 ottobre è apparso un pezzo da lui firmato che consiglio a quanti abbiano curiosità ed interesse per le cose dell'editoria. Se vi soffermate sulle note riportate nel pezzo con data 8 ottobre, potete leggere della colazione con Marco Vigevani e riflettere sulle parole a proposito dell'editoria italiana.
Sempre a firma del Kaiser è l'introduzione ad un bel libro fresco di stampa che raccoglie scritti e figure degli autori e illustratori che hanno fatto grande il catalogo ragazzi dell'editore tedesco.
Da sottolineare la presenza di Roberto Piumini, unico italiano.
È un libro che testimonia l'amore per i libri,  la weltanschauung di un facitore di libri.
Ho imparato molto da questo catalogo, ho desiderato che un editore italiano si potesse affiancare  ad una realtà a noi vicina, Monaco, a due passi, per rinforzare l'idea di una editoria europea capace di trattare i ragazzi e i giovani con rispetto, con slancio pedagogico, culturale, mai rinunciando al garbo e all'eleganza. È accaduto il contrario, e cioè che editori italiani abbiano scippato titoli destinati ai ragazzi per proporli ai lettori italiani "maturi", privando i nostri giovani di libri pensati per loro.
Grazia Gotti








Foto di Michel Krüger © FRANK RÖTH

mercoledì 12 giugno 2013

Crescere tra rose e demenza senile



Rolf Lappert è nato a Zurigo. Si è formato come graphic designer, ha aperto un jazz club, ha vissuto per un periodo di tempo in Irlanda, è stato sceneggiatore. Ora è di nuovo in Svizzera e dichiara che la sua professione è quella dello scrittore indipendente.
Pampa blues, dato alle stampe per i tipi di Feltrinelli, è un libro che si fa leggere, prima di tutto,
per i personaggi di ordinaria normalità o, forse, di straordinaria follia.
Ben, sedici anni, ha un contratto di apprendista giardiniere nella serra del nonno Karl. Vive in una località appena indicata sulla cartina geografica, dove dei ragazzi della sua età non esiste nemmeno l’ombra. Un posto dove non succede niente, dove gli abitanti si contano sulle dita di una mano, dove non c’è nulla di cui gioire o di cui stupirsi.
Un adolescente accanto ad un anziano che mostra i segni della demenza senile, ma che gli ha insegnato come interrare i bulbi, come preparare un buon terriccio o come liberarsi dagli afidi, un adolescente alle prese con una microcomunità raccontata nella ripetitività di un quotidiano sempre uguale a se stesso.
Fino al momento in cui la “follia” supera la normalità e gli eventi diventano straordinari, imprevedibili, meravigliosamente surreali, incontrollabili.
Una scrittura ironica, sottile come la punta del fioretto, avvolgente come i racconti accanto al fuoco, a volte dolente e malinconica, a volte pirotecnica e volutamente stramba.
La scrittura di un autore che nel libro mette l’esperienza di una vita, il suo sguardo curioso oltre la pagina, le note della musica ascoltata.
“ Ho superato l’esame finale per il rotto della cuffia e ora posso dirmi giardiniere a tutti gli effetti. Il buffo è che lavoro davvero come giardiniere. Coltivo rose. O meglio, coltiviamo rose. Io e Karl…”
Silvana Sola

mercoledì 13 febbraio 2013

Zwei, die sich lieben



Cos'è l'amore, l'arte del bacio, con la bocca, e altre storie sono le occasioni che Jürg Schubiger e Wolf Erlbruch ci offrono nel delizioso volumetto uscito in Germania presso Peter Hammer Verlag e tradotto da noi da Monica Pesetti per le edizioni e/o. Il libro è accompagnato da una fascetta che augura Buon San Valentino, e ciò non provoca quel fastidio che per solito mi producono i libri per le occasioni. Perché? Mi interrogo ma mentre lo faccio lascio scivolare il libro nella borsa pensando di suggerirlo a mio figlio come regalo alla sua recente amica-fidanzata, una ragazza che ho appena intravisto e che mi ha colpito per una particolare luce nello sguardo. Ho pensato a quando, da giovane, mi aspettavo dall'amato parole amorose. Non sono stata molto fortunata, non ho trovato parolieri all'altezza, fino a tarda età, quando un innamorato che non se la cavava male con le parole ha cominciato a lasciare in giro degli scritti. Io volevo parole amorose, lui scriveva parole comiche, pertanto non  mi potevo arrabbiare,  mi faceva troppo ridere. Ma il desiderio di parole amorose è sempre lì, inappagato. Ecco allora, penso, le parole dei poeti possono sostituire quelle dell'amato, nel senso che se l'amato sceglie per te parole e figure amorose, in qualche modo ti manda parole amorose. Insomma lasciamo al poeta quel che è del poeta, chiediamo al fidanzato anche solo un libro. Questo dirò a mio figlio. Ascolterà? Intanto io ho fatto il mio dovere di genitore, quello di dire la mia, senza aspettarmi niente, ma proprio niente, nemmeno un grazie.
Grazia Gotti

martedì 28 agosto 2012

Simon Van Der Gees

Il nuovo scrittore olandese tradotto da Salani viene dal teatro.
In Olanda sembra essere il nuovo astro nascente, il suo secondo romanzo ha vinto il piú prestigioso premio nazionale. Il suo esordio letterario, Geel Grass, erba gialla,  presentato con il titolo L'estate in cui diventai famosa (e i miei genitori non se ne accorsero), é una lettura molto divertente che vede protagonisti due ragazzi olandesi di dieci anni, quasi undici, che si trovano in vacanza in Francia. Lei si trova sola perché dimenticata dai genitori, lui é fuggito da una madre insopportabilmente opprimente. Con il tocco della commedia l'autore porta avanti  l'avventura a volte surreale, ma sempre convincente,  dei due protagonisti fino alla risoluzione finale, vero capolavoro di invenzione. Li-ber-tė! Li-ber-tė! Tutti gridano in coro. E per i ragazzi é davvero un rito di passaggio importante quello che segna il distacco, l'andar da soli, l''indipendenza che attrae e fa paura al tempo stesso. Imparare a volare da soli, é un bel messaggio per i giovani lettori. Il giovane scrittore dopo il liceo ha trascorso un anno in Norvegia da solo e ha  scoperto la sua passione per il teatro. Di certo anche le sue commedie per ragazzi sono divertenti.
Grazia Gotti

lunedì 7 maggio 2012

Puoi riuscire a trattenere il respiro? Per quanto tempo?


Ci sono libri speciali. Libri che ti tengono incollato alla pagina. Libri in cui la lingua e il plot narrativo sono occasioni di vero stupore.
Un'estate lunga sette giorni, in catalogo per Rizzoli nella bella traduzione di Alessandra Valtieri, è un libro speciale.
Il romanzo, frutto del lavoro dello scrittore tedesco Wolfang Herrndorf, è stato insignito del premio Deutscher Jugendliteraturpreis.
Un romanzo che racconta una vita al margine, al margine della società, al margine della famiglia, al margine della comunità dei coetanei.
Si chiamano Maik e Tschick i protagonisti, hanno lo sguardo attento di adolescenti curiosi, la volontà di andare oltre la linea d'ombra, il desiderio di avere accanto adulti che si accorgano della loro esistenza. Si fanno domande e provano a mettere in campo possibili risposte.
Nella perfetta scrittura di Herrndorf ho ritrovato il Giovane Holden di Salinger, e poi Hal, il ragazzino trovato a ballare sulla tomba dell'amico, messo in pagina da Aidan Chambers e anche i  protagonisti di un libro che avevo molto amato, utilizzato nei percorsi che presero avvio da Dove vanno le anatre d'inverno?, un progetto di promozione alla lettura per adolescenti iniziato nel lontano 1995. Il romanzo è Tiro al bersaglio, di Henri-Frederic Blanc, oggi fuori catalogo.
Un'estate lunga sette giorni è un alto esempio di letteratura, è per ragazzi, ma è, come tutti i libri di qualità, per tutti.
"Le scritture e le letture adolescenziali devono giovarsi di punti di riferimento molto alti, pur mentre si richiede, come oggi fortunatamente avviene, che i temi siano precisi, dettagliati, minuziosi, attuali. Ma occorrerebbe che gli adulti decisi a porgere, a regalare, a spiegare, a coinvolgere, non ignorassero gli altri paradigmi di cui possono valersi. C'è qualcuno disposto a negare l'importanza del ragazzo, dell'adolescente Ferdinand in Morte a credito di Celine?" Antonio Faeti (Nel dedalo di Dedalus, in Dove vanno le anitre d'inverno?, Giannino Stoppani edizioni, 1995)
Silvana Sola

giovedì 2 febbraio 2012

Non abito più qui

È difficile stabilire il momento esatto in cui si diventa grandi e forse nemmeno esiste, sono le esperienze che fanno prendere consapevolezza di se stessi in quanto esseri autonomi. Per Susanne diventare grande significa accettare il fatto di non “abitare più qui”. Susanne è nel pieno dell’adolescenza, ha 15 anni e una vita che viene stravolta “grazie all’aiuto” della famiglia: i genitori divorziano, il padre ha una nuova figlia con la segretaria e la madre cerca consolazione nel latin lover Melchior, ma soprattutto Susanne e suoi due fratelli sono costretti a lasciare la loro casa. Incettabile! Si aggiungono i problemi a scuola: bocciata, Susanne si ritrova in una nuova classe a fare i conti con le ragazze cattive abituate ad essere sempre al centro dell’ attenzione e con Sulzer, bullo dal cuor tenero che sfoga il suo non essere capito in azioni poco lodevoli. L’arrivo di Carlo, vissuto fino ad allora in Italia, porta aria nuova nel cuore arrabbiato di Susanne.
Non abito più qui (edito da San Paolo) è un libro che ci immerge nel mondo degli adolescenti e l’autrice austriaca Gabi Kreslehner riesce a far assaporare al lettore i sentimenti che animano il cuore e la mente della protagonista; il legame che Susanne ha con la sua ex casa e con il suo albero delle fragole, è lo stesso che la tiene ancorata alla sua infanzia e all’idea di famiglia unita e felice. Quando questo legame si spezza anche la sua casa non può più essere un rifugio, e con questo senso di abbandono la ragazzina si perde.
“Lo capisci, Susanne-susina?”. No! Susanne non capisce quello che mamma e papà stanno facendo e pretendono da lei; poi si innamora e questo sentimento riesce a creare un distacco dalla sua vita precedente, dalla casa e da una famiglia irriconoscibile. Ed è a quel punto che riconosce se stessa e si accorge che ormai non c’è più niente da capire: le cose stanno così… e basta. Diventa “grande” e raggiunge quella fetta di indipendenza che spetta ad ogni adolescente.
Chiara Serra

martedì 31 gennaio 2012

Emilio e i detectives

Salutiamo la ristampa, in casa Piemme, di questo classico della letteratura per ragazzi del Novecento. Erich Kästner (1889-1974) lo pubblicò nel 1928 e presto divenne un best seller tradotto in moltissimi paesi. Aveva una modernità dirompente, nello stile e nel tema. L’ho letto trent’anni fa, al tempo in cui preparavamo la libreria: era pubblicato da Bompiani, nella collana che ospitava anche il romanzo dell’einaudiano Ponchiroli. Mi sorprese la sua modernità, il tono scanzonato e ironico sin dall’apertura pseudo-didascalica. Cos'è una banca, cos'è una redazione di giornale?
“Le grandi banche hanno una filiale in tutti i quartieri. Dove, se si ha il danaro necessario, si può ordinare l’acquisto di azioni e, se si ha un conto corrente, anche prelevare i soldi. E incassare un assegno, se non è da accreditare. A volte entrano anche apprendisti e garzoni che vorrebbero farsi cambiare 50 marchi in monetine in modo che le cassiere dei negozi per le quali svolgono le commissioni diano loro la mancia. Anche chi arriva con sterline o dollari può farseli cambiare. Perfino di notte, di tanto in tanto, ci entrano delle persone. Sebbene non ci sia nessuno che possa servirle. E allora si servono da sole.”
Ecco così comincia il romanzo della metropoli, Berlino, che vede protagonisti i ragazzi, in una appassionante detective-story che ha incantato generazioni di lettori.
Kastner ci è particolarmente caro per la sua attività di militante della promozione della lettura: era vicino a quanti nella ricostruzione del secondo dopoguerra si dedicarono ai ragazzi e ai loro libri, vicino all’IBBY e alla Biblioteca di Monaco.
Gotti Grazia

mercoledì 30 novembre 2011

Lo Schiaccianoci, una fiaba-storia accanto a Giannino Stoppani

Alla bella collana “Fiabe e storie” l’ editore Donzelli aggiunge una perla preziosissima, un bel volume che raccoglie due versioni de Lo Schiaccianoci, la celeberrima favola di Natale rivisitata dai più grandi illustratori, dai musicisti, dai danzatori. La prima, pubblicata nel 1816, porta la firma del grande E.T.A. Hoffmann ed era compresa in una raccolta che vedeva insieme Friedrich de la Motte-Fouqué (ricordate Ondina nella collana “Centopagine” di Calvino?), e Carl Wilhelm Contessa. Siamo nel cuore del fantastico tedesco, riecheggiano tanti “fratelli” quali Von Chamisso, Brentano, autori di fiabe colte e rifacitori di fiabe popolari. Hoffmann era un autore obbligatorio presso la cattedra bolognese di Storia della letteratura per l’Infanzia tenuta dal Prof. Antonio Faeti, e nella vita delle Giannine produsse un cortocircuito così potente da spingerle verso nuove avventure esistenziali, di studio e di lavoro.

A Hoffmann è titolato lo store di giochi e giocattoli, nato nel 1998, che ha sede a Bologna nella storica via Altabella, in un edificio lasciato libero dal designer Dino Gavina, disegnato dal grande architetto veneziano Carlo Scarpa. Alla linea tedesco-romantica hanno poi continuato ad ispirarsi quando, nel 2003, danno vita all’Accademia Drosselmeier, scuola per librai e giocattolai.
Alla cultura tedesca è molto legato l’americano Jack Zipes, curatore nel 2007 di un volume per l’editore Penguin che raccoglie Lo Schiaccianoci di Hoffmann e la rivisitazione del 1845 di Alexandre Dumas. A questo volume si ispira la bella edizione italiana arricchita di 62 disegni originali di Aurélia Fronty, illustratrice già apprezzata in altri volumi Donzelli.
Grazia Gotti

mercoledì 26 ottobre 2011

Deutscher Jugendliteraturpreis

Per partecipare alla cerimonia di assegnazione del più importante premio letterario per ragazzi germanico occorre un biglietto nominale che ti assegna, settore, fila, numero.
Alle 17.25 i non invitati possono occupare i posti rimasti vuoti (pochissmi), poi, alle 17.30 si comincia. Pochi minuti alla Presidente Ibby Germany, due minuti al Direttore della Fiera di Francoforte, tre minuti al Ministro della Cultura, e subito i ragazzi portano le buste contenenti i nomi dei vincitori delle diverse sezioni.
Sul palco scorrono le immagini delle copertine dei nominati. Intermezzo musicale di straordinari giovani al violoncello.
Il premiato nella sezione Bilderbuch è un libro tedesco, quello della sezione Kinderbuch è di nuovo tedesco, così come sono tedeschi quello per i ragazzi più grandi, quello di non fiction e l’ultimo della sezione adolescenti. Non si era mai vista una giuria tanto patriottica! C’erano tanti libri stranieri fra i nominati, tutti di qualità.
La presenza del Ministro della Cultura, in sostituzione dell’annunciato e solito Ministro della famiglia, dei bambini, e degli anziani, una giovane donna che nelle edizioni precedenti stava sul palco, mi ha fatto pensare ad una maggiore “ingerenza” del governo tedesco. Forse sono mie fantasie, e la giuria ha fatto il suo lavoro, ma, al party che chiude la cerimonia, fra cibo e vino, certi “osservatori” stranieri hanno commentato la scelta pan-tedesca. Ho esultato all’annuncio di tschick di Wolfgang Herrndorf, in uscita per Rizzoli, un romanzo su cui ritorneremo.
Ho dimenticato di citare un premio al traduttore e di ribadire che i premi sono in danaro.
Grazia Gotti

giovedì 9 giugno 2011

Due modi di leggere lo stesso libro


È una storia narrata dalla notte dei tempi quella di Adamo ed Eva e dei loro figli Caino e Abele. Ne conosciamo tutti il tragico epilogo. Rinarrata da Jutta Richter sembra un soggetto per una piece teatrale moderna, per un film contemporaneo dai toni anche lievemente horror, come la scena della sera di tempesta nella quale Eva si arrampica per cogliere la mela e non si sente tanto sicura, lassù in cima alla scala... Poi si rompe l’incanto amoroso, la coppia non si riconosce più ben salda e unita. Poi il problema dei figli: Caino con il suo caratteraccio e il più dolce Abele. I toni noir ci accompagnano verso la tragedia, osservata con apprensione dal vigile gatto di casa.
La fascetta apposta al libro, uscito per Salani, recita parole che rimandano ad una “tenera, poetica, ironica e profonda storia d’amore, la prima al mondo". Il lettore si avvicina al libro con un’aspettativa alla Twain ne Il diario di Eva, ma conoscendo l’autrice...
No, il libro non racconta una storia tenera, ironica, e la copertina italiana ci porta fuori strada. Il titolo originale e la copertina tedesca davano una diversa indicazione al lettore.
Grazia Gotti

martedì 25 gennaio 2011

C'era un corvo appollaiato sul ramo

Nella settimana dedicata alla memoria delle vittime del nazionalsocialismo, del fascismo e dell’Olocausto, vorrei proporre non solo un romanzo, ma soprattutto un’autrice: Helga Schneider. Non la conoscevo affatto, ma il suo modo di scrivere mi ha da subito affascinata e condotta vorticosamente nella lettura. Ambientato nel 1939, ai tempi dell’invasione della Polonia da parte della Germania, il romanzo vede come protagonista una bambina tedesca. Rosel viene derubata della sua spensierata infanzia a causa di uno spiacevole equivoco che prevede l’arresto della madre, il suo trasferimento ad un centro statale per l’infanzia abbandonata ed infine l’affido ad un uomo potente e minaccioso e alla sua “strana famiglia”. Il racconto unisce elementi reali e fantastici che permettono di ribaltare una situazione inizialmente tragica: sarà infatti un corvo, solitamente simbolo di maledizione, uccello profetico, portatore di malattia e di morte, a dare una svolta a questa storia. Quel che sorprende di questo toccante romanzo è soprattutto il punto di vista, molto diverso da quello usuale. Spesso, infatti, si racconta il periodo della guerra attraverso occhi esterni alla Germania. Qui, al contrario, l’autrice racconta le vicende di una ragazzina che le condizioni della guerra le subisce, pur essendo considerata “un perfetto esemplare della razza ariana”. Dietro alla storia della piccola Rosel, Helga Schneider denuncia quello che lei ha visto con i suoi stessi occhi nella propria infanzia. Queste le sue parole: “è un romanzo in cui non esito a trattare argomenti spinosi, seppure con un linguaggio adatto ai giovanissimi, come la morbosa attrazione di uomini maturi per le ragazzine, ma anche la manipolazione della mente, l’amicizia, la solitudine dei minori privi della protezione parentale, i conflitti delle famiglie allargate, la violenza sulle donne e, non ultimo, il malessere sociale di una Germania che si trovava sotto il giogo della dittatura hitleriana.” L’autrice è da sempre impegnata nella scrittura di vicende relative alla seconda guerra mondiale, basti confrontare solo alcune delle sue precedenti opere: “Heike riprende a respirare” (Salani, 2008), “Io, piccola ospite del Führer” (Einaudi, 2006), “L’albero di Goethe” (Salani, 2004), “Stelle di cannella” (Salani, 2002), “Il piccolo Adolf non aveva le ciglia” (Rizzoli, 1998), “Il rogo di Berlino” (Adelphi, 1995).
L’anno scorso Helga ha ricevuto il Premio ANPI per aver contribuito, con merito, a trattare temi che riguardano l’antifascismo e i diritti umani nel settore editoriale.
Così viene descritta: “Testimone pulsante di come da un popolo che scelse di seguire scellerati dèi e distruttive quanto perdenti idee di forza, possa riemergere la bellezza. Artista di parola, di colore, superando quel tempo e le idee, propone ai cittadini del mondo e alle nuove generazioni la propria vicenda e quella della propria gente nel momento più buio della propria storia e dell’umanità, dando modo a ciascuno di sviluppare la consapevolezza che ciò non abbia più a ripetersi. Della sua bella persona l’Italia se n’è fatta virtù.”
Giada Romagnoli

martedì 26 ottobre 2010

L'esistenza di Dio spiegata da tre pinguini



In un paesaggio di neve e ghiaccio, ghiaccio e neve, tre pinguini si annoiano, litigano e discutono. Discutono di Dio, dell’impossibilità di essere certi della sua esistenza, dal momento che è invisibile, di tutte le regole che ha inventato, di quanto sappia essere antipatico con chi non le rispetta e di quanto, invece, sia gentile con chi lo fa, di chi va in Paradiso e di chi non ci andrà. Finché un giorno, uno di quei giorni sempre uguali a tutti gli altri, arriva svolazzando una farfalla gialla. Il più piccolo dei pinguini, rissoso e testardo, vuole schiacciarla, così, senza motivo, solo perché gli va di farlo. Dissuaso dagli altri due a suon di ceffoni, ci si siede accidentalmente sopra e – questa volta senza volerlo - la schiaccia davvero. Infuriato dalla reazione degli amici e incupito dalla prospettiva della punizione che Dio potrebbe riservargli, pianta tutti in asso e scompare all’orizzonte.
E Dio, che come avevano sentenziato i suoi amici “in fatto di punizioni ha una bella immaginazione”, scatena il finimondo.
In senso letterale. Hanno già l’acqua alle caviglie, i due pinguini, quando ricevono da una colomba trafelata gli ultimi due biglietti per la salvezza. “L’arca parte alle otto. Chi arriva tardi affoga.” Ma per quanto cocciuto e prepotente, si può abbandonare un amico al proprio destino? Neanche per sogno. Cacciato a forza dentro una valigia e caricato a bordo, anche per il terzo pinguino inizia il lungo viaggio in un’arca stipata di animali capaci solo di lamentarsi, attaccar briga con i vicini e complicare a tal punto la vita della burbera colomba tuttofare, da indurla a dire che “sarebbe stato meglio fossimo annegati tutti”.
Si muove sui ritmi e sui tempi comici della commedia il racconto di Ulrich Hub, scrittore, sceneggiatore, regista e autore teatrale per adulti e ragazzi. Ultima parte di una trilogia nata per il palcoscenico che inizia con Pinguine können keinen Käsekuchen backen e prosegue con Der dickste Pinguin vom Pol, L’arca parte alle otto (An der Arche um Acht) pone con apparente semplicità, grande intelligenza, acume e leggerezza la domanda sull’esistenza e l’essenza di Dio. La pone affidandola a tre pinguini, ingenui, impulsivi e anche un po’ timorosi dell’immagine convenzionale che hanno di Dio, lasciando però ai loro dubbi l’ossigeno per la riflessione e alla riflessione la libertà dell’esito, senza perdere mai di vista valori universali come la responsabilità delle proprie azioni, la tolleranza, il coraggio, l’amicizia, l’accoglienza.
E’ un libro che si legge sorridendo, spesso ridendo di gusto, trascinati dal passo incalzante delle parole e dal segno solo in apparenza naive delle illustrazioni di Jorg Muhle, che accompagnano il testo in un contrappunto iconografico perfettamente calibrato.
Una grande prova d’autore, tradotta in molti paesi e vincitrice di premi nazionali e internazionali di prestigio come il Deutschen Kindertheaterpreis nel 2006 per il teatro per ragazzi e il Prix Sorcières francese nel 2009 per la letteratura.
E mentre ne gustiamo la stesura in forma di romanzo, non possiamo fare a meno di immaginarne la saporosità della versione teatrale che, anche nell’essenzialità scarna della scenografia e dei costumi, prosegue la straordinaria tradizione del grande teatro tedesco d’avanguardia.
Alessandra Valtieri