E' tempo di dedicare agli scrittori contemporanei uno studio approfondito. Ricordiamo che ricevette ex equo con Maurice Sendak l'Astrid Lindgren Memorial Award, cioè il Nobel della Letteratura dei Piccoli.
mercoledì 28 settembre 2016
Christine Nostlinger
E' tempo di dedicare agli scrittori contemporanei uno studio approfondito. Ricordiamo che ricevette ex equo con Maurice Sendak l'Astrid Lindgren Memorial Award, cioè il Nobel della Letteratura dei Piccoli.
giovedì 29 luglio 2010
Serena Melillo, libraia per ragazzi



venerdì 2 luglio 2010
Il romanzo storico: intervista a Paolo Ravelli
Paolo, senior bookseller presso la libreria per ragazzi Giannino Stoppani, al momento di diventare libraio, nel 1998, aveva sostenuto una dozzina di esami alla facoltà di Storia dell’Università di Bologna. La Storia era la sua passione, sin da ragazzo. “In viaggio obbligavo mio padre ad attraversare in macchina i centri storici delle città per godere delle chiese, dei palazzi e dell’arte monumentale.”E’ esperto di storia antica e ama con devozione la storia italiana. Spesso viene invitato da gruppi molto esigenti per visite alle città d’arte. Mantua eum genuit...
Si legge il romanzo storico?
Nella nostra libreria abbiamo dedicato uno scaffale al genere, a mio avviso in grande ripresa. Ha un suo pubblico di affezionati fra i ragazzi e, comprensibilmente, viene suggerito dagli insegnanti.
Cosa proponi?Dipende dall’età del lettore. I romanzi di Teresa Buongiorno tutti e sempre. Teresa ha splendide descrizioni, è coinvolgente, cattura il lettore con facilità, intreccia invenzione e verosimiglianza con la sua lingua, bellissima, pulita, precisa.
Quindi la scrittura italiana per ragazzi ama la Storia.
Basti pensare a Bianca Pitzorno, storica archeologa. Oltre a La bambina col falcone, Sulle tracce del tesoro scomparso, la sua riscrittura di Boccaccio può essere ascritta al filone storico. Un altro grande che al romanzo storico ha dedicato tanto lavoro è Milo Milani, da Efrem soldato di ventura, a Udilla. Mi piace la coppia Lavatelli-Vivarelli così come ho apprezzato i due romanzi di Daniela Morelli.
Ti vengono in mente altri italiani?
Il lavoro di coppia di Stefano Bordiglioni e Rita Aglietti. Trovo interessante la serie etrusca di Luisa Mattia.
I misteri di Teo, libri di indagine ambientati fra gli Etruschi, da mettere vicini a Ragazzo etrusco di Teresa.
E i classici?
Sir Walter Scott è un gigante. Vorrei nuove edizioni di La freccia nera e de I tre Moschettieri di Dumas.
Io di Robert Louis Stevenson aggiungerei Il principe Otto, specialmente per gli adolescenti. E fra gli stranieri?
Aspetto che si ristampi L’occhio del sole, ambientato nella Biblioteca di Alessandria con protagonista quella gran donna che amiamo. Un altro bellissimo romanzo è Le torri di Granada edito dalla San Paolo.
Ricordo il tuo entusiasmo contagioso quando uscì, nel 2007. Lo lessi volentieri. Ho saputo poi che in Inghilterra Geoffry Trease è un classico moderno molto letto dai ragazzi. Pubblicò Le torri di Granada nel 1966 e due anni prima aveva pubblicato A Thousand for Sicily, pensa che ghiottoneria per il nostro povero 150°!
Soffro all’idea di questa nostra Italia, negletta nella lettura. Ho apprezzato l’editore Laterza con i suoi libri di Duby, le Goff. E saluto vivamente la ristampa di La terribile storia di Nerone, raccontata da Andrea Giardina, con i disegni di Emanuele Luzzati, arricchita da una premessa dello stesso Giardina datata maggio 2010.Ti ricordi l’americana Karen Chusman?
Certo! Quella straordinaria di Matilda Bone e Catherine. Il Medioevo era raccontato proprio bene. I suoi libri sono spariti, speriamo che in questi tempi di recuperi vengano riportati in vita.
In America è in uscita un suo nuovo lavoro ambientato nell’Inghilterra elisabettiana.
Da non dimenticare la bambina vittoriana di Jacqueline Wilson in Facciamo che ero Lotti.
Ci sono altri romanzi orientati alla Storia che finiscono nel Fantasy per ragioni di mercato, di impacchettamento nelle collane. Succede di tutto: Nils Holgersson di Selma Lagerlof, scritto come libro di geografia, è finito nelle grinfie dorate del Fantasy!
Hai finito con la Storia, vuoi passare alla Geografia?No, c’è anche Betsy e l’imperatore. Ha una copertina bellissima, ovviamente americana.
Aspettiamo il film che vede Al Pacino nei panni di Napoleone e Dakota Fanning in quelli della quattordicenne Betsy.
A cura di Grazia Gotti
venerdì 27 novembre 2009
Da Montreuil: parole rubate fra caffè e foie gras

martedì 14 luglio 2009
Piccolo è bello ma più grande è più bello: Libreria Tuttestorie di Cagliari

giovedì 9 luglio 2009
Le isole di Angela
Angela Nanetti ama il mare. Nata a Budrio, in provincia di Bologna, si è poi trasferita a Pescara dove ora vive. Sabato 4 luglio l’abbiamo salutata e chiacchierato un po’ al telefono. Gentile, come sempre, Angela ci concede di mettere in rete. 
venerdì 29 maggio 2009
Il 30 maggio Teresa Buongiorno compie gli anni, auguri!

In attesa della festa per il 2010, quando Teresa farà gli ottanta e la celebreremo come l’Azeglio Ciampi della Repubblica delle Lettere per i ragazzi, cominciamo a parlare di lei con ammirazione e gratitudine.
Teresa ha incontrato i ragazzi di Marzabotto e San Giovanni in Persiceto il 21 maggio scorso per il programma Fieri di leggere. La sera del 20 abbiamo cenato insieme ed è cominciata l’intervista che si è poi conclusa il 29 maggio sul treno per Venezia, grazie a quei piacevoli colpi del destino che rendono la vita magica e piena di sorprese. Ho imparato a credere alle coincidenze, sento che sono dei puntelli che sorreggono il nostro fare quotidiano e che ci aiutano a non lasciare le idee al caso. L’incontro casuale con Teresa in viaggio per Treviso ha consentito di portare a termine l’intervista che era rimasta sospesa dopo la piacevole serata a Sabbiuno.
Quale è il tuo best seller?
Un vecchio libro mondadoriano che ha venduto 135.000 copie, fuori commercio, Le storie della buonanotte.
A me piaceva moltissimo perché si imparavano tante cose, erano storie, curiosità, gocce di cultura più adatte ad un Almanacco, un genere di libri che nessuno sa più fare perché bisogna impegnarsi e studiare.
Anche per i romanzi bisogna studiare, ricercare, mettere insieme i pezzi e lavorarli.
Per te e per Bianca Pitzorno la Storia è la partenza per le storie.
Bianca è bravissima, e tutto ebbe inizio grazie a Raffaele Crovi ( che aveva lavorato con Vittorini).e che dopo la Rai aveva dato vita alla collana “ I cronolibri” per Rusconi. Bianca, Pederiali, Cremaschi fra gli altri, avevano coperto la preistoria, il medioevo, a me restarono gli Etruschi e scrissi Un chiodo nella colonna del tempio, ma il mio titolo fu buttato per il più “vendibile” Ragazzo etrusco.
Il tuo era un titolo bellissimo!
Era il Tempio a non convincere.
Era il 1977 ed era la storia materiale…Ma tu eri già una saggia scrittrice, avrebbero dovuto darti retta, non eri una giovinetta alle prime armi ma eri pur sempre giovane rispetto al Collodi quando si mise a scrivere la sua bambinata.
Senti questa: “E' riuscita a conoscere Carlo Coldi, l’autore più famoso del mondo?” Io racconto ai ragazzi di tutti quelli che ho incontrato, Rodari in primis, e quando mi presento alle classi, sempre da marzo a maggio, mai per il freddo, penso che, poverelli, aspettano l’Autore e si vedono arrivare una vecchierella…Alla Garbatella mi hanno detto che dimostro più anni e mi hanno consigliato di spararmi un rosso fuoco nei capelli. Non devo preoccuparmi, secondo altri, perché l’età sta nella testa. Mi piace incontrarli, è il mio viagra.
Una vecchierella che parla e non si stanca mai e che si fa ascoltare da piccoli e grandi. Mi piaceva sentirti alla radio prima del monopolio Fahrenheit.
Mi aveva chiamata Monica D’Onofrio per un ciclo sulla letteratura per ragazzi.
Con il Dizionario hai fatto un gran regalo alla cultura italiana.
Ho voluto fissare i miei ricordi. Avevo visto crescere gli autori e soprattutto cominciavo a rendermi conto che gli altri erano troppo giovani per ricordare. Prima, nel 1995, lo feci per Vallardi che aveva la collana dei dizionari. Poi nel 2002, per Fabbri, l’ho aggiornato. Dal 1995 al 2002 c’è stata l’esplosione, nuovi autori, traduzioni, libri bellissimi, un periodo di fuochi d’artificio. Ricordo le parole di Antonio Faeti, che gioia! Mi sono sentita accreditata. Non è stato un lavoro critico, ho lasciato i giudizi ai critici, volevo informare.
La Teresa giornalista dal Radio Corriere fino ad Andersen.
Ernesto Ferrero, allora all’ufficio stampa Einaudi, mi scrisse per la mia segnalazione de Il giovane Holden, nel 1963, ed oggi mi invita al salone per presentare i miei libri.
Fecero fuochi d’artificio anche le tue storie ambientate sull’Olimpo.
Era il 1995 e Mondadori voleva da me i miti greci, ma io non avevo voglia di scrivere la solita storia. Guardavo Beautiful e volevo scrivere una mitonovelas. L’idea piacque a Donatella (Ziliotto) e pure a Spagnol. Poi con Salani è venuto Camelot.
Hai potuto scegliere tu le illustrazioni?
Ho detto subito Grazia Nidasio, una grandissima!
E Marco Polo?
Sempre per Crovi, che intanto era in Rcs, poi è diventato Salani con il titolo Stella di tramontana.
Tutti i tuoi libri sono salvi, quindi sei una scrittrice classica contemporanea e i tuoi libri hanno e avranno sempre qualcosa da dire. Cosa dici in generale della letteratura per ragazzi?
Con Rodari noi stavamo all’inizio di un processo di rinnovamento, fu un decollo, andammo verso orizzonti più vasti, alti e internazionali, il marketing non la faceva da padrone, bastava che tornassero i conti e che i libri di alto livello avessero una buona tenuta, eravamo emarginati e contenti. Ora mi pare che quella spinta propulsiva si sia affievolita, si ha l’impressione che basti qualche titolo di grande successo a fare i numeri.
Leggi molti libri per ragazzi, per lavoro e per il tuo piacere?
Li continuo a leggere perché nonostante il fatto che siamo un po’ in discesa sono sempre più belli di quelli degli adulti. Le lacrime dell’assassino è ora in cima alla mia lista e mi è molto piaciuto Luna moonda di Tognolini. Mi piace moltissimo Penelope Lively, da noi conosciuta come scrittrice per ragazzi prima che grande, grandissima, scrittrice per adulti. Mi straccio le vesti per Robert Westall; come può essere sparito un libro come La grande avventura, un romanzo che dovrebbe essere adottato alle medie invece di Calvino, che bisogna leggere da più grandi?
Oltre che in Salani i tuoi libri abitano anche in altre case editrici, Piemme, Fatatrac, sei abbastanza cresciuta per scrivere la tua Giovanna d’Arco. I tuoi lettori aspettano…auguri!
Grazia Gotti
giovedì 14 maggio 2009
zazienews_poesia: Twinkle Twinkle Little Bat, intervista a Daniela Marcheschi
Il 22 e 23 aprile, presso la British Library, si è tenuto un convegno dedicato alla poesia per bambini. Tanti i poeti, da Carol Ann Duffy a Andrew Motion, da Roger Mc Gough a Tony Mitton; tanti anche gli studiosi giunti da ogni parte del mondo. Michael Rosen, Children Laureate Poet, ha felicemente coronato la chiusura del suo biennio di mandato. Per l’Italia è intervenuta Daniela Marcheschi, curatrice di Terra gentile aria azzurrina e di Tutto l’amore che c’è, Einaudi Ragazzi. Daniela, gentilmente, ha risposto alle nostre domande:
Perché secondo te i media italiani non hanno dato notizia di un così importante appuntamento?
Perché nel nostro paese una parte della cultura e delle istituzioni – grande editoria, giornali, televisione – ha da tempo abbandonato la poesia. Del resto, vi è stato un abbandono generalizzato della cultura proprio da parte di chi dovrebbe o avrebbe invece dovuto tenerne alto lo stendardo per diffonderla a ogni costo. La nostra classe dirigente e le élites della cultura hanno unanimemente deciso che il populismo è falsa coscienza, invece che nutrimento necessario di una visione della società in cui ceti più abbienti e ceti meno abbienti, in ogni senso, cooperano alla crescita civile di un paese. Pertanto, abbandonata una funzione politica di servizio alla collettività, alla nostra classe dirigente non è rimasto spesso che l’inevitabile: la deresponsabilizzazione, il parassitismo e via dicendo. Così permanendo le cose, la rotta di Caporetto del 1917 o l’8 settembre 1943 sembrano in realtà il nostro presente e il nostro futuro. Si è deciso insomma che il genere “poesia” non è importante, nonostante vi siano ampie prove del contrario; e che i giovani e i bambini sono ancora meno importanti: altrimenti, gli adulti che formano o dirigono l’Italia si comporterebbero diversamente. Gli adulti di questo paese non hanno un’idea di futuro, non vogliono averla né vogliono costruirla. Vivacchiano e si bruciano nel “qui e ora”. Non educano perché questo significa educare ai sentimenti; e bisogna averli, coltivare lo spirito per nutrirli. Così ci si piega al consumismo, alla volgarità, al cattivo gusto di massa, alla scarsa preparazione … Anche per questo, allora, abbiamo quel che ci meritiamo: caricature di poeti, più spesso che buoni poeti. Di necessità questi sono davvero troppo pochi e troppo isolati.
Hai subito espresso un giudizio entusiastico su Carol Ann Duffy...
Sì, mi ha impressionato molto. Per la sua intelligenza, lo sguardo insolito sul mondo, l’ironia, il respiro, la limpidezza e la duttilità della lingua che risaltavano nei testi letti. La sua è davvero una bella opera. La Duffy mi è piaciuta anche per il suo modo di porgersi: per il suo aspetto di donna semplice, del popolo, ma piena di dignità e con un tratto di signorile compostezza.
Cosa hai raccontato dell’Italia?
Come nascono la letteratura per l’infanzia e la poesia per i bambini nel nostro paese; quale dibattito sul tema vi si è svolto già a partire dall’Ottocento e le tradizioni che si sono affermate da noi. Guido Mazzoni ad esempio teorizzò e tentò di sostituire strofi di settenari dall’andamento più prosastico a metri della poesia più giocosa, cioè il senario o l’ottonario. Non gli piaceva che i bambini italiani memorizzassero poesie come “Una certa farfalletta/mossa un dì dall’appetito/svolazzava sulla vetta/d’un bel cavolo fiorito” del Clasio, oppure “La vispa Teresa/ avea tra l’erbetta/ a volo sorpresa/gentil farfalletta” del Salier. In parte aveva ragione, ma per fortuna la tradizione umoristica ha avuto degli interpreti straordinari come Tofano, Rodari e altri a rappresentarla.
zazienews_poesia: Intervista a Beatrice Masini
Il parere di Beatrice Masini, scrittrice, traduttrice, editor Rizzoli, autrice della traduzione di Un salto e tocchi il cielo, raccolta dedicata alla vita delle donne, dall’infanzia alla vecchiaia, curata da Fiona Waters, esperta di letteratura per ragazzi e curatrice di innumerevoli raccolte di prosa e poesia.
Perché si pubblica poca poesia per ragazzi?
Perché si crede che non interessi e non venda. I bambini in realtà sono molto sensibili al fascino della parola sonora, spesa in un modo poco quotidiano, sorprendente. E gli insegnanti, quelli che ancora amano la poesia e la apprezzano come strumento di gioco del e col linguaggio, devono accontentarsi degli inserimenti spesso banali e triti nei libri di lettura. I numeri della poesia in libreria certo sono piccoli, come lo sono del resto quelli della poesia per adulti, ma uno spazio c'è.
A tuo parere i ragazzi ai quali offri una prosa di qualità, apprezzerebbero le poesie di Antonia Pozzi?
Quasi tutte le ragazze, e probabilmente anche parecchi ragazzi, tentano la poesia come espressione di sé. Quindi sì, possono apprezzare Antonia Pozzi, perché possono trovare consonanze nel suo sentire. E comunque i ragazzi apprezzano tutto ciò che possono conoscere. Il problema è farglielo conoscere, questo tutto. Anche quando apparentemente è alto e remoto come la poesia. Ma si sta bene, a sentirsi alti e remoti, da molto giovani.
Hai mai pensato ad una scrittura poetica contemporanea?
Da editore la cerco curiosa; leggo quello che esce all'estero, soprattutto in Gran Bretagna; e stiamo facendo qualche cauto passo nel mondo italiano. Ci sono ottimi autori per ragazzi che si sono espressi in poesia; penso alla Karen Hesse di Oltre la polvere e La musica dei delfini.
zazienews_poesia: Intervista a Matteo Marchesini

Hai scritto un libro di poesia per ragazzi. Quale pensi possa essere il ruolo della poesia nel processo educativo di un bambino?
Credo che la migliore poesia insegni sempre a diffidare di ciò che è univoco, unilaterale, unidimensionale. Se volessi essere provocatorio, direi perfino che educa alla doppiezza. Dove c'è gioco e dialettica tra suono e senso, tra comunicazione ed espressione, lì sta anche una miniera inesauribile di risorse utili non a sottrarsi alla prosa della vita quotidiana, ma a giudicarla da un luogo di confine “altro”, e dunque a limitarne le pretese (a volte davvero terroristiche, soprattutto per i bambini e i ragazzi che non possono materialmente fuggire altrove). Come ci hanno insegnato i filosofi moderni, la poesia vera è sempre doppia: consola e pungola, tenta di sostituire abusivamente un mondo utopico, ma è anche indispensabile per prefigurarlo.
A scuola spesso la poesia è un momento di sofferenza per lo studente, nel senso che viene imposta, mal insegnata e mal proposta. C'è un rimedio a ciò o questo processo è in un certo senso strutturale nel panorama scolastico italiano?
Questa domanda nasconde un leitmotiv un po' pericoloso. Proprio io, che vado spesso nelle scuole da “intruso”, nei comodi panni dell'autore e dell'outsider, comincio a diffidare degli “esperti”, dei tecnocrati che vorrebbero intimidire gli insegnanti mostrando loro, con qualche ciclo trendy su giallo fumetto o poesia, come e cosa bisognerebbe offrire ai ragazzi per interessarli. Comincio a diffidare di loro, intendo, molto più di quanto diffidi degli insegnanti stessi. Ovvio che la scuola di massa ha problemi strutturali, e non può che tenerseli. Sarebbe già molto se, anziché esser costretta a introiettare di volta in volta le mode universitarie che passano sopra ai testi senza vederli (prima Croce, poi gli strutturalisti, poi l'ermeneutica, ecc. ecc.), potesse diventare un luogo dove si leggono a voce alta, si meditano e quindi si imparano naturalmente a memoria molti versi (e non molti commenti). La scuola italiana ha bisogno di storicizzare le materie scientifiche, e di destoricizzare quelle umanistiche.
E gli editori italiani?
La sparizione progressiva di luoghi in cui la critica non sia pubblicità culturale, in cui l'editoria e l'università non stringano perverse alleanze tendenti ad escludere qualunque altro approccio, non si ferma certo sulle soglie della poesia. Vige qui la stessa crisi: con l'aggravante di una maggiore autoreferenzialità e deresponsabilizzazione. Quindi, i difetti tipici della cultura italiana, nell'editoria di poesia risultano ingigantiti. I libri Einaudi, in media, non valgono più di quelli di molte minuscole case editrici a pagamento.
Guardando fuori dai confini nazionali, conosci esempi virtuosi legati alla fruizione/insegnamento della poesia?
Non sono abbastanza attrezzato per rispondere. Diverse voci, però, mi sussurrano all'orecchio che i suddetti problemi non sono soltanto italiani. Diciamo che nella cultura anglosassone, nelle scuole anglosassoni (così deboli, sotto altri punti di vista) il primato della lettura diretta dei testi sembra aver garantito e garantire ancora un numero di lettori infinitamente più alto. Ma questo primato ha un'origine lontana: e riguarda la lettura diretta della Bibbia, le cui traduzioni, in Italia, ancora a metà Ottocento costavano il carcere ai diffusori. Un gap così antico non si recupera in fretta. E ora, forse, non si recupera più: dato che l'Italia sembra esser passata in un lampo dall'analfabetismo all'analfabetismo di ritorno dei festival della cultura.
ANTONIO GOTTI



