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mercoledì 28 settembre 2016

Christine Nostlinger


Mathias Ziegl sul "Wiener Zeitung" del 25 settembre intervista la grande scrittrice austriaca  prossima a festeggiare il suo ottantesimo compleanno.
Grazie ad Alessandra Valtieri che ha tradotto all'istante, seduta sul divano in Maremma, senza l'ausilio di un dizionario, di una matita o di un computer, e a Bernard Friot che ha postato l'intervista.
Io ho annotato rapidamente ciò che capivo e chiedo perdono per la forma un po' frammentaria.
Consideriamoli solo appunti di lavoro.
E' tempo di dedicare agli scrittori contemporanei uno studio approfondito. Ricordiamo che ricevette ex equo con Maurice Sendak l'Astrid Lindgren Memorial Award, cioè il Nobel della Letteratura dei Piccoli. 

"La letteratura è la trasposizione in parole di un pezzo di mondo e nel caso della letteratura per bambini del mondo come lo vedono loro. Facciamo un esempio, prendiamo un divorzio dei genitori. A un bambino non interessa quel che accade fra i genitori, bensì le conseguenze che lo riguardano."

E' più difficile invecchiando scrivere per bambini?

"Io oggi posso scrivere per bambini piccoli perché grossomodo sono rimasti gli stessi mentre non riesco a scrivere per quelli di dodici, tredici anni. "

Per via dei cellulari e tablet?

"Non lo so, anch'io ho un cellulare e un tablet... non riesco semplicemente a immaginarmi che succede nelle teste dei miei nipoti quando passano la giornata a guardare il loro smartphone e a muovere velocissimamente le dita  su quel piccolo schermo.
Queste cose a me non dicono molto."

I bambini di 45 anni fa erano più facili da comprendere?

"Secondo me sì".
(L'autrice usa un verbo "durchscaubarer" che abbiamo tradotto “ vedere attraverso").
Un autore che oggi ha 35 anni è sicuramente più vicino a loro.”

La sua infanzia è materia dei suoi libri?

"La mia infanzia ha giocato un ruolo molto importante perchè i bambini dei miei libri sono sempre un pochino toccati, picchiatelli, come ero io da piccola. "

E le sue figlie, quale ruolo?

"Nessuno. Testare i miei libri sulle mie figlie è stato sempre fuori questione. Ovviamente loro prima o poi si sono lette qualcuno dei miei libri, ma io non ho mai chiesto loro un'opinione."

Cosa è più difficile, scrivere per adulti o per ragazzi?

"Non ho mai provato a scrivere per adulti, non mi è mai venuto in mente, la cosa non ha mai acceso il mio interesse. "

Lei ha pubblicato più di 150 libri quanti invece non ne ha mai scritti e perché?

"Uno. Era un'idea che mi sembrava così divertente che avevo già il titolo. Mutter reglos, Vater ratlos
Madre senza pace, Padre senza la  minima idea. La storia di una moglie frustrata e depressa che un giorno sente di non poter e non voler affrontare più niente e si mette a letto." 

Perché il libro non è stato pubblicato?

"Perché non ho trovato il modo di far alzare quella donna dal letto."

Una situazione che in forma più lieve avrebbe potuto accadere anche a lei sugli anni Settanta, prima che la sua carriera decollasse?

"All'inizio volevo dipingere ma poi ho optato per studiare grafica e dopo sono arrivati i bambini. 
A quel punto mi sono seduta; mio marito guadagnava a sufficienza e io non dovevo per forza lavorare. Ma poi mi sono messa a pensare che cosa potevo fare e a un certo punto mi è venuto in mente che mi sarebbe piaciuto illustrare un libro per bambini ma non ho mai avuto il coraggio di contattare un editore e dirgli cosa volevo fare. Invece ho scritto io stessa un testo che si ispirava a quelle illustrazioni a cui avevo avevo pensato. E quando è stato pronto l'ho spedito a un paio di editori e con mia grande sorpresa uno di questi l'ha preso, ma la cosa più sorprendente è che ci ho vinto il Friedch-Boedeker Preis. E non per le illustrazioni, ma per il testo. Nessuno, nemmeno ai tempi della  scuola avevo ricevuto un premio per la scrittura. Se da quel progetto di libro non fosse uscito nulla credo che mi sarei semplicemente detta: Vedi Christerl, non ci riesci...E chissà che cosa avrei tirato fuori da me stessa..."

Quello era il suo primo libro, Federica rosso fuoco Die feuer rote Friederike. Riesce a tenere il conto di tutti i libri che ha scritto dopo quello?

"Non ho ancora l'alzheimer e quindi riesco in qualche modo a mettere insieme tutti i titoli e dire di cosa parlano ma recentemente un padre il cui figlio aveva appena letto un mio libro mi ha chiesto: 
Si ma cosa c'era scritto allora in questa lettera segreta? 
Non ne avevo idea. D'altra parte di libri ne ho scritti 170 o 180, però se si pensa che il numero include anche diverse serie come le storie di Franz o Mini che hanno entrambe una sedicina di titoli con almeno 60 pagine illustrate tutto si riduce.  Certo le storie vanno inventate ma non è paragonabile alla scrittura di un libro concluso. "

Guardando indietro quali suoi libri le piacciono di più?

"Non ce ne sono tanti, cosa che in realtà non coincide con l'amore dei miei lettori, però Hugo. Il bambino nel fiore degli anni è uno di quelli. 
Credo che il libro sia piaciuto più a me che a molti lettori."

La disturba la definizione di autrice per bambini che le è stata cucita addosso?

"No perché in fondo lo sono e non lo sono. Ho scritto molte sceneggiature, ho lavorato per la radio
venti anni per il Currir; ogni giorno un contributo, poi ho lavorato per i giornali di Kurt Falk -oh anche gli scrittori devono pur campare di qualcosa-  e mi sono molto divertita.  Mi sono divertita anche quando ho dovuto immischiarmi nella politica, scrivere cose politiche tenendomi sempre a 45 righe di sessanta battute. Ed è molto confortante sapere che il giorno dopo la signora al mercato ci incarterà l'insalata."

Una grande scrittrice, una donna semplice e simpatica, da leggere e rileggere.

Grazia Gotti

giovedì 29 luglio 2010

Serena Melillo, libraia per ragazzi

Serena è pugliese, di Rutigliano. Dopo il liceo scientifico si iscrive all’Università di Bologna e si laurea in Scienze Politiche, triennale di Culture e diritti umani. Frequenta poi la Scuola Librai di Orvieto e ha l’opportunità di seguire le lezioni di Silvana Sola che annualmente incontra il gruppo di Orvieto e lo segue nei giorni della Bologna Children’s Book Fair di Bologna. Dopo lo stage alla libreria Laterza di Bari, si sposta in Lombardia e per 40 giorni alla Giunti al Punto di Pignate.
Dal 23 luglio 2008 è libraia alla Giannino Stoppani.

Hai già un “tuo” pubblico?
Ho molti affezionati, non tantissimi come Paolo. Persone anziane, nonni e anche bisnonni, lettori forti che vogliono trasmettere la loro passione. Comincio ad avere anche delle affezionate ragazzine.

Qual è il tuo best seller?
Le avventure di Cipollino, il mio primo libro. Mia sorella mi ha insegnato a leggere a quattro anni.
Vendo molto anche Skellig di Almond. Un altro mio best seller è La contessa segreta della Ibbotson, un omaggio alla grande letteratura russa.

E per i piccoli?
Patatrac di Correntin.

Sei una Babalibri dipendente?
Non così tanto come alcuni miei colleghi. Apprezzo il lavoro di editori come Lapis, Il castoro, Il gioco di leggere.

E Giannino Stoppani? E’ un editore a cui presti una particolare attenzione?
Non è difficile con libri come Olivia, Piccola Macchia e Linnea.

E il genere fantasy?
Non mi piace e non sono obbligata a leggerlo. Mi sto “fannuccizzando”, mi interessa capire che tipo di letteratura si propone ai giovani, così mi sento più pronta e preparata.

Cosa ti piace?
A partire da John Green, credo di amare gli scrittori americani.

Proponi anche i classici?
Tutti quelli che ho letto io da bambina. Il mio preferito rimane Il giardino segreto.

Dopo due anni di lavoro, quali sono i tuoi progetti?
Mi piacerebbe tornare in Puglia, aprire una libreria.

Se Vendola ci legge potrebbe aggiungere un articolo alla legge regionale sul libro e stabilire che a persone come Serena si potrebbe affidare un progetto di sviluppo per una rete di librerie per ragazzi in Puglia. Si creerebbero posti di lavoro, aumenterebbe il Bil il benessere interno lordo.
Grazia Gotti

venerdì 2 luglio 2010

Il romanzo storico: intervista a Paolo Ravelli

Paolo, senior bookseller presso la libreria per ragazzi Giannino Stoppani, al momento di diventare libraio, nel 1998, aveva sostenuto una dozzina di esami alla facoltà di Storia dell’Università di Bologna. La Storia era la sua passione, sin da ragazzo. “In viaggio obbligavo mio padre ad attraversare in macchina i centri storici delle città per godere delle chiese, dei palazzi e dell’arte monumentale.”
E’ esperto di storia antica e ama con devozione la storia italiana. Spesso viene invitato da gruppi molto esigenti per visite alle città d’arte. Mantua eum genuit...

Si legge il romanzo storico?
Nella nostra libreria abbiamo dedicato uno scaffale al genere, a mio avviso in grande ripresa. Ha un suo pubblico di affezionati fra i ragazzi e, comprensibilmente, viene suggerito dagli insegnanti.

Cosa proponi?
Dipende dall’età del lettore. I romanzi di Teresa Buongiorno tutti e sempre. Teresa ha splendide descrizioni, è coinvolgente, cattura il lettore con facilità, intreccia invenzione e verosimiglianza con la sua lingua, bellissima, pulita, precisa.

Quindi la scrittura italiana per ragazzi ama la Storia.
Basti pensare a Bianca Pitzorno, storica archeologa. Oltre a La bambina col falcone, Sulle tracce del tesoro scomparso, la sua riscrittura di Boccaccio può essere ascritta al filone storico. Un altro grande che al romanzo storico ha dedicato tanto lavoro è Milo Milani, da Efrem soldato di ventura, a Udilla. Mi piace la coppia Lavatelli-Vivarelli così come ho apprezzato i due romanzi di Daniela Morelli.

Ti vengono in mente altri italiani?
Il lavoro di coppia di Stefano Bordiglioni e Rita Aglietti. Trovo interessante la serie etrusca di Luisa Mattia.

Una serie etrusca?
I misteri di Teo, libri di indagine ambientati fra gli Etruschi, da mettere vicini a Ragazzo etrusco di Teresa.

E i classici?
Sir Walter Scott è un gigante. Vorrei nuove edizioni di La freccia nera e de I tre Moschettieri di Dumas.

Io di Robert Louis Stevenson aggiungerei Il principe Otto, specialmente per gli adolescenti. E fra gli stranieri?
Aspetto che si ristampi L’occhio del sole, ambientato nella Biblioteca di Alessandria con protagonista quella gran donna che amiamo. Un altro bellissimo romanzo è Le torri di Granada edito dalla San Paolo.

Ricordo il tuo entusiasmo contagioso quando uscì, nel 2007. Lo lessi volentieri. Ho saputo poi che in Inghilterra Geoffry Trease è un classico moderno molto letto dai ragazzi. Pubblicò Le torri di Granada nel 1966 e due anni prima aveva pubblicato A Thousand for Sicily, pensa che ghiottoneria per il nostro povero 150°!
Soffro all’idea di questa nostra Italia, negletta nella lettura. Ho apprezzato l’editore Laterza con i suoi libri di Duby, le Goff. E saluto vivamente la ristampa di La terribile storia di Nerone, raccontata da Andrea Giardina, con i disegni di Emanuele Luzzati, arricchita da una premessa dello stesso Giardina datata maggio 2010.

Ti ricordi l’americana Karen Chusman?
Certo! Quella straordinaria di Matilda Bone e Catherine. Il Medioevo era raccontato proprio bene. I suoi libri sono spariti, speriamo che in questi tempi di recuperi vengano riportati in vita.
In America è in uscita un suo nuovo lavoro ambientato nell’Inghilterra elisabettiana.
Da non dimenticare la bambina vittoriana di Jacqueline Wilson in Facciamo che ero Lotti.
Ci sono altri romanzi orientati alla Storia che finiscono nel Fantasy per ragioni di mercato, di impacchettamento nelle collane. Succede di tutto: Nils Holgersson di Selma Lagerlof, scritto come libro di geografia, è finito nelle grinfie dorate del Fantasy!

Hai finito con la Storia, vuoi passare alla Geografia?
No, c’è anche Betsy e l’imperatore. Ha una copertina bellissima, ovviamente americana.
Aspettiamo il film che vede Al Pacino nei panni di Napoleone e Dakota Fanning in quelli della quattordicenne Betsy.

A cura di Grazia Gotti

venerdì 27 novembre 2009

Da Montreuil: parole rubate fra caffè e foie gras

Roberto Piumini:
"Alla Francia verde e civile avevo dedicato Denis del pane e più di recente un racconto lungo nella raccolta per l'editore Manni"
Roberto scrive per grandi e per piccoli. Il giovane che entrava nel palazzo, il suo primo libro, riscuote il plauso e il voto di Gianni Rodari al premio Cento nel 1979.
"Lo avevo letto ma mai conosciuto. Ci trovammo difronte un pò restii all'idea dei premi. Sono cose necessarie mi disse e mi disse inoltre che nel libro c'era troppa roba. Si potevano fare 4 libri. Mi chiese di andare a trovarlo a Roma, era dicembre. Poi a febbraio se ne andò in Paradiso."
Roberto ha tradotto Paradiso Perduto di Milton per Bompiani. E' molto lungo e ci consiglia di leggere le sfuriate del demonio e l'idillio di Adamo ed Eva.
Angela Nanetti e Roberto Innocenti parlano di Dante e presentano L'Amor Segreto, un romanzo che mette in scena il divin poeta e le donne, fresco di stampa per Motta Junior.
Angela e Roberto sono amici da tanto tempo ed è piacevole ascoltarli. Si lamentano della situazione politica e culturale del Paese. Roberto continua a sentirsi un esiliato in Patria. Sta lavorando a un Camilleri per la Germania e ha temporaneamente messo da parte il Cappuccetto Rosso a cui ha dedicato già molto tempo. Angela sta limando un'opera cominciata quattro anni fa. L'amor segreto è un libro impegnativo, come dovrebbe essere impegnativa la lettura. Un impegno che viene ripagato e che rende per tutta la vita. Dante a scuola, come lettura consigliata, Dante a casa, nella biblioteca personale, da leggere e da guardare.
Grazia Gotti

martedì 14 luglio 2009

Piccolo è bello ma più grande è più bello: Libreria Tuttestorie di Cagliari

















Oggi, Cagliari vede riaprire la libreria per ragazzi nei nuovi locali: di seguito l'intervista rilasciata il 10 luglio scorso.

Ci siamo passate anche noi dalla piccola libreria ad una più grande, è una bella sfida, vero?

Più che una sfida, è un naturale momento di crescita che affrontiamo con allegria e un pizzico di preoccupazione: come un passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Incrociamo le dita e speriamo di essere all’altezza della situazione.

Quando avete cominciato a sentirvi “strette” in libreria?

Quando abbiamo iniziato a farci la posta e a fare file di attesa per usare il computer. Nella “vecchia” libreria non c’era lo spazio per avere una terza postazione.
Quando ci siamo rese conto che il programma “segreto” del festival veniva condiviso con tutti i clienti che sentivano le nostre telefonate.
Quando per parlare con la commercialista ci si rinchiudeva in bagno.
Quando ogni libro che prendeva un cliente ne faceva cadere altri cento.
Quando le visite delle classi sono diventate vere e proprie gincane fra i libri e gli scaffali.
Quando qualcuno ci ha confessato di non essere riuscito a entrare in libreria perché non c’era spazio.
Quando gli ultimi laboratori dei bambini sono diventati una sfida alla legge della impenetrabilità dei corpi. Quando, quando, quando…

Quanti i nuovi metri conquistati?

170 mq, il doppio di quelli che stiamo lasciando, con due grandi traguardi raggiunti: un magazzino che sembra una sala da ballo e un ufficio che sembra uno sgabuzzino. Finalmente uno spazio tutto per noi!

A che punto siete?

Mentre rispondiamo a queste domande siamo sommerse dalle scatole, circondate da traslocatori, muratori, elettricisti, con le illustratrici Giorgia Atzeni e Eva Rasano che dipingono una parete, e i clienti che bussano per entrare nel grande caos. Mancano cinque giorni all’apertura…
Il 14 luglio, data simbolicamente forte, inauguriamo dandoci appuntamento nella “vecchia” libreria per salutarla con tutti i bambini e da li andiamo tutti in corteo verso la nuova casa di via Orlando 4. Saranno con noi Bruno Tognolini con gli attori Gianluca Medas e Elio Turno Arthemalle, i giocolieri di Vitamina Circo con tutti i ragazzi della loro scuola.
Giusto per non sentirci sole durante il trasloco, chiediamo a tutti di portare da casa un libro che poi regaleranno alla biblioteca della scuola dell’ospedale Microcitemico di Cagliari.

Indicate in ordine di importanza tre fattori per far crescere il tasso di lettura in Italia.

Nessun effetto speciale, ma solo politiche sagge e di reale sostegno delle attività e dei servizi di promozione del libro e della lettura.
È indispensabile una forte presenza di biblioteche scolastiche e di pubblica lettura aperte e accoglienti, gestite da personale appassionato e competente, dotate di un buon assortimento di libri.
Iniziative e progetti a lungo termine e di portata nazionale che coinvolgano in modo sistematico tutti gli operatori e le figure professionali che, a diverso titolo, si occupano di infanzia e di letteratura per l’infanzia.
Politiche e strumenti di incentivazione e di valorizzazione del ruolo culturale delle librerie indipendenti.

Superlavoro del festival!

Siamo alla IV edizione del Il Festival Tuttestorie di Letteratura per Ragazzi, dall’8 all’11 ottobre 2009 si intitolerà “AIUTO STO CAMBIANDO! Racconti, visioni e libri per rospi da baciare”. Il tema scelto è il CAMBIAMENTO inteso come crescita, scambio di identità, mutamento di luogo, di destino, di sguardo. Cambiare dentro e fuori: dalle oscillazioni dell’anima ai travestimenti, dall’utopia al sogno che si fa realtà, dal pregiudizio al confronto con l’altro, dal rovesciamento del punto di vista ai viaggi nello spazio e nel tempo. E poi gli incontri che ti cambiano la vita, la vita che cambia attorno a te, le grandi e piccole rivoluzioni, le scoperte e il progresso scientifico, i mutamenti climatici e genetici, le innovazioni nell’arte, il gioco del “sembra ma non è”, il ciclo della vita, l’evoluzione… Insomma un tema con grandi braccia pronte ad accogliere nuove suggestioni e suggerimenti.
La squadra è quella di sempre, con Bruno Tognolini e Vittoria Negro, il supporto di molti altri, stiamo lavorando a circa 150 appuntamenti per bambini e ragazzi dai 0 ai 16 anni, con il consueto spazio del Babbo Parking rivolto al pubblico adulto. In programma incontri con scrittori, laboratori scientifici, d’illustrazione e d’arte, spettacoli di narrazione e di animazione, poesia, musica, pittura e giocoleria, letture, performance, mostre ed eventi speciali.
Gli ospiti di quest’anno: Silvia Bonanni, Nicola Brunialti, Davide Calì, Carlo Carzan, Emiliano di Marco, Francesco Enna, Anne Fine, Pietro Formentini, Sofia Gallo, Chen Jiang Hong, Anna Lavatelli, Massimiliano Maiucchi, Allberto Melis, Angela Nanetti, Giusi Quarenghi, Guido Quarzo, Angela Ragusa, Tony Ross, Anselmo Roveda, Ulf Stark, Andrea Serra e Valentina Sanjust, Bruno Tognolini, Andrea Valente, Anna Vivarelli.

Tuttestoriecambiacasa:
il 14 luglio alle 18,00 inizia la nostra rivoluzione
vi aspettiamo

giovedì 9 luglio 2009

Le isole di Angela

Angela Nanetti ama il mare. Nata a Budrio, in provincia di Bologna, si è poi trasferita a Pescara dove ora vive. Sabato 4 luglio l’abbiamo salutata e chiacchierato un po’ al telefono. Gentile, come sempre, Angela ci concede di mettere in rete.
Vai sempre in canoa?

Sì, ho una discreta conoscenza dell’acqua. Non sono uno skipper ma sento l’elemento. Vado come con la bicicletta, le ruote sulla terra, la canoa sull’acqua.

D’estate sei un’isolana!

Senza l’isola per me non è estate. Vado a Salina dal 1980, amo i suoi colori, blu, giallo, bruno, oro, nero e sento il microcosmo. Non sono una viaggiatrice di lunghe distanze, i miei viaggi sono brevi e intensi.

Due tuoi romanzi sono ambientati su un’isola, il primo Gli occhi del mare uscito nel 1994 per Einaudi Ragazzi con il titolo Il mistero sull’isola non era affatto un racconto del mistero come il titolo voleva far intendere, aveva per protagonista un ragazzino del Nord Italia che raggiungeva il padre trasferitosi al Sud per dedicarsi alla vigna. La mamma era rimasta a Milano e una nuova compagna del babbo era all’orizzonte.

Era un addio all’infanzia, la solitudine del protagonista segnava il distacco dalle figure genitoriali.
Era la disillusione.

Con Adalberto l’infanzia era ancora dentro l’alveo familiare, accudito, seguito, alle prese con la socialità fra i suoi pari, l’amicizia, le prove… qui c’è lo strappo e l’incertezza, la conoscenza del mondo con le sue regole. Nelle illustrazioni della nuova edizione le tavole delle sorelle Balbusso rimandano alla pittura di Sironi, alla sospensione, all’allusione, come la tua scrittura. Mistral, è invece un’altra isola, un’altra età.

Era la Corsica settentrionale. Volevo raccontare la sensorialità, la sessualità, l’amore.
Ai ragazzi più grandi avevo già dedicato parte del mio lavoro, qui mi sono concentrata a cercare di raccontare le emozioni della sessualità, il retrogusto umano, sentimentale, emotivo. Nella speranza di aiutarli a scoprire queste emozioni, perché mi pare che oggi prevalga la genitalità.

Yesterday infonde al racconto il sapore degli anni Sessanta/ Settanta, la rivoluzione dei costumi, e una beatlesiana idea del cambiamento, change your mind, la più grande delle rivoluzioni.

L’Europa mediterranea, con il turismo, si apriva al confronto, c’era apertura.

Non abbiamo mai pagaiato insieme e nemmeno nuotato, ma ricordo il mare di Otranto dall’alto della cattedrale, il vento ti scompigliava i capelli. Abbiamo ammirato il mosaico dell’albero della vita e chiacchierato con Don Grazio. Per il tuo nuovo romanzo hai visitato altre chiese, l’hai finito?

Ci lavoro da anni, da quando tu scopristi la stampa in Pinacoteca a Budrio e me ne parlasti. E’ un lavoro molto impegnativo. Qui non ho remore, scrivo per gli adulti. E’ una storia vera, una storia di infanzia negata. E’ una sfida, tutti i protagonisti sono uomini, uomini di chiesa. Il Seicento, i conventi, gli ordini religiosi e mi muovo in un triangolo tra Budrio, Roma e Caldarola.

A presto, grazie per l’interesse, ciao, un abbraccio.

E’ così Angela, concentrata, rigorosa, le sue frasi sono brevi, lineari, così come la sua scrittura è nitida, elegante, di un’eleganza sempre sobria. Una bella lingua per un traduttore! Il romanzo che annovera più traduzioni (forse venti) è Mio Nonno era un ciliegio. Una lettera del traduttore giapponese, che ho avuto l’onore di leggere, offre una speciale occasione per comprendere come la letteratura per ragazzi sia presa sul serio in altre culture. Si parla di diverse concezioni religiose e di stessi ciliegi, con sapienza e profondità. Quel libro si è fatto strada per terra, per cielo e per mare, ed ha raggiunto la prestigiosa cinquina dello Jugend Prize a Francoforte. Niente marketing, uffici stampa, media. Alla Buchmesse c’erano Angela e Paolo, il marito. Non un giornalista italiano a sostenere la buona letteratura per ragazzi.
Grazia Gotti

venerdì 29 maggio 2009

Il 30 maggio Teresa Buongiorno compie gli anni, auguri!

In attesa della festa per il 2010, quando Teresa farà gli ottanta e la celebreremo come l’Azeglio Ciampi della Repubblica delle Lettere per i ragazzi, cominciamo a parlare di lei con ammirazione e gratitudine.

Teresa ha incontrato i ragazzi di Marzabotto e San Giovanni in Persiceto il 21 maggio scorso per il programma Fieri di leggere. La sera del 20 abbiamo cenato insieme ed è cominciata l’intervista che si è poi conclusa il 29 maggio sul treno per Venezia, grazie a quei piacevoli colpi del destino che rendono la vita magica e piena di sorprese. Ho imparato a credere alle coincidenze, sento che sono dei puntelli che sorreggono il nostro fare quotidiano e che ci aiutano  a non lasciare le idee al caso. L’incontro casuale con Teresa in viaggio per Treviso ha consentito di portare a termine l’intervista che era rimasta sospesa dopo la piacevole serata a Sabbiuno.

Quale è il tuo best seller?

Un vecchio libro mondadoriano che ha venduto 135.000 copie, fuori commercio, Le storie della buonanotte.

A me piaceva moltissimo perché si imparavano tante cose, erano storie, curiosità, gocce di cultura più adatte ad un Almanacco, un genere di libri che nessuno sa più fare perché bisogna impegnarsi e studiare.

Anche per i romanzi bisogna studiare, ricercare, mettere insieme i pezzi e lavorarli.

Per te e per Bianca Pitzorno la Storia è la partenza per le storie.

Bianca è bravissima, e tutto ebbe inizio grazie a Raffaele Crovi ( che aveva lavorato con Vittorini).e che dopo la Rai aveva dato vita alla collana “ I cronolibri” per Rusconi. Bianca, Pederiali, Cremaschi fra gli altri, avevano coperto la preistoria, il medioevo, a me restarono gli Etruschi e scrissi Un chiodo nella colonna del tempio, ma il mio titolo fu buttato per il più “vendibile” Ragazzo etrusco.

Il tuo era un titolo bellissimo!

Era il Tempio a non convincere.

Era il 1977 ed era la storia materiale…Ma tu eri già una saggia scrittrice, avrebbero dovuto darti retta, non eri una giovinetta alle prime armi ma eri pur sempre giovane rispetto al Collodi quando si mise a scrivere la sua bambinata.

Senti questa: “E' riuscita a conoscere Carlo Coldi, l’autore più famoso del mondo?” Io racconto ai ragazzi di tutti quelli che ho incontrato, Rodari in primis, e quando mi presento alle classi, sempre da marzo a maggio, mai per il freddo, penso che, poverelli, aspettano l’Autore e si vedono arrivare una vecchierella…Alla Garbatella mi hanno detto che dimostro più anni e mi hanno consigliato di spararmi un rosso fuoco nei capelli. Non devo  preoccuparmi, secondo altri, perché l’età sta nella testa. Mi piace incontrarli, è il mio viagra.

Una vecchierella che parla e  non si stanca mai e che si fa ascoltare da piccoli e grandi. Mi piaceva sentirti alla radio prima del monopolio Fahrenheit.

Mi aveva chiamata Monica D’Onofrio per un ciclo sulla letteratura per ragazzi.

Con il Dizionario hai fatto un gran regalo alla cultura italiana.

Ho voluto fissare i miei ricordi. Avevo visto crescere gli autori e soprattutto cominciavo a rendermi conto che gli altri erano troppo giovani per ricordare. Prima, nel 1995, lo feci per Vallardi che aveva la collana dei dizionari. Poi nel 2002, per Fabbri, l’ho aggiornato. Dal 1995 al 2002 c’è stata l’esplosione, nuovi autori, traduzioni, libri bellissimi, un periodo di fuochi d’artificio. Ricordo le parole di Antonio Faeti, che gioia! Mi sono sentita accreditata. Non è stato un lavoro critico, ho lasciato i giudizi ai critici, volevo informare.

La Teresa giornalista dal Radio Corriere fino ad Andersen.

Ernesto Ferrero,  allora all’ufficio stampa Einaudi, mi scrisse per la mia segnalazione de Il  giovane Holden, nel 1963, ed oggi mi invita al salone per presentare i miei libri.

Fecero fuochi d’artificio anche le tue storie ambientate sull’Olimpo.

Era il 1995 e Mondadori voleva da me i miti greci, ma io non avevo voglia di scrivere la solita storia. Guardavo Beautiful e volevo scrivere una mitonovelas. L’idea piacque a Donatella (Ziliotto) e pure a Spagnol. Poi con Salani è venuto Camelot.

Hai potuto scegliere tu le illustrazioni?

Ho detto subito Grazia Nidasio, una grandissima!

E Marco Polo?

Sempre per Crovi, che intanto era in Rcs, poi è diventato Salani con il titolo  Stella di tramontana.

Tutti i tuoi libri sono salvi, quindi sei una scrittrice classica contemporanea e i tuoi libri hanno e avranno sempre qualcosa da dire. Cosa dici in generale della letteratura per ragazzi?

Con Rodari noi stavamo all’inizio di un processo di rinnovamento, fu un decollo, andammo verso orizzonti più vasti, alti e internazionali, il marketing non la faceva da padrone, bastava che tornassero i conti e che i libri di alto livello avessero una buona tenuta, eravamo emarginati e contenti. Ora mi pare che quella spinta propulsiva si sia affievolita, si ha l’impressione che basti qualche titolo di grande successo a fare i numeri.

Leggi molti libri per ragazzi, per lavoro e per il tuo piacere?

Li continuo a leggere perché nonostante il fatto che siamo un po’ in discesa sono sempre più belli di quelli degli adulti. Le lacrime dell’assassino è ora in cima alla mia lista e mi è molto piaciuto Luna moonda di Tognolini. Mi piace moltissimo Penelope Lively, da noi conosciuta come scrittrice per ragazzi prima che grande, grandissima, scrittrice per adulti. Mi straccio le vesti per Robert Westall; come può essere sparito un libro come La grande avventura, un romanzo che dovrebbe essere adottato alle medie invece di Calvino, che bisogna leggere da più grandi?

Oltre che in Salani i tuoi libri abitano anche in altre case editrici, Piemme, Fatatrac, sei abbastanza cresciuta per scrivere la tua Giovanna d’Arco. I tuoi lettori aspettano…auguri!

Grazia Gotti


giovedì 14 maggio 2009

zazienews_poesia: Twinkle Twinkle Little Bat, intervista a Daniela Marcheschi

Il 22 e 23 aprile, presso la British Library, si è tenuto un convegno dedicato alla poesia per bambini. Tanti i poeti, da Carol Ann Duffy a Andrew Motion, da Roger Mc Gough a Tony Mitton; tanti anche gli studiosi giunti da ogni parte del mondo. Michael Rosen, Children Laureate Poet, ha felicemente coronato la chiusura del suo biennio di mandato. Per l’Italia è intervenuta Daniela Marcheschi, curatrice di Terra gentile aria azzurrina e di Tutto l’amore che c’è, Einaudi Ragazzi. Daniela, gentilmente, ha risposto alle nostre domande:

Perché secondo te i media italiani non hanno dato notizia di un così importante appuntamento?

Perché nel nostro paese una parte della cultura e delle istituzioni – grande editoria, giornali, televisione – ha da tempo abbandonato la poesia. Del resto, vi è stato un abbandono generalizzato della cultura proprio da parte di chi dovrebbe o avrebbe invece dovuto tenerne alto lo stendardo per diffonderla a ogni costo. La nostra classe dirigente e le élites della cultura hanno unanimemente deciso che il populismo è falsa coscienza, invece che nutrimento necessario di una visione della società in cui ceti più abbienti e ceti meno abbienti, in ogni senso, cooperano alla crescita civile di un paese. Pertanto, abbandonata una funzione politica di servizio alla collettività, alla nostra classe dirigente non è rimasto spesso che l’inevitabile: la deresponsabilizzazione, il parassitismo e via dicendo. Così permanendo le cose, la rotta di Caporetto del 1917 o l’8 settembre 1943 sembrano in realtà il nostro presente e il nostro futuro. Si è deciso insomma che il genere “poesia” non è importante, nonostante vi siano ampie prove del contrario; e che i giovani e i bambini sono ancora meno importanti: altrimenti, gli adulti che formano o dirigono l’Italia si comporterebbero diversamente. Gli adulti di questo paese non hanno un’idea di futuro, non vogliono averla né vogliono costruirla. Vivacchiano e si bruciano nel “qui e ora”. Non educano perché questo significa educare ai sentimenti; e bisogna averli, coltivare lo spirito per nutrirli. Così ci si piega al consumismo, alla volgarità, al cattivo gusto di massa, alla scarsa preparazione … Anche per questo, allora, abbiamo quel che ci meritiamo: caricature di poeti, più spesso che buoni poeti. Di necessità questi sono davvero troppo pochi e troppo isolati.

Hai subito espresso un giudizio entusiastico su Carol Ann Duffy...

Sì, mi ha impressionato molto. Per la sua intelligenza, lo sguardo insolito sul mondo, l’ironia, il respiro, la limpidezza e la duttilità della lingua che risaltavano nei testi letti. La sua è davvero una bella opera. La Duffy mi è piaciuta anche per il suo modo di porgersi: per il suo aspetto di donna semplice, del popolo, ma piena di dignità e con un tratto di signorile compostezza.

Cosa hai raccontato dell’Italia?

Come nascono la letteratura per l’infanzia e la poesia per i bambini nel nostro paese; quale dibattito sul tema vi si è svolto già a partire dall’Ottocento e le tradizioni che si sono affermate da noi. Guido Mazzoni ad esempio teorizzò e tentò di sostituire strofi di settenari dall’andamento più prosastico a metri della poesia più giocosa, cioè il senario o l’ottonario. Non gli piaceva che i bambini italiani memorizzassero poesie come “Una certa farfalletta/mossa un dì dall’appetito/svolazzava sulla vetta/d’un bel cavolo fiorito” del Clasio, oppure “La vispa Teresa/ avea tra l’erbetta/ a volo sorpresa/gentil farfalletta” del Salier. In parte aveva ragione, ma per fortuna la tradizione umoristica ha avuto degli interpreti straordinari come Tofano, Rodari e altri a rappresentarla.

zazienews_poesia: Intervista a Beatrice Masini

Il parere di Beatrice Masini, scrittrice, traduttrice, editor Rizzoli, autrice della traduzione di Un salto e tocchi il cielo, raccolta dedicata alla vita delle donne, dall’infanzia alla vecchiaia, curata da Fiona Waters, esperta di letteratura per ragazzi e curatrice di innumerevoli raccolte di prosa e poesia.

Perché si pubblica poca poesia per ragazzi?

Perché si crede che non interessi e non venda. I bambini in realtà sono molto sensibili al fascino della parola sonora, spesa in un modo poco quotidiano, sorprendente. E gli insegnanti, quelli che ancora amano la poesia e la apprezzano come strumento di gioco del e col linguaggio, devono accontentarsi degli inserimenti spesso banali e triti nei libri di lettura. I numeri della poesia in libreria certo sono piccoli, come lo sono del resto quelli della poesia per adulti, ma uno spazio c'è.

A tuo parere i ragazzi ai quali offri  una prosa di qualità, apprezzerebbero le poesie di Antonia Pozzi?

Quasi tutte le ragazze, e probabilmente anche parecchi ragazzi, tentano la poesia come espressione di sé. Quindi sì, possono apprezzare Antonia Pozzi, perché possono trovare consonanze nel suo sentire. E comunque i ragazzi apprezzano tutto ciò che possono conoscere. Il problema è farglielo conoscere, questo tutto. Anche quando apparentemente è alto e remoto come la poesia. Ma si sta bene, a sentirsi alti e remoti, da molto giovani.

Hai mai pensato  ad una scrittura poetica contemporanea?

Da editore la cerco curiosa; leggo quello che esce all'estero, soprattutto in Gran Bretagna; e stiamo facendo qualche cauto passo nel mondo italiano. Ci sono ottimi autori per ragazzi che si sono espressi in poesia; penso alla Karen Hesse di Oltre la polvere e La musica dei delfini.

 

zazienews_poesia: Intervista a Matteo Marchesini


Hai scritto un libro di poesia per ragazzi. Quale pensi possa essere il ruolo della poesia nel processo educativo di un bambino?

 Credo che la migliore poesia insegni sempre a diffidare di ciò che è univoco, unilaterale, unidimensionale. Se volessi essere provocatorio, direi perfino che educa alla doppiezza. Dove c'è gioco e dialettica tra suono e senso, tra comunicazione ed espressione, lì sta anche una miniera inesauribile di risorse utili non a sottrarsi alla prosa della vita quotidiana, ma a giudicarla da un luogo di confine “altro”, e dunque a limitarne le pretese (a volte davvero terroristiche, soprattutto per i bambini e i ragazzi che non possono materialmente fuggire altrove). Come ci hanno insegnato i filosofi moderni, la poesia vera è sempre doppia: consola e pungola, tenta di sostituire abusivamente un mondo utopico, ma è anche indispensabile per prefigurarlo.

A scuola spesso la poesia è un momento di sofferenza per lo studente, nel senso che viene imposta, mal insegnata e mal proposta. C'è un rimedio a ciò o questo processo è in un certo senso strutturale nel panorama scolastico italiano?

Questa domanda nasconde un leitmotiv un po' pericoloso. Proprio io, che vado spesso nelle scuole da “intruso”, nei comodi panni dell'autore e dell'outsider, comincio a diffidare degli “esperti”, dei tecnocrati che vorrebbero intimidire gli insegnanti mostrando loro, con qualche ciclo trendy su giallo fumetto o poesia, come e cosa bisognerebbe offrire ai ragazzi per interessarli. Comincio a diffidare di loro, intendo, molto più di quanto diffidi degli insegnanti stessi. Ovvio che la scuola di massa ha problemi strutturali, e non può che tenerseli. Sarebbe già molto se, anziché esser costretta a introiettare di volta in volta le mode universitarie che passano sopra ai testi senza vederli (prima Croce, poi gli strutturalisti, poi l'ermeneutica, ecc. ecc.), potesse diventare un luogo dove si leggono a voce alta, si meditano e quindi si imparano naturalmente a memoria molti versi (e non molti commenti). La scuola italiana ha bisogno di storicizzare le materie scientifiche, e di destoricizzare quelle umanistiche. 

E gli editori italiani?

La sparizione progressiva di luoghi in cui la critica non sia pubblicità culturale, in cui l'editoria e l'università non stringano perverse alleanze tendenti ad escludere qualunque altro approccio, non si ferma certo sulle soglie della poesia. Vige qui la stessa crisi: con l'aggravante di una maggiore autoreferenzialità e deresponsabilizzazione. Quindi, i difetti tipici della cultura italiana, nell'editoria di poesia risultano ingigantiti. I libri Einaudi, in media, non valgono più di quelli di molte minuscole case editrici a pagamento.

Guardando fuori dai confini nazionali, conosci esempi virtuosi legati alla fruizione/insegnamento della poesia?

Non sono abbastanza attrezzato per rispondere. Diverse voci, però, mi sussurrano all'orecchio che i suddetti problemi non sono soltanto italiani. Diciamo che nella cultura anglosassone, nelle scuole anglosassoni (così deboli, sotto altri punti di vista) il primato della lettura diretta dei testi sembra aver garantito e garantire ancora un numero di lettori infinitamente più alto. Ma questo primato ha un'origine lontana: e riguarda la lettura diretta della Bibbia, le cui traduzioni, in Italia, ancora a metà Ottocento costavano il carcere ai diffusori. Un gap così antico non si recupera in fretta. E ora, forse, non si recupera più: dato che l'Italia sembra esser passata in un lampo dall'analfabetismo all'analfabetismo di ritorno dei festival della cultura.

ANTONIO GOTTI