lunedì 29 giugno 2015

Federica e Carla



Lo scorso 25 giugno, Matteo Marchesini ha presentato il romanzo di Federica Iacobelli, Storia di Carla, pubblicato nella collana "I chiodi", da lui diretta per Pendragon. Eravamo alla libreria Ambasciatori, o, meglio, all'aperto, nello spazio dedicato alle chiacchiere sui libri. Matteo parla con esattezza, eleganza, gentilezza... se ti va, leggi un brano.
Ritengo Matteo Marchesini, poeta, scrittore e critico, una delle figure culturali più importanti dei nostri giorni. Lo possiamo leggere sul domenicale de Il sole 24 ore o su Il foglio. Ha scritto su tanti autori italiani novecenteschi, con spirito libero da vincoli di scuola o ideologici.
Sentirlo parlare del romanzo di Federica Iacobelli, apostrofandolo come il più bello sulla generazione dei 30-40 fa una certa impressione. Non è un romanzo che guarda una generazione, è una voce di questa generazione che si inserisce nella tradizione letteraria. Il Novecento è il secolo che Federica si lascia alle spalle, avendone succhiato il latte tematico e stilistico. Grande lettrice, dotata di una felice andatura e di una lingua pulitissima, mette in scena una giovane donna d'oggi che con fatica prova a dare forma alla propria vita. La vita non si può controllare, dice con voce sicura Federica. A me viene da dire che quelli la cui vita è fortemente controllata sono come un po' già morti, mentre quelli che osservano, ascoltano e cercano, hanno cose da dire, anche sul dolore, sulla fatica, sul desiderio che un uomo ti prenda per la vita e ti abbracci invece di stare lì a parlare. Carla, Donna contemporanea, è una donna liquida, va e viene, da una città ad un altra, dall'Italia alla Francia. Teatrante, scrittrice, animatrice, a Parigi accetta un lavoro che la vede lettrice di romanzi italiani per una anziana signora che trascorre in casa la sua vita, impossibilitata dalla poliomielite a scendere al parco per una passeggiata. Romanzi italiani dunque, a partire da Caro Michele di Natalia Ginzburg. Qui mi fermo per non togliere al lettore il piacere della lettura. Alle lettrici del romanzo porgo l'invito a farsi vive; ci piacerebbe una  serata a chiacchierare di Carla e di scrittura. Federica Iacobelli ha lanciato un progetto che in Accademia Drosselmeier abbiamo subito accolto con entusiasmo: Vite, un percorso tra letture, scritture e visioni, ma anche un laboratorio, uno spazio di confronto e scambio di materiali, voci e narrazioni.
Da ottobre 2015 a febbraio 2016, un weekend al mese. 

Grazia Gotti

venerdì 26 giugno 2015

Wonder

A scorrere le classifiche dei libri più venduti si trovano i personaggi di R.J. Palacio, pseudonimo dietro cui si nasconde una donna di editoria che ha sempre lavorato come grafica e art director, divenuta con la storia di Auggie popolare in tutto il mondo. In Italia è arrivata per merito della casa editrice fiorentina che abita in uno dei luoghi più spettacolari della città. Ora Giunti ha mandato in libreria Il libro di Julian e di certo accoglierà tutto il seguito. 


A New York ho comprato il libro dei precetti di Mr. Browne, un testo che dovrebbe essere obbligatorio per ogni insegnante di scuola media. Potrebbero usare il "metodo Browne" con grande profitto: è un metodo semplice ma implica impegno, dedizione, generosità, benevolenza. "A teacher affects eternity; he can never tell where his influence stops". I precetti partono da Sir Thomas Browne, e accanto a lui compare Roald Dahl in compagnia di Henry James e John Donne. Con Ovidio, Lao Tzu, Pitagora, John Lennon, Rumi e tanti altri, ecco comparire i precetti dei ragazzi, quegli studenti che mensilmente si sono confrontati con i precetti proposti dal Prof. Browne.


In America Wonder è stato pubblicato dalla casa editrice Alfred A. Knopf di New York, fondata nel 1915, ora parte di un grande gruppo. È la casa di Thomas Mann, Willa Carther, solo per citare i classici, ed è la casa che per la saggistica traduce i bei libri del nostro Sergio Luzzatto. Cercando recensioni americane, ho trovato il parere di Maria Russo, che si occupa di libri per ragazzi per il New York Times. All'epoca della sua recensione sulla Review of Books, all'uscita del libro, ne aveva scritto un gran bene e molti ritengono che il suo giudizio ne abbia aiutato la rapida circolazione. Maria ora scrive regolarmente di libri per ragazzi ed è molto attiva su twitter. Inoltre, madre di ragazzi in età scolare, sta criticando i test di fine anno (leggi Invalsi). A New York l'ho vista coordinare un incontro fra scrittori per ragazzi e il suo tono da "attivista" mi ha felicemente colpita. Con lo stesso spirito di Maria, lieta per i dati di classifica, mi dedico alla lettura dei buoni libri per le scuole medie, lavoro che occuperà la mia estate. Wonder è una pista molto utile, si parla di libri, di classici per i ragazzi come Nelle pieghe del tempo, citato a pag 47 del primo volume. Anche questo è pubblicato da Giunti. Bella coincidenza! D'altronde non dovrebbe essere così? I buoni libri chiamano buoni libri, mia massima di giugno.

Qui il sito di Giunti dedicato a Wonder.

 Grazia Gotti

giovedì 25 giugno 2015

Dimmi che sei felice



Ho un ricordo, rimasto vivido nella mia mente, nonostante risalga a molti anni fa.
Il ricordo è quello di una giovane donna coperta di lividi e con un braccio penzolante.
Il corpo pieno di striature verdi, bluastre, marron e il braccio infilato in un fazzoletto appeso al collo non erano il risultato di un incidente, ma il frutto della violenza bruta di un marito, apparentemente “perfetto”.
Conoscevo bene la giovane donna, poco più grande di me, e con le sue chiavi di casa andai a prenderle ciò che poteva servire per un ricovero in ospedale. E dopo l'ospedale l'iter “di salvezza” lontano dall'uomo che “per il suo bene” l'aveva ridotta così.
Il ricordo è diventato una morsa dolorosa allo stomaco mentre leggevo il bel romanzo di Fabrizio Silei, Nemmeno con un fiore, uscito per i tipi di Giunti, nella collana “extra”.
Nelle pagine si legge la storia di una donna che ha bisogno di dichiarare in ogni contesto la felicità della propria famiglia.
Un bisogno che nasconde una vita fatta di violenza famigliare, di botte e umiliazioni.
Una donna fragile all'apparenza, forse sbadata, perché è sicuramente la distrazione che la fa sbattere contro lo stipite dell'armadietto di cucina, che la fa cadere frequentemente...
Il romanzo intreccia due storie dell'oggi, fatte di suv e di odore di dopobarba, di interrogazioni scolastiche e di spaghetti alla carbonara, di clochard e di vite al margine, di solidarietà e necessità di riscatto, storie che dialogano con un passato doloroso, fatto di croci uncinate e deliberata eliminazione della dignità umana e della vita, storie che parlano attraverso la voce di due ragazzini in tempi cronologici e geografie diverse, ognuno impegnato a fronteggiare un presente che può cancellare i sogni, ma non distruggere la speranza.
Silvana Sola

mercoledì 24 giugno 2015

Perdere i libri e della felicità del ritrovarli



Avevo fatto un acquisto al di sopra delle mie possibilità, non ero riuscita a trattenermi. Mi ero pentita dopo qualche giorno, poi l'opera era finita chissà dove. Quando un giorno mi è tornata in mente perché mi serviva, non l'ho più trovata. L'ho cercata per giorni e giorni, mi sono arrabbiata con me stessa, e non ho smesso di pensarci.




Oggi, con grande felicità, l'ho ritrovata nel settore della biblioteca dedicata ai libri d'arte! Come La lettera rubata, stava proprio al suo posto. È un opera stampata a Parigi il 24 dicembre 1969, N° 389 di una tiratura di 500 esemplari, per conto delle Edizioni Del Naviglio Milano, lievemente colpita dall'umidità.



A Sonia Delaunay è dedicata una retrospettiva alla Tate Modern che si può visitare fino al 9 agosto.
Sono così felice di questo ritrovamento che oggi lo condivido con i nostri affezionati lettori. È un assaggio di ciò che stiamo preparando per il seminario dedicato all'Arte che avrà luogo in settembre, come da alcuni anni a questa parte. Noi continuiamo anche se non avrà luogo Artelibro, la manifestazione in occasione della quale, sia in Libreria che in Accademia Drosselmeier, ci siamo adoperate per promuovere mostre, incontri e seminari.

Grazia Gotti



martedì 23 giugno 2015

Jutta Richter torna alla Fiaba



Non ho ancora visto il film di Garrone tratto dal Basile, ma ho letto molte cose di tono fiabesco, fra queste l'ultimo libro di Jutta Richter uscito per Salani.
Leggere le pagine di questa grande scrittrice tedesca è sempre un gran piacere ed è ancor più piacevole seguirla in questo aperto e sentito elogio del fiabesco. 
Le fiabe sono vere, diceva Italo Calvino, come vere sono le figure che si muovono in questo racconto. Un carbonaio che sogna di essere il terzo figlio di un mugnaio a cui le cose vanno bene, con tanto di happy end, di amore e ricchezza (ricchezza di vita, di sentimenti e anche di denari che aiutano). Sono aspirazioni di ogni essere umano, le fiabe lo sanno da tanto tempo (c'era una volta). Se da un lato c'è Robert il carbonaio, che si vergogna delle sue mani nere, dall'altra parte, nel bosco, c'è Karla, abilissima nel fare la maglia e confezionare calzini rossi, calzini magici con i quali i piedi si trovano a proprio agio. C'è una vecchia, come in ogni fiaba, e ci sono le storie, senza le quali non ci sarebbe né amore, né colore. Resterebbe solo una grigia città abitata da manichini, ci dice Jutta Richter. Una pagina molto bella è dedicata all'Amore: una persona si può innamorare in tre modi diversi. Andate a leggere la storia se siete curiosi sull'Amore.

Grazia Gotti