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martedì 12 luglio 2016

Una centrale elettrica da visitare, un libro da scoprire



Domenica ho scoperto che Ligonchio non è più un comune a sé, ma assieme ad altri tre municipi, dal primo gennaio 2016, è diventato Ventasso. Cambia l'amata geografia e devo velocemente aggiornare le mie cartine mentali.
Ma Ligonchio esiste: dentro al Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, tra le valli dell'Ozola e del Secchia, con boschi di faggio e di castagno, portali di pietra, antichi oratori e ricordi vivi della Seconda Guerra Mondiale.
A Ligonchio c'è una centrale idroelettrica. Bellissimo esempio di architettura industriale che guarda all'Art Nouveau, meravigliosamente conservato, salvato dai partigiani della 145° Brigata Garibaldi assieme agli abitanti, dagli attacchi tedeschi.
La centrale ospita, dal 2009, l' Atelier delle Acque e delle Energie che vede insieme le municipalità, il Parco, le Università di Modena e Reggio Emilia, l'Enel, Reggio Children.
Domenica pomeriggio, nel silenzio delle valli turbate da un forte temporale, i bambini vivevano l'esperienza di Onda in Onda. All'interno del campo base, situato nelle sale della Centrale, erano inviati a entrare nel mondo delle acque, ad ascoltare, a guardare, a provare.


Un'occasione esperenziale per chi non si trova sul più alto paese dell'Appenninmo Tosco Emiliano è quella contenuta nel libro La grande avventura dell'acqua, in catalogo per DeAgostini.
Un libro attivo che parla di acqua dolce, di condensa, di molecole, di precipitazioni.
Una riflessione sull'acqua con alette, ruote e parti pop-up: dalle acque del nostro corpo a quelle delle rete urbana, dalle acque che scendono dal cielo a quelle dei ghiacciai, dai fiumi ai gavettoni del Kentucky.

Silvana Sola

lunedì 10 febbraio 2014

Vitali Kostantinov



Ancora e sempre Andersen per ricordarci che il Re è Nudo. I Vestiti nuovi dell'Imperatore è un topos  che ci ricorda della possibilità di dire la verità, che ci ricorda che siamo liberi, la servitù è volontaria ha ricordato qualcuno. L'uso insistito del verbo ricordare è voluto, come a sottolineare che sembriamo tutti affetti da smemoratezza. Ciò che sta dietro di noi  ė svanito, nascosto ai nostri occhi e al nostro cuore, e il futuro non siamo capaci di sognarlo, di sperarlo. Allora le vecchie favole, non tanto diverse dalla vita, ci possono venire in aiuto. Vitali Kostantinov attualizza questo grido anderseniano, pronunciato dalle labbra di un bambino, con straordinaria efficacia. Bellissimi i due sarti compari, uno certamente russo mentre l'altro potrebbe essere francese o italiano. Il bambino, vestito da marinaretto, è un educato bambino borghese, con l'aria, però, da piccolo Gian Burrasca. Il libro, pubblicato in Germania da Jacoby e Stuart ė spassosissimo, un pop up intelligentemente congegnato per svelare la bugia del Potere e la sudditanza della Maggioranza, appunto silenziosa. Vitali, grande disegnatore russo, non lascia perdere, ha speranza che la denuncia sia necessaria e salutare.
Grazia Gotti




venerdì 24 maggio 2013

Pop-up, ovvero il magico mondo dei libri a tre dimensioni



Su stimolo degli studenti del secondo anno della specialistica in illustrazione dell’ISIA di Urbino ho preso in mano i pop-up che possiedo. Ho allargato l’area di ricerca, li ho guardati con attenzione. Alcuni sono ancora in grado di stupirmi per le soluzioni tecniche, altri per la straordinaria qualità del visivo, altri ancora per il fine pensiero che sottende alle figure, capace di diventare storia in assenza di parole. Poi è arrivato un libro che aspettavo da tempo, l’edizione inglese di L’art du pop-up et livre animé, e, presa per mano, da Jean-Charles Trebbi, designer, architetto, appassionato dell’arte dell’origami, cultore della piegatura della carta, sono rientrata nella storia del libro pop-up. In una storia che mette come prima data, sulla linea del tempo, il 1250 e Matthew Paris, monaco benedettino inglese che realizzò Chronica Majora, opera monumentale con materiali apribili.
Poi si succedono esempi interessanti e, per me sconosciuti, con magiche soluzioni di paper engineering, che portano al 1891, l’anno in cui Lothar Meggendorfer diede alle stampe Always Jolly! A Movable Toybook, per le edizioni H.Grevel and Co. di Londra.
E assieme al talento del grande illustratore e “inventore” tedesco ci muoviamo sulla strada che porta ai giorni nostri, ai libri presenti nei cataloghi degli editori di tutto il mondo.
Il numero dei pop-up oggi sugli scaffale è considerevole.
Noi vi suggeriamo un libro prezioso, un libro di acqua e di viaggi, di blu e di animali marini. E’ nel catalogo italiano di Corraini, dopo aver visto la luce, in Francia, per le edizioni Helium.


Firmano Oceano Anouck Boisrobert e Louis Rigaud, un lavoro a quattro mani per un libro delicato, capace di raccontare di un bene prezioso e contemporaneamente diventare occasione di avventura o territorio di scoperta tridimensionale.
Da sfogliare con lentezza, da guardare con attenzione, da chiudere e riaprire più volte.
Silvana Sola

giovedì 7 marzo 2013

La casa di Momo



La casa di Momo è un centro lettura e centro gioco del Comune di Bologna e si trova nel quartiere Reno. Il centro è ospitato in un edificio di cemento nel cui corpo ha sede lo storico nido d'infanzia Salvador Allende. La toponomastica bolognese è un paradigma da studiare per capire la storia, i suoi mutamenti, e per immaginare il futuro. Il futuro per i libri per bambini e per le famiglie nei quartieri periferici non sembra roseo, qui alla casa di Momo, quando la responsabile si ritirerà non sarà sostituita (prossimo giugno) e quindi il servizio è destinato a cessare come è già successo in altre zone della città. Anche gli spazi architettonici andrebbero rinfrescati, era in programma una ristrutturazione, ma poi tutto si è fermato. Lo storico nido Gramsci, invece, è stato recentemente ristrutturato. In questo contesto di incertezza programmatica, i nostri incontri dedicati ai libri proseguono. Ieri abbiamo preso in esame il lavoro di Annette Tamarkin per l'editore francese Les Grandes Personnes.
I volti delle ragazze educatrici, delle dade e quello del giovane stager di scienze della Formazione, un ventenne abruzzese innamorato di John Dewey, si accendevano ad ogni gioco di carta. Dando sfogo ai sogni e ai desideri, abbiamo immaginato un atelier per bambini, genitori, educatori, condotto da Annette, magari all'aperto, nel bel prato antistante il cemento, fra i palazzoni di periferia. La domanda finale prima di salutarci e tornare nel centro di una città, che se è stata modello in passato e che oggi sembra incapace di immaginare il suo futuro, è la stessa da qualche tempo in qua: che fare?
Grazia Gotti