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martedì 24 gennaio 2017

"Genere Shoah"



Per molto tempo Il diario di Anna Frank ha rappresentato il libro di riferimento per gli adulti che avevano a cuore il mantenimento vivo della memoria dello spaventoso accadimento che ha macchiato la storia dell'umanità. Poi il racconto dell'Olocausto è diventato un “genere”, come ha sottolineato una giovane lettrice incontrata in libreria a cui ho chiesto quale genere di libri preferisse. Il genere Shoah, mi ha risposto, e ho sentito che la reductio a genere fra i tanti rischiava di affievolire il dramma e riduceva la possibilità di trarre da esso un qualche insegnamento, se pensiamo che la Storia possa insegnarci qualcosa.  L'istituzione della Giornata della Memoria, i successi  di film come quello di Benigni, o di romanzi poi diventati film di successo come Il bambino con il pigiama a righe, hanno, a mio avviso, prodotto un effetto sul quale alcuni cominciano ad interrogarsi.
Era cominciato con la reazione dei giovani al film di Steven Spielberg. Costernate professoresse raccontavano di sberleffi e risate. Ora il dibattito è aperto, anche grazie alla rivista Liber che ospita un intervento di Ilaria Francica, bibliotecaria di SalaBorsa, la biblioteca civica di Bologna.
Da tempo ragionavo sul “genere Shoah” e pensavo di scriverne in un futuro libero dai troppi impegni.
Avevo cominciato da una scaletta di appunti. Oggi li pubblico nell'augurio che possano essere utili. Il mio contributo alla Giornata della Memoria.

Ho letto nel 2000 il bellissimo Il mistero Hiltler di Ron Rosenbaum. Antonio Faeti aveva citato il libro in una qualche occasione e lo avevo ritrovato recensito sul Time Literary Suplement. A me era piaciuto moltissimo, mentre al recensore inglese il libro del giornalista americano era sembrato, per riassumere, “un'americanata”. La Vecchia Europa, cuore dell'Olocausto, guarda oltreatlantico sempre con riserva di carattere culturale. 
Se mi fosse dato di dare un suggerimento a chi intendesse scrivere un libro per ragazzi,  consiglierei di partirei da quel libro, da Monaco, dal giornale di Monaco, da come la cronaca locale dà conto di ciò che avviene giorno dopo giorno, assassinio dopo assassinio. Come si opponevano i giornalisti? Cosa è la libertà di stampa?
Come si crea il consenso? Forse senza mostrare nulla dei campi,  indugerei fra i pensieri e le motivazioni di quanti avvertono ciò che incombe, si battono, resistono. 

Fra i miei appunti è segnato il 1990, anno di uscita per Mondadori di  All'ombra del lungo camino, di Andrea Molesini, riproposto in questi giorni da Rizzoli. Andrea, nel prologo, preannuncia che si tratta della storia di un uomo e una ragazza che hanno resistito. 
“A dispetto delle umiliazioni e delle sofferenze, aggrappati ad ogni brandello di sogno. Ad ogni brandello della loro umanità, hanno resistito; e non si sono fatti simili a bestie, come volevano gli aguzzini. Io credo che dovunque ci sia qualcuno che non si uniforma, che si ostina a pensare con la testa propria e a sentire con il proprio cuore e che, non cedendo al ricatto “Vivi come gli altri!”, ne paga le conseguenze, là c'è qualcuno a cui tutti debbono essere grati. Sempre”.
Avevo avuto l'onore di conoscere Daniela Palumbo, autrice di Le valigie di Auschwitz, Permio Laura Orvieto, edizione 2009-2011, in occasione di una presentazione del libro ad una platea di una scuola media, platea attentissima ad ogni parola dell'autrice. Il libro  racconta della sorte di bambini europei, protagonisti di storie diverse, ambientate in luoghi diversi, tutte confluite ad Auschwitz. La voce di Daniela, la sua scrittura, penetrano nelle pieghe delle esistenze dei personaggi e fanno sentire il dramma nel profondo.


Nell'intervento ospitato da Liber si dà conto di quanti siano i libri dedicati all'argomento: dal gennaio 2016 si contano 65 romanzi, 17 albi illustrati, 22 film e 18 saggi. A questi suggerisco di aggiungere  quelli nuovi, come il ritorno del romanzo di Andrea Molesini, l'esordio di Ilaria Mattioni, Stelle di panno, uscito in questi giorni per Lapis e il film Nebbia d'Agosto.


Un nome sottolineato più volte nei miei appunti  è quello di Guia Risari, finalista al Premio Cento con La porta di Anne. Sempre ad Anne si torna. Anche Matteo Corradini è tornato là e ha lavorato per un anno intero alla nuova edizione italiana del Diario.
“Tutti i giorni, e tutte le notti, per tutto il 2015, è stato un lavorìo incessante e pieno di scoperte, enigmi, telefonate, dubbi, parole che ti accompagnano per ore e giorni e finalmente, quando meno te lo aspetti, si rivelano in tutta la loro bellezza”. E' appunto la parola per dirlo che va salvaguardata.

Grazia Gotti


lunedì 9 gennaio 2017

La letteratura per gli adolescenti


Ho letto molti romanzi per adolescenti nell'arco di trent'anni. Ne sto scrivendo per cercare di registrare cambiamenti, per capire qualcosa di questo nuovo genere. Come librerie specializzate abbiamo appena preso la decisione di includere la letteratura per adolescenti come nuova sezione del  premio ORBIL.
Nei trenta anni che abbiamo alle spalle, dalle prime collane specifiche, che purtroppo non hanno avuto una lunga vita, sono nate esperienze importanti, prima fra tutte il festival specializzato, Un mare di libri, promosso dalla libreria riminese Viale dei ciliegi, sostenuto dalla casa editrice Rizzoli.
Il festival coinvolge molti giovani e fa loro incontrare autori italiani e stranieri. 
C'è poi l'esperienza di Hamelin, l'associazione bolognese che oltre ad occuparsi di fumetto è particolarmente impegnata a diffondere la letteratura fra gli adolescenti.  
In ragione di questa vitalità, avevo allentato il mio impegno a leggere questi romanzi, come se l'impegno di altri mi esonerasse dall'essere sempre sul pezzo. Ho perduto molti buoni romanzi, a leggere le critiche, le presentazioni che si trovano sulle riviste specializzate. 
Da un po' di tempo ho ricominciato e lo faccio allo scopo di richiamare alla memoria le mie letture di un tempo e di fare raffronti. 
Ieri ho letto il romanzo di Antonio Ferrara pubblicato da San Paolo, Zo', nickname di Lucio, il giovane protagonista. L'idea non è male, tanti ingredienti sono mescolati insieme, e in cima a tutto 
l'eco di un nume tutelare, il grande scrittore americano Mark Twain. 
Ma non c'è solo la letteratura a fare da filo rosso al racconto, anche il cinema si infila nelle pagine.
Tante, forse troppe, sono le citazioni cinematografiche e a mio parere distraggono il lettore. 
Molti film sono patrimonio dell'immaginario di lettori della mia età e ho dubbi che siano suggerimenti tanto forti da indurre il giovane lettore a diventare cinefilo. Poi c'è il teatro, il suo linguaggio, e la musica. L'algebra è noiosa, ma per fortuna c'è l'amore a riparare al disagio, alla fatica di crescere. Poi c'è la Morte, evocata, raccontata, messa in scena. Una foto di un giovane che ha trovato la morte in  motorino fa scuotere il cuore, mentre l'apparire del suicida con la testa bianca fa venire in mente Un Lupo mannaro americano a Londra, del grandissimo, geniale John Landis.

Grazia Gotti

giovedì 5 gennaio 2017

Un romanzo da mettere nella calza della Befana


La copertina è molto invitante: due ragazzini e una ragazzina, animali, valigie, giornali, trasmittente, mare, ghiacci...siamo nel cuore dell'avventura. Autore sconosciuto.
Cercando sulla rete lo ritroviamo ospite di Seven impossible things before breakfast nel 2011, per parlarci del suo lavoro di disegnatore e di inventore delle storie che hanno per protagonista Archer B. Hemsley, un ragazzino che sogna grandi avventure, ma che raramente si muove dal suo giardino. Nicholas Gannon, allievo della Parson di New York, dove insegnano Steven Guarnaccia, Leonard Marcus e dove ha tenuto lezioni Marcella Terrusi, ha incominciato le sue storie on line, inventando il giornale The Doldrum Press.
Nel blog di Julie sono pubblicati schizzi e disegni. Raccontare e disegnare: "Mi piace buttare giù piccole idee, così come vengono. Molte di esse non hanno uno scopo diretto e preciso, vengono dal mio desiderio di essere scritte. Solo più tardi le metto dentro le storie a cui sto lavorando. Creare linearmente una storia è molto difficile per me. La mancanza di chiarezza mi tiene sveglio, amo la sorpresa di quando le cose si mettono insieme in un modo diverso da quello che intendevo al principio. È lo stesso con il disegno: se ho un'idea, un'immagine, non bado al contesto. I miei schizzi sono molto meglio dei disegni finali. Fatico a ricreare l'energia spontanea di uno schizzo.
Le idee che preferisco vengono dalla vita reale. Sono cresciuto nella campagna nello stato di NY, c'era una casa in stile villa italiana che un italiano aveva fatto costruire per la moglie, voleva per lei l'atmosfera dell'Italia, paese che aveva lasciato. Quando la costruzione della villa ebbe fine e la coppia era pronta per abitarla, i due divorziarono.
Ci sono così tante 'vignette" nella vita reale, e mi piace appropriarmene e metterle nelle mie storie.".
Di seguito l'autore svela il suo grande amore per Matilde di Roald Dahl. Lo ha letto tre volte, cover to cover, tutto d'un fiato. Gli piace lo humor dark e il realismo magico.
Una magica atmosfera creata anche con le matite.
Deve essere accaduto che l'editore Greenwillow Books, accorgendosi di questo talento, gli abbia chiesto di trasferire su carta le sue storie. E Mondadori lo ha tradotto.
Nella calza della Befana per bambine e bambini di 10 anni. 350 pagine di godimento.
Non so se Gannon, oltre a Dahl, abbia amato Alphonse Daudet. Glielo chiederemo e chiederemo a Mondadori di portarlo in Italia.

Grazia Gotti

martedì 29 novembre 2016

Il mago di Oz


Il mago di Oz nacque dalla penna di L. Frank Baum nel 1900. Ad una prima edizione meravigliosamente illustrata da W.W. Daenslow ne seguirono tante altre .

Il testo dello scrittore americano è diventato soggetto di un famosissimo film di Victor Fleming, che in una nuova versione restaurata, è in uscita nelle sale dall'11 dicembre.
Con l'occasione la Cineteca di  Bologna e Giunti Editore propongono un ciclo di letture e laboratori per bambini dai 5 anni.
Domenica 4 dicembre alle 16, la Libreria per Ragazzi Giannino Stoppani ospita la data Bolognese di questo mini tour dedicato al celebre romanzo.
Qui la locandina.
La redazione Zazienews






venerdì 4 marzo 2016

Differenze di apprendimento e diversi percorsi educativi


Ci sono bambini e ragazzi che portano fardelli più pesanti di altri, ci sono bambini e ragazzi che vorrebbero vivere una vita “normale” ed invece l’esistenza regala loro un carico di difficoltà difficile da sopportare.
Ci sono bambini e ragazzi che mettono a punto complesse strategie di sopravvivenza per eludere una realtà per niente inclusiva.
Ally, la protagonista di Un pesce sull’albero, il bel romanzo della scrittrice americana Lynda Mullay Hunt, è una di questi ragazzi. 
Ally soffre la vita scolastica, soffre i cambiamenti da una città all’altra e il dover ricominciare da capo tutte le volte.
Ricominciare con insegnanti che sottolineano le sue difficoltà, la sua inadeguatezza, che non riconoscono i suoi sforzi, che interpretano le mancate abilità nella lettura e nella grafia, come svogliatezza e deliberata incuria.
Poi qualcosa cambia, l’aiutante magico delle fiabe può irrompere, all’improvviso, anche nella vita reale. L’aiutante ha il nome di mister Daniels, un insegnante che si pone di fronte alla classe in modo diverso, che ribalta schemi, che, nel cambiare posto ai ragazzi, determina anche un nuovo assetto fatto di relazione inedite e di compagni da scoprire.
Un libro capace di tenere un tono meravigliosamente lieve, usando una lingua (alta la traduzione di Sante Bandirali) che cattura, avvolge, una lingua, che esalta  empatia e condivisione, perché
“a volte la cosa più coraggiosa che puoi fare è chiedere aiuto.”

Silvana Sola

lunedì 22 febbraio 2016

Un altro sguardo


Un altro sguardo è il titolo scelto per il percorso dedicato alla rappresentazione della disabilità nei libri per ragazzi che vedrà la luce domenica il 3 aprile, negli spazi della Fondazione Gualandi, a Bologna.
Quella la data in cui saranno disponibili al pubblico i lavori di 16 illustratori scelti in un panorama internazionale (tra gli altri Gusti, Chiara Carrer, Maria Giron, Sonia Possentini, Diego Bianki), quella la data per sfogliare i libri, oltre 200, che fondono i titoli arrivati per la sezione Disability del Bologna Ragazzi Award 2016 con pubblicazioni per bambini e ragazzi selezionate in questi mesi di ricerca, quella la data per poter avere tra le mani l'antologia stampata, antologia che accompagna le figure a muro. Non solo una mostra, non solo una pubblicazione, ma un progetto: incontri, narrazioni, formazione, scambio. Un progetto fatto di confronti con chi ha condiviso il nostro pensiero e lo ha arricchito di nuove suggestioni.
A Bologna prima, ad Arezzo poi, e poi speriamo in altre geografie italiane, perché parlare di rappresentazione della disabilità vuol dire parlare di persone, vuol dire parlare di emozioni, vuol dire parlare di storie da guardare, leggere o ascoltare.
Ed è mettendo in ordine una bibliografia non ancora definitiva che ho ripreso in mano Occhio al gatto di Silvana Gandolfi, un libro del 1995 che mi era piaciuto moltissimo.
Il titolo, scelto per Salani dalla straordinaria Donatella Ziliotto, è il numero 100 della collana Gl'Istrici.
L'ho riletto e ho ritrovato il garbo narrativo che ricordavo, ho trovato la storia di Dante (lo stesso nome di mio padre), la sua difficoltà a mettere ordine tra le lettere, ho trovato il gatto Virgilio, il ponte Storto, calle del Forno, il professor Cosimo Dolente e tutte le avventure nate dopo aver sorseggiato cioccolata calda.
“ - Che cosa vuol dire dislessico?- gli chiesi a bruciapelo, dopo una di quelle fantastiche cioccolate.
 - Si tratta di una difficoltà nel leggere o nello scrivere, se si ha troppa fretta, troppa ansia. Si invertono le lettere...”
Non una storia di disabilità, ma la disabilità nell'esistenza, nella vita reale e immaginaria, normalmente, fuori dall'ordinario.

Silvana Sola

martedì 19 gennaio 2016

La letteratura per ragazzi anticipatrice


La coppia Boileau - Narcejac, proposta di recente da Adelphi per il pubblico adulto, era nota al pubblico dei giovanissimi sin dal 1989, grazie alla casa editrice Sei. Nella bellissima collana I Roditek si trova il racconto poliziesco Asso di picche, arricchito dalle illustrazioni di Francis Caryn. 



Qualche anno più tardi, nel pieno dello sviluppo di bellissime collane di genere, appare nella serie Junior Giallo di Mondadori, La canzone della paura, romanzo che vede Robin e Patrick, giovanissimi investigatori, alle prese con una intricata matassa di cui troveranno il bandolo.
Mi manca molto la letteratura che leggevamo in quel periodo. Il titolo mondadoriano era uscito nel 1993 e già nel 1994 era stato ristampato, così come capitava a molti titoli. Non erano titoli di strabiliante successo, ma avevano individuato un pubblico di lettori, in crescita, che si nutriva di buone cose, come fanno oggi i raffinati lettori Adelphi.

Grazia Gotti