martedì 7 luglio 2009

Festival di Gavoi. Silvana e Luigi sabato 4 luglio 2009

A Gavoi c’è il sole, una tenda bianca copre il cortile di Casa Maoddi, un sistema di piccoli tubi “irriga” l’aria e acqua nebulizzata attenua il caldo di un pomeriggio di inizio luglio.
Bambini e adulti riempiono le sedie dello spazio dedicato ai ragazzi del bellissimo festival barbaricino.
Sono stata invitata a condurre un incontro che ha come protagonista Luigi Garlando, a parlare, assieme a lui, di sfide, di regole, di calcio e di politica, a parlare dei libri che Luigi ha scritto per ragazzi.
La conversazione si muove tra notizie biografiche: bambino a Milano appassionato di calcio, scarsa passione per i libri, poi un magico incontro che apre la strada alla lettura. Il libro, Non sparate sui narcisi, suggerito dal suo insegnante come lettura estiva, lo appassiona, vuole leggere tutto ciò che Luigi Santucci ha scritto. Santucci vive a Milano, Luigi Garlando lo incontrerà, come continuerà ad incontrare quell’insegnante, abile traghettatore, che non gli risparmia il ricordo dei temi, a suo avviso molto deboli, che faceva da studente. Parla di sé e dei suoi libri, intreccia la vita e le storie che ha fissato sulla carta, risponde al ragazzino che gli chiede dove prende l’ispirazione per i suoi scritti. Ricorda Maria Grazia Cutuli, la giornalista del Corriere della Sera, uccisa in Afghanistan, con la quale chiacchierava spesso nella sede del giornale, racconta l’urgenza di raccontare quella guerra, di farlo attraverso un carteggio immaginario tra un padre inviato speciale e un figlio che viene a conoscenza del suo rapimento dalla televisione, parla di Mio padre scrive la guerra, uscito per Piemme nel 2005. Ascolta la domanda dell’adulto che gli chiede, in quanto gionalista della Gazzetta dello Sport, del calcio mercato, dei compensi ai calciatore, di etica e di crisi. Ritorna ai libri, a come sono nati, a quello che rappresentano per lui. Ne ricostruisce la storia. Ricorda che Per questo mi chiamo Giovanni, il libro che da cinque anni staziona nel catalogo Rizzoli, continua ad essere ristampato, letto, amato dai ragazzi, suggerito, trasmesso attraverso il passaparola, nasce dentro la libreria Giannino Stoppani, nasce da una conversazione con Grazia. Ricorda che i suoi libri non sono scritti con l’intento di fare educazione civica, ma dal desiderio di raccontare le sfide, le regole, l’etica che dal calcio si sposta alla vita civile, alla politica e viceversa. Alcuni ragazzi in prima fila hanno magliette che ricordano le squadre di calcio, si sono seduti lì molto prima dell’inizio dell’incontro per essere certi di vedere da vicino il loro beniamino, accanto a loro un bravissimo libraio sardo, un’insegnante che conosce il significato del verbo educare, altri autori per ragazzi, illustratori, editori, una bibliotecaria scolastica arrivata dal Lazio, molti gavoesi attenti. Luigi continua a parlare, costruisce fili fatti di intrecci, di fatti, di resoconti, di invenzione. Confessa di aver scritto la serie “Gol!” non come un’urgenza, ma per rispondere alla richiesta dell’editore che per primo ha creduto nel suo lavoro. L’incontro finisce: i ragazzi si mettono garbatemente in fila per ottenere un autografo che testimoni la giornata fissandola sul frontespizio del libro più amato. Lascio Gavoi, un viaggio di ritorno perfetto come il soggiorno e l’affettuosa ospitalità degli organizzatori dell’Isola delle Storie, un festival davvero speciale. Un compagno di viaggio d’eccezione, Gianni Vattimo pronto per il parlamento europeo nella squadra dell’Italia dei Valori. Un autista giovane e colto che ci racconta storie di Barbagia, che ci informa del numero di ovini presenti sul territorio sardo: 3 per ogni abitante, circa 4.500.000 capi. A casa ascolto l’audiolibro appena realizzato dall’editore Emons sul testo Calcio d’inizio, il primo volume delle avventure delle Cipoline. La voce è quella di Luigi Garlando. Una nuova sfida… la voce è gradevole, prima un po’ timida, poi sempre più franca.
Oltre a leggerlo, ora possiamo anche ascoltarlo.
Silvana Sola

1 commento:

  1. Con Garlando andò così: ero in giuria al premio Battello a Vapore con Teresa Buongiorno ed Ernesto Ferrero, l'anno del suo N, vincitore dello Strega. Avevo letto tanti testi, tutti anonimi, e mi ero soffermata su una storia che parlava di un bambino, gravemente ferito, giunto a Milano dalle zone di guerra della ex Jugoslavia. Lo stile era inconsueto, molto personale, nuovo. Ci pensai molto e decisi di impegnarmi con convinzione per quello che sarebbe diventato "La vita è una bomba". Luigi non era presente alla premiazione perché si trovava a Sidney per coprire le Olimpiadi (2000). Ci sentimmo al telefono e provai per lui una immediata simpatia mista ad affetto. Quando poi mi mandò il manoscritto su Tangentopoli 10 anni dopo, ebbi la certezza che Luigi era un giornalista sportivo che si intendeva di calcio ma anche di tante altre cose. E quando per EL cominciai a pensare alla collana "Argonauti", dopo le "Sirene", a Luigi proposi di scrivere sulla figura di Giovanni Falcone. La collana non partì e suggerii alla Fabbri il testo che nel frattempo Luigi aveva scritto. C'erano Lisa Sacchi, Beatrice Masini e Ferruccio Bortoli. Il libro fece molto piacere alla sorella di Falcone e io mi sentii di aver fatto la cosa giusta. Per il premio di Calimera scendemmo in Puglia e la manifestazione in Consiglio comunale con la madre di Antonio Montinaro, trentenne, agente della scorta, fu molto toccante. Ammiravo molto Giovanni Falcone, avevo letto il lavoro della Padovani e altri libri sulla mafia e ho ricordo del dolore provato a Torino alla notizia della sua morte. Era maggio, eravamo al Salone e parlavamo di libri...
    Grazia

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