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giovedì 2 febbraio 2017

Peter Brown


La casa editrice Il castoro ha portato in Italia Peter Brown! Mi chiedevo come mai questo autore tenero e divertente non piacesse ai nostri editori. Lo avevo scoperto nel 2009 e avevo molto amato The Curious Garden, un albo che accostavo al saggio Il terzo paesaggio di Gilles Clément.


L'anno successivo era poi uscito Children Make Terrible Pets, che ha divertito e continua a divertire i piccoli del Nido Scuola Mast. Ora Brown si è cimentato con il romanzo per i lettori medi, quelli che leggono da soli e si avviano a diventare “lettori forti”.


Non l'ho ancora letto e mi auguro che arrivi presto anche sui nostri scaffali. Brown è popolarissimo in America e penso  che anche da noi potrebbe essere apprezzato da un grande pubblico. Fra tante pagine che intendono insegnare, evocare problematiche, illustrare temi, l'elemento comico porterebbe un po' di leggerezza. La sua comicità è bilanciata da una dolcezza mai zuccherosa, che trasmette una serenità rassicurante. 


La tigre che vuole essere selvaggia se ne va, ma presa dalla nostalgia per i suoi simili se ne torna e trova che le cose cambiano, tutti desideriamo un po' di selvaggeria...
Il giardiniere metropolitano che pianta semi sui binari abbandonati, oltre che ricevere molti premi, è stato in classifica per molto tempo, la classifica dei libri di qualità, quella del New York Times, quotidiano che dedica da sempre grande attenzione ai libri per i più piccoli.

Grazia Gotti

giovedì 5 gennaio 2017

Un romanzo da mettere nella calza della Befana


La copertina è molto invitante: due ragazzini e una ragazzina, animali, valigie, giornali, trasmittente, mare, ghiacci...siamo nel cuore dell'avventura. Autore sconosciuto.
Cercando sulla rete lo ritroviamo ospite di Seven impossible things before breakfast nel 2011, per parlarci del suo lavoro di disegnatore e di inventore delle storie che hanno per protagonista Archer B. Hemsley, un ragazzino che sogna grandi avventure, ma che raramente si muove dal suo giardino. Nicholas Gannon, allievo della Parson di New York, dove insegnano Steven Guarnaccia, Leonard Marcus e dove ha tenuto lezioni Marcella Terrusi, ha incominciato le sue storie on line, inventando il giornale The Doldrum Press.
Nel blog di Julie sono pubblicati schizzi e disegni. Raccontare e disegnare: "Mi piace buttare giù piccole idee, così come vengono. Molte di esse non hanno uno scopo diretto e preciso, vengono dal mio desiderio di essere scritte. Solo più tardi le metto dentro le storie a cui sto lavorando. Creare linearmente una storia è molto difficile per me. La mancanza di chiarezza mi tiene sveglio, amo la sorpresa di quando le cose si mettono insieme in un modo diverso da quello che intendevo al principio. È lo stesso con il disegno: se ho un'idea, un'immagine, non bado al contesto. I miei schizzi sono molto meglio dei disegni finali. Fatico a ricreare l'energia spontanea di uno schizzo.
Le idee che preferisco vengono dalla vita reale. Sono cresciuto nella campagna nello stato di NY, c'era una casa in stile villa italiana che un italiano aveva fatto costruire per la moglie, voleva per lei l'atmosfera dell'Italia, paese che aveva lasciato. Quando la costruzione della villa ebbe fine e la coppia era pronta per abitarla, i due divorziarono.
Ci sono così tante 'vignette" nella vita reale, e mi piace appropriarmene e metterle nelle mie storie.".
Di seguito l'autore svela il suo grande amore per Matilde di Roald Dahl. Lo ha letto tre volte, cover to cover, tutto d'un fiato. Gli piace lo humor dark e il realismo magico.
Una magica atmosfera creata anche con le matite.
Deve essere accaduto che l'editore Greenwillow Books, accorgendosi di questo talento, gli abbia chiesto di trasferire su carta le sue storie. E Mondadori lo ha tradotto.
Nella calza della Befana per bambine e bambini di 10 anni. 350 pagine di godimento.
Non so se Gannon, oltre a Dahl, abbia amato Alphonse Daudet. Glielo chiederemo e chiederemo a Mondadori di portarlo in Italia.

Grazia Gotti

giovedì 29 settembre 2016

Due flaneur per le strade di Parigi


Delizioso il piccolo libro pubblicato Da Il Castoro, opera che vede insieme il grande Mo Willems, autore e illustratore, e Tony DiTerlizzi, l'illustratore che i giocatori di Magic conoscono bene. 
Entrambi americani, entrambi curiosi di visitare Parigi, hanno poi lavorato insieme per questa storia ambientata nella ville lumière che vede protagonisti una cagnetta e un gatto flaneur. 
Diva, la cagnetta, vive in compagnia della custode di un palazzo signorile, mentre Pulce è senza dimora. Tutto il racconto è narrato dal punto di vista basso dei due protagonisti, mentre degli umani vediamo sempre i piedi. Solo quando un personaggio si abbassa per accarezzare Diva, il lettore scopre un uomo dall'aria giovanile, con la barba e il capello un po' lungo, e immagina che sia l'autore. Infatti da controllo immediato, il personaggio è l'autore. 
Allora il racconto dentro il racconto svela anche la storia che tanti hanno raccontato: quella del flaneur di Baudelaire, figura che anticipa quella del turista, del passeggiatore nelle metropoli. E per un americano, anzi per due, Parigi è quella città dove oltre ad osservare una torre che sembra bucare le nuvole, leggi un libro seduto al caffè, o schizzi un disegno per la tua prossima storia, proprio come si vede in ultima pagina. Così deve essere nata La storia di Diva e Pulce, una storia di amicizia, molto ben raccontata e illustrata.

Grazia Gotti

mercoledì 21 settembre 2016

Come un sasso in un soufflé


Mi sono imbattuta in questo romanzo grazie ad un articolo di repubblica.it che ho trovato citato (o come si dice nella lingua della rete “linkato”)  in un gruppo Facebook dedicato alle sorelle Brontë.
Il fatto che la protagonista fosse una ragazzina intelligente, che l'epoca fosse quella vittoriana e che nell'articolo l'autrice Frances Hardinge citasse Charlotte Brontë, mi sono sembrate tre ragioni sufficienti per presentarmi  il giorno stesso in libreria e acquistarlo.
Il romanzo ha vinto il premio Costa Award e rientra nella categoria “fantasy young adult”. Non amo molto le etichette, ma se devo proprio, lo definirei un romanzo di formazione che ha tutte le caratteristiche per essere apprezzato dai ragazzi ed essere godibile  anche al palato letterario di un adulto, soprattutto grazie alla lingua. La Hardinge  orchestra la storia usando sapientemente le parole. Durante la lettura si ritorna con piacere sulle frasi, un brivido di piacere per una bella scrittura che il lettore appassionato conosce bene. Non racconterò qui la trama, perché facendolo sottrarrei il piacere della scoperta degli eventi che si rincorrono per tutta la storia. Posso però dirvi che cosa ci troverete.
La storia di Faith, una ragazzina matura, materna con il fratellino, responsabile.
Una ragazzina intelligente e appassionata di scienza, che deve nasconderlo, perché "la mente femminile è una cosa completamente diversa (...) e del tutto incantevole, alla sua maniera! Ma troppo intelletto la guasterebbe e appiattirebbe, come un sasso in un soufflé."
Un ragazzina arrabbiata, orgogliosa e coraggiosa perché "c'era una vera e propria fame in lei, e alle ragazze non si confaceva essere fameliche. Le ragazze dovevano sbocconcellare con parsimonia a tavola, e le loro menti dovevano accontentarsi di una dieta morigerata. Poche lezioni stantie da parte di una istitutrice stanca, passeggiate monotone, passatempi vacui. Ma tutto questo a lei non bastava. "
E poi ancora, la miseria delle debolezze  umane, per livore, per difesa, per cupidigia.
La battaglia, in un momento storico in cui le teorie darwiniane hanno da poco fatto la loro apparizione, tra la fede nella creazione e quella nell'evoluzione.
L'elemento magico centrale che potrebbe dare una conclusione a questa battaglia.
E infine, un mistero che si trasforma in giallo appassionante, dai toni dark, che ti tiene incollato alle pagine, che ti fa desiderare, quando devi chiudere il libro fra una lettura e l'altra, di ritornarci prestissimo, perché sei ancora dentro la storia o perché la storia è ancora dentro di te.
Frances Hardinge ha un bel sito, dove leggiamo che indossa sempre un cappello nero e che è notoriamente “non-fotografabile”. Sembra che abbia una gemella cattiva senza cappello, che si veste di bianco. Ma non è confermato.


In Italia è stato tradotto un altro suo romanzo, Volo nella notte, per i tipi Fabbri, attualmente fuori catalogo.
Nell'intervista su Repubblica, Frances Hardinge dice: “Il mio non è un romanzo sulle bugie che ci raccontiamo l'un l'altro, ma su quelle che diciamo a noi stessi perché la verità fa troppa paura”.
Un romanzo da leggere, un'autrice da scoprire.

Elena Rambaldi

lunedì 19 settembre 2016

Dory Fantasmagory


La mia vecchia anima di maestra elementare si riaccende per una serie americana per lettori principianti che vede protagonista Dory, l'ultima di tre figli di una famiglia contemporanea. Perché si riaccende? Perché mi preparo a tornare in una scuola dove ho insegnanto e dove ora insegna un mio alunno che proprio in quelle aule ho incontrato. Lui cominicia da una prima e io sto preparando la biblioteca di classe, un regalo speciale che consegnerò a giorni. Ovviamente la lista è ricca di albi illustrati, ma l'obiettivo è quello di fare si che anche libri senza figure allietino presto i piccoli lettori.
Dory ha  le figure, in bianco e nero, e anche le nuvolette dei comics.
Perché mi piace Dory? Perché c'è l'infanzia e l'immaginazione, dentro la vita di tutti i giorni. Nelle relazioni familiari, PER FAVORE LASCIACI IN PACE, gridano i fratelli più grandi. L'autrice insegna in una scuola elementare a New York, ha due figli  e non ha perduto il senso del gioco.  Sento  che Dory diventerà una beniamina della classe del mio alunno, al quale, tanti anni fa lessi ad alta voce L'incredibile storia di Lavinia, capo lavoro di fantastico e realismo  insieme. 
Dory non è Lavinia, ma è una buona rappresentazione, un ottimo antidoto a serie molto più famose e molto meno divertenti, almeno per me.

Grazia Gotti

martedì 6 settembre 2016

Qualcuno ha detto che gli scrittori muoiono di fame..., allora perché scrivere?


E' riapparso da poco sugli scaffali Professione Spia, di Louise Fitzhugh.
In catalogo per Mondadori, nuova e bella copertina firmata da Vanna Vinci, il libro vide la luce , negli Stati Uniti, nel 1964.
Insignito di molti premi il romanzo scelto da Francesca Lazzarato, nel 1989, nella collana “Gaia”, ha al suo attivo due adattamenti cinematografici. La protagonista Harriet ha undici anni, una passione dichiarata per la scrittura, uno sguardo attento a tutto ciò che la circonda, una penna sagace, schietta, diretta, quasi brutale. Gira sempre con un taccuino in tasca che riempie di considerazioni su tutti coloro che incontra o che va ricercando. Si muove come un'abile spia, vede ciò che gli altri non vedono, segue intrecci famigliari, curiosa, annota le caratteristiche di tutti, sconosciuti, conosciuti, parenti, amici.
Ma ciò che lei fissa, con metodo, sulla carta, spesso non è ciò che gli altri vogliono sentir dire di sé stessi: gli amici sono offesi, attorno a lei si fa il vuoto, alla sedicente spia di contrappone un club Antispia.
Il plot narrativo rimetterà insieme pezzi che sembrano irrimediabilmente distrutti e darà la possibilità al lettore di immaginare una nuova storia pronta per essere narrata.
Sono trascorsi oltre cinquant'anni da quando la brava scrittrice americana diede alle stampe il suo romanzo per ragazzi.


Tradotto in diverse lingue, oltre quattro milioni di copie vendute, il libro sopravvive a mode editoriali effimere, classico del Novecento che chiede di poter avere un posto sugli scaffali, negli elenchi dei libri suggeriti, tra i romanzi che si muovono attraverso il passaparola.

Silvana Sola

mercoledì 22 giugno 2016

Quanto conta questo test?


Per sempre felici e contenti... o quasi, è il terzo libro firmato da Jordan Sonnenblick, in catalogo per Giunti.
Il libro, tradotto da Sara Reggiani, è inserito nella collana “extra”. Una collana che raccoglie romanzi speciali, romanzi forti, che offrono ai lettori adolescenti opportunità di buona letteratura.
Per sempre felici e contenti... o quasi racconta una nuova tappa della vita di Jeffrey Alper.
Dopo la malattia, dopo le devastanti cure, Jeffrey è di nuovo a scuola con un amico che dovrà subire l'iter che ha vissuto lui, con una nuova compagna di cui innamorarsi, con la sua difficoltà a mettere in ordine numeri e risolvere problemi, con l'amato fratello lontano.
Il romanzo parla di loro, ma racconta anche percorsi scolastici che mostrano l'ottusità che affida ai test la valutazione degli studenti.
L'autore, insegnante per anni nella scuola media americana, mentre riesce a farci ridere, piangere, sorridere, in compagnia dei molti ragazzi che riempono le pagine scritte e degli adulti che, assieme a loro, vivono, soffrono e sperano, ci invita a riflettere sulla pochezza di prove che hanno la presunzione di una “oggettività valutativa”.
E le relazioni, i sentimenti, lo scambio, i saperi condivisi, lo scontro o l'empatia che ruolo giocano in educazione?

Silvana Sola

mercoledì 27 aprile 2016

William Shakespeare

"In verità, non era facile riordinare la storia in modo comprensibile. Anche ripensando alla versione di Lamb trovai difficile raccontare la storia di "Sogno di una notte di mezz'estate" con parole che anche i piccoli potessero comprendere. Ma cominciai la storia, e dopo poco le parole arrivarono velocemente. Alla fine della storia, Iris tirò un lungo sospiro. "E' una bella storia disse", “ma non assomiglia per nulla a quella del libro". "E' solo organizzata diversamente", risposi. "Capirai quando sarai grande che le storie sono l'aspetto meno originale di Shakespeare, "Ma sono le storie che ci piacciono", disse Rosamund".


La mamma narratrice del quadretto familiare è la grandissima scrittrice inglese Edith Nesbit, ricordata nel lavoro di Laura Tosi, Raccontare Shakespeare ai bambini, Franco Angeli, 2014.
La mamma-scrittrice ci ricorda che Shakespeare rielaborava prevalentemente fonti narrative ed era, nelle parole di Jonathan Gottschall, uno "storyteller animal".
Mentre mi preparo per i corsi di formazione promossi dal Cepell (oggi è la volta di Fano) cerco di  annodare i fili delle celebrazioni di cui mi sto occupando, cento anni di Roald Dahl, quattrocento di Shakespeare e Cervantes. Resta fuori il caro Ariosto a cui spero di dedicarmi in estate.
Non avevo ancora pensato a Shakespeare come nucleo forte della formazione, molto impegnata sui romanzi di Dahl, ma una serie di coincidenze hanno imposto una accelerazione: il lavoro di David Tolin di Pel di Carota che apre le celebrazioni il 28 maggio a Padova, il  bellissimo libro di Nadia Fusini, Vivere nella Tempesta, uscito per Einaudi, che ho letto in questi giorni.
Anche l''incontro con lo scrittore Idalberto Fei in Fiera, mi ha molto sollecitata.


La notizia che il gruppo Giunti ha assorbito la casa editrice di Gabriella Armando, nel cui catalogo c'è lo Shakespeare per i ragazzi dello scrittore inglese Leon Garfield, mi ha allietato e reso ancor più vivo il desiderio di promuovere iniziative dedicate al Grande Bardo.


La freschissima edizione mondadoriana è un'ulteriore conferma.


Senza dimenticare lo Shakespeare in casa Lapis e le splendide edizioni straniere che abbiamo potuto vedere in fiera. Chi vuole lavorare su Shakespeare batta un colpo!




Grazia Gotti

venerdì 4 marzo 2016

Differenze di apprendimento e diversi percorsi educativi


Ci sono bambini e ragazzi che portano fardelli più pesanti di altri, ci sono bambini e ragazzi che vorrebbero vivere una vita “normale” ed invece l’esistenza regala loro un carico di difficoltà difficile da sopportare.
Ci sono bambini e ragazzi che mettono a punto complesse strategie di sopravvivenza per eludere una realtà per niente inclusiva.
Ally, la protagonista di Un pesce sull’albero, il bel romanzo della scrittrice americana Lynda Mullay Hunt, è una di questi ragazzi. 
Ally soffre la vita scolastica, soffre i cambiamenti da una città all’altra e il dover ricominciare da capo tutte le volte.
Ricominciare con insegnanti che sottolineano le sue difficoltà, la sua inadeguatezza, che non riconoscono i suoi sforzi, che interpretano le mancate abilità nella lettura e nella grafia, come svogliatezza e deliberata incuria.
Poi qualcosa cambia, l’aiutante magico delle fiabe può irrompere, all’improvviso, anche nella vita reale. L’aiutante ha il nome di mister Daniels, un insegnante che si pone di fronte alla classe in modo diverso, che ribalta schemi, che, nel cambiare posto ai ragazzi, determina anche un nuovo assetto fatto di relazione inedite e di compagni da scoprire.
Un libro capace di tenere un tono meravigliosamente lieve, usando una lingua (alta la traduzione di Sante Bandirali) che cattura, avvolge, una lingua, che esalta  empatia e condivisione, perché
“a volte la cosa più coraggiosa che puoi fare è chiedere aiuto.”

Silvana Sola

giovedì 11 febbraio 2016

Americana


Oggi la lezione in Accademia prende in esame la letteratura americana, classica e contemporanea. Si comincia da un albo illustrato e da una poesia.
New York è il teatro di avventura dell'albo illustrato importato da Il Castoro, che vede protagonista Elliot, un elefantino molto piccolo un po' spaesato nella grande metropoli.


Mike Curato, autore e illustratore, unito in matrimonio al suo compagno, ha illustrato la tenerissima e diverte storia d'amore fra due vermiciattoli. L'amore, che omnia vincit, li porterà al matrimonio... i diritti civili in USA sono un tema che non solleva polveroni. La poesia è quella assai famosa di Emily Dickinson, cara a tutti i lettori ( Non c'è nave, io preferisco vascello, come un libro...). 


Poi si passano in rassegna autori classici e contemporanei e si finisce con l'antologia curata da Paolo Cognetti per Einaudi. 

Grazia Gotti



lunedì 8 febbraio 2016

Non è facile vivere a Marle


Aveva ventinove anni Aidan Chambers quando, davanti ad una classe refrattaria alla lettura, chiese loro come avrebbero dovuto essere i libri che avrebbero voluto leggere.
Abituato all'ascolto, Aidan Chambers fece tesoro dei suggerimenti dei suoi studenti e, nel 1968, diede alle stampe un romanzo breve che attestava la sua volontà di diventare scrittore.
“Era da quando avevo quindici anni che cercavo di essere uno scrittore... Quando lessi la lista fatta dai miei allievi pensai: io voglio essere uno scrittore ma non riesco a farmi pubblicare. I miei allievi non riescono a trovare libri che vorrebbero leggere. Perché allora non scrivo un libro per loro, un libro come quelli che dicono di volere?...”


Nasce così Marle, il libro ora in Italia, in catalogo per Rizzoli, con il titolo Ombre sulla sabbia.
Lo traduce Beatrice Masini che, con la sua lingua limpida, è capace di creare atmosfere, decrivere luoghi e delineare personaggi, rispettando la voce dell'autore.
Abile cercatrice di parole porta il lettore alla scoperta delle vite di due adolescenti che hanno condiviso tutto fino al momento delle scelte del dopo. Un dopo ordinario e già definito, dentro le geografie conosciute, o straordinario, perché capace di mettere in evidenza il nuovo anche dove non è dichiarato. Aidan Chambers traccia, con questo romanzo breve, il futuro itinerario letterario nel quale ci riconosciamo, sempre.

Silvana Sola

mercoledì 27 gennaio 2016

Mistaken Identity


Alcuni mesi fa, durante un’esercitazione con i miei studenti all’ISIA di Urbino, mi è stata sottoposta un' illustrazione davvero singolare titolata Mistaken Identity, che portava la firma di Ken Wong, artista australiano, virtuoso del digitale. Un’immagine bellissima diventata la copertina di Out of my mind, il libro scritto da Sharon M. Draper, ora in catalogo per Feltrinelli, con il titolo Melody.


Un libro commovente, divertente, capace di coinvolgere il lettore, di renderlo partecipe della vita di Melody, una ragazzina che non parla, non cammina, non…
Non può fare nulla, è totalmente dipendente dagli altri, perché il suo handicap la tiene imprigionata in una armatura solida e inespugnabile.
Ma Melody sente, capisce, conosce, prova sentimenti, fotografa con i suoi occhi la vita che le si muove attorno. E spinge per trovare il punto debole dell’armatura.
Non è un libro sulla disabilità, è un libro in cui la disabilità diventa il cardine narrativo per dichiarare che la differenza non è una sottrazione. E’ un libro sulla Visibilità, contro l’indifferenza, è un libro sull’ascolto, sui bisogni inespressi.
E’ un libro, come afferma in un’intervista Sharon M. Draper, che vuole mettere in primo piano la persona, l’individuo, le sue peculiarità, e le relazioni. Relazioni che sono la base per rendere il mondo un luogo possibile, vivibile, umano.
Vorrei Sharon M. Draper a Bologna. Vorrei la scrittrice americana pluri-premiata, formatrice, ex insegnante, al tavolo che IBBY Italia sta preparando, un tavolo in cui la rappresentazione della disabilità è occasione per parlare di buoni libri per tutti.
Sceglieremo le sue parole anche per l’antologia che, come Cooperativa Giannino Stoppani, stiamo mettendo a punto, un’antologia che dichiara la possibilità di un altro sguardo.

Silvana Sola

venerdì 11 dicembre 2015

Sophie sui tetti di Parigi


Ho letto con grande piacere questo romanzo. Lo consiglierò a tutti nei giorni frenetici pre-natalizi in libreria. Ha vinto il premio della catena libraria Waterstones e il Prix Sorcières 2015 delle libraie francesi. Mi permetto qui di suggerire la bella recensione di marzo scorso apparsa sul Le letture di Biblioragazzi, una recensione assai favorevole al romanzo, che inizia così:
"Se siete di quei lettori che sottolineano passaggi chiave, belle frasi, brani da leggere ad alta voce e magari anche momenti in cui ci si commuove, riempirete di certo con segni, linee e colori questo romanzo che oserei dire inclassificabile nella sua bellezza, sospeso tra onirico e realismo, ambientato tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, quando si viaggiava su grandi transatlantici e talvolta su di essi si rischiava la vita."

Grazia Gotti



mercoledì 4 novembre 2015

Disegni, parole, segreti e bugie


Ieri a Matera c'era il sole. Un giornata tiepida, colori bellissimi. Ad accogliermi, per il primo incontro del corso di formazione Nei panni degli altri, un'insegnante straordinaria, un'insegnante che ha segnato e segna la vita dei ragazzi che incontra nel suo percorso educativo.
Un'insegnante che, come ci suggerisce Massimo Recalcati in L'ora di lezione, "può cambiare la vita, imprimere al destino un'altra direzione."


Nel viaggio tra autobus, taxi, aerei, mi ha accompagnato la lettura di un libro davvero bello in catalogo per il Castoro, Smart.
Opera prima della scrittrice inglese Kim Slater il libro racconta di Kieran, un ragazzino vessato, messo all'indice dai compagni con il nome di ritardato, maltratto dal padrino.
Una vita al margine, con poche persone su cui contare:  tra di loro un'insegnante di sostegno che aiuta Kieran a mettere in ordine i pensieri, una clochard, una nonna lontana, una mamma triste e implosa.
Sullo sfondo un cadavere, un fiume, la raccolta degli indizi, la passione investigativa, la straordinaria capacità di fissare sulla carta attraverso segno e disegno i fatti della vita, la passione per il pittore britannico L. S. Lowry.
Tanti disegni: disegni felici, disegni tristi e disegni che possono aiutare a risolvere un caso.
Il libro è incluso nelle shortlist del Children's Book Award 16, del Carnegie Prize 15 e del Waterstones Children's Book Prize 15.
La lettura del libro mi ha indicato una traccia possibile del futuro percorso sulla disabilità che abbiamo messo in campo per il prossimo anno.
I libri aiutano…

Silvana Sola

lunedì 7 settembre 2015

Demenza senile



Mio nonno, classe 1888, è morto dopo un ricovero all'ospedale Roncati di Bologna, quello che per noi tutti, adulti e bambini, era detto l'ospedale dei matti.
Era affetto da demenza senile, ricordo perfettamente la diagnosi. Ero una ragazza che aveva lasciato la famiglia molto presto e raramente vedevo i miei familiari, genitori, zii e nonni. La visita all'Ospedale dei matti, nella civilissima Bologna, mi procurò uno shock, così come quella all'ospedale dei matti di Imola, uno dei più grandi del territorio provinciale emiliano. Il nonno stava in un letto di contenzione. Era basso di statura mio nonno, ma era un omino molto intelligente, molto fattivo che si era prodigato per la sua famiglia, tanto da lasciare a ciascun figlio, 5 in tutto, due femmine e tre maschi, un immobile e qualche riserva di denaro. Portava la nonna a Montecatini, e aveva uno scranno in Consiglio comunale dalla parte dei socialisti di Nenni.
Quando cominciarono i segni della demenza senile, nessuno aveva mai sentito nominare il nome Alzheimer, lo sgomento familiare fu grande, ma per un lungo tempo si riuscì a stare tutti insieme.
Mio padre, classe 1923, è stato colpito da demenza senile sugli 85 e ci ha lasciato a 90 compiuti.
Nell'ultimo mese di vita si raccomandava di consegnare per tempo i lavori, era  stato restauratore ebanista, di riscuotere dai clienti e di mettere al sicuro la bicicletta. Una mattina di maggio, pochi giorni prima del saluto definitivo, ha espresso il desiderio di mangiare le ciliegie. Il cibo per lui era fonte di godimento, era un raffinatissimo goloso. Quando l'ho potuto vedere al risveglio di un importante intervento al cuore, ancora in terapia intensiva, mi ha chiesto una aranciata amara San Pellegrino. Era l'alba di una giornata estiva, in una città deserta, e cercavo una San Pellegrino. Quando alla fine l'ho trovata, mi sono sentita a posto con me stessa, sorretta dalle parole di Cordelia  “I love your Majesty according to my bond; no more nor less.”
I ricordi riaffiorano, di pagina in pagina,  mentre leggo il primo romanzo di Sarah Moore Fitzgerald, pubblicato da Rizzoli, da poco in libreria. Il romanzo è, fin dalle prime battute, lieve e profondo, un ossimoro che non è da tutti. Lo sguardo dell'io narrante, Cosmo, il giovane nipote del nonno che sta perdendo la memoria, è attento, non gli sfugge nulla, nemmeno che gli assistenti sociali parcheggiano sul marciapiede, dove non si potrebbe. Non dico nulla del plot, lo sto  gustando adagio e non sono ancora giunta alla fine, ma abbiate fede, ne vale la pena. Oggi era urgente passare parola, non dimenticare i ricordi, metterli sulla carta, anche se frettolosamente, per  farli durare un po' più a lungo. Stasera spegnerò la luce all'ultima pagina, e magari stimolerò mio nonno e mio padre a venirmi a visitare nel sonno.

Grazia Gotti

mercoledì 26 agosto 2015

La stagione del romanzo



Un post veloce veloce per salutare e per annunciare un autunno di letteratura.
Il premio Strega Ragazzi, un'importante novità che pone sotto i riflettori la letteratura per ragazzi, ci spinge ad impegnarci ancor di più. A leggere, a discutere fra di noi, ad ascoltare i pareri degli altri, a confrontarci con i giudizi dei giurati e  dei ragazzi.
In attesa dell'annuncio delle due cinquine selezionate dalla giuria tecnica, leggiamo molti romanzi, recuperiamo quelli che avevamo lasciato. L'impegno è grosso, ma alla fine il piacere della lettura vince.
Ci sono dei bei romanzi e se riceveranno una adeguata attenzione, ne saremo davvero soddisfatte.
Anche il Premio Orvieto è al lavoro: sono in giuria persone amiche come Marcella Terrusi, Agata Diakoviez, Teresa Porcella. È bello sentirsi e parlare di romanzi.
Personalmente trovo un grande piacere a ritornare alle storie, alla lingua, alla costruzione, ai personaggi. E voi? Avete segnalazioni? Sono graditissime!!!
Io comincio da L'estate dei segreti perduti, titolo originale,We were Liar e vi regalo l'incipit:


Benvenuti nella splendida famiglia Sinclair.
  Qui non ci sono criminali.
   Non ci sono drogati.
   Non ci sono falliti.
   I Sinclair sono atletici, alti e belli. Siamo una facoltosa famiglia di stirpe democratica.
Abbiamo sorrisi smaglianti, menti squadrati e un temibile servizio a tennis.

Buona lettura
Grazia Gotti

mercoledì 15 luglio 2015

Jordan Sonnenblick



Ho fatto un esperimento: ho fatto leggere a mia madre, grande lettrice di 85 anni, alcuni libri nei quindici giorni che abbiamo trascorso insieme al mare. L'ultimo della Vargas, autrice che a lei piace molto, Zia Mame, rimasto sugli scaffali in Maremma, il piccolo libro di Bajani costruito come un alfabeto, e un romanzo per ragazzi di quelli impilati da leggere per lavoro.
Quello della Vargas lo ha presto abbandonato, con l'adelphiano Zia Mame l'ho sentita ridere, Bajani lo ha trovato interessante e il romanzo per ragazzi dell'americano Jordan Sonnenblick l'ha fatta piangere tanto. Ha poi letto i piccoli libri dei collaterali dei quotidiani, pregandomi di conservare quelli in uscita come scorta estiva. Nei giorni trascorsi insieme abbiamo molto parlato di pagine scritte, rievocando romanzi e racconti, ma spesso si ritornava a Sonnenblick, di cui Giunti aveva già pubblicato L'arte di sparare balle che non avevo letto, e che ora ho appena finito. Il romanzo che ha fatto piangere mia madre era il libro di esordio e fa riferimento ad una esperienza, come racconta l'autore nel suo blog. La malattia è la protagonista della storia, come in tanti libri di grande successo delle ultime stagioni letterarie. Per un americano la malattia si porta dietro anche la difficoltà economica, e il romanzo è anteriore all'azione politica del Presidente Obama che si è battuto per la sanità pubblica.
A questo romanzo ha fatto seguito Zen and the Art of Faking it, nel 2007, uscito da noi qualche anno più tardi, con il titolo L'arte di sparare balle, rinunciando a trasmettere sin dal titolo il forte riferimento alla filosofia orientale contenuta nel romanzo. Avevo scelto di leggere in questi giorni questo autore, vincitore del Bancarellino nel 2014, per conoscere il gusto dei tantissimi ragazzi che l'anno scorso hanno votato (un plebiscito) per I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita.
È bello ritrovarsi in accordo con loro e con mia madre, grande lettrice. Questo autore non è famoso, ma se le prof di scuola media fossero lettrici e sapessero aiutare i ragazzi a diventare lettori, Sonnenblick diventerebbe famosissimo nel giro di poco tempo, senza l'aiuto di un film o di una serie televisiva.

Grazia Gotti


venerdì 26 giugno 2015

Wonder

A scorrere le classifiche dei libri più venduti si trovano i personaggi di R.J. Palacio, pseudonimo dietro cui si nasconde una donna di editoria che ha sempre lavorato come grafica e art director, divenuta con la storia di Auggie popolare in tutto il mondo. In Italia è arrivata per merito della casa editrice fiorentina che abita in uno dei luoghi più spettacolari della città. Ora Giunti ha mandato in libreria Il libro di Julian e di certo accoglierà tutto il seguito. 


A New York ho comprato il libro dei precetti di Mr. Browne, un testo che dovrebbe essere obbligatorio per ogni insegnante di scuola media. Potrebbero usare il "metodo Browne" con grande profitto: è un metodo semplice ma implica impegno, dedizione, generosità, benevolenza. "A teacher affects eternity; he can never tell where his influence stops". I precetti partono da Sir Thomas Browne, e accanto a lui compare Roald Dahl in compagnia di Henry James e John Donne. Con Ovidio, Lao Tzu, Pitagora, John Lennon, Rumi e tanti altri, ecco comparire i precetti dei ragazzi, quegli studenti che mensilmente si sono confrontati con i precetti proposti dal Prof. Browne.


In America Wonder è stato pubblicato dalla casa editrice Alfred A. Knopf di New York, fondata nel 1915, ora parte di un grande gruppo. È la casa di Thomas Mann, Willa Carther, solo per citare i classici, ed è la casa che per la saggistica traduce i bei libri del nostro Sergio Luzzatto. Cercando recensioni americane, ho trovato il parere di Maria Russo, che si occupa di libri per ragazzi per il New York Times. All'epoca della sua recensione sulla Review of Books, all'uscita del libro, ne aveva scritto un gran bene e molti ritengono che il suo giudizio ne abbia aiutato la rapida circolazione. Maria ora scrive regolarmente di libri per ragazzi ed è molto attiva su twitter. Inoltre, madre di ragazzi in età scolare, sta criticando i test di fine anno (leggi Invalsi). A New York l'ho vista coordinare un incontro fra scrittori per ragazzi e il suo tono da "attivista" mi ha felicemente colpita. Con lo stesso spirito di Maria, lieta per i dati di classifica, mi dedico alla lettura dei buoni libri per le scuole medie, lavoro che occuperà la mia estate. Wonder è una pista molto utile, si parla di libri, di classici per i ragazzi come Nelle pieghe del tempo, citato a pag 47 del primo volume. Anche questo è pubblicato da Giunti. Bella coincidenza! D'altronde non dovrebbe essere così? I buoni libri chiamano buoni libri, mia massima di giugno.

Qui il sito di Giunti dedicato a Wonder.

 Grazia Gotti

lunedì 22 giugno 2015

Il quattordicesimo pesce rosso



Ellie ha un pesce rosso molto longevo: ha vissuto sette anni.
O almeno è quello che Ellie crede.
Fino a quel giorno non lo aveva mai visto galleggiare senza vita.
La realtà non sempre coincide con ciò vediamo o pensiamo di vedere e Ellie si renderà  presto conto di questo.
Può un nonno diventare coetaneo e frequentare la tua stessa scuola? 
No, dovremmo rispondere, ma non conosciamo ancora il nonno di Ellie e non sappiamo cosa lo scienziato sia in grado di progettare.
Un romanzo divertente quello Jennifer L. Holmes, americana , cresciuta in una famiglia di medici che le hanno insegnato a vivere tra scienza e magia.
In catalogo per Rizzoli Il pesce rosso numero 14 invita a vivere in modo aperto tutto ciò che la vita ti riserva. Attiva i recettori e spalanca le porte della scienza, come quella di una vita che cambia, giorno dopo giorno, riservando sempre nuove sorprese.
Una vita dell’impossibile reso possibile, che esalta il lieto inizio (o rinizio) più che il lieto fine.
“Per me la scienza è sempre stata una fonte di ispirazione. Come per Ellie, la scintilla è scoccata grazie a una persona cara: mio padre. Mio padre, William Wendell Holm, laureato in medicina, fu coinvolto in due guerre nelle quali gli scienziati svolsero un ruolo fondamentale: la Seconda Guerra Mondiale e la guerra contro la poliomelite...”.

Le illustrazioni sono di Tad Carpenter, qui il suo coloratissimo sito.
Silvana Sola

mercoledì 10 giugno 2015

Fine missione



Si parla anche di guerra al Festival di Rimini: Luisa Mattia, Guido Sgardoli, Marco Tomatis, Loredana Frescura, coordinati da Agata Daikoviez, parleranno della Grande Guerra, sabato pomeriggio. Per l'occasione sarà distribuita una bibliografia a cura dell'Associazione dei Librai indipendenti per ragazzi.
Mentre mi passano sulla testa gli aerei militari di stanza a Grosseto leggo il bellissimo libro di Phil Klay, appena pubblicato da Einaudi. È una guerra moderna quella che si racconta, una guerra dei nostri giorni. È l'Iraq  dove l'autore ha servito per il Corpo dei Marines dal 2007 al 2008. Uno straordinario esordio letterario di un giovane americano colto. Lo farei leggere obbligatoriamente alle superiori. Auguro al libro un grande successo, spero di leggere belle recensioni. Per gli Americani è la cosa migliore sino a qui scritta su questa guerra. Premio National Book Award 2014.

Grazia Gotti