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martedì 15 marzo 2016

Il Sud America


I lettori di Zazienews sanno che negli ultimi tempi ho avuto l'occasione di visitare il Sud America: Argentina, Brasile, Colombia. Viaggi rapidissimi, quasi più tempo in aereo che nei luoghi, ma ho poi continuato a leggere, a informarmi, e sono rimasta in contatto con alcune persone con le quali è nata una bella amicizia. 
Nel Brasile di Michele D'Ignazio mi sono immersa con curiosità. All'inizio siamo a Lancastre, un imprecisato paese che assomiglia a tanti comuni italiani, quei piccoli centri dove tutti si conoscono e molti aspirano ad un posto di lavoro, di quelli tranquilli, magari al Comune. Al Comune comanda il sindaco, un sindaco che ha molto a cuore la sua rielezione, di certo più importante del Bene Comune. Il protagonista del romanzo, un giovane dipendente comunale al servizio della campagna elettorale del sindaco, partirà per il Brasile alla caccia del voto di un vecchio parente emigrato.
Al voto dei residenti all'estero si fa ricorso perché dai sondaggi è data una parità fra due schieramenti e per essere riconfermato il sindaco ha necessità di quel voto.
E qui comincia l'avventura di Santo Emanuele, un'avventura che consente al giovane aiutante del sindaco di scoprire altri mondi, altri modi di vivere, altri colori e sapori.
Da questa parte del mondo c'è tutto organizzato, il burocratese, il grigiore...forse l'unica possibilità è il sorriso di Mara, la giovane collega in Comune.
Ma dove sta il parente emigrato? Santo Emanuele lo cerca... e il lettore lo segue, pagina dopo pagina, cercando di assaporare i frutti colorati della colazione del mattino.
Un omaggio alla letteratura del Sud, alla lingua portoghese. Muito obrigada.

Grazia Gotti

mercoledì 21 ottobre 2015

Il Sasso ha schiacciato la Forbice


Il titolo ci porta verso la morra cinese, ma tra le pagine troviamo l’Argentina degli anni ’70.
Carta Forbice Sasso racconta di Alma, delle sue vacanze felici su un’isola del delta del Paraná. 
Racconta dell’incontro con Carmen e Marito, amici inseparabili per molto tempo, della loro vita “selvaggia”, delle piccole cose che colorano l’esistenza, delle scoperte condivise, dei segreti, dei primi turbamenti, dell’amore, dei libri.
Ma le vacanze finiscono e inizia il tempo della città, una città meravigliosa violata da una dittatura, una città che scopre la paura, il timore, la violenza nascosta, le sparizioni.
Alma cresce a Buenos Aires in una famiglia che non vuole vedere, che si comporta come se nulla fosse successo, che propone alla ragazza una vita fatta di una normalità falsa e malata.
Ma ci sono i sentimenti, ci sono gli incontri, amorosi e dolorosi, con i compagni di una vita, c’è il desiderio di capire.
Un romanzo denso, avvolgente, che dichiara l’importanza della memoria e il diritto alla verità.
Inés Garland con questo libro, pubblicato ora in Italia da Feltrinelli, vinse, nel 2009, un importante premio in Argentina e, successivamente, il Deutscher Jugendliteraturpreis, il grande riconoscimento che la Germania assegna  alla letteratura per ragazzi di qualità.

Silvana Sola

venerdì 12 giugno 2015

Prima domanda: Dove vanno le anatre d’inverno? Seconda domanda: Ci sono ancora le anatre a Central Park?


Diversi anni fa ci interrogammo sulla lettura per adolescenti e decidemmo di titolare la riflessione e la bibliografia che ne seguiva Dove vanno le anatre d’inverno? prendendo in prestito la domanda che, nel grande romanzo di Salinger, il giovane Holden si fa, mentre attraversa Central Park.
Tra i libri suggeriti mettemmo capolavori letterari raccolti in collane come “Gaia”, “Ex libris”, “Frontiere”, “I Delfini, Supertrend”.
Romanzi straordinari, alcuni spariti nel meccanismo editoriale che porta all’oblio, altri fortunatamente destinati a nuova vita in altra veste, con altra traduzione e titolo.
Nella pubblicazione Antonio Faeti ricordava che gli adolescenti “abitano un tempo che a noi adulti appare indecifrabile, perché accumula pause immense, stentoree frenesie, dilatazioni e restringimenti”, un tempo altro al quale noi, gli adulti, possiamo rispondere con proposte letterarie di altissima qualità.
Ed è pensando ai punti di riferimento alti che voglio condividere una lettura che non nasce per coloro che chiamiamo giovani adulti, ma che alcuni di loro sicuramente leggerebbero con piacere, con passione, forse anche voracemente, o meglio con il giusto tempo della lettura.
Il libro mi è arrivato in regalo da Silvana Amato che ha firmato il bel progetto grafico del volume: un libro, con una veste grafica elegante, un romanzo potente, doloroso, vitale, capace di parlare di nascita, morte e rinascita, di analfabetismo sofferto e di riscatto attraverso la prosa ricercata di Miguel Bonnefoy, giovane autore parigino, con madre venezuelana e padre cileno.
L’opera prima dello scrittore ventinovenne è un omaggio al Sudamerica, un omaggio che si esprime nella geografia dei luoghi raccontati e nel riferimento ad una forma narrativa che chiama in causa il realismo magico dei grandi maestri.
Il meraviglioso viaggio di Octavio è in catalogo per 66nhand2nd.
Per la copertina è stata scelta una bella illustrazione del tedesco Martin Haake.
Silvana Sola

Vi ricordiamo che questo fine settimana avrà luogo il Festival Mare di libri a Rimini. 

lunedì 29 settembre 2014

Don Chisciotte per bambini



Per il libraio è consuetudine aprire le scatole di novità con trepidazione: subito messi da parte i libri che non accendono, si va alla ricerca del colpo al cuore. Ecco, il Don Chisciotte pubblicato da Donzelli, produce quei 15 centimetri di brivido lungo la spina dorsale, segnale inequivocabile di qualcosa di buono che trasmette piacere anche al corpo. Bella l'idea di riprendere illustrazioni pubblicate negli anni trenta del secolo scorso e di lavorare sul testo, una scrittura ad uso dei piccoli del grande racconto dell'hidalgo. Bianca Lazzaro ha fatto un ottimo lavoro, bella lingua, bel ritmo. Il mio primo Don Chisciotte rimanda alla stagione della Scala d'oro, un progetto editoriale che ha acculturato gli Italiani, proponendo temi e testi della tradizione letteraria, accompagnati da illustrazioni colte, in una veste editoriale elegante e raffinata. 
Il sapore di quell'editoria italiana di qualità, nata nella Torino fra le due guerre, si ritrova nel bel libro di Donzelli. Forse, non ricordo con precisione, o forse si tratta di una allucinazione per troppe pagine lette, allora si osò la proposizione di Caldern della Barca.
Sognare non costa nulla, sarebbe bello svegliarsi un giorno, aprire una scatola e trovare La vita è un sogno, formato ragazzi.

Grazia Gotti

giovedì 29 agosto 2013

ll tiepido sole invernale di Buenos Aires



Nella bellissima libreria Eterna Cadencia, a Buenos Aires, ho partecipato ad un incontro con lo scrittore argentino Sergio S. Olguìn. Era sera, ero provata dall'intera giornata di lavoro in fiera, stanca, e, soprattutto, non avevo letto nulla di lui, quindi faticavo a seguire. Ascoltavo Silke, la traduttrice tedesca dei suoi libri e mi deliziavo del suo spagnolo con inflessioni tedesche, facile da seguire e divertente. Silke traduce i grandi sudamericani, ma non disdegna la letteratura infantil y juvenil, come dicono laggiù. Si è tanto appassionata da scrivere anche storie sue e il suo primo libro per ragazzi uscirà da Fisher nel 2014. Tornata a casa ho cercato il romanzo per ragazzi di Sergio, La squadra dei miei sogni, pubblicato da Feltrinelli nel 2007, un libro utile che mi ha portato in una Buenos Aires che non ho visto. Della vita dei più poveri avevo chiesto alle amiche durante le giornate argentine, frettolosamente, nei rari momenti di libertà dagli incontri di lavoro. Alicia Salvi, grande esperta di letteratura mondiale, in giuria Andersen nel 2006 e 2008, mentre mangiavamo un'insalata al sole invernale, in un luogo di nome Modena circondato da articoli Ferrari, mi ha raccontato un po' della grande bidonville. Ora la ritrovo nel romanzo di Sergio e con lui posso imparare a conoscere più a fondo la città. Nel romanzo si coglie il peso dei pesos, cioé il peso di dover fare sempre i conti, di fare grande attenzione ai conti, ansia e preoccupazione che ho colto anche nel mio breve soggiorno a Buenos Aires. Il denaro, la corruzione, la fatica di tirare avanti per tante persone, non solo per quelle che abitano nella bidonville, ma anche per i tanti che si danno da fare come possono, dal gestire un negozio di verdure, al commercio di beni importati. Le importazioni sono state e continuano ad essere un problema e il mercato nero, sia delle valute che delle cose è fiorentissimo. Con Alicia ho poi trascorso una serata in un caffé . Qui abbiamo affrontato il tema del passato, del suo passato: sei amici scomparsi, possibilità di raggiungere il Brasile per doppio passaporto, ma la rinuncia per rimanere ad accudire il padre gravemente ammalato. Poi i figli e una situazione lavorativa durissima, niente insegnamento all'Università, nonostante non avesse compiuto nessun atto, solo la parola, scritta, pronunciata. Mi tornavano alla mente tanti racconti degli argentini venuti in Italia, le immagini di Le matite spezzate, un film didascalico ma utile, lo sguardo verso il Rio della Plata sollecitava il ricordo dei corpi buttati da aerei in volo. Gli antropologi forensi, molto bravi, hanno fatto un ottimo lavoro, mi ha detto Alicia. Non sapevo chi fossero e cosa facessero gli antropologi forensi, e nemmeno la mia amica regista Elisabetta Lodoli lo sapeva prima di dirigere il bellissimo documentario Stolica, vent'anni dopo la guerra nella ex Iugoslavia. Anche lì gli antropologi forensi lavorano sodo. Dittature, guerre, massacri, e ci accingiamo a ricordare il massacro della Grande Guerra. 

 

Per continuare il mio percorso mentale argentino ho letto il bel romanzo di Daniela Palumbo Sotto il cielo di Buenos Aires, pubblicato quest'anno da Mondadori. Gli Italiani in Argentina, tanti; le amiche argentine mi avevano subito accolta dicendo che ogni famiglia argentina ha un italiano fra i suoi rami. Il racconto di Daniela parte dagli anni Cinquanta del secolo scorso, e arriva ai nostri giorni, giorni nei quali in ogni parte del mondo persone sono impegnate ad aiutare i figli della dittatura a ritrovare una loro identità. Il romanzo ricostruisce il travagliato percorso dei bambini dei desaparecidos, assegnati a nuove famiglie, bambini cresciuti, diventati donne e uomini, a cui è stata rubata una parte di esistenza, di memoria, di verità. Mi sono molto commossa fra le belle pagine di Daniela e penso che anche Alicia Salvi e tutte le donne argentine che ho incontrato, mie coetanee ma anche tante giovani, intelligenti, preparate, responsabili di istituzioni, seguirebbero il racconto con partecipazione. E aggiungo che sicuramente apprezzerebbero anche Le valigie di Auschwitz, un romanzo pubblicato da Piemme, che ha portato a Daniela tanti riconoscimenti, oltre che la traduzione in castigliano, catalano e altre lingue.
E l'Argentina mi aspetta stasera al cinema Lumière di Bologna, che apre proprio la stagione con un film argentino.
Grazia Gotti


mercoledì 2 gennaio 2013

Soltanto chi ascolta impara




Ho letto molte storie africane, storie ambientate in Africa, scritte da africani che vivono in Europa e in America, ho pubblicato poesie africane, mi sono dedicata con gli studenti dell'Accademia Drosselmeier ad una mostra  di libri internazionali, corredata di un catalogo, mi sento quindi vicina al "tema" proposto dalla scrittrice catalana Gemma Pasqual i Escrivà, ma  pur conoscendo molte cose, non sono passata indenne dalla lettura di questo racconto. Sono profondamente scossa. Il racconto é dedicato "A tutte le persone che hanno perso la vita inseguendo i propri sogni" e di recente queste persone sono africane e perdono la loro vita su carrette per approdare in Europa. L'autrice catalana probabilmente li ha visti arrivare alle Canarie nel biennio 2005-2006.
Le foto che ho rintracciato sono eloquenti. Il libro non parla di calcio come la copertina potrebbe far intendere. Parla di vite umane, di quelle delle donne, degli uomini, dei bambini.
Soltanto chi legge impara, per parafrasare la nonna africana che sa raccontare e che é una voce viva della narrazione. Leggete e fate leggere.
Grazia Gotti





lunedì 28 maggio 2012

Perché la rivoluzione è una patria e una famiglia...



Sono in convalescenza e questa strana condizione, offerta da un intervallo più lungo del previsto, mi regala tempo. Tempo per leggere, per guardare, per cercare, per mettere in moto relazioni, intrecci, confronti. Ho appena finito di leggere il nuovo libro di Marcello Fois, Nel tempo di mezzo, edito da Einaudi, un libro importante, profondo, un libro in cui la natura e l'esistenza si confrontano, in un quotidiano carico di phathos e di parole che cambiano la vita e la storia.
E attraverso traiettorie difficili da dichiarare dopo la bella prosa di Fois mi è venuto il desiderio di rileggere Capitani della spiaggia di Jorge Amado, in catalogo per Garzanti dal 1988. La Sardegna del romanzo di Marcello è sicuramente lontana dal porto di Bahia, le cavallette che insidiano i raccolti e la vita della gente, nulla hanno da dividere con i magazzini che ospitano dei ragazzini dagli 8 ai 16 anni, abbandonati ad un destino di strada, diventati una “piaga” per la società civile brasiliana. Il testo di Amado è del 1937, un libro in cui il grande scrittore sudamericano racconta di una società nemica dell’infanzia e dell’adolescenza, una società capace di giudicare e non di offrire aiuto, assistenza, amore. I ragazzini di Amado come i bambini delle fogne di Bucarest, come quelli che sono spariti dai campi profughi in Italia, come quelli che muoiono per le strade della Siria, come tutti quelli che non hanno diritto ad un’esistenza in tante parti del mondo. E’ un ragazzino cresciuto in orfanotrofio anche il protagonista del romanzo di Fois, un ragazzino che dalla condizione di essere figlio di NN, si ritrova un nome, un’appartenenza dichiarata, una possibilità e forse un nuovo status. Sfuggono, invece, all’orfanotrofio e al riformatorio i bambini di Amado, prepotentemente dichiarano la loro presenza, creano rumore, fanno chiasso. Cercano disperatamente di rendere visibile, con fantasia, la loro “invisibilità” e di trovare alleati in un Brasile chiuso da una morsa di oppressione e di cecità.
Dal “Jornal da Tarde”, 1937:
“Il nostro cronista ha ascoltato anche il racconto del piccolo Raul che, come abbiamo detto, ha undici anni ed è uno degli studenti più diligenti del Ginnasio Antonio Vieira. Raul ha dimostrato grande coraggio e ci ha riferito la sua chiacchierata con il terribile capo dei “Capitani della spiaggia”- Lui ha detto che ero tonto e che non sapevo neppure cos’è giocare. Io gli ho risposto che ho una bicicletta e un sacco di giochi. Allora lui s’è messo a ridere e ha detto che ha la strada e la banchina. A me m’è piaciuto, sembra uno di quei ragazzi del cinema che scappano di casa per andare in cerca di avventure…- ”

Silvana Sola

martedì 8 maggio 2012

Sordido, nefasto,lindo, patetico e fulminante


Sono aggettivi quelli che Tochtli, otto anni, impara e colleziona.
Conosce solo quattordici persone vive, alcune di queste sono mute, non va a scuola ed esce raramente di casa. Vive con il padre in un palazzo lussuoso ma trasandato e studia con uno stravagante istitutore che sa tutto del Giappone. Tochtli ha la testa rasata, gliela mantiene ben pulita il padre, il re del narcotraffico. Un racconto che piano piano ti si insinua sotto pelle e in sole settantotto pagine ti stende. Non é una scrittura cronachistica, ma una straordinaria invenzione letteraria. Ecco l'incipit: "Alcune persone dicono che sono avanti. Lo dicono soprattutto perché pensano che io sia piccolo per sapere parole difficili.. Alcune delle parole che so sono: sordido, nefasto, lindo, patetico e fulminante. A dire la verità non sono molte le persone che dicono che sono avanti. Il problema é che non conosco molta gente. Forse conosco tredici o quattordici persone e, di queste, quattro dicono che sono avanti. Mi dicono che sembro piú grande. O, al contrario, che sono troppo piccolo per queste cose. O, al contrario del contrario, a volte credono addirittura che sia un nano. Ma io non penso di essere avanti. Il fatto é che ho un trucco, come i maghi che tirano fuori i conigli dai cappelli, solo che io tiro fuori le parole dal dizionario."
Grazia Gotti

giovedì 15 dicembre 2011

Il silenzio si muove

Due anni fa la casa editrice madrilena SM ha commissionato un libro allo scrittore Fernando Marías con l’intento, preciso e ardito, di rivoluzionare la letteratura per ragazzi. La prerogativa, come ha poi raccontato l’autore, era infatti quella di creare un’opera distinta non solo dalla sua produzione precedente e da quella già in catalogo per SM, ma anche dai libri già presenti sul mercato spagnolo. Così è nato El silencio se mueve. Ma che cos’ha davvero di innovativo e di inedito? In Spagna è stato definito uno dei primi libri transmedia, ovvero un racconto che si distribuisce su più forme di narrazione simultanee, ognuna delle quali è basata su un linguaggio diverso. Al centro c’è Juan Pertierra, un uomo che possiede il dono speciale di poter ascoltare il silenzio e che sta attraversando un momento difficile in seguito alla morte del padre.
Ma è proprio in questo momento critico che spuntano nella sua vita due donne, una madre e una figlia di 15 anni, che lo coinvolgeranno in una sconcertante ricerca che lo porterà a confrontarsi con il suo passato. Il filo conduttore della storia non è solo questa trama a metà strada tra il giallo e il noir, ma una tecnica narrativa che permette continui rimandi tra presente e passato contaminando la prosa con pagine web, illustrazioni, copioni di film e fumetti.

Il punto forte delle diverse dimensioni della storia è che sono raccontate in modo compatto e senza incongruenze; giocano con la realtà e la finzione, ma allo stesso tempo toccano temi importanti come la verità, l’amore, la vendetta, l’identità, il senso di colpa, la riconciliazione con il passato. Temi che ci riguardano tutti da vicino, trattati dall’autore senza mai farci sentire indottrinati, e che pongono l’accento sull’importanza di poter contare sugli altri. Un libro consigliatissimo che, forse come qualsiasi altro non potrà piacere a tutti, ma che indubbiamente ha osato svoltare e inaugurare una strada nuova.
Valentina Allodi

giovedì 1 dicembre 2011

Un secondo può durare per sempre?

Historia de un segundo è l’ultimo libro dell’autore spagnolo Jordi Sierra i Fabra, in catalogo per SM e vincitore nel 2010 del premio El Barco de Vapor. La copertina e le illustrazioni hanno un sapore d’altri tempi e, in effetti, la sensazione di avere tra le mani una fiaba classica in piena regola è netta fin dai primi capitoli. La storia prende il via da un tenero colpo di fulmine che vede per protagonista Eliseo, un giovane orfano e analfabeta del XIX secolo. "Nel preciso istante in cui la vide, rimase ammaliato. Ma la cosa più bella, più singolare, fu che anche lei vide lui in quel preciso momento”. È sufficiente questo istante, della durata di un secondo, perché questo umile apprendista di un medico si innamori dell’unica figlia di una famiglia nobile, giunta al paese per trascorrere le vacanze estive e usufruire delle sue famose acque termali. Eppure la ragazza è inavvicinabile, sempre accompagnata da un’istitutrice e protetta dai genitori, ed è solo durante la messa domenicale che i due giovani trovano il modo di comunicare di nascosto. Come?
Non sarò io a svelare il segreto ma, come in Mujer mirando al mar, sarà un interessante gioco metanarrativo, una fiaba dentro la fiaba, a dimostrare la grande forza che l’amore è in grado di sprigionare. Questo tema è caro all’autore, centrale anche in Kafka e la bambola viaggiatrice in catalogo per Salani, così come la grande importanza della lettura e della condivisione, proposti al lettore senza mai fermarsi a un puro esercizio stilistico o scadere in una banale retorica. La scrittura di Sierra i Fabra è incisiva, suggestiva, capace di arrivare al nocciolo delle emozioni e di alimentarle pagina dopo pagina. Un libro caldamente sconsigliato ai non sognatori e a chi cerca vampiri.
Valentina Allodi

giovedì 10 novembre 2011

Carpetta rossa

Mujer mirando al mar è l’ultimo libro dello scrittore spagnolo Ricardo Gómez in catalogo per SM e vincitore lo scorso anno del Premio Gran Angular. Si presenta in un’edizione bella e curata che racchiude tra le sue pagine un grande amore del passato, scoperto per caso da un uomo tra le bancarelle di un mercatino d’antiquariato. Uno scrittore in cerca di un “embrione letterario” si imbatte infatti in una vecchia carpetta rossa che, in realtà, nasconde un manoscritto terribile: poesie senza firma che raccontano di una donna processata per la morte del marito. L’autore-narratore si pone (e ci pone) molte domande sul destino della “donna che guarda il mare”, e in questo modo non dà vita soltanto alla trama, ma anche a un’affascinante commistione di narrativa e meta-letteratura.
La ricostruzione filologica della storia che ha come sfondo quello del dopoguerra spagnolo va di pari passo alle molteplici riflessioni sulla scrittura, nel corso della quale l’autore vuole essere accompagnato e mette a disposizione del lettore perfino gli originali delle poesie dattiloscritte. Sono cimeli di un novembre lontano, freddo a causa dell’inverno, ma anche della solitudine, della guerra, delle illusioni “congelate” degli amanti. Ma chi li ha scritti e perché? Nel tentativo di rispondere a queste domande la narrativa si intreccia alla poesia per costruire una sorta di romanzo “visuale”, sorretto da linguaggi diversi come quello del racconto di viaggio, del romanzo storico e del
poliziesco.
Ricardo Gómez ci offre una storia e una lezione di stile, entrambe sorrette dalla pedagogia dei sentimenti. Tuttavia a partire da questo nucleo, quasi a suggerire che il processo di creazione letteraria non possiede limiti precisi rispetto alla realtà, le prospettive si dilatano.
È per questo che una volta chiuso il libro non si riesce più a distinguere tra vita e letteratura.
Valentina Allodi

Di Ricardo Gomez, Occhio di nuvola, in catalogo per Piemme, nella collana "Battello a vapore": da leggere.

martedì 23 agosto 2011

Que viva mexico!

Non sono collezionista. Vivo accerchiata dai libri ma non ho l'animo del collezionista e nemmeno della studiosa. Da autodidatta, nemmeno troppo diligente, seguo interessi che via via affiorano senza mai intraprendere un cammino sistematico. Ora è un momento “messicano”. Se avrò buona salute e tempo, nei prossimi anni vorrei conoscere più da vicino i libri sudamericani. Potrei cominciare da una fiera del libro in Sud America, dai cataloghi degli editori, strumenti sempre importantissimi per imparare. Oggi ho il piacere di presentare un libro uscito nel 2005 per le edizioni messicane Fondo de Cultura Economica. Avevo avuto occasione di sfogliarlo qualche anno fa perchè Silvana lo aveva portato dalla Spagna. Il libro, dedicato alla figura di José Guadalupe Posada, era stato un po' sugli scaffali in Accademia, poi aveva preso la strada dei libri personali, quelli che dimorano nelle nostre case. Ora eccone un'altra copia fra quelli acquistati nell'ultima edizione della Fiera di Bologna: spinta da una motivazione sudamericana ho acquistato tutti i volumi esposti dell'editore messicano e l'occasione di questo torrido finale di estate mi consente una siesta, una pausa dalle cose obbligate, e un girovagare mentale. Con questo libro di grabados (incisioni), si riaccende un antico desiderio, quello di organizzare una mostra-laboratorio per bambini, facendo anche conoscere i libri più belli prodotti con questa tecnica. Sin dai tempi della pubblicazione di La via della sgorbia, di Antonio Faeti, penso a questa possibilità. Anche l'illustrazione mondiale mi pare stia rivisitando le tecniche, forse una risposta al dominio della tecnologia? Per una lezione in Accademia abbiamo selezionato libri bellissimi: perlopiù francesi, olandesi, americani, inglesi, ma non mancano esempi italiani. Ora la conoscenza del messicano Joel Rendòn, con la sua esperienza di Estampa al minuto, impone un'accelerazione al desiderio. Su youtube trovate moltissimi video su Joel, come questo.
Grazia Gotti

domenica 17 aprile 2011

AD#11 Premi e discorsi

L’uscita einaudiana del piccolo libretto di Mario Vargas Llosa, Elogio della lettura e della finzione, che presenta il discorso tenuto a Stoccolma il 7 dicembre 2010 in occasione del conferimento del premio Nobel per la Letteratura, ha dato modo di discutere in redazione di premi e discorsi.

lunedì 4 aprile 2011

La tavolozza dei colori dei sentimenti

Oggi voglio fare il bis. Vorrei proporvi non una, bensì due storie che hanno in comune un tema delicato, ma che osano affrontarlo con i bambini e i ragazzi, usando un linguaggio variopinto: quello dei colori. La prima ha per protagonista un bambino di 9 anni che instaura un rapporto di profonda amicizia con il suo vicino di casa pittore. Grazie a lui, i colori della vita e dell’arte cominciano ad assumere un nuovo significato e a tradursi sulla tela in veri e propri sentimenti. Ed è bello sapere che la pendola al piano di sopra segna le ore che lo separano dal prossimo incontro con l’amico, in cui scoprire nuove sfumature di sensazioni. Insieme parlano infatti del rosso dell’amore, del giallo della gioia, del beige della nostalgia e del bianco del nulla. Ma un giorno tutto cambia: “la sera, quando sono andato a dormire, ho cominciato ad aspettare, aspettare, aspettare. Nulla, solo quell’immenso bianco. Non avevo mai pensato che il silenzio potesse essere così bianco. E a quel punto, allora sì, mi sono reso conto che il mio amico era morto davvero, e che il bianco faceva più male del nero, più male di qualsiasi altro colore”.
Queste sono le emozioni colorate che si scatenano in lui di fronte a una delle tragedie forse più estreme e misteriose della vita, che la scrittrice brasiliana Lygia Bojunga ha voluto raccontare ne Il mio amico pittore. È un piccolo volume edito da Salani nella traduzione di Orietta Mori, che nel 2004 ha vinto il premio internazionale in memoria di Astrid Lindgren. Ma lo scorso anno anche Alessandro D’Avenia ha scelto uno di quei “perché” inspiegabili e indigesti come filo conduttore della sua storia per ragazzi. In Bianca come il latte, rossa come il sangue, edito da Mondadori, conosciamo Leo, un ragazzo di 16 anni che ha paura del bianco proprio come il bambino di Lygia, ma va matto per il rosso, il colore dei capelli di Beatrice. “Il bianco è un colore che non sopporto: non ha confini. Anzi, il bianco non è neanche un colore. Non è niente, come il silenzio. Un niente senza parole e senza musica”. E in questo terribile bianco verrà risucchiata anche Beatrice, seppure in modo diverso dal pittore, ma l’autore ce lo racconta con la stessa tavolozza di colori per rendere ogni sentimento con una tinta diversa. Vi invito a leggere entrambi i romanzi per confrontare le due diverse sensibilità cromatiche.
Valentina Allodi

martedì 22 febbraio 2011

(Ri)Scoprire

La soffitta è per antonomasia il luogo proibito che fa paura e che nasconde qualche segreto, ma senza dubbio anche quello che risveglia la curiosità e l’interesse. Una sera Alex sente strani rumori provenire proprio sopra la sua testa e decide di andare a vedere che cosa succede. A un tratto, la luce della luna s’infiltrò attraverso la finestrella del soffitto: e allora la vide. Sul pavimento c’era un’elegante scacchiera di legno. Con sopra allineate strane statuette. Non aveva mai visto niente del genere. Dunque la sua soffitta non racchiude mostri, streghe o altre strane creature, ma soltanto una tavola da gioco caduta in disuso, abbandonata e impolverata. Tuttavia per Alex è un grande ritrovamento e capirà il suo valore soltanto quando ogni pezzo comincerà a rivelare la propria personalità: avrà la possibilità di essere trasportato in un mondo tutto da scoprire, ma soprattutto da salvare. Questa è la storia de Il segreto della soffitta, l’ultima novità Salani scritta a quattro mani da due autori sivigliani, Nerea Riesco e Juan Antonio Vázquez, illustrata da Raúl Mendoza e tradotta per noi da Michela Finassi Parolo. È un’avventura creata per insegnare ai ragazzi a giocare a scacchi, perciò nel libro la voce narrante si alterna a quella che spiega le regole del gioco; il risultato è un volume interattivo che unisce l’utile al dilettevole. Mentre leggevo ho sentito l’eco de La storia infinita di Michael Ende, forse per il ricordo della soffitta in cui Bastiano si rifugia a leggere, ma soprattutto per il regno di Fantàsia che rischia di sgretolarsi a causa della forza del Nulla. Non sarà la stessa sorte che toccherà agli scacchi, risucchiati magari dall’Oblio della tecnologia?
Valentina Allodi

lunedì 24 gennaio 2011

Una fantasiosa acrobazia che porta euforia

Giralangolo ha pubblicato un libro singolare, pensato per bambini ma di fatto per tutti, ovvero I bambini cercano di tirarsi fuori le idee dal naso. Questo è in realtà il titolo di una delle 61 “greguerías” che compongono il testo, scelte e tradotte per noi da Elena Rolla. In spagnolo “greguería” significa “baccano” e l’inventore di questa parola è Ramón Gómez de la Serna (1888-1963), un intellettuale spagnolo della prima metà del Novecento, precursore del surrealismo e delle avanguardie europee. Questo signore, amico di Picasso, Dalí e Charlie Chaplin, ha così battezzato un nuovo genere letterario, a cui ha dato vita con composizioni a metà strada tra aforismi e associazioni tra parole e concetti. Lui gioca sull’associazione visiva di due immagini, sull’inversione di una relazione logica o ancora sull’associazione libera di concetti legati o contrapposti. Così scrive ad esempio che “ la O è lo sbadiglio dell’alfabeto”, “la matita scrive l’ombra delle parole” e “le alghe sulla spiaggia sono i capelli che perdono le sirene pettinandosi”. Il motore del libro è l’intuizione che un evento o un oggetto suscitano nell’immaginazione, proprio per questo è intriso di sperimentalismo, guizzo creativo, poesia e associazioni tra i concetti e il mondo. La sua formulazione linguistica ha il merito di raccogliere in modo sintetico e umoristico l’idea da trasmettere, senza puntare su assurdi giochi di parole o folli associazioni mentali per creare a tutti i costi l’effetto a sorpresa. Al contrario, lascia da parte l’esercizio stilistico e ci svela i misteri dell’universo con immediatezza ed efficacia, regalandoci nuovi punti di vista sulla quotidianità. Bella, infine, la sintonia tra il testo e le illustrazioni di Allegra Agliardi, che parafrasano in immagini giocose la suggestione creata dalle parole. Metto un bel 10 all’operazione pensata dall’editore!
Valentina Allodi

lunedì 17 gennaio 2011

Sotto una cucina, in Argentina

Quando ho trovato questo libro ho provato la sensazione della serendipità, ovvero quando si scopre qualcosa di interessante e di imprevisto mentre si sta cercando tutt'altro. Volevo comprare un regalo a un'amica, ma non ho resistito alla tentazione di portarmi a casa questo inaspettato istrice della Salani. Racchiude la paziente costruzione di un mondo segreto e misterioso, iniziata con il sollevamento di una piastrella nella cucina di Arianna che vive nel quartiere di Florida, a Buenos Aires. Le operazioni di scavo e l'inaugurazione di una serie di cunicoli sotterranei portano alla creazione di un mondo “altro”, dove le regole del gioco sono diverse da quello quotidiano e le invenzioni, come l'armorgano di Hugo, hanno piede libero.
Là sotto si beve mate quando si appoggia la pala e si realizzano mostri con materiali riciclati; è un mondo sotterraneo in cui gli adulti del quartiere non sono previsti, un rifugio e uno spazio per esprimere il proprio ingegno, ma soprattutto dove l'unione fa la forza contro i bulli del quartiere. "Le mani si strinsero tra di loro, le sinistre toccarono le destre, le tiepide toccarono le fredde, quelle con le unghie mangiate toccarono quelle con gli anellini colorati. E poi si separarono, anche se alcune di loro non volevano proprio separarsi".
Non è forse il caso di chiedersi perché oggi l'inventiva, il fare squadra e la compartecipazione non vedono la luce?
Il libro è ora fuori catalogo e si intitola Altrondo, scritto da Graciela Montes, una delle più note autrici per ragazzi argentine, apparsa per tre anni consecutivi nella Lista d'Onore del Premio Internazionale Andersen. Per noi è stato tradotto da Elena Giardina e illustrato da Alicia Cañas. La scrittrice ha dichiarato in un'intervista che le piace scrivere della quotidianità, a patto che “si dischiuda all'improvviso e lasci crescere qualche strano fiore”. E la sua storia nasce infatti da una fessura, da qualcosa di intenso che modifica il normale funzionamento delle cose.
Valentina Allodi

giovedì 13 gennaio 2011

I capolavori sono per ragazzi?

La luce è come l'acqua è una mini antologia che raccoglie, in versione integrale, cinque racconti del grande scrittore colombiano Gabriel García Márquez, premio Nobel per la letteratura nel 1982. Solo due storie erano destinate a fare parte di un libro per ragazzi, progettato da Gabo nel 1968 ma poi abbandonato. Qui vengono recuperate e unite con un preciso filo conduttore: la presenza di personaggi bambini. In queste pagine conosciamo bambini caparbi che non tollerano di vedere calpestata la loro immaginazione, che si ribellano alle regole quando mancano di comunicazione e che si misurano con la nozione di rispetto per l'altro e per la diversità. Ma c'è anche la dimensione del gioco e dell'avventura, perché oltre a dare una lezione ai ragazzi l'autore stesso dichiara: "darei a ogni bambino le ali ma lo lascerei imparare, da solo, a volare".
Márquez sa narrare con incomparabile talento e fa emergere l'elemento soprannaturale fra le pieghe della vita di tutti i giorni; la sua scrittura è evocativa e ricca di dettagli sensoriali, ma è una voce potente, che veicola contenuti altrettanto forti. Il suo realismo magico racconta infatti al bambino anche le cose brutte, lo fa ridere e lo fa piangere, lo porta in posti lontani o gli offre una visione diversa dei luoghi quotidiani. La sua opera è un piccolo capolavoro che si può (anzi, si dovrebbe!) far leggere ai ragazzi. Il volume è edito da Mondadori nella collana Oscar junior ed è tradotto dai grandi Enrico Cicogna e Angelo Morino; le parole vanno a braccetto con i colori dell‘illustratrice spagnola Carme Solé Vendrell.
Valentina Allodi

martedì 23 novembre 2010

Una piccola grande lezione di umanità dal Cile

Ignacio, Minuno e i loro amici abitano nel quartiere popolare di Valparaíso, in Cile. Fanno parte della banda delle Pantere e sono in pericolo perché gli Scorpioni, temibili rivali, hanno deciso di attaccare il loro club. I ragazzini cercano allora rifugio nel boschetto di eucalipti vicino alla baracca abbandonata che hanno scelto come sede ma, proprio nel verde, trovano a terra il corpo di un uomo gravemente ferito.
Pensano di chiamare un'ambulanza per soccorrerlo, ma lo sconosciuto li prega di non farlo; confessa di avere solo bisogno d'aiuto ma di non essere un delinquente, e Ignacio e i suoi amici lo aiutano a nascondersi nel loro club, senza esitazioni. È l'estate del 1974 e sullo sfondo c'è il colpo di stato del generale Pinochet. La storia include battaglie e ingiustizie (non solo quelle tra clan di ragazzini), attraverso un racconto molto emozionante e avventuroso, dal ritmo vertiginoso.
Qui la politica non entra direttamente in scena, ma i più piccoli scelgono istintivamente da che parte stare e non sembrano dover affrontare il problema: questa è la vera originalità di La guerra delle pesche. Il potere muove i fili delle loro vite; da un lato c'è la minaccia dei bulli del quartiere, dall'altro quella della dittatura, una parola forse troppo astratta per dei ragazzini, ma i cui effetti sono malgrado tutto molto visibili. Il libro porta la firma di Roberto Ampuero, giornalista e scrittore cileno, tradotto per Mondadori da Daniela Pirastu e illustrato da Paolo Martinello (titolo ora fuori catalogo). È interessante sapere che in Cile non si è potuto pubblicare per molti anni ed è il primo romanzo cileno per giovani che ha osato affrontare l'argomento della dittatura; la prima edizione è tedesca, data alle stampe nel periodo in cui l'autore viveva in esilio in Germania. Oggi ci regala un importante pezzo di storia del suo paese e un'attualissima lezione di umanità, come quella sulla solidarietà insegnataci con la liberazione dei 33 minatori.
Valentina Allodi

mercoledì 10 novembre 2010

Perché i libri sono vivi

La scuola è finita e Juan, quattordici anni, si prepara a trascorrere le vacanze estive. Sua madre però, inaspettatamente, lo separa dalla sorellina e lo lascia in casa dello zio Tito, un parente solitario e un po' strambo.
Nel labirinto della sua biblioteca, talmente grande che se si perde deve suonare una campanella, il ragazzino scopre che i libri hanno una vita propria: ognuno di loro ha uno spirito, e ce n'è uno molto particolare che lo zio vuole ritrovare. È un libro ribelle, sfuggente e che racchiude tra le sue pagine un segreto destinato soltanto al suo "domatore"; si chiama il libro selvaggio.
Questo romanzo avvincente, profumatissimo e stimolante, è un commovente omaggio al mondo dei libri, una riflessione sulla complessità e ricchezza dell'avventura del leggere. Ci insegna che il lettore migliore non è chi legge più libri, ma chi trova più cose in quello che legge, che ogni libro è come uno specchio perché riflette quello che pensiamo, ma può anche cambiare a seconda del lettore. Infine, che non c'è niente di meglio di un libro condiviso, come si rende conto Juan durante le sessioni di lettura insieme a Catalina, la nuova amica della farmacia di fronte alla casa dello zio.
Il libro selvaggio porta la firma dell'autore Juan Villoro, edito da Salani nella traduzione di Elena Rolla: è uno dei più attivi e importanti intellettuali messicani contemporanei, nonché scrittore prolifico. Questo è il suo quinto libro per ragazzi pubblicato in patria, ma per noi è il primo attraverso il quale possiamo conoscerlo. La sua è una letteratura impegnata, che cerca il modo di comunicare in un mondo di iperinformazione e spettacolo. Nel libro lo zio dice a Juan: "a volte la scienza esagera e pretende di darci pillole e sciroppi per tutto. Prima o poi inventeranno uno sciroppo di libri e concentreranno tutte le storie in una cucchiaiata". Ci auguriamo di no.
Valentina Allodi