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lunedì 19 dicembre 2016

Il peso del Caratteri

Chi era Giambattista Bodoni?
Figlio d'arte Giambattista viene introdotto ancora bambino nel mondo dei libri e della stampa.
L'arte tipografica scorreva nel suo sangue...
Così si dichiara nel libro scritto e illustrato da Giogio Camuffo, edito da Corraini.
Parole e figure si alternano, in elegante e calibrata alchimia nella costruzione della pagina, e si prestano a raccontare una storia esemplare, liberamente tratta da Vita del cavaliere Giambattista Bodoni, tipografo italiano, testo del 1816 firmato da Giuseppe De Lama.
Storia di una vita raccontata in prima persona che intreccia l'arte impressoria a passaggi epocali, in cammino tra Saluzzo, Roma, Parma, con la Rivoluzione Francese alle porte e con una rivoluzione dei caratteri in arrivo.
Un libro sapientemente leggero, capace di condurre dentro il mondo della stampa, tra esaltazioni e diatribe, un libro-biografia, lettura obbligatoria per tutti, per progettisti visivi, per illustratori, per studenti, per insegnanti che possono raccontare la storia di un secolo attraverso un altro sguardo, quello dei Caratteri.
Grazie a Giorgio Camuffo, grafic designer e docente di comunicazione visiva alla Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano, che nel suo Bodoni, ci mostra che è possibilie parlare del peso dei caratteri e del loro ruolo dentro e fuori il mondo della carta stampata, con ironia e grande competenza.


Silvana Sola

martedì 24 novembre 2015

Eccellenze italiane


Domenica scorsa nell'inserto culturale del Corriere della sera abbiamo trovato due splendide pagine dedicate al fumetto e all'illustrazione italiana. Due pagine che fanno onore all'arte dei nostri "figurinai", Igort da una parte, e un nutrito gruppo di Eccellenze italiane  dall'altro. Figurinai era il termine classico riforgiato da Antonio Faeti per il suo celebre lavoro Guardare le figure, saggio einaudiano, voluto da Italo Calvino.
La lettera (pubblicata) di Calvino a Faeti ci dà il senso di come la cultura del visivo e la cultura popolare in genere fossero radicate e intrecciare ad altri linguaggi (la letteratura, il cinema, l'arte). È davvero una grande soddisfazione vedere sottolineare le nostre eccellenze contemporanee e di questo ringraziamo la Bologna Children's Book Fair per l'impegno profuso nel diffondere  su larga scala le eccellenze letterarie (Premio Strega Ragazzi) e quelle artistiche con una mostra itinerante in Europa e di cui leggiamo notizia oggi su Repubblica.

Grazia Gotti

martedì 8 settembre 2015

La rivolta dei lettori che mette fine all'interpretazione


Oggi, cari lettori, vi invito a leggere l'intervento di Magrelli di domenica scorsa.

Grazia Gotti


La rivolta dei lettori che mette fine all’interpretazione
di Valerio Magrelli

Sono passati venticinque anni da quando George Steiner auspicava l’avvento di una cultura che bandisse interpretazione e commento, per dedicarsi solo all’ascolto diretto delle opere. L’autore di Vere presenze denunciava lo strapotere di una saggistica presuntuosa, incomprensibile, succube di mode insensate. Dieci anni dopo, riprendendone le tesi, Mario Lavagetto condannava la “chirurgia standardizzata” dei tardi epigoni strutturalisti. Tuttavia, con Eutanasia della critica , lo studioso italiano preferiva concentrarsi sull’eclissi di una disciplina ormai confinata in collane specialistiche finanziate dal Ministero e destinate all’università. Ebbene, dopo questi due precedenti (e molte altre testimonianze analoghe), è adesso la volta di Frédéric Martel, al grido: “Il critico culturale è morto!”.
Indubbiamente, con l’arrivo della Rete, il critico, smarrito il suo prestigio, incontra sempre maggiori difficoltà a imporsi. Al suo posto regnano adesso i tweet o i “mi piace” di Facebook. Lo stesso vale per i suoi colleghi che seguono musica o cinema: i loro articoli non fanno più vendere i prodotti di cui si occupano, come invece accadeva in passato. A questo punto, perché non abolire il confine che divide gli esperti dai lettori? Riprendendo Tiziano Scarpa, potremmo dire che, come il musicologo si è trasformato in disk-jockey, il critico letterario dovrebbe diventare un book-jockey – ossia il fantino che, salito in groppa al prodotto, lo sprona nelle classifiche delle vendite. Ma la questione è un’altra: scomparsa la contrapposizione fra professionista e utente, crollate le gerarchie, si spalanca uno dei più insondabili misteri della nostra epoca.
In un mondo che vive di specialisti, chi ama romanzi e poesie reclama l’esatto contrario. Il principio della competenza vale per chiunque (idraulici, dermatologi, guide alpine), meno che per la letteratura. Mentre si moltiplicano gli impieghi altamente qualificati, i lettori si ribellano contro chi vorrebbe orientarli nelle loro scelte. Sia pure nel peggiore dei modi, l’augurio di Steiner sembra essersi realizzato: con la vittoria del tam tam sulla recensione, trionfa il mito di un accesso alle opere letterarie senza più mediazioni. Così, dopo aver simbolicamente ucciso quella sorta di guida spirituale che era una volta il critico, i lettori dialogano fra loro in una orizzontalità totalmente e telematicamente democratica. Ma è proprio questo il problema.
Bisognerebbe piuttosto ricordare che ogni ricerca artistica è chiamata a compiere un viaggio nell’ignoto, cioè a forzare le aspettative del suo pubblico secondo quanto alcuni studiosi hanno definito “violazione” dell’orizzonte d’attesa. È appunto questa la funzione del critico: verificare se, come e dove, tale trasformazione ha avuto luogo in un testo.
Ora, per acquisire gli strumenti necessari a un simile esame, occorre trasformare la lettura in un’occupazione sistematica – Max Weber lo spiegò sin dal 1918, con Il lavoro intellettuale come professione . Se non vogliamo ridurre la critica a un docile strumento del ramo vendite (con gli studiosi trasformati in fantini e dunque tristemente “ datisi all’ippica”), dovremo affidare l’analisi della letteratura a una comunità di critici. Qualora fosse la parola a non andar bene, scegliamo “logotecnici” o “lavoratori cognitivi”: ciò che conta è riconoscere che, al pari di tutte le altre materie, anche racconti o versi, per essere compresi e poi trasmessi, richiedono una dedizione completa. Infatti, al di fuori di una formazione che passi dall’università, dall’editoria, dalle riviste o da qualsiasi altro ambiente dove si viva di letteratura, non resta che il dilettantismo.
Nessuno nega che esistano pessimi critici e pessimi docenti — anzi, nessuno più di un critico o un docente può percepire fino in fondo le manchevolezze dei propri colleghi. Ma questo avviene ovunque. Tutto sta nel seguire la persona giusta. Chi oserebbe rompere ogni rapporto con l’intera categoria dei dentisti, soltanto perché è stato curato malamente? Un critico, se è buono, mette la sua esperienza al servizio del lettore. Un critico, se è giusto, lo aiuta a distinguere, dai semplici autori di consumo, quelli che perlomeno tentano di fare letteratura. Un critico, se è vero, sa rifiutare le bufale nascoste sotto infinite sfumature di grigio.

domenica 3 aprile 2011

AD#4 I maestri cronisti dell'Italia bambina



di Antonio Faeti

tuttoLIBRI 26 marzo 2011

Prima e dopo Mario Lodi. Torna il diario della scuola di Vho

AD#2 Quando la scuola sperava nel futuro

di Matteo Marchesini

Matteo Marchesini, poeta, ( Tipi di topi e altri animali, Giannino Stoppani edizioni) saggista, critico, interviene su quotidiani nazionali e locali. Il 31 marzo, su il Corriere della sera di Bologna, nella rubrica “Bologna fuori catalogo”, dedicata a libri che hanno per argomento la città turrita e che non si trovano più sugli scaffali delle librerie ci propone un libro del 1965. Riportiamo qui l’articolo.

domenica 27 marzo 2011

La fiera vista dalla stampa nazionale


Domenica ore 14, poco prima di recarmi ad Anzola per l’inaugurazione della mostra dedicata alle fiabe italiane di Italo Calvino (da rileggere anche per la straordinaria lezione sulla lingua che se ne ricava), ho preso in mano i giornali.
Le dita mi si sono annerite per averne sfogliati tanti al fine di registrare l’interesse che un evento fra i più importanti nel mercato mondiale dei libri suscita sulle nostre gazzette.
Si prendono in esame anche quelli usciti ieri (sabato) pertanto si comincia con il torinese TTL de “ La Stampa” che fa il suo onesto lavoro di sempre, anche se ci si potrebbe aspettare qualcosa di nuovo. Ottimo il pezzo di Faeti, da non perdere, un po’ fuori tema rispetto alla Fiera ma molto importante. Tanti riquadretti su tanti libri, un lenzuolo su Laura Orvieto (in corsivo e non firmato, non sono riuscita a capire, forse nel linguaggio giornalistico ha un significato che a me sfugge).
Domenica. Ho comprato l’Avanti (esiste, vi giuro!) ed è anche serio, ricorda l’85 dalla morte di Piero Gobetti; speriamo che il prossimo anno, arrivando fino ad Ada Gobetti, si ricordino di quanto è importante per l’avvenire, anche senza il sole, far crescere una comunità di lettori.
Il Secolo, piccolo annuncio di poche battute per ricordare un importante dibattito sul libro e il digitale (!), ma grande pagina salgariana per rileggere il nostro presente.
La Padania, la pagina letture è dedicata a Raul Montanari e il noir.
Libero, nell’inserto Libero pensiero, ha tante cose ma niente sui libri per ragazzi
Il Riformsta: Nina dei lupi sarà il candidato della Marsilio al premio Strega (!) e Bersani riapre le Frattocchie, tutti a studiare, ragazzi!!!!!
Liberazione: pagina americana, dalla working class del Kentucky ai boschi del Maine.
Libri per ragazzi lontani anni luce.
Il Giornale. Non se ne parla e non capirò mai perché. Se io possedessi molte case editrici, giornali e televisioni, me ne fregherei del conflitto d’interessi e parlerei di tutti i libri per ragazzi che si stampano nelle mie fabbriche.
Il fatto quotidiano. Lia Celi, che scrive dei bei libri per le bambine e le ragazzine, fa della satira ne Il Misfatto.
Avvenire tace, forse ha già parlato o parlerà.
L’Unità apre un ricco album dal titolo FANTASIA! Manuela Trinci si occupa dei piccolissimi, Paolo Canton è intervistato sull’illustrazione, da leggere! L’Unità si è dimenticata delle Giannine nell’off Fiera. Chissà poi perché? Saranno i contenuti, Calvino illustrato, L’Africa, l’Epica illustrata, Claire Dè alla galleria d’Arte Moderna, il dolore psichico e la letteratura per l’infanzia , un tema forse caro a Manuela? Mah, che dire? Un po’ dispiace...
Il Messaggero: una notizia sulla fiera e un paginone su Laura Orvieto, un paginone davvero bellissimo, che però dato che mi cita, per pudore non posso elogiare quanto meriterebbe. Il rispetto per il lettore, il desiderio di informarlo, scegliendo ciò di cui si vuol parlare con persuasione. Brava Fiorella, si sente che l’hai riletta, che ci hai ragionato, che hai perso tempo a scrivere.
Il Manifesto: Francesca Lazzarato, fuori dal giro dei libri per ragazzi, ritorna con puntualità a registrare dei fenomeni: il ritorno della buona letteratura che principalmente lei aveva fatto in Mondadori, e il meritevole per temi, con qualche perplessità sullo stile. Fra le sue righe i problemi della nostra società (scuola, immigrazione, mercato editoriale). Buon servizio al lettore, quattro stelle de’ sinistra...
Il Sole 24 ore. Beatrice Masini fa un report fedele sulle novità editoriali, più orientata ai grandi gruppi raccolti in Aie, Associazione italiana editori, e allude per quanto riguarda i contenuti ad un futuro di distopie in cui i combattenti sono neogladiatori contro il nulla. Pertanto anche quando vincono il mondo non cambia. Perchè tanta amarezza?
Repubblica e Corriere della Sera ancora tacciono. Aspettiamo...poi vi diremo.
Cari lettori, rimanete con noi, mancano all’appello Il Foglio, Liberal, Europa e i regionali, così avremo una panoramica completa sullo stato della critica e del giornalismo di cultura in Italia.
A presto
Grace