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“Mai lasciarsi spaventare dalla parola” ci ricorda Gianni Rodari, anche se la parola è difficile, anche se mal pronunciata cambia il senso delle cose o forse anche delle storie. Parla della sua terra Gianni Rodari in C’era due volte il barone Lamberto, parla del lago d’Orta e dei fiumi indisciplinati che faticano a trovare, a valle, la strada per il mare Adriatico. Parla di un’isola e di un vecchio, anzi del vecchissimo, ricchissimo, acciaccatissimo Barone Lamberto. Parla delle follie dei potenti, dell’aspirazione alla vita eterna e a una giovinezza che non si possiede più. Racconta di Sfingi e di nomi che, ripetuti all’infinito, producono un processo di ringiovanimento senza l’ausilio della chirurgia estetica. Lamberto ritrova i suoi capelli, la pelle perde l’aspetto incartapecorito delle mummie egizie, le sue gambe riprendono vigore, i suoi occhi ricominciano a guardare. Gli anni cadono dal suo corpo e da vecchio si ritrova anziano,
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Silvana Sola
le copertine di Munari però hanno un fascino nella loro semplicità...
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