martedì 21 ottobre 2014

Ci sono papà Più, papà Come


La scorsa settimana, mentre su “La Stampa” leggevo le parole di Don Tonino Palmense, salesiano, vicario episcopale per la carità della Diocesi di Napoli e referente dell’associazione Libera, in merito alla storia tragica di Fortuna, sottolineavo con gli occhi gli elementi della sua riflessione.
Un Dio denaro da venerare, da raggiungere a tutti i costi, la mancanza di modelli positivi, il vuoto sull’istruzione, una totale assenza di formazione degli adulti, la negazione dell’infanzia come diritto
Non solo la povertà di mezzi, ma di valori, di relazioni sane, di sentimenti, di condivisione, di idea di futuro.
Una realtà che vive sospesa nel vuoto, sempre in bilico, dove le cadute sono frequenti e i paracaduti inesistenti.
Nello stesso giorno avevo tra le mani un piccolo libro, piccolo per formato e non per contenuto. Il titolo del libro, in catalogo per Nord Sud, è Il mio papà, autore Stefano Mauri , figure di Costanza Prinetti.
Un libro che racconta, con parole essenziali, due storie: da un lato un bambino al quale il padre presenta ogni giorno tutto ciò che possiede in termini di ricchezza materiale, dall’altro un bambino che condivide con il padre la vita di tutti i giorni, con lui affronta il mondo di fuori, ma anche quello degli affetti, in una convivenza serena che non nasconde realtà negative, ma le presenta nella giusta luce.
Un libro che esalta il valore del bene comune assieme all’amicizia, al rispetto, alla dignità, sempre e comunque.

Silvana Sola

lunedì 20 ottobre 2014

Ariosto narrato da Idalberto Fei


Già dal nome, Idalberto Fei, è ariostesco. Si usa la locuzione latina nomen omen per indicare come il nome sia un presagio, e qui Idalberto è naturalmente uno dei protagonisti della storia. E' il personaggio, lo scrittore, che insegue gli intrecci dei personaggi di Messer Ludovico e li restituisce tutti insieme, al giovane lettore, accompagnati dalle illustrazioni di Rita Petruccioli.
Le nebbie dell'inverno che aprono il volume, per me che sono di Pieve di Cento, molto vicina a Ferrara, evocano davvero ciò che l'autore ricorda, e cioè il raccogliersi ad ascoltare. Anche la calura estiva, le tende, il fiume, l'isola sabbiosa fra gli alberi, sono paesaggi a me molto cari, come è cara la lingua dell'Ariosto e le sue mirabolanti avventure. Certo per una edizione per ragazzi si perdono molte cose, ad esempio sulla Luna, fra le cose perdute, i ragazzi scopriranno il senno di una moltitudine di uomini, ma non saranno resi consapevoli del giudizio di Ariosto sul tempo perso al gioco, o sull'idea che ha della fama. Elementi che nella vita di oggi si sono ingigantiti, tanto da apparire come i valori principali. Ma anche nella semplice traiettoria delle azioni, così ben narrate da Idalberto, si entra nel mondo ariostesco con semplicità, con grazia, leggerezza e gusto per il narrare. Un libro per ogni biblioteca di classe o di plesso, da leggere ad alta voce, con la voce di insegnanti preparati. Si potrebbe anche fare geografia, partendo dalla mappa che apre il volume, curato con amore da La Nuova frontiera Junior.
E ci si potrebbe soffermare sul cavallo bianco e Lampedusa. E da qui ricominciare un'altra storia, una storia di donne, uomini, alla ricerca di un Ippogrifo per sfuggire alla dura realtà.

Grazia Gotti

venerdì 17 ottobre 2014

Sono entrata nella Caverna dello Sbadiglio



Da piccola non ho mai voluto dormire il pomeriggio, ma spesso mi mettevano a letto comunque, invitandomi a contare le pecore.
Contare le pecore era un bellissimo modo per stare sveglia, le vedevo davanti a me, erano colorate, divertenti, saltavano, a volte le nominavo attribuendo nomi fantasiosi, gli stessi che davo alle mie molte bambole di carta.
Ho finito di leggere da poco Buona notte a prato sonno, il libro di Chiara Carminati in catalogo per Einaudi Ragazzi.
Chiara Carminati racconta le pecore dei miei sogni ad occhi aperti, racconta bene, come sa fare lei, storie che arrivano nel momento vicino al sonno, quando hai smesso di guardare il reale e cominci a viaggiare verso luoghi altri.
I racconti descrivono gli abitanti di Prato Sonno, li descrivono mentre guardano le nuvole o quando fanno sogni che li riportano alla realtà, nel caldo della caverna dello sbadiglio o mentre si fanno mettere lo smalto per le unghie.
In un rincorrersi di prosa e poesia le storie sono lì, pronte per essere raccontate, ascoltate, svelate, e poi viste nei disegni morbidi e rassicuranti di Angelo Ruta.
Storie che portano verso il sonno, compagne fedeli di una solitudine speciale, utili contro l’insonnia, ma adatte anche a chi vuole stare sveglio e portare avanti i propri sogni ad occhi aperti.

Silvana Sola

giovedì 16 ottobre 2014

Un saluto a Marcello Argilli



Lessi Ciao, Andrea in terza media e mi piacque molto.
Il ragazzo che entrava e usciva dalla storia portandosi dietro un bagaglio strano, un insieme di vite vissute, l’adolescente imprendibile, mi affascinava, era il motore che portava avanti la mia lettura.
Marcello Argilli, nato a Roma nel 1926, era stato giornalista, per anni vicedirettore della rivista “il Pioniere”, scrittore di testi fantastici per bambini, conoscitore dei nuovi codici di comunicazione, autore di testi per la televisione e sceneggiature per i fumetti. Importante testimone del suo tempo indagò, con particolare attenzione, la vita degli adolescenti, le loro domande, realizzando libri per ragazzi che si rapportavano con la vita reale, con la società, con la politica.
Ciao, Andrea uscì nel 1971 per i tipi di Mondadori.
Martedì scorso, 14 ottobre, Marcello Argilli è morto.
Lo salutiamo riproponendo la lettura di Ciao, Andrea, ora in catalogo per l’editore Salani.

Silvana Sola



mercoledì 15 ottobre 2014

Un critico di ( nuova ) tradizione



Matteo Marchesini, 35 anni, si è guadagnato quasi una pagina del Domenicale de Il Sole 24 Ore. Con il bel titolo "Critico di ( nuova ) tradizione", si apre la bella recensione di Massimo Onofri al libro di Matteo, Da Pascoli a Busi. Letterati e letteratura, Quodlibet, pagg.544, 28 euro.
Onofri racconta di come ha conosciuto Matteo verso la fine degli anni Novanta, cioè attraverso le lettere, scoprendo poi nello scrivente un quasi ventenne.


Quando ho cominciato a leggere Marchesini, ho ipotizzato un Leopardi dei giorni nostri, e che fosse uno di Pianura, nato da una famiglia normale, nella piana di Anzola, mentre io sono della piana di Pieve, mi faceva sentire orgogliosa, come quando ammiro Guercino, anche se lui stava oltre il Reno. Mi piacevano il suo poetare, i racconti, le sue cronache giornalistiche, le sue scritture critiche. Ho fatto più fatica con il romanzo, forse perché in questo momento non mi piacciono i romanzi. In questo primo scorcio di vita lavorativa, Matteo ha trovato il modo di scrivere anche per i ragazzi, impiegando la sua arte per la poesia e il racconto al servizio della Storia e dell'Arte.
Ricordo qui tre titoli: Re Enzo, Come nuvole di roccia. Andrea Mantegna, Tipi di topi e altri animali.
Penso che un giovane lettore che avrà la fortuna di incontrare questi libri e che si metterà in ascolto della voce di Matteo, avrà buon gioco a capire presto qualcosa delle cose del mondo, imparerà a far tesoro della tradizione, a confrontarsi con quelli venuti prima.


E per tornare al titolo di Onofri che sottolinea l'importanza della tradizione, penso alle scritture esangui della tradizione critica nella letteratura per l'Infanzia. Oggi un giovane critico della letteratura per l'infanzia dovrebbe seguire l'esempio di Matteo. In primo luogo dovrebbe leggere e studiare, dedicare molte ore alla ricerca, a leggere chi è venuto prima, per tirar fuori la propria voce.
Sono contenta di poter lasciare in eredità a mio figlio le poesie di Matteo, pubblicate dalla nostra casa editrice. Mio figlio non è un letterato, ma una volta l'ho trovato sdraiato sul divano con le poesie di Toti Scialoja in mano.
Ho riletto i topi di Matteo e ho trovato nel topo di corrente, un omaggio a Scialoja.
Ricordate?

Topo, topo
senza scopo,
dopo te cosa vien dopo?

Matteo ha la sua risposta...

Grazia Gotti