venerdì 9 dicembre 2016

Alla ricerca dell'uovo perduto


Ieri in libreria la richiesta più frequente è stata quella di storie divertenti.
Tra queste ho scelto, prima della lista, L'uovo per la contessa, edito da Sinnos.
Scritto Tanneke Wigersma, autrice olandese capace di un umorismo sottile, di un delicato invito al riso, il libro racconta di una contessina viziata, dispotica e caparbia, interessata solo al suo uovo del mattino.
Un uovo che deve essere presentato perfetto, non troppo molle, ma neppure troppo duro, insaporito dalla giusta dose di sale.
L'uovo che con dedizione, forse con amore, il cuoco Oreste le prepara tutte le mattine, guardandola, con le gote che si colorano di rosso, mangiare la prelibatezza.
Ma un giorno Oreste sparisce e con lui la consuetudine mattutina dell'uovo giusto.
La contessina irritata, disperata, rabbiosa inizia la sua caccia all'uovo muovendosi tra ristoranti stellati, scaffali del supermercato e molti altri luoghi alla ricerca del suo “cocco”.
Lasciamo ora al lettore il piacere di scoprire il perché della sparizione di Oreste e come si evolve la storia.
Accompagnano le parole le ironiche figure di Linde Faas, illustratrice che si divide tra la carta e le immagini in movimento per il cinema d'animazione.

Silvana Sola

mercoledì 7 dicembre 2016

Calais



Due autori francesi, uno molto popolare, l'altro a me sconosciuto, Pascal Teulade.
Del primo, Emanuel Carrère, si possono leggere le splendide pagine di un reportage scritto "scritto nello stesso modo in cui scriverei un libro", come sottolinea l'autore. 
Pascal Teulade è un signore che ho incontrato a Montreuil nello stand della casa editrice ginevrina La Joie de lire. Era seduto per il suo turno di dediche. Davanti a lui una pila del libro ma nessuno in fila. Sono sempre molto curiosa dei libri di questa casa editrice e mi sono avvicinata per comprarlo e per avere una dedica. È stato imbarazzante spiegargli che non lo avevo letto ma che mi fidavo del lavoro di Francine Bouchet che da trenta anni guida la casa editrice. Ora lo sto leggendo e lo considero fra le buone cose di questo fine anno. Il protagonista si chiama Jonas, come quello della storia antica.
È eritreo e ha quindici anni. Speriamo che qualche editore italiano lo faccia arrivare da noi. 

Grazia Gotti

martedì 6 dicembre 2016

Una bambina che viene dal mondo delle storie



Lo abbiamo letto in francese, ma prossimamente arriverà anche da noi, grazie a Lapis editore. Non serve una parola di piú. Incanto e poesia.

Grazia Gotti







lunedì 5 dicembre 2016

Fiori e Itzcuintli, rivoluzioni e amori


Palazzo Albergati, a Bologna, presenta la Collezione dei coniugi Gelman, dedicata al’Arte Messicana del ventesimo secolo.
Una mostra che mette in campo grandi artisti e tra loro Diego Rivera e Frida Kahlo.
Nella mostra lo spazio della straordinaria interprete messicana è arricchito dagli abiti ispirati al suo modo di vestire, ai suoi colori, abiti che portano la firma di Valentino piuttosto che di Marras.
Frida Kahlo è, in questo momento, anche al centro di pubblicazioni che si muovono tra il mondo degli adolescenti e quello degli adulti.
Pubblicazioni che raccontano la vita di Frida, che esaltano sentimenti e passioni, che esaltano la fauna che popola i suoi dipinti, che entrano nel suo corpo e nei suoi pensieri dichiarati alla Storia.
È prezioso quanto i suoi vestiti il libro Frida di Sébastien Perez illustrato da Benjamin Lacombe, in catalogo per Rizzoli.


Riporta  i colori della terra messicana l’illustratore francese, indaga un passato noto in bilico tra una realtà che non fa sconti e un universo onirico ricco di simbologia, racconta la complessità di un’artista che intreccia miti aztechi, comunismo, credenze popolari, visioni. 
Come Frida mette insieme i temi della Morte e dell’Amore, la Rivoluzione e il corsetto ortopedico, apre lo scrigno dei ricordi insieme ad un corpo violato dall’incidente, dai molti interventi, dalla realtà.
Lacombe è dentro Frida, un dentro fatto per narrare il femminile di un’artista che diventata simbolo della cultura messicana nel mondo.
“Ricordo la prima volta che i miei occhi hanno incrociato quelli di Frida. Avevo dodici o tredici anni e mi ero soffermato su quel viso dallo sguardo cespuglioso che mi squadrava circondato da alcune scimmiette nere. Quel “ritratto con scimmie” era stampato su una cartolina posta al centro di una vetrinetta insieme ad altre...”.
Le parole e le figure di Lacombe accompagneranno, assieme ad altre, il lavoro sull’Arte che stiamo mettendo a punto, pronto a rendersi visibile nella primavera del 2017. 
Un lavoro che guarderà agli illustratori che hanno prestato il loro segno per narrare la Storia dell’Arte e quella degli artisti che la abitano, che metterà, gli uni accanto agli altri, libri internazionali pronti a diventare una speciale ed unica biblioteca circolante.

Silvana Sola

giovedì 1 dicembre 2016

Rispondere all’appello



Quando ho letto il titolo del libro La classe dei banchi vuoti, in catalogo per le edizioni Gruppo Abele, ho pensato ad un libro sull’abbandono scolastico.
Uno sguardo più attento e poi una lettura con il giusto tempo, mi ha messo di fronte a tanti banchi vuoti di bambine e bambine, ragazze e ragazzi, che non sarebbero più tornati ad abitarli.
Ma non perché refrattari alle regole scolastiche o vittime di un mondo adulto che li ha obbligati a lasciare il mondo dell’infanzia velocemente, ma perché uccisi.
Uccisi perché figli di magistrati e presenti, accanto al padre, durante un attentato, uccisi perché testimoni di un omicidio, perché destinatari di proiettili che hanno sbagliato traiettoria, perché hanno infranto le regole della criminalità organizzata o semplicemente perché erano nel posto sbagliato, in geografie lontane da quelle associate, più frequentemente, ad azioni di mafia, di camorra, di ‘ndragheta.


Luigi Ciotti, don Luigi Ciotti, li racconta questi assenti “giustificati”, li racconta nella loro speranza di vita, di crescita, nel desiderio di normalità o di cambiamento. Ci fa sentire la loro voce, e poi, poco dopo, il silenzio assordante dell’assenza, ci obbliga all’ascolto di quel silenzio e ci invita a prendere parola.
Si chiamavano Dodò, Annalisa, Giuseppe, Nadia, Caterina, Simonetta, Benedetto, Salvatore. A loro Sonia Maria Luce Possentini dà loro un volto, ci riporta, nelle sue illustrazioni, le loro espressioni, i luoghi in cui hanno camminato, gli oggetti che hanno amato.
Li rende presenti ad un appello al quale un giorno hanno smesso di rispondere.
Un appello al quale possono rispondere, con tono forte, tutti gli altri, e anche noi, nel perenne ricordo di ciò che sono stati.

Silvana Sola