venerdì 24 ottobre 2014

Non poteva fare sempre come gli pareva, tipo giocare alla lotteria...



Avevamo lasciato Billy alle prese con una scommessa che lo obbligava a mangiare vermi fritti, ora lo ritroviamo alle prese con una lotteria che potrebbe riempirlo di denaro.
Come diventare favolosamente ricchi, scritto da Thomas Rockwell,  progetto grafico e illustrazioni di Umberto Mischi, libro in catalogo per Biancoenero edizioni, segue Billy in questa nuova avventura .
Billy è un ragazzino, non dovrebbe scommettere, né giocare alla lotteria: se vincesse non potrebbe neppure ritirare il premio.
Ma: “tutti giocano alla lotteria. Io sono minorenne per cui ho incaricato qualcun altro…”.
Qualcun altro ha giocato per lui, altri sanno del gioco, ne hanno condiviso i passaggi.
Cosa potrebbe succedere se Billy vincesse? Cosa si scatenerebbe attorno a lui? Diventare improvvisamente ricco porterebbe gioia e felicità, a lui, alla famiglia, agli amici più cari? Oppure metterebbe in evidenza le parti peggiori del genero umano tra invidia, desiderio di possesso, truffa e molto altro?

Thomas Rockwell, (vincitore del Mark Twain Award, uno dei più importanti premi dedicati alla scrittura umoristica con il romanzo Come mangiare vermi fritti) con una prosa che non perde mai il ritmo, con un succedersi incalzante di dialoghi, racconta sogni e desideri, costruisce personaggi che si confrontano con il protagonista.
Diverte Rockwell, invita a sorridere, con una comicità lieve e diretta, invita a parteggiare per un ragazzino che con le sue azioni innesca meccanismi imprevedibili, talvolta molto difficili da gestire.
“Billy non disse nulla. All’inizio le cose gli erano sembrate nuove e interessanti…”

Silvana Sola

giovedì 23 ottobre 2014

Il formaggio



Quando ho visto per la prima volta questo picture-book inglese, pubblicato da Walker Books, 
non l'ho capito. Ho una tale stima del lavoro di Alexis Deacon, illustratore, qui autore del testo, e di quello di Viviane Schwarz, illustratrice, che mi sono ripromessa di leggerlo con più attenzione, e di sottoporlo alla lettura di Alessandra Valtieri, traduttrice e grande lettrice.
Ho aspettato un giorno (ma un picture-book non si legge in cinque minuti?), poi ho chiamato.
La conversazione telefonica stentava a prendere il via. Anche Sandra faceva fatica a capirlo.
Poi, piano piano, è venuto fuori il termine "politico". Io lo pensavo che fosse un libro politico, ma temevo fosse il mio desiderio di politica a farmi prendere fischi per fiaschi.

Sandra, con sempre più decisione  ha preso a parlare rivelando cose che non sapevo e che quindi non mi facevano capire. Il formaggio per gli inglesi è la "grana", il denaro, come anche da noi. E che una forma di welfare, il Goverment Cheese, si rivolgesse ai poveri proprio non lo sapevo. Mi pare un libro importante, molto importante, figlio della cultura di Occupy Wall Street, della cultura di migliaia di  giovani che hanno sfilato per tante città del mondo, alzando cartelli che riportavano solo una cifra 99%. Di chi è il formaggio? Ė una domanda che i bambini potrebbero porsi. Purtroppo la critica inglese, in una recensione su Il Guardian, sorvola, non approfondisce, non fa capire nulla. A noi pare di avere capito, ma sarebbe bello se anche altri lo leggessero e dicessero la loro. 

Grazia Gotti

mercoledì 22 ottobre 2014

Trevor


Conoscersi e accettarsi realmente per ciò che si è e non per come ci vede qualcun altro (o per come noi stessi vorremmo vederci) è un impegno che dura tutta una vita. Gli scossoni più grandi, probabilmente, li riceviamo durante l’adolescenza, quando neanche abbiamo il tempo di domandarci chi siamo e già c’è qualcuno (un parente, un amico o un conoscente) che sembra saperlo prima e meglio di noi.
Di etichette ne sa qualcosa Trevor, quando tutti coloro che ha intorno cominciano a ripetergli che è gay, negandogli – da un giorno all’altro – confidenza e amicizia. Trevor lo dice chiaramente: che lui sia gay o no, non conta. È sbagliato rendere pubblico l’orientamento sessuale di qualcun altro ed è altrettanto sbagliato pretendere che qualcuno dichiari il proprio orientamento sessuale se non se la sente. Non ci sono, infatti, solo le battutine discriminatorie a scuola, ci sono anche (“i peggiori”, racconta Trevor) quelli della Gay-Straight Alliance che vogliono convincerlo ad ammettere le proprie tendenze omosessuali per sentirsi meglio. 
Trevor ha su se stesso idee molto più chiare di chi gli sta intorno (genitori compresi, coi loro imbarazzati e goffi tentativi di dialogo e vicinanza), ma la sua intelligenza e il suo carattere non lo difendono certamente dal dolore, dalla solitudine e da una vita che all’improvviso sempra aver perso tutta la sua gioia e vitalità; ha solo 13 anni e, in ogni caso, non c’è un’età in cui la solitudine possa non far sentire senza scampo. 
Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei, di James Lecesne, edito da Rizzoli, è arrivato da poco in libreria, ma la sua storia non è recente ed è lo stesso autore, nella Postfazione, a dirci qualcosa in più. Tutto nasce dall’ascolto di un servizio alla radio sui sucidi tra gli adolescenti e dalla notizia che un ragazzo o una ragazza omosessuale aveva tra il triplo e il quadruplo di possibilità in più di tentare il suicidio rispetto a un coetaneo eterosessuale. Dalla cronaca e dal ricordo della sua, personale quanto comune, crisi adolescenziale, nascono le prime righe del diario di un ragazzo di tredici anni, Trevor appunto, che diventa presto parte di uno spettacolo teatrale e, in seguito, un mediometraggio (vincitore di molti premi, tra cui l’Oscar come miglior mediometraggio, diretto da Peggy Rajski, nel 1995 – lo trovate anche su youtube, qui il trailer). Quando i diritti del film vengono venduti alla HBO, viene aggiunto, nei titoli di coda, un numero di telefono per chi si fosse riconosciuto in Trevor e avesse avuto bisogno di aiuto. Nasce così il Trevor Project, ora ampliatosi, grazie all’uso sempre più diffuso della rete, in un portale online con le sue tante possibilità di comunicazione.
Il romanzo, edito nel 2012, ha già, quindi, avuto molte vite e molte ne ha accompagnate in momenti difficili o anche solo di momentaneo sconforto, ma la scrittura di Lecesne non ne risente: è diretta, semplice, chiara e, allo stesso tempo, capace di andare a fondo e commuovere. L’edizione italiana, oltre alla Postafazione dell’autore e alla Introduzione all’edizione americana dello scrittore David Levithan, è accompagnata da una prefazione di Carlo G. Gabardini e da un’appendice con i numeri utili in Italia di Telefono Amico Gay.   
  
Enrica Colavero


martedì 21 ottobre 2014

Ci sono papà Più, papà Come


La scorsa settimana, mentre su “La Stampa” leggevo le parole di Don Tonino Palmense, salesiano, vicario episcopale per la carità della Diocesi di Napoli e referente dell’associazione Libera, in merito alla storia tragica di Fortuna, sottolineavo con gli occhi gli elementi della sua riflessione.
Un Dio denaro da venerare, da raggiungere a tutti i costi, la mancanza di modelli positivi, il vuoto sull’istruzione, una totale assenza di formazione degli adulti, la negazione dell’infanzia come diritto
Non solo la povertà di mezzi, ma di valori, di relazioni sane, di sentimenti, di condivisione, di idea di futuro.
Una realtà che vive sospesa nel vuoto, sempre in bilico, dove le cadute sono frequenti e i paracaduti inesistenti.
Nello stesso giorno avevo tra le mani un piccolo libro, piccolo per formato e non per contenuto. Il titolo del libro, in catalogo per Nord Sud, è Il mio papà, autore Stefano Mauri , figure di Costanza Prinetti.
Un libro che racconta, con parole essenziali, due storie: da un lato un bambino al quale il padre presenta ogni giorno tutto ciò che possiede in termini di ricchezza materiale, dall’altro un bambino che condivide con il padre la vita di tutti i giorni, con lui affronta il mondo di fuori, ma anche quello degli affetti, in una convivenza serena che non nasconde realtà negative, ma le presenta nella giusta luce.
Un libro che esalta il valore del bene comune assieme all’amicizia, al rispetto, alla dignità, sempre e comunque.

Silvana Sola

lunedì 20 ottobre 2014

Ariosto narrato da Idalberto Fei


Già dal nome, Idalberto Fei, è ariostesco. Si usa la locuzione latina nomen omen per indicare come il nome sia un presagio, e qui Idalberto è naturalmente uno dei protagonisti della storia. E' il personaggio, lo scrittore, che insegue gli intrecci dei personaggi di Messer Ludovico e li restituisce tutti insieme, al giovane lettore, accompagnati dalle illustrazioni di Rita Petruccioli.
Le nebbie dell'inverno che aprono il volume, per me che sono di Pieve di Cento, molto vicina a Ferrara, evocano davvero ciò che l'autore ricorda, e cioè il raccogliersi ad ascoltare. Anche la calura estiva, le tende, il fiume, l'isola sabbiosa fra gli alberi, sono paesaggi a me molto cari, come è cara la lingua dell'Ariosto e le sue mirabolanti avventure. Certo per una edizione per ragazzi si perdono molte cose, ad esempio sulla Luna, fra le cose perdute, i ragazzi scopriranno il senno di una moltitudine di uomini, ma non saranno resi consapevoli del giudizio di Ariosto sul tempo perso al gioco, o sull'idea che ha della fama. Elementi che nella vita di oggi si sono ingigantiti, tanto da apparire come i valori principali. Ma anche nella semplice traiettoria delle azioni, così ben narrate da Idalberto, si entra nel mondo ariostesco con semplicità, con grazia, leggerezza e gusto per il narrare. Un libro per ogni biblioteca di classe o di plesso, da leggere ad alta voce, con la voce di insegnanti preparati. Si potrebbe anche fare geografia, partendo dalla mappa che apre il volume, curato con amore da La Nuova frontiera Junior.
E ci si potrebbe soffermare sul cavallo bianco e Lampedusa. E da qui ricominciare un'altra storia, una storia di donne, uomini, alla ricerca di un Ippogrifo per sfuggire alla dura realtà.

Grazia Gotti