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venerdì 13 gennaio 2017

La salute dei generi



Oggi in Accademia, dopo l'incontro con Beatrice Masini, si affronta la Letteratura di genere. Giallo, avventura, fantascienza, horror, sono stati i generi che hanno fatto leggere molti ragazzi. Al tempo di Francesca Lazzarato in Mondadori, abbiamo letto degli ottimi libri, ospitati in collane specifiche, con una forte identità visiva.
La detection story vestiva abiti giallo-neri, l'avventura era tutta color arancione, la fantascienza blu-azzurro, l'horror tutto nero con molto rosso-sangue.
Ne ho amati davvero tanti, ciascuno con il suo numero sulla costa. 
Oggi non è così. Di tanta richezza e bibliodiversità è rimasto poco.
Un nome è diventato marchio di garanzia di un genere: Sherlock.
Ora è apparsa una  Nancy detective. Siamo in Inghlterra negli Anni Venti, e l'indagine continua...

Grazia Gotti

mercoledì 21 settembre 2016

Come un sasso in un soufflé


Mi sono imbattuta in questo romanzo grazie ad un articolo di repubblica.it che ho trovato citato (o come si dice nella lingua della rete “linkato”)  in un gruppo Facebook dedicato alle sorelle Brontë.
Il fatto che la protagonista fosse una ragazzina intelligente, che l'epoca fosse quella vittoriana e che nell'articolo l'autrice Frances Hardinge citasse Charlotte Brontë, mi sono sembrate tre ragioni sufficienti per presentarmi  il giorno stesso in libreria e acquistarlo.
Il romanzo ha vinto il premio Costa Award e rientra nella categoria “fantasy young adult”. Non amo molto le etichette, ma se devo proprio, lo definirei un romanzo di formazione che ha tutte le caratteristiche per essere apprezzato dai ragazzi ed essere godibile  anche al palato letterario di un adulto, soprattutto grazie alla lingua. La Hardinge  orchestra la storia usando sapientemente le parole. Durante la lettura si ritorna con piacere sulle frasi, un brivido di piacere per una bella scrittura che il lettore appassionato conosce bene. Non racconterò qui la trama, perché facendolo sottrarrei il piacere della scoperta degli eventi che si rincorrono per tutta la storia. Posso però dirvi che cosa ci troverete.
La storia di Faith, una ragazzina matura, materna con il fratellino, responsabile.
Una ragazzina intelligente e appassionata di scienza, che deve nasconderlo, perché "la mente femminile è una cosa completamente diversa (...) e del tutto incantevole, alla sua maniera! Ma troppo intelletto la guasterebbe e appiattirebbe, come un sasso in un soufflé."
Un ragazzina arrabbiata, orgogliosa e coraggiosa perché "c'era una vera e propria fame in lei, e alle ragazze non si confaceva essere fameliche. Le ragazze dovevano sbocconcellare con parsimonia a tavola, e le loro menti dovevano accontentarsi di una dieta morigerata. Poche lezioni stantie da parte di una istitutrice stanca, passeggiate monotone, passatempi vacui. Ma tutto questo a lei non bastava. "
E poi ancora, la miseria delle debolezze  umane, per livore, per difesa, per cupidigia.
La battaglia, in un momento storico in cui le teorie darwiniane hanno da poco fatto la loro apparizione, tra la fede nella creazione e quella nell'evoluzione.
L'elemento magico centrale che potrebbe dare una conclusione a questa battaglia.
E infine, un mistero che si trasforma in giallo appassionante, dai toni dark, che ti tiene incollato alle pagine, che ti fa desiderare, quando devi chiudere il libro fra una lettura e l'altra, di ritornarci prestissimo, perché sei ancora dentro la storia o perché la storia è ancora dentro di te.
Frances Hardinge ha un bel sito, dove leggiamo che indossa sempre un cappello nero e che è notoriamente “non-fotografabile”. Sembra che abbia una gemella cattiva senza cappello, che si veste di bianco. Ma non è confermato.


In Italia è stato tradotto un altro suo romanzo, Volo nella notte, per i tipi Fabbri, attualmente fuori catalogo.
Nell'intervista su Repubblica, Frances Hardinge dice: “Il mio non è un romanzo sulle bugie che ci raccontiamo l'un l'altro, ma su quelle che diciamo a noi stessi perché la verità fa troppa paura”.
Un romanzo da leggere, un'autrice da scoprire.

Elena Rambaldi

venerdì 16 settembre 2016

Si chiama Mo ed è piovuta dal cielo



La formazione con gli insegnanti all'Istituto Comprensivo Via Casale del Finocchio di Roma prosegue.
Prosegue intrecciando storie, esperienze, riflessioni su una scuola divisa tra vasi vuoti da riempire e fiaccole da accendere e tenere accese, tra legalità dichiarate e illegalità sottese.
Prosegue nelle pagine di libri che fanno sentire la loro forza, libri per ragazzi che entrano nelle storie dell'oggi, ma che sanno guardare al passato.
Nell'intreccio tra oggi e un passato prossimo mi ritrovo a parlare di un libro che dichiara trentasette anni di vita, ma che nella lettura risulta molto più giovane, fresco, quasi bambino.
Un libro bambino non ancora assillato dalle differenze di genere, che gioca con abilità sul cosa significa parità, uguaglianza, differenza.
Il libro è Extraterrestre alla pari scritto da Bianca Pitzorno nel 1979, pubblicato la prima volta da La Sorgente, oggi in catalogo per Einaudi Ragazzi. (ne abbiamo parlato qui)
Bianca Pitzorno chiama Mo il protagonista/la protagonista della storia, omaggio dichiarato al romanzo di Henry Winterfeld Piovuta dal cielo (Henry Winterfeld firmò anche, con pseudonimo, il bel romanzo Timpetill. La città senza genitori).
Mo arriva da un pianeta nel quale le persone vivono una vita che non contempla discriminazioni in base al sesso, né rigide regole di comportamento tra maschi e femmine (il sesso viene attribuito a cinquant'anni).
Un percorso a scuola sulla legalità che interseca il diritto ad “essere”, con la possibilità di esprimere la propria identità, anche sessuale.
Nel gruppo c'erano insegnanti che avevano letto il libro da ragazzine, altri che lo scoprivano per la prima volta. Ora sarà sugli scaffali di una biblioteca che esalta le differenze, a disposizione di ragazzine/ragazzini ai quali gli adulti educatori devono saper comunicare che:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (...).” 

Questo il testo della nostra bella Costituzione.
Il prossimo incontro vedrà Vinicio Ongini raccontare, nel suo modo unico e straordinario, storie di ragazzini, di migranti, di scuola, di presenze e assenze.

Silvana Sola

martedì 13 settembre 2016

Bisanzio



Ho letto con molto piacere il romanzo di Annalisa Ponti. Mentre andavo avanti nella lettura mi tornava in mente un romanzo nella gloriosa collana "Gaia Junior", Anna di Bisanzio, che vedrei bene ristampato. Questo è per lettrici (ma anche lettori) ancor più giovani delle ragazze che leggevano quei bellissimi libri, lo possono leggere delle appassionate lettrici già in quinta elementare.
Lo stile di scrittura è piano, la lingua garbata, i personaggi ben delineati.
La vicenda è principalmente ambientata a Venezia, una città non ancora spendente di mosaici e di cupole. Al posto di San Marco c'è il rudere di una chiesa distrutta da un incendio. Il palazzo del doge un triste edificio grigio. Qui arriva una giovinetta, nipote dell'imperatore di Bisanzio, una "straniera" agli occhi dei veneziani.
È una straniera colta, raffinata, molto ben educata, una perfetta principessa.
Fa il bagno nella vasca, mangia con la forchetta, beve thè in purissime porcellane, parla greco e latino, e, soprattutto legge e scrive.
Tra documentazione storica e invenzione letteraria, l'autrice costruisce un gradevolissimo impianto che si legge con molto piacere. Bella e giusta la spiegazione culinaria del saor. Ancora una volta si sottolinea che la cucina è il primo passo per l'incontro delle culture. Il libro è ospitato nella collana 
"Il cantiere delle parole" di Rizzoli, dedicata a scritture italiane.

Grazia Gotti

lunedì 12 settembre 2016

Il vizio di pensare e una biblioteca frutto del pensiero agito



Il parco che ho appena attraversato è intitolato a Peppino Impastato. 
E' un parco nato per volontà popolare, dal desiderio e dall'azione di chi, dagli anni'70, ha avuto a cuore questo territorio. Cittadini in prima linea che hanno coltivato contenuti etici e li hanno offerti alla comunità.
La comunità è quella della Borgata Finocchio, area della periferia Est di Roma.
La collina, territorio della criminalità organizzata, è stata riconsegnata agli abitanti del quartiere dopo l'azione di sequestro dei beni alla tristemente famosa banda della Magliana. Oggi la collina ospita, nel   recupero di alcuni casolari, una bellissima biblioteca.
Un luogo dell'essere e del fare, gradevole nel lavoro di rimodellamento architettonico di un'area che è storia e memoria, e che ora è testimonianza del presente-futuro.
Sono andata a Borgata Finocchio per una formazione ancora in essere titolata Il Diritto di avere Diritto, il progetto messo a punto in un lavoro corale tra l'Istituto Comprensivo Via Casale del Finocchio e la Cooperativa Culturale Giannino Stoppani.
I fili li ha tenuti con garbo, passione e grande competenza, Monica Di Bernardo, insegnante che ha al suo attivo diversi interventi sull'importanza della legalità, del diritto, della partecipazione.
Ho incontrato molti insegnanti, dalla materna alla secondaria di primo grado, in una Scuola con un elevato numero di bambini e ragazzi iscritti, in una delle zone "più giovani" di Roma.
Con loro ho riannodato i fili di un percorso che, come Giannino Stoppani, avevamo messo in campo con una pubblicazione, datata 1999, titolata Alle porte della città.
Allora indagavamo su Rom, Sinti, Camminanti e sulla letteratura per ragazzi che li ha messi in pagina, allora erano gli “zingari” dei campi nelle periferie, quelli gasati nei campi di sterminio, i musicisti struggenti, i ramaioli, i cantori di un'idea di libertà che spesso confligge con altre regole
sociali, al centro del lavoro pedagogico educativo.
Oggi, assieme ai tanti partecipanti a questo nuovo progetto formativo, abbiamo parlato di figure educanti, di dignità, di aspirazioni, di diritto leso, di identità, di morte e di speranza, di diversità, di vita e di nuovi scenari. Lo abbiamo fatto usando le parole, la letteratura, la poesia, il ritmo della filastrocca, le immagini, le citazioni, i riferimenti giornalistici e quelli della rete.
Continueremo a farlo nelle prossime settimane.
E continueremo ad aggiungere, o ad attingere a titoli già presenti, a particolari sollecitazioni di lettura, nella biblioteca della legalità ideata da IBBY Italia, assieme al Comune di Isola del Piano, a Libera, ad Aib Marche, all'Associazione Nazionale Magistrati-sottosezione di Pesaro, al Forum del Libro, titolata Bill-Biblioteca della Legalità, pagine, parole e figure per crescere liberi.


Dall'elenco dei 202 titoli presenti in bibliografia suggerisco la rilettura di Più forti della mafia, di Pina Varriale, uscito nel 2013 per i tipi di Piemme: un libro che vuole sottolineare come l'onestà e il coraggio possono essere armi attuali e spendibili contro la violenza e la criminalità, ribadendo che alla forza dei singoli serve sempre la presenza di una comunità che ha a cuore i valori della democrazia.
I capitoli del libro sono in perfetta sintonia con i punti di un nuovo indice utile al proseguimento del progetto formativo in essere:
il vizio di pensare, ovvero la necessità di mantenere il vizio
l'immaginazione come risorsa
il coraggio che accompagna le azioni
la memoria contro la “distrazione”
la consapevolezza che, nella condivisione, c'è la forza utile al ribaltamento

Silvana Sola

venerdì 9 settembre 2016

Il viaggio di Lea


Mi ha colpito la bellissima copertina. Poi volevo leggere Guia Risari.
Nel lavoro di lettrice per professione, per obbligo, la sola libertà che si esercita è quella della scelta, e le motivazioni della scelta (cosa leggo oggi, domani e dopodomani?) sono dovute a ragioni personalissime. A volte scelgo solo per mettere alla prova la mia pazienza, ma per solito poi non consiglio. Questo di Guia Risari lo consiglio a tutti, giovani lettori e adulti.
Insolito, singolare, profondo e lieve. La scrittura è piacevolissima, piena di brio, nonostante la sofferenza, il dolore, il senso dell'esistenza, temi da cui il romanzo prende l'avvio.
La vita e la morte, due germogli della stessa pianta.
Vorrei scriverne a lungo, riportare i passi che più mi hanno colpito, ma ci sarà un tempo e un modo per farlo, magari a lezione nei prossimi mesi.
Intanto auguro al libro un buon accoglimento. Io mi adopererò per trasmettere il mio entusiasmo fra le librerie della nostra associazione, ALIR.

Grazia Gotti

mercoledì 7 settembre 2016

Letteratura italiana contemporanea


Presto in libreria un nuovo gioiello Bompiani, sigla nella quale Beatrice Masini sta portando scrittrici e scrittori di alta qualità. Libro dopo libro si va palesando una poetica editoriale (neologismo che spero i puristi accolgano) davvero singolare.
Alto tasso di qualità LETTERARIA, buone dosi di immaginazione o di FANTASTICA, per dirla alla Rodari, eleganza grafica e tipografica.
Quel nitore bianco che accoglie la scrittura miete riconoscimenti, come lo Strega Ragazzi di Chiara Carminati.
Ho letto L'alfabeto di Zoe di Fabio Stassi, autore conosciuto dal pubblico adulto. Di lui abbiamo già parlato qui e qui.
Una bellissima lettura. Sono rimasta rapita dalla ricchezza di ingredienti e al tempo stesso dalla lievità  della  scrittura. La voce di Zoe, bambina dislessica, risuonerà a lungo nell'universo letterario.
Il tema è ben presente nella letteratura contemporanea per ragazzi, molti sono i libri che lo affrontano. Ma il libro di Stassi non è un libro a tema, o un libro nel quale il protagonista è il tema. Qui la protagonista è la letteratura, luogo possibile di un incontro umano, cioè culturale, estetico, sentimentale. 
Immagino un insegnante di quelli bravi, porgerlo ad alta voce con impegno e raccoglimento ad una classe. O un piccolo lettore mangiatore di pagine di senso, un lettore forte, che legge per "centrarsi" come ha magnificamente sottolineato Nadia Fusini nella sua ultima opera dedicata a La Tempesta di Shakespeare.

Grazia Gotti

martedì 6 settembre 2016

Qualcuno ha detto che gli scrittori muoiono di fame..., allora perché scrivere?


E' riapparso da poco sugli scaffali Professione Spia, di Louise Fitzhugh.
In catalogo per Mondadori, nuova e bella copertina firmata da Vanna Vinci, il libro vide la luce , negli Stati Uniti, nel 1964.
Insignito di molti premi il romanzo scelto da Francesca Lazzarato, nel 1989, nella collana “Gaia”, ha al suo attivo due adattamenti cinematografici. La protagonista Harriet ha undici anni, una passione dichiarata per la scrittura, uno sguardo attento a tutto ciò che la circonda, una penna sagace, schietta, diretta, quasi brutale. Gira sempre con un taccuino in tasca che riempie di considerazioni su tutti coloro che incontra o che va ricercando. Si muove come un'abile spia, vede ciò che gli altri non vedono, segue intrecci famigliari, curiosa, annota le caratteristiche di tutti, sconosciuti, conosciuti, parenti, amici.
Ma ciò che lei fissa, con metodo, sulla carta, spesso non è ciò che gli altri vogliono sentir dire di sé stessi: gli amici sono offesi, attorno a lei si fa il vuoto, alla sedicente spia di contrappone un club Antispia.
Il plot narrativo rimetterà insieme pezzi che sembrano irrimediabilmente distrutti e darà la possibilità al lettore di immaginare una nuova storia pronta per essere narrata.
Sono trascorsi oltre cinquant'anni da quando la brava scrittrice americana diede alle stampe il suo romanzo per ragazzi.


Tradotto in diverse lingue, oltre quattro milioni di copie vendute, il libro sopravvive a mode editoriali effimere, classico del Novecento che chiede di poter avere un posto sugli scaffali, negli elenchi dei libri suggeriti, tra i romanzi che si muovono attraverso il passaparola.

Silvana Sola

lunedì 5 settembre 2016

I buchi neri e la letteratura per ragazzi contemporanea



Ho letto con partecipazione il nuovo romanzo di Silvia Vecchini. Sin dal suo esordio seguo il suo lavoro, sia di narrativa che di poesia. Amo il suo stile e la sua lingua pulita. 
L'ho letto in un angolo di Maremma pulita, clean, come certi paesaggi della Nuova Zelanda da cui sono appena tornata. Con il ricordo delle balene, dell'albatros e delle foche giocose nelle pozze di acqua dell'oceano, ho affrontato il quartiere di periferia, teatro di azione del romanzo, e la sua popolazione, stretta in appartamenti dove incastrare un letto per un ospite diventa motivo di "isteria" materna.
La mamma del protagonista, un tredicenne che ha mangiato troppe merendine e che ha i rotoli di ciccia, non se la passa bene. Il suo matrimonio è andato in fumo per quel paradigma contemporaneo che vede il maschio preso da una giovane ragazza, 20 sono gli anni di differenza. Il papà del protagonista è diventato padre per la seconda volta, ed è di nuovo alle prese con un pargolo da portare al mare nelle ore non troppo calde e al bazar dei giochi con monetina la sera. Non sono ancora entrata nel dramma vero, ma intanto ci sono i nonni, uno malato di Alzheimer e la nonna in ospedale in seguito ad una caduta. Gli amici?  Non ci sono e quando appaiono all'orizzonte sono pure messi sotto una cattiva luce. Ma non siamo al dramma, non ancora... vi arriviamo piano piano, dopo molte pagine di dettagliati raccordi per portare avanti la narrazione. 
Non svelerò il dramma. Il come va a finire deve restare prerogativa di conoscenza del lettore. 
Da tempo non discutevo di letteratura per ragazzi con lettori che non sono del mestiere.
L'ho fatto ieri, per tutto il viaggio dalla Maremma a Bologna, in compagnia di una persona che aveva letto il romanzo di Silvia Vecchini, per caso, senza sapere nulla di lei e senza conoscere la letteratura contemporanea per ragazzi. Ne è venuta fuori una proficua discussione. A partire dagli spunti della discussione, nei prossimi giorni prepareremo il nuovo programma dell'Accademia Drosselmeir. 
Stay Tuned! 

Grazia Gotti

martedì 30 agosto 2016

La biblioteca segreta: perdersi e ritrovarsi con i libri e nei libri


Perché leggere? Perché nei libri si trova il mondo, quello conosciuto raccontato dalla geografia e quello fantastico, capace di aprire le porte di universi nuovi e sconosciuti.
Perché leggere? Perché nei libri si ritrovano fratelli e sorelle mai avuti, amici desiderati e immediatamente riconosciuti sulla carta, affascinati sconosciuti, eroi e antieroi, paesaggi famigliari e spazi di un immaginario senza confini definiti.
Amy, la protagonista del bel romanzo Book Jumpers, in catalogo per l'editore Giunti, scopre, appena giunta sull'isola scozzese che ha dato i natali a sua madre, che il leggere è generatore di vita e di morte.
Con i libri della Biblioteca Segreta si sentirà partecipe delle storie racchiuse nelle pagine con una fisicità che la spaventa e, al contempo, l'affascina: fuori dal tempo reale, lontano dal bullismo della rete, in compagnia dei personaggi della letteratura.
Scritto dalla trentenne Mechthild Gläser, originale scrittrice tedesca che vive e lavora in quello che una volta era il distretto della Ruhr, il libro alterna riflessione e azione, immaginato e vissuto, in un abile gioco letterario in cui il dentro e il fuori si confondono per creare un'altra dimensione.
“Un giorno avei dovuto decidere dove trascorrere la mia vita: con Will nel fiabesco delle parole, in cui tutto e tutti devono seguire il volere di autori invisibili, oppure nel mondo reale, le cui storie sono ancora più emozionanti perché è la vita a scriverle...”.

Silvana Sola

martedì 14 giugno 2016

E poi, per la Gente Bassa, l'estate finì


Avevo letto in velocità Il piccolo regno in previsione dell'incontro organizzato a Bologna, durante il Weekend dei Giovani Lettori.
L'ho ripreso in mano in questi giorni e ho trovato il giusto tempo per entrare dentro la storia.
Firmato da Wu Ming 4, in catalogo per Bompiani nella collana “Assaggi di narrativa”, il romanzo è un gioiello letterario.
Si apre come uno scrigno che mostra la preziosità del suo contenuto.
Una preziosità capace di trattenere il lettore, capace di creare un'atmosfera sospesa, terragna e fantastica, intima e collettiva, splendente e oscura.
Una storia di un'infanzia che sta per finire, un'infanzia ancora fatta di zuffe, di vite fuori casa, di rifugi segreti, di gesti di coraggio e di sfida. Un'infanzia ritrovata, dalla voce narrante del romanzo, in una foto ingiallita che riporta i ricordi.
Nelle pagine si descrivono due mondi che si incontrano per necessità: da un lato gli adulti e dall'altro i ragazzi.

E nel mondo dei ragazzi entra la straordinarietà di un'avventura che intreccia mistero, territori da esplorare, soprannaturale, esperienza di vita, cambiamento.
Nel mondo degli adulti ci sono le relazioni, le verità omesse, c'è il fabianismo che definisce forme di comportamento che guardano ad una possibile nuova società, c'è l'instabilità di un'Europa che di lì a poco lascerà ferite nelle vite di molti.
Il sottotitolo è Una storia d'estate, perfetto per dichiarare la temporalità narrativa di un'esperienza che si sta concludendo, un'esperienza che rimane in eredità alla Gente Bassa quando passerà a far parte della Gente Alta.
Per adolescenti, per lettori estivi e invernali, per tutti.

Silvana Sola

martedì 29 marzo 2016

Quanto impiega un Bruco a diventare Farfalla?


Sono disordinata. O meglio il mio è un ordine-disordine che mi permette di ritrovare quasi tutto. A volte anche i pensieri sparsi. Fiamma, la protagonista del nuovo libro di Luisa Mattia, invece, dispone le cose rispettando un ordine preciso: libri, fogli, maglie, bicchieri, ogni oggetto diverso ha un proprio spazio. E la rassicura il vederlo nella sua dimora naturale. Ma non sempre mettere ordine alle cose aiuta a mettere ordine ai pensieri, ai gesti, ai sentimenti. I fatti della vita arrivano in modo disordinato, a volte non richiesto, determinati dalle azioni degli altri. E le reazioni possono essere disordinate, scomposte. Fiamma ha quattordici anni e suoi sentimenti non riescono a rimanere dentro perimetri ordinati. Si muovono in un balletto che alterna passi lenti, dolci, a drammatiche figure. 
Le sue parole escono dure, volutamente violente, e poi diventano morbide e avvolgenti, quando cambia il destinatario. In E poi diventai farfalla, il bel libro appena dato alle stampe dall'editore Lapis, si racconta l'adolescenza. Le parole di Luisa Mattia accompagnano la protagonista verso la trasformazione, verso un tempo nuovo, scandito dai passaggi che portano il lettore a vedere il giovane bruco librarsi nel cielo in forma di farfalla.

Silvana Sola

lunedì 21 marzo 2016

Anna Vivarelli



Mi piace molto Anna Vivarelli, premio Andersen 2010. Non ho letto tutti i suoi libri, e me ne dispiaccio davvero. Scrive molto bene e ha una riconoscibile, ricca e matura cultura. Dopo averla letta in questo weekend, il romanzo e il piccolo libro sul leggere, scritto con Guido Quarzo, penso che abbia una statura notevole. Cosa mi piace principalmente? La sua italianità, l'eco della letteratura italiana, i luoghi, la lingua. Odio il Piccolo Principe è perfetto per essere amato dal mondo intero. Non è un romanzo a tema (bella la puntualizzazione e la citazione di Gianni Celati nel libretto Salani) è un romanzo, è letteratura. Non riesco a non pensare a un altro scrittore italiano, Andrea Molesini, letto anche all'estero. Ciò che non mi piace di Odio il Piccolo Principe è il suo aspetto di libro senza importanza. Questo romanzo merita la cartonatura, la sovracoperta, una grandiosa copertina e un prezzo adeguato. Merita di essere regalato per un'occasione importante, merita di essere recensito da critici all'altezza, e merita di essere notato dagli editori stranieri. Merita anche di diventare cinema. 


Ci sono due città, Venezia e Torino, entrambe potenti per lo schermo e città  fortemente letterarie. Ci sono i libri protagonisti, ci sono tanti personaggi, tutti splendidamente raccontati. C'è un funerale che commuove, come è giusto che sia, c'è tanta umanità. Grazie Anna!

Grazia Gotti


martedì 15 marzo 2016

Il Sud America


I lettori di Zazienews sanno che negli ultimi tempi ho avuto l'occasione di visitare il Sud America: Argentina, Brasile, Colombia. Viaggi rapidissimi, quasi più tempo in aereo che nei luoghi, ma ho poi continuato a leggere, a informarmi, e sono rimasta in contatto con alcune persone con le quali è nata una bella amicizia. 
Nel Brasile di Michele D'Ignazio mi sono immersa con curiosità. All'inizio siamo a Lancastre, un imprecisato paese che assomiglia a tanti comuni italiani, quei piccoli centri dove tutti si conoscono e molti aspirano ad un posto di lavoro, di quelli tranquilli, magari al Comune. Al Comune comanda il sindaco, un sindaco che ha molto a cuore la sua rielezione, di certo più importante del Bene Comune. Il protagonista del romanzo, un giovane dipendente comunale al servizio della campagna elettorale del sindaco, partirà per il Brasile alla caccia del voto di un vecchio parente emigrato.
Al voto dei residenti all'estero si fa ricorso perché dai sondaggi è data una parità fra due schieramenti e per essere riconfermato il sindaco ha necessità di quel voto.
E qui comincia l'avventura di Santo Emanuele, un'avventura che consente al giovane aiutante del sindaco di scoprire altri mondi, altri modi di vivere, altri colori e sapori.
Da questa parte del mondo c'è tutto organizzato, il burocratese, il grigiore...forse l'unica possibilità è il sorriso di Mara, la giovane collega in Comune.
Ma dove sta il parente emigrato? Santo Emanuele lo cerca... e il lettore lo segue, pagina dopo pagina, cercando di assaporare i frutti colorati della colazione del mattino.
Un omaggio alla letteratura del Sud, alla lingua portoghese. Muito obrigada.

Grazia Gotti

lunedì 18 gennaio 2016

Io c'ero, e anche loro


“Io c'ero. Sì, mi trovavo in un punto qualsiasi di quel traballante mondo in bilico fra tragedia e speranza, Solo che il mio particolare “punto qualsiasi” non era il più desiderabile. Nella mia qualità di bambina ebrea, con l'onde nera del nazismo che incombeva dappertutto il “mio” punto era quanto mai precario e pericoloso...”
Si racconta così Lia Levi in "Io c'ero", il testo pubblicato nel volume Resistenza '60, dieci anni fa.
E della precarietà dell'esistenza e del pericolo scrive anche oggi, nel romanzo Quando tornò l'arca di Noè, pubblicato da Piemme.
Scrive del 1943 a Roma, scrive dei ragazzini espulsi dalla scuola pubblica perché ebrei.
Scrive di una scuola ebraica che racconta i fatti della Bibbia, catturando l'interesse dei bambini quando l'insegnante è capace di fare sentire un plot narrativo straordinariamente avventuroso.
Descrive la vita di tutti giorni dei bambini che faticano a capire perché non possono andare alla scuola di tutti, faticano a capire i cartelli ingiuriosi apparsi sulle vetrine dei negozi, faticano a capire perché il postino Michele non può più recapitare la posta e il babbo di Bruno non può fare più l'ingegnere.
Bambini descritti nel loro desiderio di andare avanti nella vita, curiosi dei fatti che non vengono mai svelati nella loro cruda verità.
Lia Levi immagina per loro un futuro di salvezza, accanto alle loro famiglie, dichiarando una possibile serenità del dopo.
Ma alla fine del romanzo ricorda ai lettori che, nella realtà, la storia è stata anche un'altra, una storia che parla di campi di sterminio, di un milione di bambini morti, di sofferenze.
Un libro volutamente leggero, un libro di storia e di memoria, che intreccia quel Io c'ero con la vita e la speranza.

Silvana Sola

venerdì 11 dicembre 2015

Sophie sui tetti di Parigi


Ho letto con grande piacere questo romanzo. Lo consiglierò a tutti nei giorni frenetici pre-natalizi in libreria. Ha vinto il premio della catena libraria Waterstones e il Prix Sorcières 2015 delle libraie francesi. Mi permetto qui di suggerire la bella recensione di marzo scorso apparsa sul Le letture di Biblioragazzi, una recensione assai favorevole al romanzo, che inizia così:
"Se siete di quei lettori che sottolineano passaggi chiave, belle frasi, brani da leggere ad alta voce e magari anche momenti in cui ci si commuove, riempirete di certo con segni, linee e colori questo romanzo che oserei dire inclassificabile nella sua bellezza, sospeso tra onirico e realismo, ambientato tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, quando si viaggiava su grandi transatlantici e talvolta su di essi si rischiava la vita."

Grazia Gotti



lunedì 16 novembre 2015

Il grande gigante generoso


Al centenario della nascita di Roald Dahl ho cominciato a pensare molti mesi fa quando, preparando una lezione per l'Accademia dedicata agli autori inglesi, ho fatto un elenco di quelli di cui intendevo parlare e ponendo le date di nascita accanto ai nomi, l'occhio mi è caduto su quella di Roald Dahl, il 1916. Da lì si è acceso il desiderio di ripensare a questo autore molto amato dai bambini ma non accettato facilmente dagli adulti. Alla notizia che Steven Spielberg avrebbe girato il GGG, ho pensato che prima del film sarebbe stato utile porre l'accento sulla produzione letteraria di Dahl. Ho anche pensato che dai suoi romanzi avrebbe potuto ripartire una educazione alla lettura nelle scuole. In un bel saggio di Antonio Faeti, Un tenebroso affare, accolto nella grande opera dedicata al romanzo curata da Franco Moretti per Einaudi, Faeti afferma che la Scuola non ama il romanzo e ne spiega le ragioni, spingendosi a dire che (siamo nel 2000) teme che un autore come Dahl non trovi accoglienza nelle classi. Le cose cambiano: domani cento insegnanti di scuola primaria di Arezzo aprono ufficialmente le celebrazioni del centenario, partecipando ad un corso di aggiornamento promosso dalla libreria La casa sull'albero. Dopodomani sarà la volta degli insegnanti delle scuole superiori di primo grado, poi ci sposteremo a Montevarchi. Il grande gigante generoso, ritratto da Alessandro Sanna, accompagnerà il nostro lavoro di formazione. Stay tuned!

Grazia Gotti

martedì 3 novembre 2015

I miei genitori non hanno figli



Sto leggendo molti romanzi YA (Young Adult) e quando ho visto questo titolo di Marco Marsullo per Einaudi, mi sono incuriosita. In verità io leggo molto  per lavoro  e in particolare ciò che l'industria editoriale sforna per i ragazzi; non mi rimane molto tempo per la letteratura contemporanea per adulti. Quando me lo posso permettere preferisco leggere i classici o un saggio, una biografia o altri generi. Non ero in Italia il 25 ottobre quando il giovane scrittore napoletano è apparso in tv, nella trasmissione di Fabio Fazio e me ne dispiaccio perché  avrei potuto farmi un'idea anche sul suo modo di conversare, di porgere la parola, ora che conosco la sua scrittura. 
I miei genitori non hanno figli mi è piaciuto molto e se potessi andare nei licei,  quelli classici, scientifici, linguistici, pedagogici o musicali, così come nelle scuole tecniche e in quelle professionali, mi piacerebbe leggerlo con i ragazzi di quinta. L'autore afferma che fra le cose scritte questa è l'unica in parte autobiografica. Si sente, infatti, il sapore della vita vera, quella di un diciottenne al primo anno di Giurisprudenza alle prese con Diritto Romano. Bellissima la descrizione dello studio, anche di quello per il secondo esame, Diritto Privato. Sul piano della vita familiare il racconto muove da un grottesco stemperato nella  tenera accettazione di due genitori presi dalle loro beghe, una separazione quando lui è tredicenne, e una  conseguente frequentazione a montaggio alternato. Con la madre amica  la relazione è abbastanza fallimentare, con  il padre che ha preso un bel trenta (non ricordo se anche la lode) al primo esame, non va meglio. I dialoghi, le situazioni raccontate sono davvero molto credibili, almeno per me che come madre ho appena attraversato questa linea. Mio figlio ha 22 anni e anche lui ha lasciato l'Università,  come il protagonista e come l'autore e come tanti ragazzi, figli di laureati separati e anche no. Io non sono separata, sono una mamma che non ama cucinare, faccio altre cose, ma ci siamo sempre messi a tavola con cibi ben preparati dal babbo, grande chef, per tutta l'infanzia e l'adolescenza. Il padre del protagonista porta il figlio a caccia, il nostro fanciullo è stato portato a pesca, e mentre nel corso del tempo il padre ha preso le distanze dalla pesca, il figlio è diventato un pescatore assiduo. Marco Marsullo si è messo a scrivere, anche mentre aspettava di sostenere un esame: ha scritto cose buttate lì, dice nel romanzo, ma a 22 anni già pubblicava racconti e poi ha continuato con romanzi e articoli. Un ragazzo che sa dare voce, che ha una voce, che guarda il mondo e il mare aperto. Auguro anche a mio figlio di trovare il suo mare.

Grazia Gotti

mercoledì 21 ottobre 2015

Il Sasso ha schiacciato la Forbice


Il titolo ci porta verso la morra cinese, ma tra le pagine troviamo l’Argentina degli anni ’70.
Carta Forbice Sasso racconta di Alma, delle sue vacanze felici su un’isola del delta del Paraná. 
Racconta dell’incontro con Carmen e Marito, amici inseparabili per molto tempo, della loro vita “selvaggia”, delle piccole cose che colorano l’esistenza, delle scoperte condivise, dei segreti, dei primi turbamenti, dell’amore, dei libri.
Ma le vacanze finiscono e inizia il tempo della città, una città meravigliosa violata da una dittatura, una città che scopre la paura, il timore, la violenza nascosta, le sparizioni.
Alma cresce a Buenos Aires in una famiglia che non vuole vedere, che si comporta come se nulla fosse successo, che propone alla ragazza una vita fatta di una normalità falsa e malata.
Ma ci sono i sentimenti, ci sono gli incontri, amorosi e dolorosi, con i compagni di una vita, c’è il desiderio di capire.
Un romanzo denso, avvolgente, che dichiara l’importanza della memoria e il diritto alla verità.
Inés Garland con questo libro, pubblicato ora in Italia da Feltrinelli, vinse, nel 2009, un importante premio in Argentina e, successivamente, il Deutscher Jugendliteraturpreis, il grande riconoscimento che la Germania assegna  alla letteratura per ragazzi di qualità.

Silvana Sola

martedì 6 ottobre 2015

Libri, ospiti inattesi


In Fahrenheit 451 i libri bruciavano e i pompieri generavano incendi invece di spegnerli.
I libri sono stati spesso messi al rogo fisicamente, ideologicamente, politicamente, in tante occasioni, ma io non posso immaginare una società senza libri. Mi aiuta e mi sostiene in questo il bel libro di Thórarinn Leifsson, La folle biblioteca di nonna Huld, pubblicato da Salani. Lo scrittore islandese, già illustratore e web designer, guarda ai collassi delle banche che hanno ingenerato le crisi finanziarie di molti paesi, guarda ai fatti che hanno portato, nel 2008, l'Islanda al tracollo economico guarda al materialismo di una società basata su beni di consumo e sul PIL, per raccontare la storia di una ragazzina e di una trisavola che possiede una enorme biblioteca.
I libri compaiono in un luogo nel quale la lettura è considerata fortemente dannosa per lo sviluppo dei bambini, la scrittura bandita, un luogo in cui la scuola è assoggettata al volere dei governanti e “diseduca” con metodo.
Per Albertina, la protagonista del romanzo, inizia una nuova vita fatta di parole scritte da leggere, di parole che evocano mondi fantastici, di storie che stimolano l'immaginario, ma incidono anche sul reale.
Insignito del Reykjavik Children Books Prize nel 2010 e presente nell'Honour List del Nordic Children’s Book Prize nel 2011, Thórarinn Leifsson mette in pagina i pensieri, i sentimenti, il desiderio di azione di una ragazzina che si oppone ad un mondo determinato dagli adulti, un mondo pervaso di paura, di sudditanza, di disvalori.
“ Ovunque guardasse vedeva libri, sugli scaffali oppure in piccoli mucchi sparsi qua e là...”
Battersi perché i libri siano dentro le scuole, perché le biblioteche pubbliche siano in tutti i paesi, perché le sezioni ragazzi vivano e facciano vivere testi che aprono porte sull'immaginario (o su realtà che si svelano nella loro straordinarietà), è un atteggiamento passatista?

Silvana Sola