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martedì 2 dicembre 2014
Figure e parole dello Sport a Roma
Se non ci fosse l’atletica, lo sport forse non esisterebbe. E’ la base, la radice, le fondamenta su cui si è costruito l’attuale grattacielo. Il blocco di partenza, per restare nel linguaggio specifico di quella disciplina. Il big bang dal quale tutto ha preso le mosse. Fa bene ricordarlo a chi lo avesse dimenticato. Non a caso, lo stàdion fu la prima e unica gara della prima Olimpiade, nel 776 a.C. e rimase così fino alla 18esima edizione, nel 708 a.C. quando si aggiunsero la lotta e il pentathlon. All’esordio vinse, secondo la tradizione, un certo Koroibos, che di professione faceva il cuoco. Lo stàdion si correva su una misura lineare corrispondente a 600 passi greci (192 metri e 27 centimetri), per la quale ci si era ispirati, secondo il mito, alle orme lasciate dal piede di Ercole. Spesso è la sola competizione per la quale è stato tramandato il nome del vincitore. Questo fino alla 254esima edizione, nel 237 d.C. Dopo di allora, sempre non a caso, l’Olimpiade remota prese la strada della decadenza. Dunque, l’atletica come prima genitrice dello sport contemporaneo. Del resto, basterebbe osservare con occhio indagatore i movimenti dei campioni attuali per scorgere l’uomo antico e fare così un balzo di millenni indietro nel tempo. L’uomo delle caverne correva per sfuggire agli animali che lo avevano scelto come preda; saltava in alto e in lungo per superare un ostacolo; lanciava un ramo appuntito come fosse l’odierno giavellotto per colpire una belva da distanza di sicurezza e poi ricavarne nutrimento; balzava da una pietra all’altra per attraversare un fiume creando in questo modo i presupposti di quello che oggi chiamiamo il salto triplo. Insomma, per farla breve, l’atletica è studio dell’uomo, delle sue origini, della sua evoluzione e della sua storia. Fino a diventare, da esercizio fisico legato alla sopravvivenza, divertimento del corpo o prova di abilità con se stesso e con gli altri...
Con le parole di Marco Franzelli, autore nel catalogo della mostra del pezzo "Se non ci fosse l'atletica", e le immagini di Giuseppe Palumbo, invitiamo tutti all'inaugurazione di "Sport. Figure e parole dai libri per ragazzi", che dopo Bologna e Biella approda a Roma, nella manifestazione "Pesi Massimi. Le regole del gioco" organizzata da Teatro Verde, in collaborazione con Roma Capitale e Regione Lazio.
La mostra aprirà i battenti domani, mercoledì 3 dicembre a Villa Pamphilj, Teatro Scuderie Villino Corsini (via San Pancrazio, 10) e sarà visibile fino al 28 gennaio 2015.
La redazione Zazienews
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martedì 24 giugno 2014
Album di figurine, geografia fisica e politica, collezioni di moda e tifo
Antonio Marras, il grande stilista algherese, afferma di non sapere nulla di calcio, ma la sfilata dei suoi modelli, domenica, a Milano, era dedicata a Gigi Riva, un mito, dentro e fuori la Sardegna.
Da Gigi Riva parte anche Vinicio Ongini (di cui, qui sotto riportiamo un brano del suo intervento) per raccontare il calcio negli albi delle figurine Panini e nella scuola, un calcio che è insieme scoperta del mondo del pallone, lavoro di squadra, conoscenza di parole straniere, intreccio di storie e molto altro.
Gigi Riva è stato un campione schivo, riservato, soprannominato "Rombo di Tuono". I tempi della sua carriera attiva come giocatore sono lontani, ma la sua grandezza vive nella storia del calcio.
In questi giorni si scrivono nuove pagine di quella storia, pagine che raccontano i mondiali di Brasile 2014. Oggi in campo si fronteggiano la squadra italiana e quella dell'Uruguay.
Occasione per fare un viaggio fisico politico nel paese sudamericano, trovarlo sulla cartina geografia, attivare le mappe di google, cercare il nome del Presidente di questo piccolo e bellissimo paese, leggere le interviste sulla sua vita.
Si può tifare Italia e sostenere il principio della sobrietà caro a Mujica.
Silvana Sola
“Gigi Riva che sai giocare
quanti gol mi puoi segnare?
posso segnarne ventitré
uno, due, tre…”
(una conta di bambini sardi raccolta da Gianni Rodari, in I bambini e la poesia, “Il Giornale dei Genitori”, n. 6-7, 1972).
Nel 1986 insegnavo in una classe quarta elementare, era l’anno dei mondiali di calcio in Messico.
“Sai come si dice città in spagnolo?” “si dice ciudad!”.
David, quarta elementare, era riuscito a completare l’album di figurine Panini parecchi giorni prima che iniziasse il campionato del mondo. L’album era scritto in quattro lingue: italiano, inglese, tedesco e spagnolo, la lingua del Messico, il Paese del mundial.
Lo aveva comprato in edicola, ma lo si poteva trovare allegato in omaggio a un numero di Topolino e anche (ma non era un album Panini) in un numero speciale de Il Giornalino.
David è stato il primo a completarlo nella sua classe (ce l’avevano 8 bambini su 15, 7 maschi e una femmina), ma si è fatto aiutare in modo saltuario da Pamela, sua compagna di classe, e in modo costante da Cristian, un bambino di prima elementare.
Pamela l’ho vista soprattutto fare mucchietti, riunire, segnare le doppie, raggruppare le nazionali e qualche volta incollare.
Operava con precisione su insiemi di calciatori, ma sembrava disinteressata a quelle facce e al loro destino (chi sarebbe diventato campione?, chi avrebbe segnato più gol?, chi sarebbe diventato un eroe?....).
Era l’attività in se stessa che le piaceva e forse avrebbe aiutato David a completare anche l’Album dei Pokemon o quello degli animali in estinzione.
Cristian invece andava in giro per tutte le classi a cercare le figurine mancanti, per esempio la numero 253, quella dell’attaccante brasiliano Careca. Lui lo chiamava “Carica”, e i ragazzi più grandi ridevano: “Si dice Careca, non Carica!”.
La storpiatura di quel nome, l’intervento di Cristian su quella parola era il segno della sua partecipazione al gioco. La sua era l’ultima di una serie di manipolazioni linguistiche che avevano prodotto quel vocabolo strano, del quale aveva catturato il suono per ricondurlo a una parola già un suo possesso, dotata di significato. “Carica” è una parola da film western, la usano il soldato o il generale quando “arrivano i nostri”.
Dice Rodari, nel libro Il cane di Magonza, Editori Riuniti (che è la deformazione, fatta da sua figlia, del nome Gano di Maganza, un personaggio delle storie dei paladini): “Deformazioni del genere sono abbastanza normali nei bambini: bisogna che rispondano a una legge del loro comportamento, a una forma del loro lavorìo mentale per prendere possesso del mondo, per conoscerlo, riducendolo il più possibile a propria immagine e somiglianza”.
Careca per i brasiliani vuol dire “zucca pelata” ed era un soprannome dato al calciatore Antonio de Oliveira Filho. Ma perché quella “zucca pelata” se nella figurina lo si vede con una testa piena di capelli?
Perché Careca è l’abbreviazione di Carequino, il nome di una maschera, un pagliaccio di cui il campione brasiliano parlava sempre quando era piccolo, quando era un giovanissimo calciatore.
E perché quasi tutti i giocatori brasiliani hanno dei soprannomi, dei nomignoli (Pelè, Careca, Zico……..)?
A che cosa risponde questo meccanismo di “riduzione” dei nomi? Si è dato una risposta Ronald Barthes (Miti d’oggi, Einaudi), negli anni cinquanta, riferendosi all’epopea del Tour de France: “in realtà l’ingresso nell’ordine epico si attua mediante la riduzione del nome: Bobet diventa Louison; Lauredi, detto Nellò; e Raphael Germiniani, eroe completo perché insieme buono e valoroso, è chiamato a volte Ralph, a volte Gem (….); diminuito il nome diventa veramente pubblico; permette di collocare l’intimità del corridore sul proscenio degli eroi. Giacché il vero luogo epico non è il combattimento ma la tenda, la soglia pubblica in cui il guerriero elabora le sue intenzioni, lancia ingiurie, sfide, confidenze”.
David ha dunque completato la sua collezione di figurine con l’aiuto di Pamela che applicava rigorosamente il metodo didattico dell’insiemistica, e del piccolo Cristian che faceva il ricercatore di nomi e di numeri. Lo sport è fatto proprio di questo...
Vinicio Ongini, "Matti per l'Album. Numeri, storie e poesia", in Sport. Figure e parole dai libri per ragazzi, Giannino Stoppani Edizioni.
L'omonima mostra sarà visibile ancora fino al 29 giugno a Biella, presso il Museo del Territorio.
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sabato 17 maggio 2014
Sport a Biella
Invitiamo i nostri lettori del Piemonte all'inaugurazione della mostra Sport. Figure e parole dai libri per ragazzi che dopo il Museo Archeologico di Bologna, approda al Museo del Territorio di Biella.
L'inaugurazione si terrà stasera, alle ore 18:00
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mercoledì 7 maggio 2014
Sport. Figure e parole nei libri per ragazzi
"Quando il 25 Novembre del 1892 il barone de Coubertin dà inizio ufficiale al suo impegno per la rifondazione delle Olimpiadi, gli scavi condotti nel santuario di Olimpia dal tedesco Curtius sono già conclusi, ferve la riscoperta archeologica del mondo classico e
l’ideale “greco” è stato esaltato dagli intellettuali europei che avevano sostenuto la causa dell’indipendenza ellenica contro il dominio ottomano. Il barone intende sottrarre lo sport, che si va profilando come uno dei grandi fenomeni dell’Europa di fine secolo, ad una deriva prettamente fisica e ad una prospettiva legata principalmente agli aspetti professionistici, economici e mondani, conferendogli piuttosto una dimensione etica ed un ruolo pedagogico; per questo si rivolge ad Olimpia e a quell’ideale atletico considerato esclusiva del mondo greco. Olimpia diviene dunque il mito che gli permetterà di paludare i nuovi giochi di forme suggestive, immediatamente riconducibili a principi altamente etici; della sostanza dei giochi antichi, invece, conserverà principalmente
l’idea della sospensione delle ostilità in corso grazie alla tregua sacra, elemento certamente funzionale alla sua tensione verso l’internazionalizzazione dello sport.
Ma cosa fu in realtà l’atletismo greco? Come ogni fenomeno che dura nel tempo, anche l’ideale atletico greco assunse, nei secoli, significati e forme di espressione anche molto
differenti. "(...)
Brano di Laura Bentini, Anna Dore, Istituzione Bologna Musei, Museo Civico Archeologico
tratto da "Dall'ideale atletico allo spirito olimpico" in Sport. Figure e parole dai libri per ragazzi, Giannino Stoppani Edizioni, 2014
Ieri penultima visita guidata alla mostra: una classe terza del Liceo Artistico Brunelleschi di Monteburlo, giovani che si confrontano quotidianamente con la storia dell’arte, con il visivo, ragazzi che hanno nel loro cassetto segreto illustrazioni che potrebbero abitare le pagine di libri del futuro, si sono appassionati al lavoro di illustratori arrivati da molte parti del mondo impegnati a raccontare lo sport, hanno guardato da vicino la tecnica usata, apprezzato l’allestimento curato da Chialab, si sono mossi con disinvoltura tra il calco in gesso del Discobolo e le cornici di cartone.
Silvana Sola
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giovedì 13 marzo 2014
Fuorigioco
Faceva parte della Wunderteam, la squadra delle meraviglie, la nazionale austriaca che sul campo riusciva sempre a stupire. Si chiamava Matthias Sindelar, ma per tutti era Der Papierene, ovvero carta velina, chiamato così per la costituzione fisica esile. Era nato nella Moravia austriaca, entrato nel mondo del calcio quasi per caso e diventato presto l’idolo dei tifosi.
«Era cresciuto senza scarpe e soffrendo la fame. Kalman Konrad lo aiutò a diventare il finissimo rapsodico del calcio. Uno stelo appeso a due occhi azzurri che saettava come una freccia verso i gol più meravigliosi» così di lui parla, in un articolo riportato in rete, Vladimiro Caminiti, penna felice del giornalismo italiano che dal quotidiano “L’Ora”, passò alla stampa sportiva.
L’eleganza in campo, l’imprevedibilità, l’estro trasformeranno presto il soprannome di Matthias in Mozart del pallone.
E il Mozart del pallone si presenta in campo anche il 3 aprile del 1938. Indossa la maglia della nazionale austriaca: la squadra avversaria è la Germania che ha da poco annesso “pacificamente” l’Austria.
La partita si conclude con un 2 a 1 in favore dell’Austria. Il nuovo protocollo esige il saluto con braccio alzato, ma Sindelar si rifiuta (con lui anche il compagno di squadra Sesta). E il suo gesto infiamma quella parte del popolo austriaco che non vuole sottostare alla legge del più forte.
Un anno dopo in uno strano incidente, la Gestapo parla di avvelenamento da monossido di carbonio, Matthias e la compagna Camilla Castagnola, ebrea italiana, vengono trovati morti nella loro abitazione. I loro corpi sono fatti sparire in fretta...
Frabrizio Silei, in Fuorigioco, libro in catalogo per Orecchio Acerbo, da voce ad un bambino tifoso della nazionale austriaca, affascinato dall’ascesa Hitler, per raccontare la storia del grande calciatore Sindelar.
Le parole diventano figure: Maurizio A.C.Quarello ripercorre la vita di Matthias Sindelar, la strada, la miseria, l’incontro con il campo da calcio, le prodezze, il successo.
Silvana Sola
dal catalogo della mostra a cura di Giannino Stoppani Cooperativa Culturale, in collaborazione con il MIUR - Direzione Generale per lo studente e l'Istituzione Bologna Musei, Sport. Figure e parole dai libri per ragazzi, che inaugura martedì 25 al Museo Civico Archeologico.
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lunedì 10 marzo 2014
Opere atletiche
Ero all’Università quando scoprii, nella bella collana einaudiana “Cento Pagine”, il romanzo breve di Edmondo De Amicis, Amore e ginnastica (oggi pubblicato in "Einaudi Tascabili").
Lo stesso romanzo che regalai ad una bravissima insegnante di educazione fisica incontrata durante la mia esperienza scolastica, con la quale avevamo ideato un programma di compresenza tra storia, letteratura e sport. In questi giorni invece, mentre lo scaffale della mostra Sport. Figure e Parole dai libri per ragazzi si arricchisce di titoli, ha ripreso in mano Art & Sport, il libro n catalogo per la casa editrice francese Palette, che mette in pagina artisti che hanno guardato allo sport e lo hanno rappresentano nelle loro opere.
L'indice ci offre una galleria che fa incontrare i ciclisti in sosta di Léger con il dinamismo in bicicletta di Boccioni. Che propone al lettore la straordinaria memoria fotografica di Eadweard Muybridge, datata 1887, e, sequenza dopo sequenza, ci fa partecipare ad uno speciale salto con l’asta.
Un libro che riporta la meraviglia della statua greca, in bronzo, del Pugilatore a riposo, custodita del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo e la tridimensionalità dell’opera di Alain Séchas che guarda, con ironia, alla boxe.
Un viaggio che affianca la bellezza del gesto alla coralità delle azioni di gruppo, alla concentrazione dell’atleta, alle armonie dei corpi: nella galleria di carta opere che l’autore del libro, Nicolas Martin, fa viaggiare nel tempo e nello spazio, invitando ad allenare lo sguardo, seguendo il pensiero degli artisti.
Silvana Sola
Al padiglione 33 atleti e scrittori per ragazzi che raccontano lo sport incontreranno il giovane pubblico
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giovedì 5 dicembre 2013
Campi di storie. Sport, figure e parole nei libri per ragazzi, titolo molto provvisorio di una mostra che verrà
Quando, proprio a novembre di un anno fa, abbiamo iniziato ad indagare lo sport nei libri, temevamo di trovarci difronte ad una proposta quantitativamente scarsa. La ricerca attenta, invece, ci ha posto di fronte ad un’ampia offerta di collane seriali che affrontano sport diversi, dal calcio al basket, passando per il rugby e il judo.
Meno presenti invece, nel panorama editoriale italiano dell'oggi, gli albi illustrati per i quali abbiamo fatto una ricognizione oltre confine mettendo, sul nostro scaffale di lavoro, libri con figure americani, inglesi, francesi, brasiliani, accanto ad alcune importanti novità autoctone che vedranno la luce a breve.
La ricerca è finalizzata ad una mostra, ad un percorso tra parole e figure dentro al mondo degli sport nei libri per ragazzi, dedicato a bambini e adolescenti. Uno spazio del guardare, del leggere, dell’ascolto, dell’incontro con chi lo sport lo ha rappresentato, descritto, narrato, vissuto.
Quello sport che sottolinea diversità, lealtà, impegno, determinazione, che pone al centro le peculiarità dell’individuo e, contemporaneamente, esalta la squadra come luogo di condivisione, di regole, di rispetto e di democrazia.
Lo sport dell’agonismo e quello dell’amatorialità, quello olimpionico e quello di una pedagogia sportiva che nelle parole di Pierre De Coubertin ci ricorda che “è assegnata la centralità ad un corpo controllato e armonico, ma anche socializzato e ludico. Una socializzazione che è incontro e scambio tra soggetti, paesi, stati, culture. Lo sport è festa, gara, rito, ma anche, e fortemente, formazione del carattere e educazione morale”.
Con piacere ieri abbiamo letto, su “La Repubblica”, un articolo di Gian Luca Favetto titolato Il libro nel pallone, che ci informa che sono raddoppiate le pubblicazioni, nel panorama editoriale rivolto al pubblico adulto, che raccontano lo sport, che ricordano grandi avvenimenti, che riportano biografie, storie di vita, di stadio, di campi, di palazzetti dello sport.
Aspettiamo di poter affiancare al bel lavoro giornalistico di Favetto una riflessione sull’editoria per ragazzi e una bibliografia sportiva rivolta a bambini e ragazzi perché, come lui stesso afferma “ i gesti, le azioni, le minime cose e le grandi imprese che si vedono e si compiono nello sport sono della stessa sostanza di cui sono fatti Don Chisciotte e Huckleberry Finn, Madame Bovary e Nick Adams, Julien Sorel e il colonnello Aureliano Buendia. Sono materia di felicità e passione. Come la scrittura. Come la lettura.” Ecco i primi due titoli:
Mathieu Bènédicte, Myrtille Rambion, Lo sport a piccoli passi, Motta Junior, 2010
Troy Blackaws, Bafana Bafana, Donzelli, 2010
Silvana Sola
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