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giovedì 5 novembre 2015

E' così che tu vuoi il mondo?


E' sugli scaffali, numero 28 della collana “leggimi”, un racconto lungo firmato da David Almond.
Il grande scrittore inglese, vincitore nel 2010 del premio Hans Christian Andersen, il Nobel della letteratura per ragazzi, in Klaus e i Ragazzacci, libro uscito per i tipi di Sinnos, racconta la storia di una banda di ragazzi, una banda simile alle tante che nascono nelle scuole, nei quartieri.
I Ragazzacci spadroneggiano, spaventano, ma sono anche guardati con ammirazione. Nelle pagine c'è la passione per il calcio, ci sono le bravate che rischiano di diventare qualcosa di più grave, c'è l'assenza del rispetto di quelli considerati “non all'altezza”. Poi qualcosa cambia: un ragazzo nuovo, arrivato dalla Germania, veloce nell'apprendere una nuova lingua, veloce e straordinario sul campo da calcio.
E nuova è l'amicizia che si crea, nuova la scoperta di valori da spendere, giorno dopo giorno, per aiutare a costruire un mondo nel quale è più facile vivere con serenità.
Le parole di Almond sono accompagnate dalle illustrazioni di Marianna Coppo, giovane matita italiana che ha frequentato l'Accademia Drosselmeier.
Siamo molto felici di averla avuta con noi nella nostra piccola comunità di appassionati, studiosi, ricercatori, scrittori, illustratori, librai, lettori...

Silvana Sola

mercoledì 21 ottobre 2015

Il Sasso ha schiacciato la Forbice


Il titolo ci porta verso la morra cinese, ma tra le pagine troviamo l’Argentina degli anni ’70.
Carta Forbice Sasso racconta di Alma, delle sue vacanze felici su un’isola del delta del Paraná. 
Racconta dell’incontro con Carmen e Marito, amici inseparabili per molto tempo, della loro vita “selvaggia”, delle piccole cose che colorano l’esistenza, delle scoperte condivise, dei segreti, dei primi turbamenti, dell’amore, dei libri.
Ma le vacanze finiscono e inizia il tempo della città, una città meravigliosa violata da una dittatura, una città che scopre la paura, il timore, la violenza nascosta, le sparizioni.
Alma cresce a Buenos Aires in una famiglia che non vuole vedere, che si comporta come se nulla fosse successo, che propone alla ragazza una vita fatta di una normalità falsa e malata.
Ma ci sono i sentimenti, ci sono gli incontri, amorosi e dolorosi, con i compagni di una vita, c’è il desiderio di capire.
Un romanzo denso, avvolgente, che dichiara l’importanza della memoria e il diritto alla verità.
Inés Garland con questo libro, pubblicato ora in Italia da Feltrinelli, vinse, nel 2009, un importante premio in Argentina e, successivamente, il Deutscher Jugendliteraturpreis, il grande riconoscimento che la Germania assegna  alla letteratura per ragazzi di qualità.

Silvana Sola

martedì 20 ottobre 2015

Scomparso


Quattro titoli inaugurano la nuova collana per adolescenti in casa Electa. Cominciamo da Scomparso di Ferdinando Albertazzi, poi, prossimamente, leggeremo anche gli altri. 
Impossibile raccontare la trama, possiamo invece dire quanto sia bravo Albertazzi nella costruzione. I personaggi, anche quelli che entrano in scena per poco più di una comparsata, hanno il sapore dei caratteristi del cinema classico. Il commissario Zanella risuona di tante figure letterarie. Poi ci sono i due protagonisti, Diego e Bobo, due adolescenti. L' adolescenza  è la protagonista del racconto. L'autore la guarda con vicinanza umana, con comprensione.
Tutti sappiamo che il diventare grandi è un lavoro difficile. 
Bobo, pochi giorni prima di scomparire, aveva detto a Diego: "Viviamo sovraesposti, come le fotografie scattate in controluce, che nascondono il soggetto...".  La soggettività, l'identità, sono i temi che sostengono tutta la narrazione. La ricerca di un'esistenza naturale, vicina alle nostre inclinazioni e passioni (Bobo ama il cinema mentre a Diego bastano i telefilm guardati in TV o al computer), è la strada che i giovani possono percorrere se non si allontanano da sé, se non si perdono. Perdersi vuol dire far vincere l'abitudine, può voler dire accostarsi alla droga, può significare cercare una ragazza prima di cercare se stessi. C'è chi scompare e non da più notizie di sé, c'è chi non torna da una gita scolastica, penso alle cronache e mi viene da piangere mentre scrivo. Accanto agli adolescenti ci sono i genitori, per Albertazzi figure inadeguate, e gli insegnanti, alcuni dei quali possono incarnare la possibilità di relazione. L'autore recupera la figura degli anziani, dei professori più anziani e dei nonni fra le figure parentali.
È come se volesse dirci che gli adulti di oggi non sono all'altezza. Forse è sempre stato cosí, mi dico cercando consolazione per il senso di inadeguatezza che ha lasciato in me l' esperienza materna di fronte all'adolescenza del mio amatissimo Bernardo. Un romanzo che dovrebbero leggere i genitori, e che sicuramente i ragazzi apprezzeranno.

Grazia Gotti

lunedì 19 ottobre 2015

George e Melissa, in bilico su
La tela di Carlotta


Sto leggendo libri che intrecciano le bibliografie stilate per il progetto di formazione sulla lettura titolato Nei panni degli altri, rivolto agli insegnanti di ogni ordine e grado, promosso dal Cepell, al percorso bibliografico teso ad arricchire la Biblioteca della Legalità, con libri arrivati da poco sugli scaffali della libreria. L'elenco dei libri diventa sempre più lungo, la scelta di quale ordine dare alla lettura, o rilettura, difficile.
Da una pila meno stabile delle altre ho tolto un titolo dato alle stampe nel settembre scorso, per l'edizione italiana, da Mondadori. Il libro è George, di Alex Gino.
Opera prima che ha visto una lunga gestazione prima di vedere la luce. Dodici anni di tempo per scegliere le parole adatte, per trovare il modo giusto di raccontare la storia di George. Una storia che chiama in causa termini come differenza, maschile, femminile, diversità, identità, transessualità.
Il libro attesta da subito la presenza di una bambina là dove si legge di un ragazzino di nome George, racconta di una lei anche se il fuori, la famiglia, la scuola, la società, dichiarano l'esistenza di un lui.
Alex Gino ha scritto un libro delicato, un libro in cui la storia personale e quella del romanzo si incontrano per dare voce alla volontà di rompere il silenzio, per permettere alla bambina nascosta di superare la paura e di rendersi visibile. Prima timidamente, fuori dagli sguardi conosciuti. Poi...
Un libro importante, commovente, un romanzo tradotto, con grande sensibilità letteraria, da Matteo Colombo, che firma anche la bella postfazione.

Silvana sola

mercoledì 15 luglio 2015

Jordan Sonnenblick



Ho fatto un esperimento: ho fatto leggere a mia madre, grande lettrice di 85 anni, alcuni libri nei quindici giorni che abbiamo trascorso insieme al mare. L'ultimo della Vargas, autrice che a lei piace molto, Zia Mame, rimasto sugli scaffali in Maremma, il piccolo libro di Bajani costruito come un alfabeto, e un romanzo per ragazzi di quelli impilati da leggere per lavoro.
Quello della Vargas lo ha presto abbandonato, con l'adelphiano Zia Mame l'ho sentita ridere, Bajani lo ha trovato interessante e il romanzo per ragazzi dell'americano Jordan Sonnenblick l'ha fatta piangere tanto. Ha poi letto i piccoli libri dei collaterali dei quotidiani, pregandomi di conservare quelli in uscita come scorta estiva. Nei giorni trascorsi insieme abbiamo molto parlato di pagine scritte, rievocando romanzi e racconti, ma spesso si ritornava a Sonnenblick, di cui Giunti aveva già pubblicato L'arte di sparare balle che non avevo letto, e che ora ho appena finito. Il romanzo che ha fatto piangere mia madre era il libro di esordio e fa riferimento ad una esperienza, come racconta l'autore nel suo blog. La malattia è la protagonista della storia, come in tanti libri di grande successo delle ultime stagioni letterarie. Per un americano la malattia si porta dietro anche la difficoltà economica, e il romanzo è anteriore all'azione politica del Presidente Obama che si è battuto per la sanità pubblica.
A questo romanzo ha fatto seguito Zen and the Art of Faking it, nel 2007, uscito da noi qualche anno più tardi, con il titolo L'arte di sparare balle, rinunciando a trasmettere sin dal titolo il forte riferimento alla filosofia orientale contenuta nel romanzo. Avevo scelto di leggere in questi giorni questo autore, vincitore del Bancarellino nel 2014, per conoscere il gusto dei tantissimi ragazzi che l'anno scorso hanno votato (un plebiscito) per I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita.
È bello ritrovarsi in accordo con loro e con mia madre, grande lettrice. Questo autore non è famoso, ma se le prof di scuola media fossero lettrici e sapessero aiutare i ragazzi a diventare lettori, Sonnenblick diventerebbe famosissimo nel giro di poco tempo, senza l'aiuto di un film o di una serie televisiva.

Grazia Gotti


lunedì 13 luglio 2015

A proposito di Venezia



Ci siamo dimenticate di Zazie News questa mattina! Recuperiamo al volo per i nostri affezionatissimi lettori suggerendo la  recensione di Serena Gaudino ad un classico contemporaneo, Extraterrestre alla pari, di Bianca Pitzorno, pubblicata in Il primo amore.
La redazione




martedì 7 luglio 2015

Una storia russa



È stata una piacevole sorpresa trovare nei tascabili ragazzi di Giunti editore un romanzo russo contemporaneo al prezzo di sei euro meno dieci centesimi.
Scritto a quattro mani, il racconto si sviluppa in montaggio alternanto, in parte ambientanto nel 1980 e in parte nel 2018. Quanti cambiamenti! Politicili, sociali, tecnologici. Cosa resta costante? Al lettore la sorpresa. Mi incuriosiscono i due autori. Chiederò ad amici che conoscono la lingua russa.
Mi diverte scoprire che Andrej Zhvalevskij, nato in Bielorussia nel 1967, ha firmato un libro dal titolo Porry Hatter e il filosofo di pietra, parodia del celebre romanzo inglese.
Lo ha fatto nel 2002, insieme a Igor Mytko, a noi sconosciuto.
Tutto può cambiare  è popolato di riferimenti letterari, da La macchina del tempo, a I tre Moschettieri. Si leggevano nel 1980, insieme a tanta letteratura "eroica".
Nel 2018 si legge meno, dicono gli autori, anche se si traducono molte opere straniere.
In questi giorni molti giornali hanno riportato la notizia del calo delle librerie in Russia.
Non ricordo i numeri a memoria ma ricordo l'impressione che ne ho ricevuto; un calo clamoroso. Da tempo cerco di informarmi sull'andamento dell'editoria russa per ragazzi. È molto difficile avere notizie. Su Zazie abbiamo recensito un romanzo russo che Beatrice Masini volle in Rizzoli. Beatrice è tradotta in russo, pubblicata dalla casa editrice Samokat, che gli Americani hanno premiato per il coraggio di aver affrontato tematiche omosessuali. Sono davvero molto contenta per il bel lavoro che la casa editrice di Firenze sta facendo: fra letterature mondiali e recuperi, buoni libri a prezzi contenuti. Una efficace strategia di promozione della lettura.

Grazia Gotti

venerdì 12 giugno 2015

Prima domanda: Dove vanno le anatre d’inverno? Seconda domanda: Ci sono ancora le anatre a Central Park?


Diversi anni fa ci interrogammo sulla lettura per adolescenti e decidemmo di titolare la riflessione e la bibliografia che ne seguiva Dove vanno le anatre d’inverno? prendendo in prestito la domanda che, nel grande romanzo di Salinger, il giovane Holden si fa, mentre attraversa Central Park.
Tra i libri suggeriti mettemmo capolavori letterari raccolti in collane come “Gaia”, “Ex libris”, “Frontiere”, “I Delfini, Supertrend”.
Romanzi straordinari, alcuni spariti nel meccanismo editoriale che porta all’oblio, altri fortunatamente destinati a nuova vita in altra veste, con altra traduzione e titolo.
Nella pubblicazione Antonio Faeti ricordava che gli adolescenti “abitano un tempo che a noi adulti appare indecifrabile, perché accumula pause immense, stentoree frenesie, dilatazioni e restringimenti”, un tempo altro al quale noi, gli adulti, possiamo rispondere con proposte letterarie di altissima qualità.
Ed è pensando ai punti di riferimento alti che voglio condividere una lettura che non nasce per coloro che chiamiamo giovani adulti, ma che alcuni di loro sicuramente leggerebbero con piacere, con passione, forse anche voracemente, o meglio con il giusto tempo della lettura.
Il libro mi è arrivato in regalo da Silvana Amato che ha firmato il bel progetto grafico del volume: un libro, con una veste grafica elegante, un romanzo potente, doloroso, vitale, capace di parlare di nascita, morte e rinascita, di analfabetismo sofferto e di riscatto attraverso la prosa ricercata di Miguel Bonnefoy, giovane autore parigino, con madre venezuelana e padre cileno.
L’opera prima dello scrittore ventinovenne è un omaggio al Sudamerica, un omaggio che si esprime nella geografia dei luoghi raccontati e nel riferimento ad una forma narrativa che chiama in causa il realismo magico dei grandi maestri.
Il meraviglioso viaggio di Octavio è in catalogo per 66nhand2nd.
Per la copertina è stata scelta una bella illustrazione del tedesco Martin Haake.
Silvana Sola

Vi ricordiamo che questo fine settimana avrà luogo il Festival Mare di libri a Rimini. 

giovedì 11 giugno 2015

Ancora Giovani Lettori


In attesa del Festival di Rimini ritorniamo sul tema sollecitati dalle pagine di ieri del quotidiano La Repubblica dedicate alla Letteratura Young Adult. Si sostiene che gli adolescenti siano lettori forti e che l'editoria sia stata salvata proprio dai romanzi scritti per loro. Pare che anche i genitori (quelli che leggono) siano incuriositi dalla letteratura che i figlioli leggono con avidità. Ci si chiede se questo non significhi perdita di "Adultità". Io l'ho pensato in alcuni casi, ad esempio nel caso di Harry Potter, ma anche Nel cane ucciso a mezzanotte, in Inghilterra uscito come libro per ragazzi, qui pubblicato da Einaudi adulti. Sempre nell'articolo citato, Alice Bigli, della libreria per ragazzi di Rimini, auspica che il mondo della scuola si apra al contemporaneo.
A questo proposito penso che la scuola italiana lo abbia fatto con Ammaniti, Grossman, Pennac, solo per citare alcuni autori molto letti, o, meglio, molto prescritti.
Certo se le prof e i prof prendessero a frequentare anche i grandi autori per ragazzi, forse avremmo qualche lettore in più. Ma, a mio avviso, ora dovrebbe succedere un miracolo: che la scuola elementare si rimettesse al lavoro per formare dei lettori forti, per allargare la base dei lettori forti, quelli che si muovono su più piste, che passano da un genere all'altro, quelli che quando scoprono un autore nelle loro corde poi lo leggono tutto. Quelli che vanno nelle librerie a curiosare, accompagnati dai genitori (sempre lettori) e fanno  provviste per le vacanze.
È il lettore giovanissimo, quello che contrae il morbo prima possibile, che rimane lettore. In mezzo ci passano gli occasionali, quelli che hanno letto solo Stilton, più per imitazione e conformismo che per una genuina passione. Il lettore ostinato, come lo definiva Antonio Faeti, in un lontano saggio, si muove spinto dalla curiosità, dal desiderio, dall'individualismo e dall'anarchia. Certo incontra anche i lettori di un bestseller o un fenomeno, ma poi continua tutti i giorni, per tutta la vita, a cercare i libri di cui sente il bisogno.
Ho letto Lettori si cresce con la copertina di Lorenzo Mattotti. L'ho letto tutto di un fiato, appena uscito. Non ho sottolineato niente, nemmeno fatto orecchie per ritrovare le pagine. Non ricordo quasi nulla, o ero molto stanca, o non era il libro per me.
Proverò a ragionarci ancora nei prossimi giorni, dopo il Festival Un mare di libri.
Penserò anche al Papa lettore de La Schiappa. Del protagonista del libro famoso ricordo che va in chiesa alla domenica.

Grazia Gotti

martedì 9 giugno 2015

I giovani lettori



Sulla stampa nazionale nel weekend appena passato sono stati protagonisti i libri per i giovani lettori, grazie al festival riminese promosso dalla libreria per ragazzi dedicata a Mary Poppins. L'ho vista nascere questa libreria, ho visto Alice e Elena, compagne di corso all'Accademia Drosselmeier. Alice era una appassionata lettrice e si avvertiva in lei uno spirito intraprendente. Dalla libreria al festival non è passato molto tempo, così è stato per le ragazze di Cagliari. Ora è fuori di dubbio che le librerie per ragazzi sono centri propulsori di cultura che offrono ai giovani un esempio assai positivo, tanto che, anche nelle parole dei ragazzi che la stampa ha riportato, il desiderio di diventare librai è dichiarato.
Se gli editori fossero attenti investirebbero su queste nuove figure e potrebbero concedere aperture di credito anche senza fideiussione.
Dopo aver letto con piacere tanti articoli dedicati al festival, leggo il romanzo di un autore inglese che incontrerà i ragazzi. Il libro mi sorprende, non conosco questo scrittore di cui Piemme ha pubblicato un precedente lavoro.
Con questo libro Kevin Brooks ha ricevuto il premio letterario più importante in Inghilterra, e ha suscitato anche molte polemiche. Sarebbe interessante discutere con l'autore a partire proprio dalle polemiche. Non ho dubbi che i giovani lettori romagnoli sapranno scambiare con lui punti di vista ed emozioni. Penso che ci siano libri che richiamano lettori intelligenti e io non ho mai avuto dubbi sul l'intelligenza dei ragazzi. A volte ho dubbi sul l'intelligenza degli scrittori e degli editori.
Poi anche i ragazzi leggono quel che va di moda.
Alcuni ragazzi di Rimini sottolineano che Colpa delle stelle lo hanno letto diversi anni fa, prima che diventasse famoso. E sanno che era merito di Beatrice Masini, che con loro ha dialogato, mentre senza clamori sosteneva questo festival che ha molte cose da insegnare. Kevin Brooks ha molte cose da dirci. Io ho segnato le domande, la prima riguarda la serie disegnata dal padre del protagonista.

Grazia Gotti

lunedì 11 maggio 2015

Omissione di soccorso o Reato di fuga?


Della Passarelli mi aveva parlato appassionatamente di questo libro durante un campo Ibby Italia a Lampedusa. Ne aveva parlato anche ai ragazzi incontrati sull’isola come dichiara nel volume.
La storia era piaciuta ai ragazzi come era piaciuta a me. Oggi il romanzo scritto da Christophe Léon è sugli scaffali per merito delle edizioni Sinnos, con il bellissimo titolo Reato di fuga. Per l’edizione francese era Délit de fuite, omissione di soccorso.
Il titolo è una scelta difficile per un editore, il titolo, assieme alla copertina, è “l’abito” con cui il libro si presenta al potenziale lettore. Titolo e copertina dichiarano il progetto che sta alle base del prodotto editoriale. Altro elemento determinante per un libro tradotto è la lingua italiana usata, è il ritmo della storia che che le parole sono in grado di mantenere.
Federico Appel per me è scrittore, illustratore, editor. Non lo avevo annoverato nella lista dei traduttori.
Ora lo scopro traduttore capace di coinvolgere il lettore in un plot narrativo complesso, in una storia che dibatte temi come legalità e illegalità, sentimento e azioni, viltà e coraggio.
Una storia di scelte, di rapporti tra un ragazzo e il proprio padre, di delusioni, di necessità di vivere relazioni vere, di assumersi le responsabilità del proprio agire, qualunque cosa ciò possa comportare.
Federico Appel incontrerà, da traduttore, i ragazzi del liceo Galvani di Bologna per parlare di questo libro, per confrontarsi con loro, coinvolti, nella loro scuola, in un progetto sperimentale di traduzione.
Questo succederà il 5 giugno all'interno del programma Nove giorni in una soffitta, la settimana dedicata all’editoria francese promossa da Giannino Stoppani Cooperativa Culturale e Libreria per Ragazzi, Accademia Drosselmeier con la collaborazione di Alliançe Francaise di Bologna, SalaBorsa Ragazzi, Biancoenero, Camelozampa, Sinnos, Vitamina

Bruno Munari nel saggio Arte come mestiere, Laterza, ci ricorda che un buon libro può aiutare gli adulti di domani ad “un buon comportamento sociale, non nel senso dell’obbedienza cieca e assoluta dei superiori e del timore delle autorità anche se fasulle, bensì al rispetto della propria personalità e di quella degli altri (...) alla possibilità di prendere delle decisioni...”.
Il libro entra a pieno titolo nella nuova selezione dei libri della Biblioteca della Legalità che da Isola del Piano e dalle Marche auspichiamo possa diventare esempio di buona pratica su tutto il territorio nazionale.

Silvana Sola

lunedì 27 aprile 2015

A cobra fumou! Una storia montanara per i soldati brasiliani



In una delle mie prime esperienze lavorative ho insegnato materie letterarie ai corsi serali, scegliendo come destinazione Montese. E agli adulti, molti più grandi di me, raccontavo la storia dell’Italia democratica, una storia, sui luoghi di quella che fu la Linea Gotica, scatenando, spesso, dibattiti accesi. In quel tratto di Appennino, il fronte era molto affollato e l’attività bellica particolarmente cruenta: c’erano i tedeschi, i fascisti, i partigiani (brigate, divisioni…), gli eserciti alleati e infine, tra le file di coloro che soccorsero un’Italia che aveva cambiato alleanze, c’era quello strano battaglione venuto da lontano che parlava una lingua difficile da capire, una lingua che produceva parole morbide, una lingua che mal si coniugava con la terra spaccata dal gelo, con la pioggia che gonfiava le ossa e minava i polmoni.

Erano gli uomini della Força Expedicionária Brasileira mandati in guerra a difendere il diritto alla libertà per volontà di un presidente innamorato del potere e fortemente digiuno, con il proprio popolo, di nozioni di democrazia. Uomini in armi destinati a raggiungere il Sud dell’Europa, mal equipaggiati e spediti, in mezzo alle montagne dell’Appennino tosco-emiliano, nel bel mezzo di un inverno gelido. Dovevano combattere battaglie montanare a venti gradi sotto zero con scarpe che si scioglievano e pleuriti che falcidiavano i più sfortunati. Le avversità, però, non scoraggiarono gli audaci arrivati dal Sud America che mostravano fieri lo stemma della FEB, un’icona da fumetto con un cobra che fuma la pipa, e combattevano con coraggio. Un coraggio che lasciò il segno. E a quegli uomini che sognavano di mangiare fagioli neri e manioca a cui i montanari modenesi offrivano la dolcezza della pasta della castagna e, quando c’erano, le uova, oggi a Montese è dedicata una piazza, una strada, due monumenti, una sezione del museo di storia locale. Un pezzo di storia difficile da trovare nei libri, una storia alla quale non venne dato il giusto risalto della cronaca, una storia da ricomporre con frammenti sparsi, una storia di uomini che non ambivano a diventare eroi, ma che conoscevano l’onore, la dignità, il rispetto, la solidarietà. Soldati che hanno incontrato l’amore, scritto canzoni struggenti (Mia Gioconda), lasciato spose di guerra, mentre facevano i conti con una geografia che li obbligava a cambiare piani, tattiche, che li vedeva procedere accanto a partigiani esperti di quelle zone non tracciate dalle mappe, combattere fianco a fianco a quegli uomini senza divisa, disposti a dividere con loro il pericolo, nei silenzi obbligati della macchia. Uomini che sono rimasti nella memoria collettiva di un paese: tra i tanti anche un giovane ventiquattrenne che rispondeva al nome di Celso Furtado, ottima conoscenza dell’inglese, in guerra con il ruolo di interprete diventato poi uno dei grandi economisti del mondo, candidato al Nobel.
In questi giorni è uscito nelle sale italiane Road 47, un film firmato da regista brasiliano Vicente Ferraz, che mette in luce la storia dei soldati brasiliani, raccontando le gesta di un gruppo di genieri nell'inverno del 1944.

Silvana Sola


mercoledì 18 febbraio 2015

In mezzo al mar


Lampedusa è in mezzo al mare, un mare affollato di donne, bambini, uomini. Un mare affollato anche di cadaveri, dei resti di quelli che, chi pattuglia quel mare, purtroppo, non è riuscito a salvare.
A Lampedusa, in due piccole stanze, nel centro del paese, una insegnante, alcuni cittadini e residenti temporanei, ma soprattutto i ragazzi dei liceo, fanno vivere, due volte alla settimana, quel luogo, in attesa di una vera biblioteca ragazzi che aspetta di diventare realtà.
Si occupano del prestito, organizzano letture, accolgono, raccontano.
Ibby Italia, dal continente, tiene le fila dell'iniziativa, si muove per far arrivare nuovi libri frutto delle richieste di non lettori diventati lettori, si muove per rendere concreto e tangibile il progetto biblioteca, un progetto di cui Ibby Italia si è fatto garante davanti alla comunità internazionale di coloro che si occupano di promozione del libro e della lettura.
A loro dedichiamo il libro firmato da Massimo Carlotto e illustrato da Alessandro Sanna, La via del pepe, in catalogo per e/o. "Finta fiaba africana per europei benpensanti" recita il sottotitolo.
E' una storia di vita e invenzione, è una storia di morte e di sopravvivenza.
E' una storia dentro alla letteratura che evoca la cronaca e lo fa trovando le giuste parole per dirlo:
"I pescatori di Lampedusa sono brava gente. Pescano pesci e profughi. Vivi o morti.
Quella volta era vivo. Amal venne soccorso, lo rifocillarono, ma quando raccontò la sua storia lo credettero pazzo…".
Per fortuna da un'altra parte del mondo alla sua storia credettero tutti e per Amal si aprì la possibilità di una nuova vita praticando l'arte del foggara. Lui al posto del nonno che non c'era più, perché la storia continui.
Silvana Sola, presidente di Ibby Italia

martedì 10 febbraio 2015

La fine del cerchio



Venti di guerra soffiano nella nostra Europa e nel mondo, nonostante l’anniversario della Grande Guerra quest’anno e il Giorno della Memoria appena passato, ci rammentino quanto, qualsiasi forma di totalitarismo e qualsiasi conflitto armato, siano dolorosi, portatori di morte e disperazione. 
E’ soprattutto in momenti come questo che la lettura di alcuni libri, anche di generi narrativi diversi, ci aiutano a  riflettere e sembrano volerci mettere in guardia.
Beatrice Masini nel 2010 scrive lo splendido romanzo Bambini nel Bosco, affrontando un genere nuovo. Siamo infatti in un futuro non lontano, in un mondo parallelo a quello della Terra, divenuta inospitale a seguito dell’esplosione di una bomba, quel genere di bomba che mette fine a tutte le cose.
In questo luogo i bambini sopravvissuti vengono privati della loro breve memoria: non hanno più storie, non hanno più parole e quindi pensieri; sono ridotti, dagli adulti che li manovrano, a condizione di animali in branco.
Oggi con La fine del Cerchio, uscito per Fanucci Editore, l’autrice nella sua lingua poetica e intensa, ci conduce fuori dalla distopia e torna a delineare un mondo possibile. 
La Terra è sporca, è ferita ma può essere nuovamente abitata e la vita può ricominciare. A gruppi i bambini vengono portati in alcuni luoghi del pianeta accompagnati da un Anziano che li guiderà solo  per un breve periodo.
Sono bambini vuoti, privi di affetti e di pensieri ma sono svegli e voraci e devono essere nuovamente nutriti, non di cibo, ma di fiducia, di idee e di bellezza. 
Non a caso i luoghi prescelti per reinventare il futuro non sono metropoli rase al suolo o il cemento delle aree industriali ma il mare, la natura selvaggia del Continente Nero, antiche ville affrescate. La bellezza, sotto forma di arte, musica, pittura, scultura, letteratura, è una benedizione che riempie il vuoto e promuove ottimismo, coraggio, rinnovamento.
I bambini, imbevuti di tanta meraviglia, sono in grado, lentamente, di recuperare la loro dimensione sociale, non sono più branco, ma Persone che progettano, che insieme pensano e costruiscono, diventano famiglia.
C’é una riappropriazione della memoria e delle parole: mare, tempo, colori, sale, scuola, bicicletta, casa… e di antiche storie, Pollicino, Hansel e Gretel, Heidi.
“La loro debolezza, quello sguardo opaco dentro gli occhi, era solo mancanza di pensieri”.
I bambini bisogna lasciarli andare, come in quella poesia delle frecce e dei figli, sono loro la sola risorsa e speranza per un mondo più umano. I bambini vedono le cose in un altro modo. Non da più in basso ma da più in alto, da una prospettiva privilegiata. Quella che gli permette di accogliere gli altri nel proprio spazio, attraverso il gioco, la partecipazione, la capacità di risolvere i conflitti.
Sono i figli del mondo e dovremmo imparare ad osservarli meglio.
Elena Ariani
Master Accademia Drosselmeier

mercoledì 22 ottobre 2014

Trevor


Conoscersi e accettarsi realmente per ciò che si è e non per come ci vede qualcun altro (o per come noi stessi vorremmo vederci) è un impegno che dura tutta una vita. Gli scossoni più grandi, probabilmente, li riceviamo durante l’adolescenza, quando neanche abbiamo il tempo di domandarci chi siamo e già c’è qualcuno (un parente, un amico o un conoscente) che sembra saperlo prima e meglio di noi.
Di etichette ne sa qualcosa Trevor, quando tutti coloro che ha intorno cominciano a ripetergli che è gay, negandogli – da un giorno all’altro – confidenza e amicizia. Trevor lo dice chiaramente: che lui sia gay o no, non conta. È sbagliato rendere pubblico l’orientamento sessuale di qualcun altro ed è altrettanto sbagliato pretendere che qualcuno dichiari il proprio orientamento sessuale se non se la sente. Non ci sono, infatti, solo le battutine discriminatorie a scuola, ci sono anche (“i peggiori”, racconta Trevor) quelli della Gay-Straight Alliance che vogliono convincerlo ad ammettere le proprie tendenze omosessuali per sentirsi meglio. 
Trevor ha su se stesso idee molto più chiare di chi gli sta intorno (genitori compresi, coi loro imbarazzati e goffi tentativi di dialogo e vicinanza), ma la sua intelligenza e il suo carattere non lo difendono certamente dal dolore, dalla solitudine e da una vita che all’improvviso sempra aver perso tutta la sua gioia e vitalità; ha solo 13 anni e, in ogni caso, non c’è un’età in cui la solitudine possa non far sentire senza scampo. 
Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei, di James Lecesne, edito da Rizzoli, è arrivato da poco in libreria, ma la sua storia non è recente ed è lo stesso autore, nella Postfazione, a dirci qualcosa in più. Tutto nasce dall’ascolto di un servizio alla radio sui sucidi tra gli adolescenti e dalla notizia che un ragazzo o una ragazza omosessuale aveva tra il triplo e il quadruplo di possibilità in più di tentare il suicidio rispetto a un coetaneo eterosessuale. Dalla cronaca e dal ricordo della sua, personale quanto comune, crisi adolescenziale, nascono le prime righe del diario di un ragazzo di tredici anni, Trevor appunto, che diventa presto parte di uno spettacolo teatrale e, in seguito, un mediometraggio (vincitore di molti premi, tra cui l’Oscar come miglior mediometraggio, diretto da Peggy Rajski, nel 1995 – lo trovate anche su youtube, qui il trailer). Quando i diritti del film vengono venduti alla HBO, viene aggiunto, nei titoli di coda, un numero di telefono per chi si fosse riconosciuto in Trevor e avesse avuto bisogno di aiuto. Nasce così il Trevor Project, ora ampliatosi, grazie all’uso sempre più diffuso della rete, in un portale online con le sue tante possibilità di comunicazione.
Il romanzo, edito nel 2012, ha già, quindi, avuto molte vite e molte ne ha accompagnate in momenti difficili o anche solo di momentaneo sconforto, ma la scrittura di Lecesne non ne risente: è diretta, semplice, chiara e, allo stesso tempo, capace di andare a fondo e commuovere. L’edizione italiana, oltre alla Postafazione dell’autore e alla Introduzione all’edizione americana dello scrittore David Levithan, è accompagnata da una prefazione di Carlo G. Gabardini e da un’appendice con i numeri utili in Italia di Telefono Amico Gay.   
  
Enrica Colavero


martedì 7 ottobre 2014

This One Summer



Avevo letto la graphic novel di Jillian e Mariko Tamaki nell'edizione americana First Second, in una serata durante la Fiera di Bologna, dopo una giornata pesantissima di lavoro. Avevo trovato ristoro nelle pagine vacanziere delle protagoniste. Poi non ci avevo più pensato, fino all'altro ieri, quando ho visto l'edizione italiana scivolare nella borsa di Giampaola Tartarini, responsabile della Libreria Giannino Stoppani. Giampi non è una gran lettrice di fumetti, pertanto il suo giudizio mi interessava molto.
Per evitare quei giudizi affrettati che ci passiamo mentre lavoriamo, tipo, ti è piaciuto? E a volte basta una piega delle labbra o un leggero scuotere del capo, o, al contrario un brillio nello sguardo, ci siamo sedute sul divano di casa e siamo andate a ruota libera. Abbiamo apprezzato entrambe il tono del racconto, la capacità di raccontare l'adolescenza, di usare un topos come la vacanza estiva come scenario dell'avventura interiore. Ci siamo ricordate di libri che ci erano piaciuti, a cominciare da L'estate gigante di Beatrice Masini, Agostino di Moravia, La vacanza, primo romanzo di Dacia Maraini, fino a Gli occhi dell'amaryllis della grandissima Natalie Babbit.
Poi siamo tornate alla discussione sui fumetti, chiamate dal dovere di formulare le terzine per il premio Orbil Baloon, promosso dalla Associazione librerie indipendenti. Il mio voto per i più grandi va certamente all'estate di Rose e Windy, pubblicato da Bao Publishing. Il voto di Giampi ancora non lo conosco, ne aveva altri da leggere prima di decidere. Io mi fermo qui, mi fido molto anche dei colleghi delle librerie della nostra Associazione. Anche altre libraie si fidano, ad esempio quelle che da sole tengono aperte librerie e non sempre ce la fanno a leggere anche i fumetti.
Ma, piano piano, anche i fumetti troveranno spazio sugli scaffali delle nostre librerie, contribuendo così alla promozione della lettura e della cultura.
Grazia Gotti


martedì 17 giugno 2014

Non importa quanto vai piano l'importante è che non ti fermi



Psicologia, Confucio e consigli della nonna, sono le fonti per i biglietti che si trovano in certi biscotti preparati dai cinesi per gli occidentali, biscotti della fortuna, mezzelune croccanti, servite su un piattino. Emma li conserva quando li trova utili. Le parole hanno una forza straordinaria, sanno nominare i sentimenti, i timori, le paure. Altre parole, sotto forma di bugie, sanno nascondere ciò che non sappiamo dire. Parole giuste, recita il titolo di questo romanzo di Silvia Vecchini, che presta la sua voce ad Emma, una adolescente di seconda media posta di fronte ad una vita che non le risparmia la fatica, le preoccupazioni, il disagio.
Il babbo è in dialisi in attesa di trapianto, a scuola è appena stata assegnata a un gruppo di recupero, del quale fa parte una compagna che non porge le sue parole a nessuno. Emma è stata definita distratta, superficiale, pigra. È in realtà dislessica.
Silvia Vecchini sembra conoscere da vicino i problemi dei bambini dislessici, lì tratta con garbo e precisione. Riesce persino a prospettare ottimi rimedi umani e didattici, incarnati dalla bella figura di Alessandra, l'insegnante che si occupa dei bambini bisognosi di recupero.
L'autrice è anche poetessa, il lettore la può leggere nel catalogo di Topipittori, e questo suo stare fra le parole con lievità, a bassa voce, in prossimità delle grate che separano le clarisse dal rumore del mondo, la rendono una voce singolare e unica nella letteratura per ragazzi contemporanea.
Non sono una critica letteraria, ma una comune lettrice, ed ho la fortuna di trascorrere per lavoro gran parte del mio tempo fra le parole dei libri. Ho letto il nuovo libro di Silvia Vecchini domenica scorsa, di pomeriggio, dopo essermi dedicata ad un piccolo testo pubblicato di recente da Adelphi, Un'estate con Montaigne.
È estate e l'idea di trascorrerla in compagnia di Montaigne e di buoni libri per ragazzi mi procura un senso di benessere fisico e mentale. Grazie Silvia, grazie amici di Giunti editore.

Grazia Gotti




mercoledì 28 maggio 2014

La Biblioteca della Legalità a Isola del Piano: prima puntata


Lunedì 26 maggio: parto da Urbino assieme a due studentesse dell’ISIA per raggiungere un luogo lontano, in mezzo alle colline, non indicato sulla carta geografica, protetto da un muro che ora studenti e giovani stanno riempendo di disegni, di segni e di parole. Mi dettano indicazioni precise, ma mi perdo in una strada stretta in cui passano solo trattori. Poi raggiungo la nostra meta: è la Fattoria della Legalità, a Isola del Piano (nella provincia di Pesaro-Urbino), un bene tolto alla mafia e diventato attraverso Libera, e altre associazioni, un presidio di incontro, di scambio, un esempio importante di convivenza civile.
E’ un’occasione, inserita nell'ambito della rassegna Con le parole giuste, per parlare di educazione e responsabilità.
Sono qui in veste di presidente di Ibby Italia coinvolta da Valeria Patregnani che, attraverso il lavoro della Biblioteca Memo di Pesaro, ha intessuto fili e attivato una rete di tanti soggetti diversi mossi da intenti comuni.
Il mio compito è dare voce alla Biblioteca della Legalità, alla selezione di 101 titoli dedicati a bambini e ragazzi, primo tassello di un percorso che coniuga legalità e lettura, narrazione e visione, avventura e senso civico, un percorso che da Isola del Piano si propone di raggiungere altre località, altri ragazzi, altri insegnanti, altri cittadini diventando patrimonio di biblioteche scolastiche e pubbliche.
Accanto a me i rappresentati di Libera locale e nazionale, un sindaco appassionato e sincero, Riccardo Guido, autore per la casa editrice Sinnos di Salvo e le mafie, consulente per la Commissione Antimafia, capace di trovare le giuste parole per raccontare la storia della criminalità organizzata.

Sono importanti le parole in questo contesto, importanti come quelle che escono dalla voce di Elisabetta Morosini in rappresentanza della sezione marchigiana dell’Associazione Nazionale Magistrati, parole parlate che incontrano le parole scritte, quelle di Nando dalla Chiesa per il Manifesto dell’Antimafia pubblicato da Einaudi, parole che dichiarano sensibilità, impegno e presenza.
L’edificio “brutto”, oggetto della confisca, riprende vita con le parole e con le azioni del volontariato, con i campi di Libera, che vedranno alternarsi bambini, ragazzi, adulti, con gli incontri e le feste.
Attorno c’è il verde della collina marchigiana, un verde che allena lo sguardo alle grandi distanze, un verde nel quale i volontari avevano piantati gli ulivi, che qualcuno nottetempo ha rubato, ma che verranno ripiantati, custoditi, preservati e, se sarà necessario, piantati di nuovo.
Attorno il muro, quello sul quale i ragazzi, con i loro murales, hanno ricordato Peppino Impastato e la necessità di trovare nella bellezza il motore etico per contrastare la miseria di pensiero e la violenza delle azioni.

Ci siamo salutati con le parole scritte di Luigi Garlando, non quelle usate per ricordare Giovanni Falcone, ma quelle prese dalle pagine di 'O Maè, uscito per i tipi di Piemme, una storia per ragazzi di sport e di camorra, una storia dell’oggi a Scampia, nella palestra di Pino Maddaloni, dove alle regole della criminalità organizzata si risponde con la disciplina del judo.
"La Biblioteca della Legalità: prima puntata".
Silvana Sola

martedì 29 aprile 2014

La solitudine degli invisibili



La Biblioteca della Legalità nasce alla Fattoria della Legalità (PU) e vuole diffondere la cultura della legalità e della giustizia tra le giovani generazioni attraverso la promozione della lettura nella convinzione che le storie e le figure hanno un ruolo fondamentale nella comprensione della realtà e sono strumenti indispensabili per costruire un immaginario che pone il senso civico al centro.
La Biblioteca della Legalità è un progetto di Ibby Italia, Associazione Forum del Libro - gruppo Scuola, AIB Marche, Libera sezione Pesaro Urbino, ANM - Sottosezione di Pesaro, Fattoria della Legalità, Comune di Isola del Piano.
La Biblioteca della Legalità propone a bambini e ragazzi 101 titoli offerti come buone occasioni di lettura: Zazie ne selezionerà uno ogni quindici giorni.
Oggi vi invitiamo a leggere Non piangere non ridere non giocare, il libro scritto da Vanna Cercenà, presente nel catalogo Lapis.
Il titolo riporta ad un articolo di Gian Antonio Stella pubblicato sul “Corriere della Sera” nel dicembre del 2008 :
”(...) Trentamila erano, a metà degli anni Settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera: trentamila. Al punto che l'ambasciata e i consolati organizzavano attraverso le parrocchie e certe organizzazioni umanitarie addirittura delle scuole clandestine. E i nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delazione di qualche zelante vicino di casa, erano stati portati dai genitori appena al di qua dei nostri confini e affidati al buon cuore degli assistenti: -Tenete mio figlio, vi prego, non faccio in tempo a riportarlo a casa in Italia, è troppo lontana, perderei il lavoro: vi prego, tenetelo - (...)”.
Vanna Cercenà con una lingua alta, capace di narrare storie, emozioni, descrivere stati d’animo e luoghi di vita, racconta di uno di quei bambini, mette in pagina Teresa, bambina “invisibile” portata dalla madre, lavoratrice italiana stagionale, in una Svizzera divisa da un referendum alle porte che si interroga sulla presenza degli stranieri, sul ricongiungimento con la famiglia, sul diritto alla vita vissuta fuori dalla clandestinità.
Racconta la solitudine, la paura, l’impotenza, ma anche l’amicizia con il ragazzino arrivato dai tetti (non spazzacamino), l’incontro con persone dal pensiero libero, con leggi inique e leggi giuste.
La storia di Teresa parla degli anni ’70, ma è storia della contemporaneità, è la storia dei tanti bambini e ragazzi che si trovano “ostaggio” di scelte politiche che, in paesi civili, dimenticano spesso l’esistenza e il valore di parole come diritto e dignità.
Silvana Sola

mercoledì 12 marzo 2014

Gary Paulsen



Fra le tante novità primaverili sugli scaffali mi colpisce il ritorno del grande Gary Paulsen.
Mi piaceva molto leggerlo, consigliarlo agli insegnanti, dialogare con i ragazzi che lo leggevano.
Una letteratura intrisa di carne e sangue, di vita, di natura, di avventura. L'eco di London ancora vitale ma una personalissima filosofia, una bildung costruita con saggezza e serenità. Il ricordo delle cose passate, tenuto a mente senza nostalgia, l'occhio vigile sui cambiamenti, il controllo umano sulle possibilità di esistenze dure ma libere. Individualismo e pragmatismo americano coniugati insieme al senso della comunità e a valori etici. Grande Nord, Alaska, dove Paulsen ha vissuto prima di trasferirsi in New Messico. Ora attendiamo le ristampe di tutti i titoli che abbiamo letto e amato negli anni felici delle grandi collane per ragazzi Mondadori. Ricordate? "Junior", "Super Junior", "Avventura", "Gaia"...
Grazia Gotti