martedì 11 maggio 2010

Il dottor Pincherle e la battaglia dei formaggini

Ci sono storie capaci di svelare mondi sconosciuti. Ci sono storie capaci di parlare ai lettori in modo profondo, di aprire varchi, di mettere in moto curiosità e desiderio di sapere.
Ho riletto Un dottore tutto matto, sulla testa un gatto, scritto da Federica Scrimin per Editoriale Scienza, con molto piacere. Ho trovato tra le pagine dense di parole e di figure, la vita di un pediatra che tutti i bambini vorrebbero incontrare e tutti i genitori desidererebbero come medico per i loro figli. E’ Bruno Pincherle, pediatra triestino, ebreo, antifascista, intellettuale, attivista nelle file del Partito d’Azione, raffinato conoscitore dell’opera di Stendhal, amico del burbero Umberto Saba, con il quale divideva la passione per i libri e l’arte di raccontare le storie.
Nelle corsie d’ospedale, nelle maternità, al capezzale di ragazzini ammalati, negli ambulatori pubblici, come nelle sezioni del partito socialista, Bruno Pincherle affrontava i fatti della vita in modo appassionato, cercava strade, trovava soluzioni, infondeva coraggio. E disegnava.
Bastava una matita e il taccuino delle ricette per improvvisare un racconto per immagini, per tratteggiare un gatto al quale viene asportata l’appendice o un bambino alle prese con le tonsille.
Il libro è finito, con lui si esaurisce l’esperienza terrena di Pincherle. Rimane il desiderio che siano in tanti a leggerlo, in tanti a raccontare le storie che vi sono contenute.
Nel mondo che vorrei il libro sarà in tutti gli ambulatori pediatrici, in tutte le biblioteche degli ospedali, sul comodino dei giovani pediatri come esempio di etica, mestiere e umanità.
Silvana Sola

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