venerdì 1 agosto 2014

Arte, illustrazione, design, tecnica, cultura, politica, parole e figure



In questi giorni sto guardando con attenzione il lavoro di  studenti e ex studenti della Specialistica di Illustrazione all’ISIA di Urbino (con invito a giovani aspiranti illustratori a iscriversi per l’anno 2014-2015) e contemporaneamente rileggo i brevi saggi di Antonio Faeti per La via della sgorbia.
La rilettura mi ha portato a sottolineare i riferimenti ad un testo Le avanguardie artistiche del Novecento di Mario De Micheli, in catalogo per Feltrinelli.


Vorrei condividere con voi le affermazioni di Rimbaud che ritrovate a pagina 62 del libro citato:
“Giudicavo derisorie le celebrazioni le celebrità della pittura e della poesia moderna; amavo le pitture, le sovrapposizioni idiote, le insegne e le illustrazioni popolari; mi piaceva la letteratura fuori moda, il latino di chiesa, i libri erotici senza ortografia; i romanzi dei nostri nonni, i racconti delle fate, i libretti per bambini e i vecchi libretti d’opera, i ritornelli insulsi e i ritmi ingenui.”
Rimbaud 
e parte della nota dell’autore Mario De Micheli, datata 1988, anno della ventesima ristampa della pubblicazione:
“In queste pagine, storia, cronaca, politica, sentimenti s’intrecciano ai problemi della cultura. Per quanto mi riguarda non sono mai riuscito, nella mia indagine critica, a separare, dividere, e ridurre in frammenti isolati questa "materia" così ricca e complessa, nel cui attrito le immagini dell’arte, insieme a quelle degli artisti che le concepiscono e realizzano, nascono e vivono...”

Ve li consiglio come letture per l’estate assieme a Altri fiumi, altre valli, altre campagne di Giovanni Lussu, in catalogo per Nuovi Equilibri, il silent book Journey di Aaron Becker, pubblicato da Candlewick, a Questo non è un libro di Keri Smith, uscito in Italia per i tipi di Corraini, e  Gli amici nascosti di Cecilia Bartoli e Guido Scarabottolo, edito da Topipittori,

Saremo di nuovo in rete il 25 agosto.

Silvana Sola

giovedì 31 luglio 2014

Un libro da bancarella



In virtù di una bella copertina, di un buon titolo e di un prezzo modesto, è finito nella borsa.
Poi come tanti altri libri è rimasto impilato in giro. Non ha raggiunto gli onori dello scaffale, dove i libri, abbandonati a loro stessi, si fanno compagnia. Un'educazione alla felicità è un libro felice. Scritto con serena quiete, presenta due personalità potenti, Herman Hesse e Rabinath Tagore.
Occidente e Oriente, due culture, due modi per incontrarle. Hesse era stanziale, Tagore viaggiatore, il primo affondava le mani nella terra e si concentrava nella cura del giardino, il secondo, quando decise di far nascere e crescere le piante, lo fece dando forma ad un vasto terreno che circondava la scuola che aveva fondato. Entrambi pensavano che la felicità consistesse nel conservarsi capaci di pensare, di imparare, di fare qualcosa di non utilitaristico.
Credo di aver seguito la loro lezione stando in compagnia di Flavia Arzeni, un'autrice che non conoscevo. Donna di fine cultura, scrive con lingua chiara, dolce ed elegante. Fra le sue pagine ci si riposa, il tumulto dell'ordinario rallenta e si aprono altre possibilità. Educarsi alla felicità anche attraverso libri letti non per dovere professionale, vagabondando fra le pagine e il giardino, lasciando da parte i libri per ragazzi, specie quelli nati dall'interesse di fare girare la macchina editoriale.

Grazia Gotti

mercoledì 30 luglio 2014

Ricordarsi di ricordare



Luca Randazzo è nato nel 1971 a Milano, anni bui e cupi, lontani e al tempo steso vicini agli anni della Resistenza. Astrofisico mancato, insegnante appassionato, scrittore, Luca Randazzo nel libro L'estate di Giacomo, in catalogo per Rizzoli, racconta una storia di guerra, una storia di vita, dove luoghi e geografie precise ci riportano all'Italia del 1944.
Giacomo lavora in una malga, una malga posta su monti di Aune dove opera la brigata partigiana Antonio Gramsci. Ha undici anni Giacomo,  è affascinanto da quei giovani che vede passare da lontano con i fucili sulle spalle. Giacomo mi riporta alle pagine di Italo Calvino, in modo particolare a Ultimo viene il corvo, mi riporta ad una Resistenza fuori dalla retorica, una Resistenza che racconta gli uomini.
Giacomo si trova a fare i conti con la lealtà, il coraggio, ma anche con i tradimenti, le ingiustizie, le miserie umane.
Giacomo cresce in quella estate, l'ultima della Seconda Guerra Mondiale, cresce nella gioia delle amicizie e nel dolore della scoperta di un mondo adulto che, a volte, si rivela meschino e feroce.
Il libro apre con un omaggio alla memoria di Mario Pasi, nome di battaglia Alberto Montagna, medico e partigiano, medaglia d'oro al valor militare. Una figura a me particolrmente cara, scoperta nei racconti di mio padre e nella struggente poesia che Mario Tobino dedicò all'amico, poesia poi messa in musica da Hans Werner Henze.

Silvana Sola




martedì 29 luglio 2014

Una bella coppia



Michaêl Escoffier e Matthieu Maudet sono una coppia affiatata, in italiano i loro libri sono pubblicati da Babalibri. In patria pubblicano con diversi editori. Con Thierry Magnier hanno pubblicato un solo piccolo album che ho trovato sugli scaffali della libreria Giannino  Stoppani, non una libreria generica, non la libreria del mio quartiere, né  quella dove vado per consuetudine. Intendo la "mia" libreria, e mi fa un po' effetto pensare che ho una libreria. Non ci sono mai, ma posso andarci ogni qual volta passo dal centro e posso prendere tutti i libri che voglio. Un grandissimo privilegio, non vi pare? Questo piccolo album è una delizia: ci sono dentro i bambini, i loro giochi e c'è dietro una intelligente e ironica visione dell'infanzia. Fratello maggiore e sorellina, camera in disordine, mamma che interviene per requisire la consolle fino a che non si sia fatto ordine. La piccola di casa è concentratissima in un gioco che la connette a Vénus. Con i Venusiani comunica con un walkie e trasmette via via le azioni dei mutanti, madre e fratello. 
Andamento da fumetto, pagine in bianco e nero con nuvolette grigie. Mi piacciono molto i libri per bambini che li vedono protagonisti, e in particolar modo quelli che riescono a interpretare l'intreccio di realtà e fantasia. Non quella fantasia esile, inconsistente, esangue, ina-ina, ma una profonda, ricca, esuberante, possibilità di frequentare un altrove anche nel giardino di casa, nella stanza dei giochi o in cucina mentre la mamma, prosaicamente,  monda le carote. Ecco la coppia Escoffier-Maudet ti fa fare questi salti e ti fa credere ai Venusiani.

Grazia Gotti

lunedì 28 luglio 2014

Scrivere sulla scrittura



Mi ero dimenticata di questo delizioso libro che avevo portato a casa dalla Bologna Children's Book Fair. Deve essere rimasto sotto altre pile di libri di questi mesi fino a ieri,  domenica, giorno di riposo. E' riapparso dopo che qualcuno in casa ha pensato di spostare le mie pile di libri per guadagnare spazio, così  mi è caduto ai piedi e mi sono ricordata che lo avevo scelto per i disegni di Joost, ma non avevo colto la felice idea di questo trattatello di scrittura.
I disegni del grande fumettista, illustratore, designer, architetto olandese Joost Swarte, sono commenti al lavoro dell'americana Catherine Lewis, che ha confezionato un testo davvero singolare. Tutto a partire dalla nota nursery rhyme dei tre topolini ciechi. Da questa narrazione minima ha inizio un viaggio di esplorazione nel mondo della narrazione, o meglio della scrittura.
Allegory, Allusion, Ambiguity, Archetype, Avant-Gard, Beginnins, Bildungsroman, Catharsis, Cause and Effect, Carachter, Cliché, Coincidence,  Deus ex Machina, Dialect, Dialogue, Interior Monologue, Metafiction, Stereotype, Stream of Consciuosness. Ho citato solo alcune voci per dar modo al lettore di capire di cosa si tratta. Penso che l'utilizzo di questo libro con i ragazzi farebbe la felicità di una classe per tutto l'anno. L'ironia è ovviamente una voce fra le altre, ma è soprattutto praticata, sia dall'autrice che dall'illustratore. Joost ė venuto a Bologna in occasione di una sua mostra da noi organizzata. Ha disegnato Giannino Stoppani come variante del disegno di Lorenzo Mattotti. Il suo disegno è oggi il logo dell'Accademia Drosselmeier. 

Grazia Gotti