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giovedì 21 aprile 2016

Noi la guerra non la conosciamo per intero

Un cielo azzurro, nitido, senza una nuvola e un mare calmo e tranquillo salutano la mia giornata tra Lerici e San Terenzo dedicata alla Resistenza.
La Resistenza che incontra la scuola: circa 150 ragazzini della primaria, quarte e quinte, ragazzini attenti, felici di poter esprimere la propria opinione.
Il primo gruppo riempie la sala del Consiglio e occupa gli spazi di consiglieri e pubblico, il secondo l'auditorium di una scuola.
Sono abituati all'ascolto, hanno già sentito parlare di Resistenza, conoscono il lavoro della sezione dell'ANPI, una sezione attiva, in movimento, che crede nella partecipazione, che si muove per mantenere viva la memoria del passato nella storia di tutti i giorni.
I ragazzi fanno domande, dicono che loro la guerra non la conoscono “per intero”, ma solo attraverso le storie, mettono in fila parole che richiamano l'idea di libertà, di diritto, di appartenenza.
Io costruisco per loro una narrazione che intreccia brani, racconti di vita, invenzioni letterarie. Dico di un'Italia con geografie diverse, di montagne e di città resistenti.
Parlo di staffette e di partigiani, di nomi e fatti.
Mi accompagna nel racconto Andrea Vendetti, mio ex studente, che ha condiviso da subito il progetto della nostra antologia Nome di battaglia Provvisorio.
Le sue narrazioni entrano nei luoghi, parlano di bambini coraggiosi, poi partigiani, parlano di Lerici e della straordinaria esperienza della tipografia clandestina, del centro stampa della Rocchetta attivo durante la lotta di Liberazione.
Dopo le storie i ragazzini sono invitati a fare un manifesto, un loro omaggio visivo alla Resistenza che mette insieme figure e parole.
E loro lavorano in gruppo con un'energia straordinaria, discutono, scelgono, occupano gli spazi bianchi, chiedono ed elaborano.
Per l'incontro avevo ripreso in mano la bibliografia scelta per l'antologia e cercato tra le nuove pubblicazioni.

Nuovo è il lavoro di Paola Capriolo, attenta testimone del tempo, scrittrice capace di entrare nei fatti della Storia e farci sentire la voce dei protagonisti.
E' dedicata alla figura di Rita Rosani, Partigiano Rita, il libro uscito per i tipi di Einaudi ragazzi.
Parla della vita di Rita, adolescente normale nella Trieste degli anni '30.
Non proprio normale dopo le leggi razziali del 1938. Rita è ebrea e per lei inizia una vita di negazioni, di spostamenti, di mancate libertà.
E dopo il dolore, dopo le perdite, dopo le offese subite, arriva la scelta di entrare nelle file della Resistenza.
Donna coraggiosa perderà la vita in battaglia, finita da un colpo alla testa partito dalla pistola di un soldato repubblichino.
Rita sarà una delle poche donne (tante erano quelle che hanno combattuto) insignita della medaglia d'oro al valor militare.
La storia della Resistenza non finisce con commemorazioni o anniversari. Vive tutti i giorni per chi considera attuali i valori dell'esperienza che ha fatto dell'Italia un paese libero.
Martedì prossimo, 26 aprile, nella nuova biblioteca di Marzabotto, si chiude momentaneamente il nostro piccolo percorso resistente.
Silvana Sola

giovedì 17 dicembre 2015

La France Résistante alla Petite Bibliothèque Ronde di Clamart


Tra i Resistenti d’Oltralpe presenti nella mostra “Nome di Battaglia: Provvisorio” vi è una donna che ha lottato per la “lecture pour tous”, che ha fatto la storia delle biblioteche giovanili in Francia, e non solo, che ha fondato il Centro Nazionale del libro per ragazzi, “La Joie par les livres”, che ha dato vita alla rivista di critica e d'analisi, “La Revue des livres pour enfants”, che ha partecipato attivamente alla vita di IBBY France. Chiunque lavori in questo ambito non può non conoscere Geneviève Patte. Molti si sono formati su “Laissez-les lire”, saggio sul piacere della lettura, testo che spiega come i bambini possono costruire il proprio personale percorso di lettura.
Per il nostro progetto sulla Resistenza, Geneviève è stata interpellata in quanto figlia di resistenti, che durante la guerra hanno combattuto per la causa, hanno distribuito la stampa clandestina, hanno nascosto fuggiaschi, hanno detto “no” al Nazifascismo: a sei anni Geneviève si rifiutò di redarre il compito scolastico, nel quale veniva chiesto di scrivere una lettera al Maresciallo Pétain.



La Resistenza, nella vita di Geneviève, è continuata anche dopo, a livello professionale, nelle battaglie per portare i libri e la buona letteratura anche nelle famiglie meno abbienti, nei paesi più poveri, nelle situazioni di esclusione.
La mostra progettata dalla Cooperativa Culturale Giannino Stoppani è attualmente (e fino al 3 gennaio 2016) a Clamart, nella banlieue di Parigi, alla Petite Bibliothèque Ronde, anche grazie all’intervento della studiosa francese.
Nel 1965, Geneviève Patte assunse la direzione della biblioteca per bambini, appena fatta costruire grazie alle risorse di una ricca donna, Anne Gruner Schlumberger, novella Jella Lepman, che voleva “ricostruire” il mondo, partendo dai bambini e dalle biblioteche a loro rivolte. Lo spirito di questa impresa, nata in un quartiere operaio, una città dormitorio, fu quello di difendere la qualità della proposta, sia essa libraria, professionale (bibliotecarie formate anche all’estero), degli spazi e della loro concezione (introduce il mobilio di Alvar Aalto nelle biblioteche francesi).
La Petite Bibliothèque Ronde, oltre a diventare un primissimo avamposto della letteratura (fin dall’inizio 4000 libri sono a disposizione dei giovani lettori, oggi il patrimonio ammonta a 20000 titoli) e della pedagogia della lettura (attiva è la partecipazione dei ragazzi nella vita quotidiana della biblioteca), è anche punto di ritrovo di tutti gli architetti del mondo. 


Monumento storico dal 2009, a progettare la biblioteca Anne Gruner chiamò l’Atelier Monrouge, uno dei maggiori studi d’architettura e urbanistica dell’epoca. La struttura completamente inscritta in una serie di cerchi è presente in numerosissimi testi di architettura (e di fotografia: sicuramente avrete visto lo scatto di Martine Franck e della scala a chiocciola coronata dalle teste dei bambini) a testimonianza del fatto che i bambini hanno, sempre e ovunque, bisogno di bellezza.

David Tolin

giovedì 19 novembre 2015

Un gesto Resistente


Questo avrebbe dovuto essere un post sui diversi modi di raccontare la Resistenza, sul segno dei tanti illustratori in mostra, su un vernissage allegro e pieno di amici.
Avevamo iniziato a lavorare per portare questa mostra a Parigi parecchi mesi fa, con l'aiuto dell'ANPI Francia, l'ospitalità della Maison de l'Italie ed il sostegno della Regione Emilia-Romagna.
Poi c'è stato quel venerdì sera, con la sua furia cieca e la scia di terrore che si è lasciato dietro.
E allora credo abbia più senso parlare di come annullare il tutto sarebbe stata un'altra vittoria del terrorismo, parlare dell'unanimità con cui abbiamo deciso di allestire comunque la mostra, del lavoro fatto con determinazione assoluta nonostante la precarietà d'informazioni.


La conferma dell'esposizione Nome di battaglia: Provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi, a cura della Cooperativa Culturale Giannino Stoppani e visitabile fino al 24 Novembre, è stato il nostro gesto resistente contro ogni violazione della libertà.

Andrea Vendetti

La mostra, dopo Parigi, sarà esposta nella Petite Bibliothèque Ronde di Clamart dal 5 dicembre al 3 gennaio 2015. 



martedì 21 luglio 2015

Pralibro: il piacere dello stupore rinnovato


Bologna, sabato 18 luglio: alle 8,30 del mattino, davanti alla stazione il termometro dichiara 29 gradi. Sul Frecciarossa la temperatura scende pericolosamente obbligando ad avvolgersi in tutti gli indumenti a disposizione. A Torino di nuovo l'asta sale.
La mia destinazione finale è Prali. Ritorno, dopo alcuni anni, in Val Germanasca per la manifestazione Pralibro invitata da Rocco Pinto, pensiero, anima, cuore e azione dell' importante (e unica nel suo genere) occasione letteraria.
E' la giornata inaugurale della rassegna. Il Tempio è gremito di gente, tanta davvero.
Persone diverse al tavolo: il Moderatore della Tavola Valdese, un sindaco che arriva dalla Val Susa, una giovane libraia appassionata, il Pastore, un editore, Giuseppe Laterza, amico e sostenitore di questa speciale esperienza con i libri, io che porto la voce di chi si occupa di libri per ragazzi.
Chiude l'incontro, che richiede un aggettivo superlativo per esssere meglio definito, lo scrittore Giuseppe Culicchia, capace di trovare le giuste parole che aggiungono ironia e garbato umorismo ad un'occasione che ha regalato molte emozioni.
Emozioni mosse dal ricordo di Luca Rastello, scomparso prematuramente il 6 luglio scorso, un ricordo affettuoso nelle parole di Rocco Pinto, nelle pagine forti e dolorose tratte dal suo primo libro, edito da Einaudi nel 1992, La guerra in casa, lette meravigliosamente da Margherita Laterza, nella voce commossa della moglie.
La memoria di Luca Rastello, giornalista, testimone attento del nostro tempo, presente in prima persona nel cercare di dare risposte agli effetti di eventi devastanti, è stato il filo rosso che ha tenuto insieme due ore di un tempo in cui i libri, altre storie, l'impegno, la passione, la comunità, si sono intrecciate in un perfetto lavoro di trama e ordito.


Accanto alla sala che ospitava l'incontro, una bella e grande libreria, dentro al Tempio. Frutto del lavoro condiviso della libreria Il ponte sulla Dora e della Libreria Claudiana, una libreria che offre un' attenta selezione di libri per grandi e per bambini, una libreria che rimarrà aperta fino alla fine della manifestazione.
La manifestazione è una storia di intelligenza, perseveranza, resistenza.
E in omaggio alla Resistenza, alla guerra di Liberazione, un libro da leggere, nato per adulti, ma perfetto per adolescenti grandi. Di Marco Rovelli, Eravamo come voi, storie di ragazzi che scelsero di resistere, pubblicato a luglio 2015 dall'editore Laterza. Bella la copertina illustrata da Matteo Berton.

Silvana Sola

lunedì 27 aprile 2015

A cobra fumou! Una storia montanara per i soldati brasiliani



In una delle mie prime esperienze lavorative ho insegnato materie letterarie ai corsi serali, scegliendo come destinazione Montese. E agli adulti, molti più grandi di me, raccontavo la storia dell’Italia democratica, una storia, sui luoghi di quella che fu la Linea Gotica, scatenando, spesso, dibattiti accesi. In quel tratto di Appennino, il fronte era molto affollato e l’attività bellica particolarmente cruenta: c’erano i tedeschi, i fascisti, i partigiani (brigate, divisioni…), gli eserciti alleati e infine, tra le file di coloro che soccorsero un’Italia che aveva cambiato alleanze, c’era quello strano battaglione venuto da lontano che parlava una lingua difficile da capire, una lingua che produceva parole morbide, una lingua che mal si coniugava con la terra spaccata dal gelo, con la pioggia che gonfiava le ossa e minava i polmoni.

Erano gli uomini della Força Expedicionária Brasileira mandati in guerra a difendere il diritto alla libertà per volontà di un presidente innamorato del potere e fortemente digiuno, con il proprio popolo, di nozioni di democrazia. Uomini in armi destinati a raggiungere il Sud dell’Europa, mal equipaggiati e spediti, in mezzo alle montagne dell’Appennino tosco-emiliano, nel bel mezzo di un inverno gelido. Dovevano combattere battaglie montanare a venti gradi sotto zero con scarpe che si scioglievano e pleuriti che falcidiavano i più sfortunati. Le avversità, però, non scoraggiarono gli audaci arrivati dal Sud America che mostravano fieri lo stemma della FEB, un’icona da fumetto con un cobra che fuma la pipa, e combattevano con coraggio. Un coraggio che lasciò il segno. E a quegli uomini che sognavano di mangiare fagioli neri e manioca a cui i montanari modenesi offrivano la dolcezza della pasta della castagna e, quando c’erano, le uova, oggi a Montese è dedicata una piazza, una strada, due monumenti, una sezione del museo di storia locale. Un pezzo di storia difficile da trovare nei libri, una storia alla quale non venne dato il giusto risalto della cronaca, una storia da ricomporre con frammenti sparsi, una storia di uomini che non ambivano a diventare eroi, ma che conoscevano l’onore, la dignità, il rispetto, la solidarietà. Soldati che hanno incontrato l’amore, scritto canzoni struggenti (Mia Gioconda), lasciato spose di guerra, mentre facevano i conti con una geografia che li obbligava a cambiare piani, tattiche, che li vedeva procedere accanto a partigiani esperti di quelle zone non tracciate dalle mappe, combattere fianco a fianco a quegli uomini senza divisa, disposti a dividere con loro il pericolo, nei silenzi obbligati della macchia. Uomini che sono rimasti nella memoria collettiva di un paese: tra i tanti anche un giovane ventiquattrenne che rispondeva al nome di Celso Furtado, ottima conoscenza dell’inglese, in guerra con il ruolo di interprete diventato poi uno dei grandi economisti del mondo, candidato al Nobel.
In questi giorni è uscito nelle sale italiane Road 47, un film firmato da regista brasiliano Vicente Ferraz, che mette in luce la storia dei soldati brasiliani, raccontando le gesta di un gruppo di genieri nell'inverno del 1944.

Silvana Sola


sabato 25 aprile 2015

Buon 25 aprile


La madre del partigiano

"Sulla neve bianca bianca
c'è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.
Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.
Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà."

poesia nel volume L'orecchio verde di Gianni Rodari, Stampa Alternativa

venerdì 24 aprile 2015

Leggere per resistere. Oltre la vita. I fratelli Cervi


Mi ricordo che l’antologia della scuola media portava un brano di Alcide Cervi che raccontava i suoi sette figli. Era un brano asciutto, senza retorica, coinvolgente. Leggendo li vedevo tutti, assieme, a tavola, con le loro mogli e i figli, li vedevo uno accanto all’altro nella prigione e poi in fila, prima della fucilazione. Li ho rivisti attraverso le parole di Italo Calvino nell’omaggio ai martiri di Reggio Emilia pubblicato nel libro Avventure italiane. Paladini Briganti Soldati Partigiani, edito da Vallecchi nel 1961: "Le idee politiche non se le erano trovate già in testa nascendo, i sette Cervi; ci erano arrivati ragionando e discutendo e leggendo, a poco a poco. Ora la figlia maggiore di Antenore (la ragazza con i capelli rossi che quando i fascisti assediarono la casa aveva nove anni e adesso ne ha diciannove) mi mostra i libri che i Cervi leggevano: quelli che sono rimasti in casa, perché molti li hanno regalati alle biblioteche delle organizzazioni popolari [...]. Ci sono parecchi trattati agricoli, i manuali di apicoltura che leggeva Ferdinando e di zootecnica che leggeva Ovidio Cervi, c’è una storia d’Italia in cinque grossi volumi – quella del Giudici, nelle popolari edizioni di Nerbini – la Divina Commedia, l’Eneide, Omero, La Madre di Gorki, la Storia contemporanea di Anatole France, e poi qualche numero della “Riforma sociale” diretta da Luigi Einaudi, e tutta una raccolta della rivista “Relazioni Internazionali” alla quale Gelindo era abbonato. Da questo insieme di titoli disparati, viene fuori l’immagine di una cultura sentita come cosa assolutamente concreta, che mira subito al classico e allo specializzato, e un bisogno di seguire le cose nei loro particolari, testimoniato da quell’abbonamento a una rivista di questioni diplomatiche. E nulla è caduto lì per caso, tutto ricercato in base a una necessità precisa, riconosciuto come utile…".
E li ho ritrovati negli scritti di Luigi Einaudi che ricorda il 17 gennaio 1954, anno in cui ricevette, al Quirinale, il vecchio Alcide e si intrattenne con lui in un colloquio affettuoso: "Entrano nello studio del presidente della Repubblica il padre dei sette fratelli Cervi fucilati dieci anni fa dai nemici degli uomini, il magistrato Peretti Griva, già presidente della corte di appello di Torino, l’On. Boldrini, medaglia d’oro della Resistenza e Carlo Levi, scrittore e pittore, il quale reca l’originale del ritratto da lui dipinto dei sette fratelli. Il padre, che porta sul petto le medaglie dei sette figli morti per la patria, ricorda al Presidente di averlo già incontrato in Reggio Emilia. Il presidente aveva letto in un articolo di Italo Calvino, che tra i libri dei sette fratelli, si noverano alcuni fascicoli della rivista “La Riforma Sociale”, un tempo da lui diretta e poi soppressa dal regime fascista e dice al padre della sua commozione per poter così pensare con orgoglio ad un suo rapporto spirituale coi martiri. Il padre racconta: – Sì i miei figli leggevano molto, erano abbonati a riviste; e cercavano di imparare. Se leggevano qualcosa che pareva buono per la nostra terra, si sforzavano di fare come era scritto…"


Avrei voluto essere, il 28 aprile, al Teatro Metropolis di Bibbiano per vedere lo spettacolo Cuori di Terra. Memoria per i sette fratelli Cervi, realizzato dal Teatro dell'Orsa, ma impegni mi portano lontano dalla terra reggiana.
Invito tutti a guardare il calendario delle rappresentazioni sul loro sito e a mettere in agenda le date.

Silvana Sola

giovedì 23 aprile 2015

Norberto Bobbio, 1909-2004



Einaudi ha raccolto testimonianze e discorsi sulla Resistenza di Norberto Bobbio: la prima è datata giugno 1955 e l' ultima ottobre 1999. Leggere queste note in ordine cronologico consente di percepire anche il mutamento di orizzonte. L'ultima testimonianza guarda alla storia d'Europa e sottolinea come il Partito d'Azione fosse fra i partiti del Comitato quello più convintamente dalla parte degli Stati Uniti d'Europa. Anche noi, nella mostra e nel libro che la accompagna Nome di battaglia: Provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi. Pensieri, racconti e figure, abbiamo guardato verso l'Europa. Chiude con un pensiero sul socialismo liberale che mi sembra utile per noi, per i nostri tempi. "...Quel socialismo liberale, che ha sempre combattuto, e continuerà a combattere, su due fronti: il liberalismo asociale e il socialismo illiberale. Il socialismo illiberale é stato sconfitto. Il liberalismo asociale é il nuovo fronte contro il quale mi auguro continui a condurre la propria opposizione, per non perdere, come si è detto, l'anima, la sinistra italiana". Con il pensiero di Norberto Bobbio novantenne, ci prepariamo oggi ad accogliere i nostri ospiti, ragazzi e scrittori, in Cappella Farnese, per celebrare insieme la Resistenza.

Grazia Gotti

mercoledì 22 aprile 2015

Esistono colori più Resistenti di altri? La guerra per bande e il grigio



Abbiamo parlato spesso di fazzoletti di colori diversi che accompagnavano la lotta partigiana e dichiaravano una precisa appartenenza, abbiamo parlato del nero che colorava le camicie e sovente anche i pensieri di chi le indossava, ma non avevo mai pensato che anche le bande, quelle bande che raccontano storie di Resistenza e Resistenti, potessero avere colori.
I possibili colori delle bande li ho scoperti leggendo il libro di Alberto Cavaglion, La Resistenza spiegata a mia figlia, ripubblicato, nell’edizione appena uscita in libreria, per i tipi di Feltrinelli.
Un libro che parla apertamente ai ragazzi cercando la forma e le parole per raccontare le ragioni delle scelte in un periodo di grandi speranze e di crescita collettiva, un libro che esce dalla semplice rievocazione eroica, lontano dal meschino revisionismo, un libro che mette in pagina le ragioni che attestavano un’assunzione di responsabilità, seguita da un agire.
Alberto Cavaglion, storico, studioso di ebraismo, membro dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, nel suo libro parla dell’importanza dei colori, del valore di un certo cromatismo, parla di una Resistenza che ha dichiarato guerra al grigio, un colore intermedio, scialbo, mediocre, lontano dagli ideali della Guerra Partigiana:
“ Guerra per bande conserva, intatto, il fascino dell'oscuro e del selvatico. 
Non si vede definizione più appropriata per quella guerriglia confusa che si propone di rendere precario il controllo nazifascista del territorio, che organizza puntate offensive verso installazioni o presidi, sabotaggi alle comunicazioni o azioni mirate a destabilizzare in specie le amministrazioni fasciste (…). 
Questi obiettivi, in larga parte raggiunti, rappresentano la legittimazione della guerra per bande, e anche-come è stato detto assai bene-la sua gloria.
La guerra per bande esclude gli aggettivi, ma non è grigia, si distingue per i suoi mille colori: è rossa, azzurra, bianca, tricolore. E' monarchica e repubblicana, atea e religiosa, comunista e liberale. Il suo nemico è il nero, un colore diverso, migliore del grigio. 
La guerra per bande detesta il grigio, perché detesta l'incertezza, l'opportunismo, il doppio gioco delle spie, il compromesso con il nemico, insomma le diverse articolazioni dell'opaco.”

Silvana Sola

tra i testi della breve bibliografia suggerita in Nome di battaglia: Provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi. Pensieri, racconti e figure.

martedì 21 aprile 2015

Enzo Petrini, la Resistenza e i libri per ragazzi


Non l'ho conosciuto in vita, anche se ho cominciato a frequentare Palazzo Gerini, a Firenze, agli inizi degli anni Ottanta del secolo passato. Ho potuto però fruire del suo lavoro di conservazione e di catalogazione  dei libri per ragazzi. Nelle sale del Centro di Documentazione Pedagogica  ho sfogliato le annate de Il giornalino della domenica. Solo più tardi ho avuto modo di ricostruire la storia della sua vita e le sue opere. Avrebbe cent'anni, essendo nato a Siena nel 1916. 
Nel 1946, quando pubblica Piccole "Fiamme Verdi" per la casa editrice  La scuola, ha tren'anni ed ha lasciato alle spalle la lotta di Liberazione. L'ha lasciata alle sue spalle ma non vuole dimenticarla ed ecco che pensa ad un libro per ragazzi. Di lì a poco i libri per ragazzi diventeranno il suo campo di studi e di ricerca. Fonderà “Schedario”, la prima rivista di critica e di informazione sulla letteratura per ragazzi. Laura Draghi, la fine traduttrice e appassionata del genere sarà una presenza importante. 
Dalle montagne dove aveva preso parte alla guerra partigiana, scenderà nella Firenze del sindaco La Pira e nel 1952 diventerà direttore del Centro di Documentazione Pedagogica. Da convinto europeista frequenta amici d'Oltralpe che si occupano a vario titolo di libri per ragazzi e prende parte al Kuratorium, prima formazione di un gruppo di lavoro che ha anticipato IBBY.
Sarà presidente internazionale di IBBY dal 1956 al 1958, prima che prenda forma la sezione di IBBY ITALIA:  nel 1958 è lui l'organizzatore del congresso internazionale che vede Astrid Lindgren ritirare l'Hans Christian Andersen a Palazzo Vecchio. 


Il suo romanzo resistenziale è stato ripubblicato nel 2005 e può fare degnamente parte dello scaffale dedicato ai libri Resistenti. A lui è dedicata una pagina nel nostro Nome di Battaglia: Provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi. Pensieri, racconti e figure, edito da Giannino Stoppani.

Grazia Gotti

lunedì 20 aprile 2015

Fischia il vento

Da oggi fino al 25 aprile Zazienews sarà Resistente con figure e parole di chi ha collaborato al nostro progetto, Nome di Battaglia: Provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi. Pensieri, racconti e figure.



Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.
A conquistare...
Ogni contrada è patria del ribelle,
ogni donna a lui dona un sospir,
nella notte lo guidano le stelle,
forte il cuor e il braccio nel colpir.
Nella notte...
Se ci coglie la crudele morte,
dura vendetta verrà dal partigian;
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile e traditor.
Ormai sicura...
Cessa il vento, calma è la bufera,
torna a casa il fiero partigian,
sventolando la rossa sua bandiera;
vittoriosi, al fin liberi siam!
Sventolando...


Testo di Felice Cascione, 1944
Illustrazione di Vanna Vinci

Si consiglia la lettura del libro di Donatella Alfonso,  Fischia il vento. Felisce Cascione e il canto dei ribelli, Castelvecchi, 2014


venerdì 17 aprile 2015

La montagna è Resistente


Ieri ero a Biella, al Museo del Territorio Biellese, per seguire l'allestimento della mostra che accompagna il volume Nome di battaglia: Provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi. Pensieri, racconti e figure.


Un museo ospitato all'interno del chiostro posto accanto alla Basilica di San Sebastiano. Un spazio bellissimo, un museo che ricostruisce la storia del territorio, dalla Preistoria al Novecento. Accolti da una grande mappa, che attesta la geografia precisa del luogo, i visitatori sono inviati a fare uno speciale viaggio nel tempo.


Anch'io mi sono concessa un piccolo viaggio nel tempo e ho scoperto il lavoro del pittore ottocentesco Lorenzo Delleani, allievo di Cesare Gamba, in un bel percorso a tema, in essere fino al 23 agosto prossimo, titolato Luci in alta montagna.
Accanto a Delleani, Longoni, Maggi e molti altri.


La montagna piemontese diventa uno speciale filo rosso che unisce, anche se non in forma diretta, le opere dei pittori alle vette rappresentate da Guido Scarabottolo per la copertina del volume,  alle montagne che raccontano la canzone Bella Ciao nel lavoro di Paolo Cardoni, a quelle boschive di Paolo D'Altan, alle montagne superate da chi fuggiva dalla dittatura di Franco per approdare in Francia nel lavoro pittorico di Ronan Badel.



La mostra di figure Resistenti, e pochi e selezionati testi, testimonia la nostra volontà (e quella dell'Amministrazione) di far vivere la memoria, attivarla, offrirla ai più giovani assieme alle arie di canzoni celebri, alle poesie di Gianni Rodari, alle voci di chi ha utilizzato la forma del racconto e del romanzo per ricordare una storia italiana, europea, mondiale.
Passato e contemporaneità convivono nel Museo, nella mostra, nella vita quotidiana.
Silvana Sola

giovedì 9 aprile 2015

La Resistenza norvegese, Odino, il Pensiero e la Memoria



Nel nostro percorso dedicato alla Resistenza abbiamo varcato il confine italiano per sconfinare in Francia ed incontrare voci e figure che raccontano gli anni della Seconda Guerra Mondiale.
Avremmo voluto andare in giro per l'Europa tutta a ricercare storie di Resistenza nei libri per ragazzi ed inserire romanzi e racconti nel volume Nome di battaglia: provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi. Pensieri, racconti e figure.
Non ci siamo riuscite, ma abbiamo continuato a leggere, a cercare.
Nella ricerca è apparso un libro imperdibile: Il segreto di Espen di Margi Preus, pubblicato da Giralangolo, marchio editoriale EDT.
Il libro è basato sulla storia vera di Erling Storrusten, figura importante della Resistenza norvegese.
Il romanzo, ben tradotto dall'inglese da Aurelia Martelli, ci porta dentro la vita di un adolescente che, dopo l'invasione della Norvegia da parte dell'esercito di Hitler, decide da che parte stare.
Prima la distribuzione dei giornali clandestini, poi la consegna di documenti importanti, e di incarichi sempre più pericolosi.
Espen, il protagonista della storia, non è solo: con lui i compagni della squadra di calcio, amici fedeli disposti a pagare con la vita le loro scelte, con lui la sua famiglia, i vicini di casa, quelli che aiutano in silenzio.
Espen si muove in bicicletta e sugli sci, cancella le tracce, si arrampica là dove i tedeschi faticano ad arrivare, condivide la volontà di opporsi all'invasore con la ragazza che, nella vita reale del personaggio che ha ispirato il romanzo, diventerà sua moglie.
Una storia appassionante di un ragazzo che sceglie Odino come nome di battaglia, un nome forte importante, il nome della principale figura della mitologia nordica.
" Devo ricordarti che il tuo omonimo era sempre accompagnato da due corvi chiamati…
- Huggin e Muninn- concluse Espen- Pensiero e Memoria (…)
- E sai cosa diceva Odino di loro?-
- No, ma ho la sensazione che stiate per dirmelo voi-
- Huggin e Muninn volano ogni giorno alti intorno alla terra. Io ho timore per Huginn che non ritorni; ma ancora più timore per Munnin-.
_ Quindi Odino era preoccupato per la Memoria, più che per il Pensiero?-, chiese Espen.
- Io direi di sì- rispose Tante Marie."

Silvana Sola

mercoledì 25 marzo 2015

A mio padre, Sbafi nella Resistenza



Settant’anni sono tanti e, negli anni che ormai si contano a decine, il rischio di perdere la memoria è naturale. Una dimensione naturale alla quale non vanno opposti farmaci salvavita, ma una buona pratica di allenamento del ricordi.
Dieci anni fa abbiamo ideato una piccola antologia resistente che è entrata nelle scuole in percorsi di narrazione, di lettura, di testimonianza.
Oggi le testimonianze sono difficili, l’età dei partigiani, anche quelli particolarmente longevi, li avvicina alla naturale fine della vita.
Molti li abbiamo salutati nella dipartita, alcuni li abbiamo cercati nelle lapidi, di altri andiamo leggendo le storie, di altri ancora ne troviamo le gesta nei racconti e nei romanzi.
Oggi proponiamo una nuova antologia che recupera brani letterari, ricordi, accanto a racconti e figure inedite di chi lo spirito della Resistenza lo ha raccolto, non solo sottoscrivendo l’iscrizione all’ANPI (azione importantissima), ma facendolo propria per creare una letteratura che solleciti la memoria dei più giovani.
Un’antologia che non riporta storie di eroismo, ma di donne e di uomini che decisero da che parte stare. Dai comunisti con i fazzoletti rossi, ai badogliani con quelli azzurri, e poi i fazzoletti scuri sotto i quali le staffette nascondano i capelli, i fazzoletti fini nelle tasche degli studenti ribelli che salirono in montagna e quelli spessi dei braccianti, dei contadini, dei cantonieri.
Giovani, giovanissimi, qualcuno più vecchio, inesperti delle armi o reduci dalle campagne disperate di Russia e della Grecia, chi con il moschetto che porta a tracolla, accessorio utile a spezzare i cuori delle ragazze incontrate sulla strada, e chi con il moschetto a penzoloni, incapace di sentirselo addosso.
La nostra Resistenza è titolata Nome di battaglia: Provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi. Pensieri, racconti e figure.
Il libro, presente in anteprima alla Libreria internazionale del padiglione 22 di BolognaFiere, dal 28 marzo al 2 aprile, vuole raccontare la scelta consapevole e quella istintiva di chi ha dato vita al movimento della Resistenza, di chi ha fatto i conti con il pericolo, il disagio, la solitudine, la paura, l’odio, la solidarietà, la giustizia, per permettere agli altri, a quelli che sarebbero venuti dopo, di provare l’esperienza della libertà.
All’interno gli inediti degli scrittori Janna Carioli, Sofia Gallo, Luisa Mattia, Guido Quarzo, Alessandro Riccioni, Laura Walter e degli illustratori Paolo D’Altan, Andrea De Franco, Vittoria Facchini, Michele Ferri, Giuseppe Palumbo, Vanna Vinci, accanto ad atri scrittori e illustratori che appaiono con opere già pubblicate.
L’altra sera ho riguardato Achtung! Banditi! e mi sono ricordata di aver letto in una intervista al regista Carlo Lizzani che il suo film d’esordio vide la vita grazie alla Cooperativa spettatori produttori cinematografici, cooperativa nata dal contributo dei frequentatori del cinema che acquistarono quote per permettere al progetto di realizzarsi.
Anche il nostro progetto nasce, in parte, grazie alla generosità di chi ha aderito all’idea e ci ha regalato tempo e professionalità.
Per questo uno speciale ringraziamento va a Guido Scarabottolo e a Beppe Chia.


Il libro è inserito in un progetto che prevede una mostra, itinerari educativi e incontri.
Sarà Biella, città medaglia d’oro della Resistenza, città con la quale abbiamo, da tempo, un rapporto proficuo di collaborazione e di scambio, ad aprire il percorso il 18 aprile prossimo.
La mostra e le attività didattiche saranno ospitate al Museo del Territorio Biellese.
E poi Bologna, per volontà del Presidente del Consiglio Comunale, il 23 aprile vedrà una presentazione rivolta a bambini, ragazzi e adulti. Data scelta per sottolineare, nella giornata mondiale dedicata al libro e al diritto d’autore, che leggere è una speciale forma di Resistenza.
E poi speriamo di trovare altri compagni di strada, altre città pronte ad accogliere il progetto e a sostenerlo.

Silvana Sola

mercoledì 4 marzo 2015

Nome di battaglia: Provvisorio.


Il nostro progetto sulla Resistenza ora ha un titolo definitivo: Nome di battaglia: Provvisorio. Narrare la Resistenza ai ragazzi. Pensieri, racconti e figure. Un titolo che attinge dalle pagine di Ci chiamavano banditi, il libro-testimonianza di Guido Petter, in catalogo per Giunti. Il protagonista del romanzo deve scegliere il suo nome di battaglia, una scelta che gli regala notti insonni, che fa sfilare davanti ai suoi occhi tanti nomi diversi. Poi l'illuminazione e il nome Provvisorio, scritto momentaneamente accanto al suo si trasforma in Nemo3.
Il progetto ci ha fatto entrare nei romanzi per ragazzi, ci ha portato a leggere saggi e testimonianze, a guardare figure.
L'ultimo libro letto è il nuovo lavoro letterario di Andrea Bouchard, Fuochi d'artificio, pubblicato da Salani.

Una storia di quattro giovanissimi partigiani, una storia che intreccia i fatti, la guerra di Liberazione con la vita di tutti i giorni, con l'amore, l'amicizia, il desiderio di avventura, ambientata in val Praverso.
Ma, come ci dice Andrea Bouchard "La val Praverso, in cui si svolge Fuochi d'artificio, non esiste, ma è idealmente collocata in quella fascia di alpi piemontesi che vanno dalla val di Susa in giù, dette anche valli Occitane, tra le quali vi sono la val Pellice e Germanasca, dove ho raccolto le testimonianze dirette, e le valli del cunese, teatro degli avvenimenti raccontati da Beppe Fenoglio e Nuto Revelli, che sono gli scrittori da cui sono stato maggiormente ispirato.
Ho apprezzato molto e consiglio la lettura di La guerra dei poveri di Nuto Revelli, di I ventitrè giorni della città di Alba di Fenoglio e degli altri suoi racconti sulla Resistenza.
Più ancora ho amato Il partigiano Johnny, di Fenoglio, capolavoro letterarario sulla Resistenza, di difficile lettura, però, per la prosa ricercata e la lingua farcita di termini inglesi e inventati."

Silvana Sola

lunedì 2 febbraio 2015

Ancora Resistenza, Libertà, Democrazia



Abbiamo un nuovo presidente della Repubblica. A lui i nostri migliori auguri.
Auguri speciali, a lui ex Ministro dell'Istruzione tra il 1989 e il 1990, accompagnati da un libro dedicato ai ragazzi che ci riporta, attraverso la voce di Anselmo Roveda, una Tina Anselmi giovanissima, in un'Italia che obbligava a scelte difficili, dolorose, a scelte che avrebbero determinato la vita futura, quella individuale e quella collettiva.
Parole accompagnate dalle illustrazioni di Sandro Natalini che, attraverso le figure, scandisce un tempo cronologico e un tempo emotivo, un tempo del pensiero e un tempo dell'azione.
La staffetta Gabriella, il nome di battaglia che avrebbe accompagnato la vita di Tina Anselmi negli anni della guerra di Liberazione, ricorda insegnanti e amici che la aiutarono a decidere da che parte stare.
"E io sono diventata Gabriella (…) E contro la violenza ho deciso che voglio provare a costruire un mondo diverso, un mondo nuovo. Ci vuole democrazia, quella vera: dove tutti contano in base ai loro bisogni e agiscono secondo i loro doveri. Tra l'autunno 1944 e la primavera 1945 l'ho capito bene. L'ho capito con la testa, con il cuore, con la pelle...”
Il libro Una partigiana di nome Tina è in catalogo per Coccole Books.
Aggiungiamo, ricordando il tempo dedicato da Tina Anselmi alle battaglie per il riconoscimento dei diritti alle donne, il libro Nina e i diritti delle donne, edizioni Sinnos, libro che ci riporta un'altra importante figura femminile: Nilde Iotti, stesso percorso di lotta, seduta in parlamento nello schieramento opposto a quello di Tina.
Silvana Sola

venerdì 30 gennaio 2015

Libertà in attesa del nome del nuovo Presidente della Repubblica Italiana



Sono giorni cruciali per il nostro paese. 
Sono i giorni che porteranno all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
La Repubblica Italiana nata in seguito al referendum del 2 giugno 1946, la Repubblica che volle un’Assemblea Costituente per dare voce al cambiamento, la Repubblica che nel gennaio del 1948 dichiarò in vigore la Costituzione.
Nella nostra ricerca sulla Resistenza la Repubblica si intreccia con gli alti ideali di chi ha combattuto per uno stato democratico, si intreccia sovente con il termine Libertà.
E è titolato Libertà il libro pubblicato in Italia dall’editore Gallucci, un libro che mette in pagina la poesia di Paul Éluard, nella versione firmata da Franco Fortini.
Un bellissimo testo, scritto dal poeta francese nel 1942 e diffuso attraverso i canali della clandestinità, che si snoda tra le pagine a fisarmonica, elegante esercizio estetico che esalta l’etica dei contenuti. 
Un libro che saluta il lettore con una foto del 6 maggio 1945, una foto che vede sfilare, nella Milano liberata, figure che hanno determinato la storia democratica del nostro paese, nomi noti e facce sconosciute, gli uni accanto agli altri, fieri di camminare in un paese libero.
L’invito alla lettura e alla rilettura della poesia :
“ Su quaderni di scolaro
  Su i miei banchi e gli alberi
  Su la sabbia su la neve
  Scrivo il tuo nome...”
Silvana Sola


Immagine tratta da Libertà, Paul Éluard, Gallucci 2013

lunedì 26 gennaio 2015

Narrare la storia: atto necessario



Per alcuni anni mi sono divisa tra Bologna e Roma e a Roma abitavo nel Ghetto.
Avevo scelto quel luogo perché mi permetteva di arrivare a piedi alla libreria per ragazzi che avevamo aperto in Piazza Santi Apostoli e perché mi piaceva la vita che percepivo girando per le strade, andando a prendere il pane e la carne secca, a mangiare al Portico d’Ottavia. Un vita che si contrapponeva alle tante pagine lette che mi riportavano al tragico 16 ottobre 1943, alle storie drammatiche di vite recise e ai pochi racconti di chi, nell’oggi, ha potuto testimoniare quei terribili fatti. Ho appena letto il libro Portico d’Ottavia, scritto da Anna Foa, storica bravissima , uscito per i tipi di Laterza nella collana “Celacanto” e sono tornata nelle strade del ghetto accompagnata dalla sua voce narrante. Una voce colta, capace di dire, di ricreare atmosfere, di inventare occasioni per l’esercizio di una memoria necessaria per affrontare il presente.
E’ una memoria visiva che racconta i luoghi, le persone e il loro agire, le relazioni, è una memoria che chiama per nome i protagonisti, una memoria che parla di quelli che hanno agito in silenzio, invisibili aiutanti magici in un clima di terrore, è una memoria che crea emozioni.
E’ il giusto modo di portare ai ragazzi, e agli adulti, la Storia, una storia che esce dai documenti ed entra nelle pieghe dei ricordi. Una narrazione in cui le parole incontrano le figure, figure che aprono nuove brecce capaci di condurre il lettore in altri luoghi, figure che invitano ad avvicinare l’occhio ad una finestra, ad alzare lo sguardo, figure che fanno sentire il rumore degli stivaloni e l’aria smossa dai passi veloci di chi tenta la fuga. Illustrazioni firmate da Matteo Berton, giovane matita pisana che dal comics si è spostata verso altri linguaggi visivi, illustrazioni, graphic design, video.


“Dopo la liberazione, poi, nel dopoguerra la vita rifiorì. Le case si riempirono di voci, le donne ricominciarono a lavorare sui ballatoi, a stendere i panni, ad appendere la carne ad essiccare. Ora, aaccanto alle canzoni antiche, si sentivano anche quelle nuove dalle radio. Con la primavera fiorirono i vasi dei davanzali. I bambini tornarono a schiamazzare nel cortile. Le bimbe di nuovo lanciavano il sasso e sulle gambe sottili ed elastiche giocavano a campana. Altre saltavano la corda. Adesso c’erano anche giochi nuovi: io ormai ero grande e li guardavo solamente, ma con i fucili di legno, i piccoli giocavano a nazisti e partigiani…”
Silvana Sola

venerdì 16 gennaio 2015

Qui Radio Londra, il pollo è cotto!



Procede il nostro progetto dedicato alla Resistenza. Procede la ricerca dei libri, delle figure, la lettura di articoli, il confronto su bibliografie che si allungano e si accorciano dopo riflessioni condivise.
Il tutto vedrà la luce ad aprile: un’antologia, un libro di testimonianze, di racconti nati per l’occasione, di nuove illustrazioni, di brani scelti in una letteratura che non si pone i confini della letteratura per ragazzi, ma che ha come obiettivo quelli di proporre ai ragazzi, agli insegnanti, ai genitori, agli adulti che con loro dialogano, occasioni di lettura e di visione di alta qualità. E poi una piccola mostra di parole e di figure che partirà da Biella, città medaglia d’oro al valore militare.
Oggi il libro che mettiamo sul nostro scaffale ideale è Fulmine un cane coraggioso. La Resistenza raccontata ai bambini, titolo firmato da Anna e Michele Sarfatti, illustrato da Giulia Orecchia, in catalogo per Mondadori, nella collana "I sassolini a colori".
Un libro volutamente semplice, che usa la rima per scandire un ritmo che ci riporta a ballate e canzoni partigiane, semplice per far giungere ai bambini un messaggio di libertà, di vita e di morte, semplice nell’accezione alta del termine.
Corredato di contributi di documentazione storica Fulmine un cane coraggioso affida ad un cane il compito di diventare narratore degli eventi che portarono alla data del 25 aprile, data che dichiara che la Liberazione da fascismo e occupazione tedesca.

“ Il pollo è cotto!- fa una voce stuzzicante
  Io mi emoziono, da tanto non lo assaggio!
   E’ Radio Londra- mi spiega lui eccitato
- che trasmette messaggi ai partigiani.
Questo vuol dire che il Comando alleato
con l’aereo farà un lancio qui, domani-
Lanciano polli? E cotti addirittura?
Se i miei amici potessero sentire!...”

Silvana Sola

lunedì 24 novembre 2014

L'Emilia che non vota



Sono andata a presentare A scuola con i libri al mio paese natale, Pieve di Cento, ultimo territorio prima del fiume Reno che separa la provincia di Bologna da quella di Ferrara.
Eugenio Ramponi, in gioventù sindaco della comunità, figlio del sindaco storico, amatissimo  e votatissimo, ha fatto una lettura del mio racconto che mi ha davvero sorpreso, disegnando una mappa della comunità, con al centro il Comune, la Chiesa, la Biblioteca, la Scuola, che ritiene di aver desunto dalle mie parole. Alla fine della presentazione mi ha donato un vecchio libro della biblioteca, Il piccolo galateo di Ermanno Libenzi, pubblicato da Mursia nel 1960, giunto alla quinta edizione nel 1970. L'ho sfogliato ieri, mentre arrivavano le notizie dell'astensione. 


Ho seguito con molto interesse le vicende della regione dalle dimissioni di Errani, alla candidatura di Roberto Balzani. Stamattina, con questo libro fra le mani, penso che quel senso di comunità di cui mi sento figlia sia definitivamente morto. Tutto cambia e c'è ne faremo una ragione. Quello che non cambia è il pensiero distorto di chi pensa che vincere sia la sola cosa che importa. Anche se i cittadini non sono con te, a fare qualcosa di buono per la comunità.
Di Ermanno Libenzi, oltre a questo delizioso galateo scherzoso e fine, cercherò Ragazzi della Resistenza, per prepararmi spiritualmente al Settantesimo e per non perdere l'abitudine a resistere.

Grazia Gotti