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mercoledì 4 gennaio 2017

Viaggio nell'Italia delle classi senza confini


Un'amica, brava insegnante, me ne aveva consigliato la lettura un po' di tempo fa. E il libro aveva occupato un posto nella pila dei testi da leggere, assolutamente.
L'ho finito questa mattina: La scuola salvata dai bambini, libro scritto da Benedetta Tobagi e uscito per i tipi di Rizzoli.
Un viaggio nell'Italia della Scuola Pubblica, nell'Italia delle possibilità e dei luoghi comuni, nell'Italia dei migranti e dell'accoglimento nelle istituzione educative.
Il lavoro giornalistico di Benedetta Tobagi attinge a dati precisi, annota, sul suo quaderno gonfio di appunti, luoghi, persone, storie, meriti e inadempienze.
Racconta con slancio ciò che il suo sguardo ha fissato oltre alle parole. 
Parla di scuole, della fisicità degli edifici, delle differenze tra spazi di possibile inclusione, resi "belli" dal lavoro di insegnanti che si adoperano per offrire a bambini e ragazzi una vera opportunità di vita, oltre ciò che lo stereotipo ha già sancito.
Parla di mediatori culturali, di alfabetizzatori, ma anche di maestri appassionati, competenti, che credono in una scuola che va oltre lo spazio dell'apprendimento, maestri che vedono i bambini come persone, nella loro fisicità, nel loro desiderio di essere, nelle loro difficoltà e nelle loro abilità.
Dal libro esce un mondo di figure cardine della scuola che si spendono per una società diversa, dal libro escono i limiti di riforme che hanno azzerato i fondi, di esperienze che avvizziscono perché manca la linfa di uno Stato che, spesso, sembra non credere che la Scuola Pubblica possa essere il luogo delle possibilità, il luogo che contribuisce alla crescita dell’individuo.
Parla di genitori, parla di mobilità, di assenza di lavoro, parla di paura, di timore dell"invasione", di biblioteche, di cibi che si intrecciamo e di parole meticciate.
Una geografia che parte da Amatrice, ombelico d'Italia, parte da quella scuola primaria ristrutturata che oggi mostra affranta i cedimenti del sisma del 24 agosto 2016.

Benedetta Tobagi è attenta, si guarda attorno a 360 gradi e nelle belle pagine del libro cita anche Mamma Lingua, la bibliografia voluta da Giovanna Malgaroli e realizzata grazie alla collaborazione tra IBBY Italia e il Coordinamento Regionale di Nati per Leggere-Lombardia.
E si congeda dal lettore con queste parole:
"Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti, bensì di credere che possiamo cambiare un pochino le cose. Ognuno di noi può farlo. Ciascun individuo, ogni giorno, compie una miriade di scelta che possono fare la differenza, per sé e per gli altri".



Silvana Sola

venerdì 16 dicembre 2016

Adolescenti



Oggi in Accademia Drosselmeier cominciamo a prendere in esame la letteratura young adults.
Giovani adulti, si cominciò a chiamarla in questo modo traducendo gli anglosassoni.
Abbiamo strumenti per cominciare: un percorso bibliografico pubblicato nel 1995 e la rivista Hamelin che dedica al tema il numero uscito a marzo 2016.
Nel primo strumento, che ha per titolo la celeberrima domanda del giovane Holden, troviamo un intervento di Antonio Faeti. Per prendere le mosse da questo dobbiamo predisporci ad immergerci nel mare della Letteratura, non solo in quella per ragazzi. È un buon esercizio; richiede tempo e dedizione. Anche la rivista Hamelin ha riusato la celeberrima domanda di Holden, togliendo però il punto interrogativo.
Dove vanno le anatre d'inverno è diventato piú assertivo, l'introduzione è a cura di Nicola Galli Laforest, ed è una breve introduzione all'editoria per giovani adulti.
Dal 1995 ad oggi tanti sono i libri che abbiamo letto. Il corso è un'occasione per ricordarli, per porsi delle domande, per redigere un indice provvisorio di un libro che potrebbe intitolarsi Dopo Holden.

Grazia Gotti


giovedì 1 settembre 2016

Libri sui libri per ragazzi



Al convegno IBBY, tenutosi a Auckland, ho incontrato Leonard S. Marcus, autore del notevole Minders of Make-Believe: Idealist, Enterpreneurs, and the Shaping of American Children's Literature. Leonard coordinava molte presentazioni, era coinvolto in tante discussioni, lo trovavi sempre dove c'erano i libri da sfogliare. La bella libreria per ragazzi di Auckland, una libreria storica, nata trent'anni fa per l'impegno di una signora molto rispettata dalla comunità, oggi in pensione, è passata nelle mani di due sorelle, due signore, direi sui quaranta, che al convegno avevano organizzato il book shop. Qui ho trovato un libro di Leonard che mi mancava, un omaggio alla scrittrice americana Madeline L'Egle, vincitrice della Newbery Medal nel 1963.
Il famosissimo classico Nelle pieghe del tempo è in catalogo per Giunti editore.
Il libro sull'autrice è un bel volume di circa 400 pagine e lo affronterò non appena ne avrò l'occasione. 



Per ora è in stand by insieme ad un altro lavoro storico dedicato ai cento anni del New Zealand School Journal, un luminoso esempio di stampa periodica per ragazzi. Mentre ripongo questi bei libri sugli scaffali penso ai pochi titoli di studio sulla letteratura per ragazzi in Italia. 
Ne segnalo due usciti nel 2016: Astrid Lindgren. Una scrittrice senza tempo e confini, di Silvia Blezze Picherle e Emilia Villoresi scrittrice per ragazzi, di Elena Surdi.

Grazia Gotti

martedì 5 gennaio 2016

Giochi e giocattoli


E' da ieri in libreria Il coniglio di velluto di Alessandra Valtieri, nella collana Album d'infanzia, Giunti editore. Si parla di infanzia, di giochi e di giocattoli ed è arrivato proprio un giorno prima della Notte della Befana.
Ho molti ricordi di tante notti della Befana, fino a quell'anno in cui mia madre mi invitò ad andare con lei per scegliere i doni della Befana per me e per mio fratello di tre anni più piccolo. Fu per me un rito di passaggio, ero grande, avevo ancora diritto ai giocattoli, ma avevo perduto il senso del magico.

illustrazione di Maria Girón

Li ricordo tutti i miei giocatoli, come ricordo tutte le conte, le filastrocche, le regole dei giochi, dalla palla contro il muro, che anche Alessandra evoca, a quelle del gioco dell'oca. Ho pensato per lungo tempo che questa nostra (delle giannine) ostinazione “passatista”, ci avrebbe rese antipatiche ai contemporanei. 

illustrazione di Kristien Aertssen

L'ho pensato fino a ieri, poi arrivata all'ultima pagina di un romanzo della grande Jutta Richter, mi sono riconciliata con i miei pensieri e ho sentito di condividere con Jutta un mondo, quello dei giocattoli. Io ho voluto lavorarci su, studiare, fare qualcosa, attivarmi, alla grande scrittrice tedesca, mia coetanea, è bastato scrivere. Sapevo che si trattava di un bel libro, ma non lo avevo ancora letto, e stavo quasi per dimenticarmene. Annabella Ciglialunghe, è una storia da annoverare fra i classici della letteratura di oggi. In tedesco il libro ha per sottotitolo Geschichten aus dem Kinderzimmer, con dichiarazione precisa e inequivocabile. Annabella, che abita con altri personaggi la stanza di Matilde, è una bambola. Con lei la abitano altri pupazzi, dai primi ai “nuovi arrivati”. 


Il racconto prende le mosse dalla notte di San Silvestro e si incontreranno altre notti, altre feste, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, fino a quella della scuola e del primo amore. Un romanzo profondo, commovente, scritto meravigliosamente, che non è potuto entrare nel libro di Alessandra e me ne dispiace molto.
Cercherò di rimediare tendolo impilato per un anno accanto a Il coniglio di velluto, in un posto d'onore in libreria.

Grazia Gotti

giovedì 10 dicembre 2015

Una rivoluzione in parole e immagini



C'è grande fermento studentesco in America Latina. In questi giorni le strade di San Paolo sono occupate da giovani che scendono in strada con le sedie dei loro banchi e si siedono davanti ai fiumi di auto e motocicli. I motivi della protesta riguardano il progetto governativo di riordino dei cicli. Da noi vorrebbe dire ripensare il tempo di scuola, come suggerisce Walter Tocci nel suo imperdibile La scuola, le api, le formiche, uscito per Donzelli, mentre per i brasiliani il riordino (la proposta) deriva dagli spazi.
Da quel che capisco se io madre devo accompagnare un figlio alle elementari e uno alle medie, in due luoghi diversi di San Paolo, so di non farcela. Il problema della mobilità è uno dei punti di crisi di molte città. L'ho vissuto di persona a Bogotà e ricordo ore di macchina a San Paolo. La protesta per ora ha bloccato il decreto, ma tutto il mondo della scuola continua a protestare contro la manifesta volontà di aprire molti spazi perché anche la scuola si metta, come si suol dire, sul mercato.
In Cile la protesta studentesca è entrata nei libri: Al Sur de la Alameda, graphic novel che ha conquistato il pubblico e guadagnato tanti premi.




Seguiamo con partecipazione gli eventi latino americani e cerchiamo qui lettori di Walter Tocci per intraprendere i "sentieri interrotti" di cui parla il nostro senatore della Repubblica, un uomo che vorrei Ministro della Pubblica Istruzione per cinque anni, poi Presidente della Repubblica.

Grazia Gotti



giovedì 3 dicembre 2015

Libri, librerie, riviste


Sono entrata in una libreria generalista, una libreria a marchio Coop molto piena di ogni ben di Dio, dal cibo alle candele, dal vino ai libri. Ho chiesto dove fosse la critica letteraria e mi hanno risposto  con una domanda: "È una rivista?". Ho detto che cercavo il libro di Ermanno Cavazzoni, un libro  che pensavo di trovare impilato all'entrata, essendo vincitore del premio Mondello per la critica, ed essendo l'autore uno dei nostri, come avrebbero detto i bolognesi di un tempo. Ho poi snocciolato tutto per bene, autore, titolo, editore, e il computer ha risposto, tre copie al piano terra. Ma non si trovavano. Alla fine è venuta una libraia esperta e finalmente la bella copertina di Guido Scarabottolo è apparsa. Ho cominciato a leggerlo per strada e, ovviamente, dal penultimo racconto (o pezzo, o quadro, o stanza o armadio, perché un racconto non è, ovvero è quasi un racconto), quello che ha per titolo Piccole librerie.


Ho poi letto, sempre passeggiando come il pensatore solitario della copertina, Natale prossimo nell'Unione Europea e ho riso, da sola, camminando. Grazie, Ermanno, per una risata di prima mattina! Alla libreria Giannino Stoppani, per impegno lavorativo, ho preso la rivista fiorentina Liber e l'ho fatta scivolare nella borsa. É sempre una garanzia: recensioni di persone che leggono i libri nuovi, approfondimento del tema del numero, firme note, informazione biblioteconomica, raccolta di materiale autoprodotto da biblioteche, da comuni, quei pochi che ancora promuovono i libri, rubriche. Fra le belle pagine segnalo quelle di Marcella Terrusi dedicata ai libri senza parole, ai cosiddetti silent book. La studiosa bolognese ci regala un pensiero su questo genere di libri, scelti con grande cura, che mette in relazione artista e lettore, intenzione e ricezione e ci induce a riflettere, attraverso una concreta nozione di ragionamenti esplicitati da una lingua che incanta per esattezza, pulizia e bellezza.
"Cavazzoni scrive bene come pochi, in una prosa nitida, precisa e volutamente semplice e definitoria... Se lo stile conta ancora qualcosa in letteratura, lui ne ha da vendere" dice Asor Rosa. E noi aggiungiamo che anche per la critica ai libri per ragazzi vale la stessa regola. 

Grazia Gotti

giovedì 22 ottobre 2015

Leggere, azione spregevole e straordinaria

Perché leggere, leggere perché: domanda e affermazione assieme.
Indagare quali sono le ragioni che accompagnano la necessità della lettura, riflettere sull’azione del leggere, confrontarsi sul come l’azione vive e si ramifica dentro la scuola, fuori dalla scuola, nel quotidiano, nelle biblioteche, nelle librerie.
Questi i punti da cui partirò per il corso Nei panni degli altri, percorso di educazione alla lettura rivolto agli insegnanti, promosso dal Cepell.
E dalla bibliografia ricca ed estesa, condivisa con il gruppo che ha elaborato il progetto, scelgo tre libri da cui, idealmente, iniziare.


Il capolavoro del compianto Giuseppe Pontremoli, straordinario maestro, pedagogo, visionario, lettore, scrittore, che in Elogio delle azioni spregevoli, in catalogo per l’ancora del Mediterraneo, invita a leggere. Sempre e comunque, scegliendo i testi che generosamente possono essere proposti ai ragazzi, prestando la propria voce, offrendo il proprio pensiero. Stupendosi assieme a loro, regalando la gioia dell’incontro con la narrazione, con la lettura silenziosa o condivisa.


Accanto il testo recente di Edgar Morin, in catalogo per Raffaello Cortina, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione.
Morin va oltre la lettura per occuparsi di educazione e di “vita". Lo fa partendo da affermazioni che allargano gli orizzonti, quelli del sapere e dell’azione:
“Quindi insegnare a vivere non è solo insegnare a leggere, scrivere e fare di conto, né solamente conoscenze basilari utili della storia, della geografia, delle scienze sociali, delle scienze naturali. Non è concentrarsi sui saperi quantitativi, nè privilegiare la formazione professionale specializzata: è introdurre una cultura di base che includa la conoscenza della conoscenza...”.


Per finire, anzi per invitare a ricominciare, il bellissimo libro Il Narratore di Saki, nell’edizione voluta da Orecchio Acerbo, illustrata dalla mano felice e colta di Michele Ferri.
Un racconto breve del grande Hugo Hector Munro (Saki), che incanta: acuto, leggermente crudele, sicuramente politicamente scorretto, meravigliosamente imprevedibile, con un ritmo che invita a lasciarsi stupire e a gioire dello stupore ritrovato.
Prima tappa Fano, ospitati nella bella Mediateca Montanari, luogo di libri, di letture, di azioni e di pensiero.

Silvana Sola

lunedì 5 ottobre 2015

Insegnare e raccontare


Non avevo mai letto Alessandro Banda e sono davvero molto contenta di aver disobbedito all'obbligo  di leggere i libri " di lavoro". Appena finito vien voglia di andare a cercare gli altri libri di questo autore "provinciale". Vive e insegna a Merano.
La sua lingua è bellissima, mai un fastidio, anche quando dice "culo", belle le citazioni latine, le parole tedesche e quelle francesi. Ecco direi che l'aspetto polifonico del testo lo pone al riparo dalla noia linguistica di molti scritti italiani contemporanei. Altro aspetto davvero gradevole è la familiarità con i testi: Petronio, Agostino, Montaigne solo per dirne alcuni. Anche la familiarità con i testi critici è palese, mai pesante, accennata senza barbose ripetizioni. Mentre scrivo mi accorgo che il libro può essere inteso come una lezione, una lezione che si compone come una musica, o come un'opera teatrale, non un monologo, ma una voce sola che interpreta tanti personaggi. Ti par di vederlo Montaigne nella sua torre, così come Dante con Brunetto Latini. E ti risuona la voce di  Carlo Dionisotti, così bravo a scrivere, come a far lezione. Allora penso che si possa scrivere un libro così solo se si ama insegnare. Insegnare e coltivare il dubbio, sapere di non sapere, stupirsi, stare dalla parte di quelli che se ne vanno, come Thomas Bernard che non riusciva a capacitarsi del perché 
il nonno avesse ceduto alla lusinga del ginnasio. Anch'io sono andata al Ginnasio, la scuola dei bravi e dei ricchi. Io ero povera e brava a mio modo; a primavera della quinta ho inforcato la bicicletta e ho girato le spalle alla scuola. Pedalare in salita per attraversare il ponte sul fiume Reno, quel giorno, non mi sembrò faticoso.
Ma se avessi avuto Alessandro Banda come professore forse sarei rimasta.

Grazia Gotti

giovedì 3 settembre 2015

Io e gli altri, nel ricordo della strage di Via Carini


Ci sono giorni che si ricordano più di altri.
Il 3 settembre 1982 avevo l'ultima revisione della mia tesi, felice di essere arrivata alla fine di un percorso pedagogico che mi aveva aperto brecce in un visivo che avrei, in seguito, molto frequentato.
Il 3 settembre 1982 la sera ero fuori con gli amici quando da un bar arriva la notizia di una strage.
Il 2 agosto 1980 è vicino e il termine strage ha un significato particolarmente forte per le strade di Bologna.
Le informazioni diventano più precise: a Palermo è stato ucciso il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la giovane moglie, l'agente che li accompagnava.
Una nuova storia di morte in una guerra di mafia che fatica, ancora oggi, ad avere contorni chiari e netti.
Nel ricordo di chi ha dato la vita in nome dello Stato, il suggerimento di un libro per ragazzi che non racconta la strage, ma si interroga sulla libertà, sul diritto individuale e quello collettivo.
Il titolo è Io e gli altri, lo firma Anna Vivarelli, in catalogo per Piemme.
Da una premessa che ricorda che siamo sempre cittadini, “siamo animali politici, scriveva Aristotele molto tempo fa. Questo significa che il nostro comportamento, le nostre scelte, i nostri progetti, non sono slegati dalla società in cui nasciamo e cresciamo...”, alle riflessioni sulla democrazia e le sue regole, ai conflitti, alla banalità del male.
Il libro è una intelligente incursione nel mondo della filosofia, della storia, del diritto, dell'educazione civica, un libro nel quale la brava scrittrice piemontese invita i ragazzi a leggere, trovando il giusto linguaggio, a confrontarsi, a riconoscersi, a trovare occasioni di riflessione, a scoprire il pensiero di Kant o di Jefferson piuttosto che quello di Rousseau.
Un libro libero per giovani menti aperte, pronte a superare confini e a cercare nuovi orizzonti.

Silvana Sola

lunedì 27 aprile 2015

A cobra fumou! Una storia montanara per i soldati brasiliani



In una delle mie prime esperienze lavorative ho insegnato materie letterarie ai corsi serali, scegliendo come destinazione Montese. E agli adulti, molti più grandi di me, raccontavo la storia dell’Italia democratica, una storia, sui luoghi di quella che fu la Linea Gotica, scatenando, spesso, dibattiti accesi. In quel tratto di Appennino, il fronte era molto affollato e l’attività bellica particolarmente cruenta: c’erano i tedeschi, i fascisti, i partigiani (brigate, divisioni…), gli eserciti alleati e infine, tra le file di coloro che soccorsero un’Italia che aveva cambiato alleanze, c’era quello strano battaglione venuto da lontano che parlava una lingua difficile da capire, una lingua che produceva parole morbide, una lingua che mal si coniugava con la terra spaccata dal gelo, con la pioggia che gonfiava le ossa e minava i polmoni.

Erano gli uomini della Força Expedicionária Brasileira mandati in guerra a difendere il diritto alla libertà per volontà di un presidente innamorato del potere e fortemente digiuno, con il proprio popolo, di nozioni di democrazia. Uomini in armi destinati a raggiungere il Sud dell’Europa, mal equipaggiati e spediti, in mezzo alle montagne dell’Appennino tosco-emiliano, nel bel mezzo di un inverno gelido. Dovevano combattere battaglie montanare a venti gradi sotto zero con scarpe che si scioglievano e pleuriti che falcidiavano i più sfortunati. Le avversità, però, non scoraggiarono gli audaci arrivati dal Sud America che mostravano fieri lo stemma della FEB, un’icona da fumetto con un cobra che fuma la pipa, e combattevano con coraggio. Un coraggio che lasciò il segno. E a quegli uomini che sognavano di mangiare fagioli neri e manioca a cui i montanari modenesi offrivano la dolcezza della pasta della castagna e, quando c’erano, le uova, oggi a Montese è dedicata una piazza, una strada, due monumenti, una sezione del museo di storia locale. Un pezzo di storia difficile da trovare nei libri, una storia alla quale non venne dato il giusto risalto della cronaca, una storia da ricomporre con frammenti sparsi, una storia di uomini che non ambivano a diventare eroi, ma che conoscevano l’onore, la dignità, il rispetto, la solidarietà. Soldati che hanno incontrato l’amore, scritto canzoni struggenti (Mia Gioconda), lasciato spose di guerra, mentre facevano i conti con una geografia che li obbligava a cambiare piani, tattiche, che li vedeva procedere accanto a partigiani esperti di quelle zone non tracciate dalle mappe, combattere fianco a fianco a quegli uomini senza divisa, disposti a dividere con loro il pericolo, nei silenzi obbligati della macchia. Uomini che sono rimasti nella memoria collettiva di un paese: tra i tanti anche un giovane ventiquattrenne che rispondeva al nome di Celso Furtado, ottima conoscenza dell’inglese, in guerra con il ruolo di interprete diventato poi uno dei grandi economisti del mondo, candidato al Nobel.
In questi giorni è uscito nelle sale italiane Road 47, un film firmato da regista brasiliano Vicente Ferraz, che mette in luce la storia dei soldati brasiliani, raccontando le gesta di un gruppo di genieri nell'inverno del 1944.

Silvana Sola


mercoledì 10 dicembre 2014

Alle porte della città



A Parigi abbiamo sfogliato il bellissimo La guitare de Django, edito da Sarbacane, opera del nostro Fabrizio Silei e illustrato da Alfred. Poi, al ritorno, abbiamo seguito la vicenda della foto del Presidente della Regione Toscana con i suoi vicini  Rom. Abbiamo infine letto del business dei campi Rom e delle nefandezze della Roma Criminale.



Siamo andate a rileggere il lavoro sui Rom, Alle porte della città, percorso bibliografico con bella introduzione del Prof Antonio Faeti, pubblicato nel 1999 da Giannino Stoppani edizioni. La copertina fu affidata alla giovane Nicoletta Ceccoli. Pensavo che la storia del grande chitarrista, vista a Parigi e già raccontata anche dagli americani in un bellissimo picture book, sarebbe stata utilissima per avvicinare i bambini alla cultura del popolo Rom e mi lamentavo, come ogni giorno, del disinteresse della nostra cultura, del nostro Paese per temi culturali e valori etici, morali, democratici. 


So che siamo nel mirino dell'Europa per il confinamento dei Rom alle porte della città e per il mancato lavoro di integrazione. Seguo  con preoccupazione il vociare televisivo, mi vengono i brividi ad ascoltare Salvini.
Ma poi, di colpo, mi passa tutto e torna la speranza: la chitarra di Django esce a giorni anche in Italia, grazie all'editore Uovonero. 
Grazia Gotti

mercoledì 15 ottobre 2014

Un critico di ( nuova ) tradizione



Matteo Marchesini, 35 anni, si è guadagnato quasi una pagina del Domenicale de Il Sole 24 Ore. Con il bel titolo "Critico di ( nuova ) tradizione", si apre la bella recensione di Massimo Onofri al libro di Matteo, Da Pascoli a Busi. Letterati e letteratura, Quodlibet, pagg.544, 28 euro.
Onofri racconta di come ha conosciuto Matteo verso la fine degli anni Novanta, cioè attraverso le lettere, scoprendo poi nello scrivente un quasi ventenne.


Quando ho cominciato a leggere Marchesini, ho ipotizzato un Leopardi dei giorni nostri, e che fosse uno di Pianura, nato da una famiglia normale, nella piana di Anzola, mentre io sono della piana di Pieve, mi faceva sentire orgogliosa, come quando ammiro Guercino, anche se lui stava oltre il Reno. Mi piacevano il suo poetare, i racconti, le sue cronache giornalistiche, le sue scritture critiche. Ho fatto più fatica con il romanzo, forse perché in questo momento non mi piacciono i romanzi. In questo primo scorcio di vita lavorativa, Matteo ha trovato il modo di scrivere anche per i ragazzi, impiegando la sua arte per la poesia e il racconto al servizio della Storia e dell'Arte.
Ricordo qui tre titoli: Re Enzo, Come nuvole di roccia. Andrea Mantegna, Tipi di topi e altri animali.
Penso che un giovane lettore che avrà la fortuna di incontrare questi libri e che si metterà in ascolto della voce di Matteo, avrà buon gioco a capire presto qualcosa delle cose del mondo, imparerà a far tesoro della tradizione, a confrontarsi con quelli venuti prima.


E per tornare al titolo di Onofri che sottolinea l'importanza della tradizione, penso alle scritture esangui della tradizione critica nella letteratura per l'Infanzia. Oggi un giovane critico della letteratura per l'infanzia dovrebbe seguire l'esempio di Matteo. In primo luogo dovrebbe leggere e studiare, dedicare molte ore alla ricerca, a leggere chi è venuto prima, per tirar fuori la propria voce.
Sono contenta di poter lasciare in eredità a mio figlio le poesie di Matteo, pubblicate dalla nostra casa editrice. Mio figlio non è un letterato, ma una volta l'ho trovato sdraiato sul divano con le poesie di Toti Scialoja in mano.
Ho riletto i topi di Matteo e ho trovato nel topo di corrente, un omaggio a Scialoja.
Ricordate?

Topo, topo
senza scopo,
dopo te cosa vien dopo?

Matteo ha la sua risposta...

Grazia Gotti


martedì 17 dicembre 2013

Abecedario della letteratura Jeunesse


Trecentocinquanta pagine illustrate, dalla A alla Z, per una scorribanda nella storia letteraria destinata ai piccoli lettori, ai fumetti, all'illustrazione e a tutto ciò che ruota intorno a questo Mondo delle Meraviglie. Ne è autore Jean-Paul Gourévitch, dalla foto, un signore dalla chioma bianca, ritratto a Buenos Aires accanto alla statua di Mafalda. Questo utilissimo dizionario pubblicato da L'atelier du poisson soluble, casa editrice dell'apprezzatissimo Filles d’albums. Les représentations du féminin dans l’album, consente di confrontarsi con tante voci e pertanto è utile a verificare la propria formazione. Prendiamo ad esempio la lettera I: Ibby International, Ibby France, Ibsen, ICEM, Idéal Bibliotèque, Idéogramme, Iessel, IFE, Île au trésor, Il était deux fois, poi alla voce illustration et image scorrono molte pagine e si giunge fino a Italienne (littérature).



Alla lettera H, fra tanti nomi noti, da Hachette a Heidi, da Hauff a Hawthorne, dalla giovane casa editrice Héliüm alla storica Hetzel, fino al nome di una signora a me molto cara, Bettina Hürlimann, 1909-1983, svizzera tedesca, specialista di Storia della Letteratura per l'Infanzia. Lettera dopo lettera, fra passato e presente, il viaggio fra queste pagine arricchisce il lettore, consentendogli di popolare la sua personale mappa di presenze letterarie, di stili di visivo, di persone che studiano, di istituzioni che tutelano e promuovono, di tutte quelle componenti che, insieme, fanno cultura. Anche l'editore di un libro simile fa cultura, l'antica cultura dei dizionari, il cui desiderio di contenere un mondo fra le pagine è ancora vitale, nonostante le tecnologie, che ci aiutano, ma non hanno ancora un'anima da trasmetterci. Quella di Jean-Paul Gourévitch è pulsante, operosa, generosa di esempi, percorsi, indizi, strade da intraprendere, invitante per un giovane studioso che entri nel Mondo delle Meraviglie, a piccoli passi, con ordine, ma anche cominciando dalla fine: Zwerger, Zozo, Zoughebi, Zorro, Zig et Puce, Zier, Zévaco, Zep, Zazie, Zaü (l'illustratore del bellissimo Mandela, pubblicato da Rue du monde nel 2010, di cui abbiamo già parlato in Zazie).
Grazia Gotti