venerdì 29 gennaio 2010

Tedesco per forza

Nella Polonia invasa dai tedeschi, in un clima di caccia spietata all’ebreo, vive Peter.
Ha perso i genitori, è ospite di un orfanotrofio in cui i ragazzi sono trattati malissimo, veste abiti sudici e i pidocchi abitano la sua chioma. Ma è biondo, biondissimo, con grandi occhi azzurri, e le sue qualità fisiche “ariane” gli permetteranno di evitare di finire su un camion con destinazione ignota. Di lui si occuperanno infermieri e medici, impegnati a redarre l’elenco delle caratteristiche proprie della razza pura. Adottato da un professore tedesco, inizia la sua nuova vita scandita dai tempi imposti alla gioventù hitleriana: parate, attività fisica, condivisione del pensiero del fuher. Ma l’immagine di Peter come esempio ideale di una società tedesca, impegnata a conquistare il mondo non corrisponde a ciò che il ragazzo sente.
Peter si sente straniero, un auslander sempre. Straniero, volksdeutscher, prima, il Polonia, perché figlio di tedeschi, straniero, in Germania, perché non può considerare patria un paese che esalta l’odio. Il dubbio accompagna le sue giornate, l’assenza di compassione nei suoi giovani compagni lo turba e fatale sarà l’incontro con Anna. Cambia la sua vita anche se, apparentemente, tutto rimane immutato. Ora è consapevole, pronto a condividere, anche se la paura non lo abbandona: “Nella sua vita, almeno per quel che ricordava, Peter era sempre stato perseguitato da qualche timore strisciante. Qualcosa di oscuro e nebuloso… Ma adesso non c’erano più nubi scure all’orizzonte. Non ce n’era neanche una. Provò una sensazione che non avvertiva da tempo. Si sentì libero.”
Peter Dowswell ha scritto più di sessanta libri, ha lavorato per la casa editrice Usborne, per Time Life, per il Science Museum e il National Sound Archive.
Suona la chitarra e, con diverse band, si sposta nei pub del West Midlands.
Auslander editato in Gran Bretagna presso l’editore Bloomsbury, è ora in Italia nel catalogo Feltrinelli Kids.
Silvana Sola

giovedì 28 gennaio 2010

Se la memoria non è un esercizio retorico

Il 27 gennaio, giorno della memoria, giorno dedicato all’orrore dell’Olocausto, è passato, ma l’esercizio del ricordo non si esaurisce nelle ventiquattro ore appena trascorse. Per me è prepotentemente vivo il ricordo della presentazione del libro Aurelio, mio nonno, scritto da Francesca Zoppei e illustrato da Marco Paci. Un incontro fuori dalla retorica, che ha visto la pedagogia incontrarsi con la storia, la parola confrontarsi con le figure.
Dentro alla storia per una forma di conoscenza che non passa attraverso il tempo cronologico, ma quello degli affetti. Marco e Francesca hanno dedicato alla memoria dei loro nonni il libro, Francesca nella parole di una poesia in dialetto che colpisce il cuore e commuove, Marco con le illustrazioni che raccontano, con straordinaria leggerezza e con profonda intensità i volti, i luoghi, di quel milione di soldati italiani internati nei campi, perché fedeli ad un’idea di patria, perché stanchi di una guerra ingiusta, combattuta dalla parte sbagliata della barricata.
L’esercizio del ricordo passa attraverso i libri per ragazzi, non come forma di obbligo,
ma come possibilità di conoscenza, come occasione di dolorosa scoperta. Perché il ricordo è dolore, ci ha suggerito il direttore del Museo Storico Parri di Bologna, è una pratica che obbliga a scavare, a creare dei solchi in corpi, menti, anime, che devasta e svuota. E' da quei solchi che nasce il libro appena uscito per le edizioni Paoline, Ragazzi della Shoah, scritto da Luciana Tedesco.
Giornalista, ebrea, rimette in moto i suoi dolorosi ricordi il giorno in cui apprende, dal telegiornale, che un criminale nazista non sarà processato per scadenza dei termini. Decide di parlare, di fare della sua memoria un atto collettivo, lei che aveva sempre taciuto, che aveva fatto su sé stessa un’operazione di profonda censura. E nella parola scritta prendono corpo stelle gialle, nere, rosa, viola, marroni, una diversa per ogni categoria di quelli considerati dal regime nazista “relitti umani”, accanto ai ricordi di Roma occupata, delle beffarde scritte di benvenuto che troneggiavano nei campi di Auschwitz e di Dachau, delle strategie messe in campo per sopravvivere. In copertina una piccola Cappuccetto che non trova la strada per andare dalla nonna, né per tornare a casa. Titolo del disegno a olio di Anna Dalla Mura, Quasi a destinazione, libera citazione di Schindler’s List.
Alla libreria per ragazzi Giannino Stoppani, fino al 27 febbraio, sono esposte le tavole di Marco Paci.
Silvana Sola

mercoledì 27 gennaio 2010

L'albero di Anne

Ci siamo messi a guardare insieme il cielo azzurro, l'ippocastano spoglio sui cui rami brillavano minuscole goccioline, i gabbiani e gli altri uccelli che, volando veloci, sembravano d'argento. Tutto questo ci commuoveva talmente che non riuscivamo più a parlare.
Anne Frank, 23 febbraio 1944

Dopo questo inverno mite, una bellissima primavera, aprile è proprio un mese splendido, non troppo caldo e non troppo freddo, con pioggia ogni tanto. Il nostro ippocastano è già abbastanza verde
e qua e là si vede perfino qualche candelina.
Anne Frank, 18 aprile 1944

Il nostro ippocastano è in piena fioritura dalla testa ai piedi, pieno di
foglie e molto più bello dell'anno scorso.
Anne Frank, 13 maggio 1944

È di pochi giorni fa la notizia della scomparsa di Miep Geis, la signora che dobbiamo ringraziare per aver portato in salvo i diari di Anne Frank e per aver tenuto nascosti ed aiutato - insieme a Victor Kugler, Johannes Kleiman e Bep Voskuijl - Otto, Edith, Margot e Anne Frank, la famiglia Van Pels e Fritz Pfeffer.
Era la mattina del 4 agosto 1944, Miep era nell'ufficio al civico 263 di via Prinsengracht, l'edificio che ospitava l'Alloggio segreto, l'ultima casa di Anne. Tutto era tranquillo e lei e Bep stavano lavorando. Improvvisamente la porta sì aprì, e un uomo entrò puntando un revolver contro di loro, ordinandole di stare sedute e non muoversi. Più tardi, nella più crudele delle immobilità, sentirono i clandestini scendere le scale in silenzio e con grande lentezza, scesero a passi pesanti dopo due anni e trenta giorni di vita nascosta e la telefonata di un traditore il cui nome non si conobbe mai. Un paio d’ore più tardi, Miep e Bep riuscirono a salire al piano superiore, nella stanza dei Frank. Qui videro le carte del diario di Anne sparse al suolo.
Le raccolsero e Miep le conservò, senza leggerle, fino alla consegna nella mani di Otto H. Frank, l'unico sopravvissuto alla tragedia che vide nei campi di sterminio la fine di quella famiglia allargata.
Miep, ultima testimone diretta di quella quotidianità forzata dalla follia nazista, se n'è andata e con lei un altro prezioso frammento di memoria. Un altro prezioso, insostituibile frammento di memoria. Rimane però, ancora, memore inusuale di quei giorni, unico custode del ricordo di quella ragazzina curva sulla scrivania intenta a scrivere le parole di una vita più grande di lei, silente fornitore di quell'ossigeno e di alcune delle emozioni che ne alimentarono il crescere di indomiti pensieri di libertà, consapevolezza, coraggio e speranza, l'ippocastano dei giardini di Prinsengracht, Westermarkt e Keizersgracht che lambivano il perimetro della porzione dell'Alloggio dell'edificio n. 263.
Fu proprio grazie all'ippocastano, insieme al rintocco della campane della chiesa di Westerkerk, a quel quadro di vita luminosa che si riusciva a scorgere dall'abbaino, al suo costante mutare ad ogni stagione, che Anne riuscì a scandire il passare del tempo buio e immobile della sua reclusione, a fare sua la nostalgia e la speranza di un eterno ritorno dove il bene viene illusoriamente annientato, vinto, dal male per poi tornare trasformato e, forse, più forte di prima.
Dove l'uomo diventa lupo per l'altro uomo per poi riconoscerlo, di nuovo, come fratello. In mezzo, tra i due mondi in attesa di ricongiungersi, non la ragione, non la giustizia, non la compassione soccorrono i tentativi di comprendere le cause della deriva della ferocia dell'essere umano. Ma qualcosa di indicibile, una forza conoscitiva e vitale dell'uomo di una lucidità devastante che riesce a catturare il raggio di luce della verità assoluta dell'esistenza. Quel raggio di Autenticità temuto dalle ombre dei poteri che, sempre e in varie forme, hanno tentato di sopprimere e oscurare. La verità dell'uomo, della forza della sua diversa unicità.
A questo ippocastano speciale, messo in salvo nel 2008 da una devastazione fungina che ne decreterà la fine protratta di qualche anno grazie ad un intervento tempestivo, è dedicato L'albero di Anne, di Irène Cohen-Janca e Maurizio A.C.Quarello (nella traduzione di Paolo Cesari) uscito in occasione della Giornata della Memoria per la casa editrice Orecchio acerbo.
Nelle sua pagine, parole e immagini di rara poesia danno voce a questo muto testimone vecchio di 150 anni, prima che i suoi ricordi possano disperdersi per sempre. I segni, i colori, le parole usate, essenziali, minimi ma efficaci e potenti oltre ogni dire fanno dell'ippocastano, e quindi di questo libro pensato per i lettori dai nove anni in su, un ponte ideale che unisce il desiderio di conoscere la vita e i pensieri di Anne, giovane scrittrice di origine ebraica intensa e geniale, simbolo delle vittime di tutti i genocidi, e il bisogno di conoscere la Storia, i nomi, gli orrori di quel Terzo Reich di cui noi siamo gli ultimi testimoni, figli, nipoti, amici, conoscenti dei perseguitati e deportati ed eredi delle responsabilità di quelle colpe mai espiate fino in fondo che dovranno chiarirsi una volta per sempre perché solo così, forse, un giorno non verranno a ripetersi.
Sorretti da questa consapevolezza, con molta umiltà, forti di tanta responsabilità, dovremmo imparare ad accompagnare i bambini, i ragazzi sulle sponde di questo ponte etico e morale, magari iniziando proprio da Anne, dai suoi Diari, dai libri a lei dedicati, quelli che possono essere considerati i primi libri sulla questione ebraica, per poi procedere per non disperdere nulla e mandare tutto a memoria, conservare, trasmettere, edificare. Edificare un pensiero, un'identità capaci di contrapporsi ad ogni tentativo di negazione revisionista con la forza della conoscenza e della coscienza, se e quando le testimonianze dei coloro che hanno vissuto l'orrore non potranno più soccorrerci; un pensiero e un'identità capaci di riconoscere le vecchie e le nuove paure che ci abitano, culle delle più afferrate atrocità perpetrate nei confronti dei più deboli, fianchi scoperti per le lance di chi vuole strumentalizzare il nostro essere umani contro altri umani. Edificare, come chiedeva al suo Diario e all'altra sé Kitty, Anne già nelle prime righe del suo scritto il 12 giugno 1942, giorno del suo tredicesimo compleanno: “Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno”.
Lo ho chiesto con la sua morte avvenuta nel campo di Bergen-Belsen nel 1945 e lo chiede, ancora oggi, in confidenza, a ciascuno di noi, presenti ma confusi “reduci di pace”1.
Elisabetta Cremaschi

Alcuni libri:
Anne Frank, Diario. L'Alloggio segreto, 12 giugno 1942 – 1° agosto 1944, Einaudi, Torino, 2009
Allison Leslye Gold, Mi ricordo Anna Frank, Fabbri, Milano, 2005
Josephine Poole/Angela Barrett, Anne Frank, Emme Edizioni, San Dorlingo della Valle, 2005

Alcuni siti:
http://www.annefrank.org
http://www.annefrankguide.net
http://www.annefranktree.com
http://www.youtube.org/annefrank
http://www.youtube.com/user/AnneFrank#p/u/13/hrYMPwK6HIk

Ricordiamo oggi alle 17, presso la Libreria Giannino Stoppani la presentazione del libro Aurelio mio nonno (Francesca Zoppei e Marco Paci, Jaca Book, 2009).
Presenteranno Antonio Faeti e Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto Storico Parri.
Le tavole di Marco Paci saranno esposte in libreria fino al 27 febbraio.

martedì 26 gennaio 2010

The champion of children

Tomeck Bogacki, nato nel 1950 a Konin, piccola città polacca, disegna sin da bambino.
Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Varsavia e ha molto viaggiato: Londra, Firenze, Stoccolma, Amsterdam. In alcune città si è fermato qualche giorno, in altre qualche anno. Poi un giorno è arrivato a New York e qui si è fermato perché si è sentito “ come a casa”. Pittore, autore di disegni animati, scenografo, ha iniziato a lavorare per i libri per bambini all’inizio degli anni Settantata e i suoi libri sono tradotti in Europa, China, Giappone. Sarei veramente lieta se un editore italiano traducesse questo suo ultimo lavoro per Frances Foster Books dedicato alla vita di Januz Korczak. E’ un libro bellissimo, degno di vincere il premio del giorno della Memoria. Korzack, nato nel 1878, ha attraversato tre conflitti, la guerra Russo-Giapponese e le due guerre mondiali, servendo come medico. Ha curato i feriti ma si è soprattutto dedicato ai bambini orfani. Nel 1912 era terminato l’orfanatrofio per i bambini ebrei che insieme agli architetti aveva progettato, dopo aver visitato quelli di Parigi, Londra e Berlino. L’organizzazione della vita collettiva dei bambini meriterebbe una profonda attenzione, utile per la vita sociale di oggi. I bambini erano chiamati a partecipare direttamente al governo di loro stessi, alla giustizia, alla comunicazione ( giornale e radio), alla cura dell’orto, senza dimenticare la musica, il teatro e la letteratura. Di sera Korczak si ritirava in soffitta a scrivere il suo bel libro per bambini tradotto in italiano, rintracciabile in bilioteca dal titolo Re matteuccio I , illustrato da Claude Lapointe. Il 6 agosto 1942 lascia il ghetto con i suoi bambini, destinazione Treblinka. Waida gli ha dedicato un film nel 1990.
Grazia Gotti

lunedì 25 gennaio 2010

Anne, i giorni e le ore

E’ Lunedì, che aspettava ieri e pensava a domani, il protagonista dello straordinario albo di Anne Herbauts, appena uscito per i tipi Lapis.
Un racconto sul tempo che scorre, giorni che si avvicendano e allacciano la primavera all’estate, l’autunno all’inverno. Un inverno silenzioso, come le domeniche di Lunedì, un tempo immobile che ricopre tutto in un’atmosfera ovattata che possiamo vedere, ascoltare e persino toccare.
Ci accompagnano le matite e le tempere della giovane illustratrice belga, i suoi ricami di timbri, le atmosfere poetiche perfetto sfondo per i suoi originalissimi personaggi.Da recuperare in biblioteca, un bellissimo lavoro edito da Fabbri e ora fuori catalogo, L’ora vuota, un’altra riflessione sul tempo, questa volta più romantica e fiabesca.Molte volte mi domando se il lavoro degli artisti rifletta il loro essere, la loro essenza. Sono sempre un po’ titubante nel conoscere un illustratore che amo. Forse perché non sempre si riesce a sovrapporre l’immagine mentale cucita pezzo dopo pezzo, albo dopo albo, storia dopo storia.All’ultimo salone di Montreuil, me ne stavo tranquilla, appena scesa dal metrò in prossimità del salone, quando David si è accorto di Anne Herbauts a pochi passi da noi. Mi ha dovuto letteralmente trascinare a conoscerla, inchiodata com’ero a terra dalla mia timidezza congenita. Ma è stato meglio così, perché con Anne c’è stata l’alchimia. Un sorriso calmo e gentile, occhi grandi. di una tonalità di blu di cui sono piene le pagine di Lunedì. Mi ha fatto pensare al silenzio, ad una sera d’inverno. Sul tavolo una teiera rossa e un libro da incominciare.
Elena Rambaldi

venerdì 22 gennaio 2010

Neve democratica

La macchina deve girare, i primi libri del 2010 arrivano in libreria e le scatole di rese si mischiano a quelle delle novità. A me pare un ritmo frenetico, un ritmo che non consente nemmeno di conoscere a fondo i libri. Gennaio e febbraio potrebbero essere riservati a volgersi indietro per recuperare i libri che sono rimasti in ombra, per farli sedimentare e per decidere cosa merita di prendere un posto d’onore sugli scaffali cominciando così il suo cammino di longseller o con termine meno mercatile, di classico. A primavera poi, con risvegliati e rinnovati sensi potremmo accogliere i nuovi frutti. Sono arrivati diversi albi illustrati: hanno per protagonisti gli animali, le maschere italiane, i bambini e la guerra. Uno di questi si fa largo fra gli altri, di grande formato, elegante, emana una luce bianca, come la neve.









Avrei voluto scriverne ma Elena mi ha preceduto e la leggerete Lunedì. Intanto penso alla neve e ritornano alla mente tutte le nevi amate: Raymond Briggs e il suo pupazzo, il lindore grafico di Huber Kono, i fiocchi lievi di Komako Sakai.
Ma da un remoto file di memoria ecco apparire l’immagine di neve che vorrei condividere con i lettori. Viene dagli Stati Uniti ed è stata creata all’inizio degli anni Sessanta. Per lungo tempo ho pensato che si trattasse dell’opera di un afroamericano, invece il suo creatore, Ezra Jack Keats (1916-1983), è bianco, figlio di immigrati polacchi. Nel 1963 il libro guadagnò la Caldecott Medal e da allora mantiene salda la posizione fra i più venduti.
Mi è particolarmente caro e mi torna in mente ogni inverno, quando la bufera di neve investe New York; succede spesso fra gennaio e febbraio e la città si fa più silenziosa, più soft, meno frenetica. Mi sono sempre piaciuti i libri americani, quelli democratici, come questo luminoso esempio, un libro innovatore nei Valori e nello Stile.
Grazia Gotti

giovedì 21 gennaio 2010

Nati per leggere la città

Il comitato “Nati per leggere” delle città di Roma e Torino ha selezionato per il premio Crescere con i libri – 2010, sezione 3-6 anni, 11 titoli finalisti.
Il bambino e la città è il tema del concorso di quest’anno. La scelta fatta ha raccolto alcuni degli albi più belli del panorama italiano recente e passato.
Attraverso le evocative immagini di Zavrel, il nuovo guardaroba di Cappuccetto, la tenerezza dei giochi invernali di un coniglietto, la fermezza delle decisioni della piccola Agata o le suggestive parole del poeta Lujan, riscopriamo una città in cui il bambino è allo stesso tempo protagonista e attento osservatore. Chi vincerà? Si saprà solo il prossimo maggio al salone di Torino. Questo premio ha una valenza pedagogica rilevantissima ed inoltre promuove la lettura facendo si che il libro premiato sia presente in tutte le scuole.
1. - Yonezu Yusuke, La mia città, Zoolibri
2. - Bruno Munari, Cappuccetto giallo, Corraini
3. - Stepan Zavrel, La città dei fiori, Bohem Press
4. - Gianni Rodari, La passeggiata di un distratto, Emme
5. - Vivien Lamarque, Mettete subito in disordine, Einaudi ragazzi
6. - Jorge Lujan, Mandana Sadat, Sera d’inverno, Bohem Press
7. - Komako Sakai, Giorno di neve, Babalibri
8. - Lisbeth Zwerger, Il pifferaio di Hamelin, Nord-Sud
9. - Angela Ragusa, L’albero delle 1000 dolcezze, Giunti
10. - Agustin Comotto, Lola Casas, Agata, Lapis
11. - Beatrice Alemagna, Un leone a Parigi, Donzelli

Zazie vuole, tra le mille altre possibili suggestioni, suggerire un altro titolo, non ancora uscito in Italia, della ginevrina La joie de lire.
L’illustratrice Albertine e lo scrittore Germano Zullo hanno concepito un silent book di grande formato, En ville, le cui pagine di cartone condensano un’intera metropoli.
Grazia - David

mercoledì 20 gennaio 2010

Il finestrino di un treno non è il finestrino di un treno

Che cos’è l’ora blu? Esiste un’ora blu?
Per saperlo bisogna leggere la storia abilmente intrecciata da Massimo Scotti, già presente nel mondo della letteratura per ragazzi con un bel libro dedicato alla figura di Persefone, edito da Topipittori.
Scotti racconta, in un’intervista, che il libro L’ora blu, sempre nel catalogo della raffinata casa editrice milanese, nasce sulle immagini, sul progetto visivo di Antonio Marinoni, un illustratore con un segno unico e una poetica davvero speciale. Le immagini lo hanno accompagnato durante un viaggio in treno che aveva come destinazione Parigi e, nella penombra che precede l’arrivo del buio della notte, è nata l’idea.
L’idea di un libro che parla di un viaggio, di un libro che invita a ad entrare nel magico universo delle parole.
Un libro che narra di incontri, di coinvolgimento, di phatos, di letteratura e di fantastico.
Un album illustrato da leggere con attenzione, un libro scritto da guardare, soffermandosi sulle tavole, godendosi i particolari, entrando nella storia attraverso le silhouette nere, il finestrino del treno e tutte le occasioni che, autore ed illustratore, offrono al Lettore.
“La sua vita sarebbe stata soltanto una sequenza di giorni e viaggi uguali, come i vagoni di un treno - ma oltre quei finestrini, forse, c’era un’altra realtà: per questo dicono che è pericoloso sporgersi.”
Silvana Sola

martedì 19 gennaio 2010

L’avventura della mente e del cuore

Rabbunì è opera di Silvia Vecchini e ha per protagonista Ariguel, un ragazzo di sedici anni, che ha da poco perso il padre. Vive a Gerico, ma ha deciso di andarsene per stabilirsi tra gli esseni, una comunità di asceti nei pressi del Mar Morto. “Cercavo un personaggio che potesse intrecciare la sua storia con quella di Gesù. Volevo che fosse un personaggio alla ricerca della propria strada e che portasse in sé il desiderio di conoscere, di capire, ma soprattutto l’urgenza di fare un incontro che desse senso alla sua vita.” Laura Vecchini, laureata in Lettere è studiosa di Teologia, poetessa, autrice di diversi libri per ragazzi. La leggo per la prima volta e sono rapita dalla sua scrittura: pulita, rigorosa, visiva.
“Mi misi come lui: le spalle su una pietra, le gambe raccolte. A tratti il chamzin, il vento orientale, alzava tanta polvere da togliere il fiato. Allora ci si copriva naso e bocca con un lembo del mantello. Il sole era caldissimo. Tuttavia gli occhi di Yohanan erano accesi, svegli.” Pochi tratti e siamo lì sulle rive del Giordano a seguire le vicende di Ariguel che parla in prima persona: “Lo scorso anno mio padre è morto e il messia non è arrivato. Le tasse sono diventate sempre più pesanti ed è cresciuta l’insofferenza del popolo. Mio fratello Orphar ha continuato a chiedere l’elemosina alle porte di Gerico e nessuno l’ha guarito. Così, mi sono detto, sarò io ad andare incontroi al messia. Anche se sono solo un ragazzo, è questo il terzo anno che sono diventato bar-mitzava, figlio della Legge.”
L’avventura della mente e del cuore è il sottotitolo della collana Narrativa San Paolo Ragazzi curata da Lodovica Cima. Ludovica propone ottimi libri, riproposte e novità, fra i più interessanti di questa stagione letteraria.
Grazia Gotti

lunedì 18 gennaio 2010

Ma che fine ha fatto Pef?


- “Ma che fine ha fatto Pierre Elie Ferrier, detto Pef ?”
- “È in Francia!” - diranno i nostri piccoli lettori, un po’ sconsolati dovendosi contentare di leggere e rileggere Il mostro peloso, Voglio i miei pidocchi o il più recente Il dragone puzzone… tutti scritti in tandem con Henriette Bichonnier e tutti usciti per la Emme Edizioni.
Lo scorso novembre a Montreuil lo abbiamo intravisto nel piccolo stand della casa editrice indipendente Quiquandquoi per la presentazione di uno dei suoi ultimi lavori, L’ogre de Moscovie, di Victore Hugo, e di seguito in quello più arioso della sua ormai storica Gallimard.


Pierre Elie si dedica inizialmente al giornalismo (è stato redattore capo della rivista Virgule). Realizza dei dischi per piccoli e con Alain Serres (oggi editore della Rue du monde) la serie televisiva Pastagums.

Come illustratore, questo prolifico settantenne debutta più di 30 anni fa nella scuderia delle edizioni La Farandole (primo titolo, Moi, ma grand-mère, 1978) e poi parallelamente in quella di Pierre Marchand (Le monstre poilu, 1982).
Pef ha pubblicato, spesso anche come autore, con tutte le più importanti case editrici d’oltralpe.
- “Anche per Syros, Kaleidoscope e Thierry Magnier?” domanderanno i più curiosi.
- “Si,” rispondiamo noi “e per quest’ultima, Piccolo saxo et cie, un viaggio musicale intorno al mondo insieme a tutte le famiglie di strumenti, a corda, a percussione, a fiato…".
Pef ha un segno solo apparentemente rapido, è invece efficace e ricco in dettagli e sfumature; è divertente, tenero e mordace.

Dei suoi lavori più militanti in Italia conosciamo soltanto Mi chiamo Adolf (Giannino Stoppani, 1995), ma molti sono quelli di denuncia sociale e politica. Ricordiamo la collaborazione con Didier Daeninckx, che ha prodotto tre volumi per Rue du monde, nei quali la piccola Alexandre ascolta il nonno, la zia e un amico italiano del bisnonno raccontare di nazismo, occupazione, campi di concentramento e Resistenza.
- “Ma sapevate che Pef ha anche illustrato ben tre storie del nostro Rodari?”
- “Una è la spassosissima La guerra delle campane (Emme, 2004)” ricorderanno i più appassionati, “ma le altre, quali sono?”
- “La seconda è uno scoop! Tante storie per giocare che uscirà nel marzo prossimo per l'Einaudi Ragazzi, ma il terzo lo lasciamo scovare a voi…
Solo piccolo aiuto, è un libro francese, non tradotto in Italia!”
David Tolin

venerdì 15 gennaio 2010

They’re coming!

Coloro che seguono il nostro blog, forse si ricorderanno che tra i post dedicati alla scuola avevamo recensito un bel fumetto francese della Gallimard: Ma Maman di Jean Regnaud e Émile Bravo.
Siamo ora contentissimi di confermare la traduzione di questa BD ma soprattutto, udite, udite, in anteprima mondiale (stiamo un po’ esagerando!!), di annunciare la nascita di una nuova casa editrice di comics: la BAO publishing, la casa editrice che abbaia e morde.
Per i più curiosi gli editori saranno a fine marzo a Milano a Cartoomics, il Salone del fumetto e dei cartoons, del collezionismo e dei games, se no bisognerà aspettare aprile per l’uscita in libreria e fumetteria.
Tra gli autori che verranno presentati troviamo nomi di primissimo piano e che potete leggere qui sopra.
Ci auguriamo e vi auguriamo quindi di farci ringhiare e mordere da questo simpaticissimo cane.
David Tolin

giovedì 14 gennaio 2010

Canzoni d’autore

Conosco un ricco repertorio di canzoni per bambini che ho via via imparato per necessità di lavoro. Da adolescente ho lavorato nelle colonie marine come inserviente; lavavo i piatti, rifacevo i letti, preparavo le merende e pulivo i bagni dei bambini dell’orfanatrofio bolognese che mandava i suoi piccoli ospiti sulla riviera romagnola nei caldi mesi estivi. Lì ho imparato quelle canzoncine che le giovani vice-madri (maestre) cantavano per i piccoli. Più tardi ho cantato per i miei bambini all’asilo nido dove ho lavorato per diversi anni, poi ho cantato alle scuole elementari canzoncine in lingua inglese per far apprendere la nuova lingua ai miei studenti. Il mio repertorio è vastissimo e mi è venuto tante volte in soccorso, per alleviare la tristezza degli abbandonati, per divertire e rassicurare quelli che si affacciavano alla socialità, per far trascorrere ore liete nelle classi. Poi, intorno alla metà degli anni Novanta, ho potuto deliziare le mie orecchie con la voce e la musica di Giovanni Caviezel su parole di Roberto Piumini. La coppia sfornò tre cassette Sony piene di pezzi meravigliosi. Le ho consigliate a tanti genitori, a tante maestre della scuola della prima infanzia, le ho condivise con il mio bambino che intanto cresceva. Ora le cantiamo ancora in macchina durante i viaggi più lunghi: il repertorio è ancora integro, come le poesie mandate a memoria. Quando le scorte delle cassette sono esaurite, abbiamo suggerito all’editore Piemme di recuperare quel tesoro di intelligenza testuale, di ricchezza musicale e di esecuzione.
Nel 2003 è uscito il libro + CD Il mattino di zucchero, una selezione di testi e, recentemente, presso l’editore Gallucci è apparsa La canzone della cacca, un memorabile testo della prima raccolta. Il libro è arricchito dalle illustrazioni del sempre più bravo Antongionata Ferrari, ma personalmente ritengo che un CD contenente una sola canzone sia una occasione mancata, un pensiero a metà, un trailer di un film o il promo di un’opera che verrà. Non riesco a capirne le modalità d’uso; ad esempio per un viaggio in auto con bambino devi cambiare CD ad ogni curva e soprattutto devi spendere un sacco di soldi per una dotazione minima. Ed infine una domanda, perché il libro? Forse che i dischi di un tempo o i CD di oggi per gli adulti avevano bisogno di un supporto cartaceo con figure?
Grazia Gotti

mercoledì 13 gennaio 2010

Il romanista, il gossip e le storie

Ieri mattina. Biblioteca alla periferia nord di Roma. Incontro un gruppo di ragazzi di III media a cui devo parlare del mio libro Ti chiami Lupo gentile, senza raccontare la storia, s’intende! Solo poi, dopo aver ascoltato me, leggeranno il libro. Così funziona, in questo caso. Arrivano, ragazzi e ragazze, vestiti con il miglior look adolescenziale. Qualche piercing spunta, qualche tatuaggio pure. Gli dico come mi chiamo. Aggiungo: “Immagino che voi apparteniate al gruppo “Leggo perché sono costretto!”. Sorrisini, gomitate. Fanno segno di sì. Dunque, lettori costretti dalla scuola. E fuori di scuola, niente? Una ragazza dice con divertita spavalderia: "E come no? Il gossip!”. Un ragazzo aggiunge svagato: ”Io leggo “Il romanista!”. “Ecco – dico io – questi sono generi di scrittura che pratico poco. Forse dovrei imparare. Perché non si smette mai di imparare a scrivere. E c’è un modo diverso per raccontare cose diverse. Per questo leggere e scrivere mi appassiona. E’ la stessa passione che – per esempio – mettete voi nell’interessarvi di calcio o di pettegolezzi... Cambia il contenuto…”. Mi guardano un po’ straniti. E zitti. Così le prof che li accompagnano. Riprendo a parlare. Dico: "E’ un po’ insolito, per me, presentare quello che ho scritto. In genere io scrivo e qualcun altro – per amore o per forza – si prende la briga di fare commenti al romanzo. Dunque, io sono una novità per voi e voi una novità per me”. E comincio a raccontare che c’è un gruppo di ragazzi e ragazzini che vivono in quella terra di nessuno che è la spiaggia tra la periferia di Ostia e il Porto Nuovo. Che il protagonista, quello che diventerà il Lupo gentile del titolo, è un tipo bello, ammirato, dominante. Un tipo seducente anche se parecchio “infame”, abituato com’è a vivere ai margini, perché altra vita non la conosce. Gli dico che c’è una ragazza – quella Simo che era la sua ragazza – che lo lascia perché ama lui ma non il futuro che sembra prospettarsi per loro. Che c’è un bambino che sta zitto e uno che fa domande. E che gli incontri – e le domande – faranno confusione nella testa del protagonista, lo disorienteranno, lo faranno crescere mentre cerca nuove risposte alla sua vita. Siamo stati insieme quasi due ore, io e i ragazzi della III media. Loro, a un certo punto, hanno cominciato a fare domande. Abbiamo parlato di temi importanti (la scelta personale, la libertà, la responsabilità, l’amore, la lealtà e il tradimento). Hanno chiesto di ascoltare brani del libro. E sono stati ad ascoltare. E alla fine non se ne volevano andare. Potenza delle storie, che trattiene l’esuberanza dei romanisti sfegatati e distende lo sguardo delle innamorate del gossip!
Luisa Mattia

Ti chiami Lupo Gentile, Rizzoli, Milano, 2008

martedì 12 gennaio 2010

On the road

È apparso ieri sul Corriere della Sera un intervento dal titolo Meglio che i libri vadano al lettore, a firma di Fiorenza Mursia, presidente di Ugo Mursia Editore. Si parla di crisi economica e crisi ideale.
Sulla crisi economica un editore non ha voce in capitolo, su quella ideale sì, dice l’editore erede della grande tradizione Mursia. La memoria va ai libri per ragazzi Mursia e  pensiamo a Salgari e Verne, a Milo Milani, ai classici della collana “Corticelli”, a Giana Anguissola, autrice amata dai lettori italiani, amica di Giancarla Re Mursia, madre di Fiorenza, che portò a termine Aniceto che l’Anguissola, ammalata, scriveva in ospedale. Anche Anthony Browne con il suo Orsetto e i cacciatori aveva trovato accoglienza nella storica casa editrice che Ugo Mursia, il padre di Fiorenza, guidava con la predilezione per il mare e i libri sull’argomento.
 C’era anche una bella collana per l’ascolto con le vecchie cassette: Eine Kleine Nachtmusik, Mozart con una favola, Rossini illustrato da Luzzati… Fiorenza Mursia non parla di libri e di autori, tantomeno di illustratori, lei parla di mercato, di sole duemila librerie in Italia, solo nei grandi centri urbani, “la metà sono di catena e omologate su logiche serrate di marketing”. Sottolinea che in Italia ci sono ottomila Comuni, e che al Sud come in certe valli del Nord è difficile trovare i libri. Ecco la ragione per la quale la vendita on line è cresciuta del 22% in un anno. In questo scenario Fiorenza Mursia afferma di aver deciso di “mettere in movimento” la sua casa editrice e ha per l’occasione attrezzato un tir che girerà l’Italia per portare i libri ai lettori. Il progetto si chiama MursiaPasspartù ed approderà a Crema il 16 gennaio per poi proseguire in un itinerario di 2000 chilometri. Arriva il tir, si apre ed ecco libri, postazioni con computer, spazio presentazioni e persino lo spazio per gli aperitivi. Si insiste sull’essere fuori dagli schemi, di idee nuove, di tanti buoni propositi come quello di “democratizzare” i premi letterari, dando la parola ai lettori. Da libraia avrei preferito un pronunciamento da editrice: programmi editoriali, ristampe, nuovi libri, nuovi autori, illustratori di qualità, ingredienti sempre validi per vincere la crisi, prodotti doc a km zero. Per un felice esempio di libri sulle ruote vedi Ottimomassimo, la prima libreria itinerante per ragazzi, attivo dal 2006. Con l’augurio di veder nascere tante librerie stanziali in tanti comuni italiani, con i migliori libri di tutti gli editori.
Grazia Gotti

lunedì 11 gennaio 2010

I jeans di Garibaldi

Ancora l’Italia dell’800 nel libro di Luisa Mattia pubblicato da Carthusia. I jeans di Garibaldi raccontano di Celestina, della sua battaglia per riprendersi Rosa, la mula, requisita dai garibaldini e di jeans che hanno fatto la storia. Non i jeans pubblicizzati sulle riviste di moda e neppure quelli indossati da ragazzi di tutte le età, ma un particolare paio di calzoni che accompagnarono l’eroe dei due mondi, oggi ospitati al museo del Risorgimento di Roma. “Il generale senza divisa” con la famosa camicia rossa e i pantaloni turchini si apprestava a liberare l’Italia con indosso un paio di jeans di fattura semplice con bottoni spaiati e uno strappo all’altezza del ginocchio. E lo strappo, poi rattoppato, è forse la testimonianza dell’attentato che Garibaldi avrebbe subito, attentato non andato a buon fine e dimenticato dai documenti ufficiali. In questo scenario, tra briganti, soldati regi, uomini in camicia rossa, contadini, si snoda la storia di Celestina e Pepìn (Giuseppe), i due ragazzini, che per motivi diversi, si troveranno dentro a quella “avventura” che cambiò l’Italia.
Celestina è selvatica, sospettosa, abituata a difendere il poco che ha, Pepìn segue il padre arruolato nelle fila di Garibaldi, già garibaldino a dodici anni. Assieme daranno prova di grande coraggio, di generosità e assieme affronteranno la Storia e ne saranno protagonisti. “Gli uomini ai remi si diedero un richiamo e la barca cominciò ad allontanarsi.
Celestina saltò in groppa a Rosa. Giuseppe la vide caracollare verso la città. Senza voltarsi a guardare.” Luisa Mattia racconterà come sono nate le sue storie, il suo essere scrittrice, lettrice, narratrice agli studenti dell’Accademia Drosselmeier, mercoledì 13 gennaio.
Silvana Sola

venerdì 8 gennaio 2010

Una volta ho vissuto in un orfanotrofio di montagna...

Bastardi senza gloria, il film di Quentin Tarantino, cambia le sorti della Seconda Guerra Mondiale e offre una diversa fine del conflitto, La vita è bella, di Roberto Benigni, trova il modo di offrire speranza là dove la speranza è bandita.
Il libro di Morris Gleitzman, Una volta… la storia di Felix, in catalogo Mondadori Junior, immagina di sconfiggere il nazismo attraverso la narrazione di storie.
Felix è un ragazzo ebreo, figlio di librai nella Polonia invasa dai nazisti. Vive in un orfanotrofio cattolico e non riesce a capacitarsi del perché i nazisti provino tanta avversità per i libri e perché i librai siano perseguitati. Ha un’immaginazione molto fervida e inventa ogni giorno storie diverse, storie che si arricchiscono di personaggi, i protagonisti della sua vita reale.
Felix non sa che esistono i campi di sterminio, non sa perché si fanno roghi di libri, non capisce perché i tedeschi dovrebbero odiare gli ebrei. Nella sua fuga dall’orfanatrofio verso il paese d’origine, alla ricerca dei genitori, nel passaggio in città, una città chiamata Varsavia, così lontana da quella descritta nelle storie, incontra un medico strano.
E’ circondato da bambini, per loro rischia la vita, parla anche la lingua degli oppressori. Ha una borsa che contiene strane siringhe, bende, attrezzi per togliere i denti.
Morris Gleitzman, nato in Gran Bretagna, vive in Australia.
Nipote di un ebreo di Cracovia, dedica questo libro a tutti i bambini che non hanno potuto raccontare la loro storia, perché qualcuno ha violentemente interrotto il loro percorso, e ad un medico, che nella vita reale rispondeva al nome di Janusz Korczak, figura straordinaria che dedicò la sua vita ai ragazzi e rifiutò di salvarsi per non lasciarli soli negli ultimi istanti della loro breve esistenza.
Un libro capace di strappare il sorriso, un libro lieve e profondo, un libro pieno di speranza, di fantasia e di vita.
Silvana Sola

giovedì 7 gennaio 2010

Horror nei ghiacci e al sole

L’imminente ritorno del bestseller Monster di Cristopher Pike, annunciato da Mondadori nella collana Shout, è per me occasione di riflessione sulle letture per gli adolescenti.
Pike è un nome di penna ed è un omaggio a Star Trek dietro il quale si nasconde Kevin McFadden, nato nel 1954, un dropout che ha svolto diversi lavori, dalla fabbrica ai computers, prima di diventare un autore di culto per i teenagers. Nel 1985, dopo aver provato a farsi pubblicare mistery e science fiction per gli adulti, pubblica Slumber Party, un romanzo per ragazzi che un editor gli aveva suggerito di scrivere. Con gli adolescenti ha trovato un posto al sole nelle classifiche dei più venduti, e, a mio avviso, è reo di aver offeso la nobiltà del genere horror.
Slumber Party giunge in Italia dieci anni dopo con il titolo Amiche per la pelle, uscito ne I Delfini e ora nella BUR ragazzi. Quando esce molti ragazzi già conoscono Carrie di Stephen King, uscito nel 1974, il romanzo più censurato nelle scuole americane.
McFadden non è disonesto, cita più volte Carrie, le adolescenti del suo romanzo lo leggono, ma non assomigliano in nulla ai personaggi, maschi e femmine di King. Quelle di Pike sono figurine vuote di anima, poco elaborate, così come l’ambiente intorno a loro. Deboli le descrizioni, ingarbugliati i plot, e soprattutto, molto simili fra loro. Prima di Amiche per la pelle era uscito Weekend in Mondadori, secondo libro dell’autore e clamorosamente simile al primo. La sola differenza fra i due fine settimana è di natura geo-climatica: uno si svolge fra le nevi e l’altro al sole del Messico.
Anche le traduzioni concorrono a rendere queste storie di noiosa lettura. Non si trema mai di paura e non si impara niente della vita, esperienze garantite con Stephen King, indicato come il maestro di McFadden. Insomma mi sono fatta l’idea che gli adolescenti che hanno letto It o Carrie siano diventati lettori di qualità mentre chi indugia con Pike resti un lettore dozzinale.
Vorrei non essere fraintesa, mi piace l’horror, ma mi piace un buon horror, come mi piace bere un buon vino. Aspetto comunque Monster che non avevo letto in Mondadori. Ricordo che l’autore aveva sollevato indignazione. Era indignazione letteraria o indignazione anti horror? Vorrei riprendere il filo di allora. Qualcuno può venirmi in aiuto?
Grazia Gotti

martedì 5 gennaio 2010

Il BRAW alle porte


Tra un mese circa Antonio Faeti, presiederà come ogni anno la giuria del Bologna Ragazzi Award, il premio che la Children’s Book Fair organizza da ormai 47 anni. Nei saloni della piazza coperta della Fiera, centinai di libri verranno esaminati da tre specialisti del settore.
Il premio è distinto nelle tre tradizionali sezioni, Fiction, Non Fiction e New Horizons (che raccoglie la produzione di paesi dell’America Latina, dell’Africa e alcuni asiatici), dall’anno scorso è stata ideata la sezione Opera Prima per premiare il lavoro di artisti (illustratori o scrittori) debuttanti, alla loro prima esperienza editoriale.

La selezione svolta dalla giuria oltre a riconoscere il lavoro editoriale delle case editrici, spesso facilita la circolarità di questi libri, tradotti poi in molti paesi.
Per due tra i vincitori 2009, per esempio, non abbiamo dovuto attendere molto tempo per poterli leggere in italiano.
Dell’Opera Prima, vinta da Kevin Waldron abbiamo già parlato nel nostro blog, del 3 Dicembre.
Non abbiamo invece mai accennato al libro che si è guadagnato la sezione di divulgazione, la Non Fiction, spesso poco considerata.
Il libro delle terre immaginate, creato dalla francese Seuil e tradotto prontamente da L’Ippocampo, è a mio avviso in assoluto il miglior libro dell’anno appena passato.

Un lavoro, quello di Guillaume Duprat, di raffinata gioielleria, dalle mille letture, che pesca le sue storie, le sue spiegazioni dal mito di decine di culture e geografie differenti, per spiegare come nei secoli l’uomo abbia concepito la propria Terra.
La Giuria dell’anno scorso motivò la propria scelta in questo modo: “Lo splendido viaggio onirico di Duprat è orientato verso importantissime mete che hanno impressionato, impaurito, lusingato, stimolato la mente di molte generazioni di uomini. Qui le cartografie e i simboli, i modi insinuanti, onirici, di raffigurare la terra, ci dicono quanto sia toccante e commovente la fatica compiuta dall’uomo per ritrarre il suo pianeta. Il Mito è qui riproposto come uno splendido alleato della geografia, fornendo così, con la delizia di queste immagini stilisticamente coerenti, anche un itinerario attualissimo che oggi va percorso con nuove ragioni, pensando a nuovi traguardi.”
David Tolin

lunedì 4 gennaio 2010

Le idee hanno cuore, mani e piedi

Avevo dodici anni quando, al Teatro Storchi di Modena, vidi la rappresentazione di Tosca. Ero affascinata dalla musica, dalla potenza delle voci, ma più di tutto mi intrigava la storia.
L’amore, gli intrecci, gli ideali, la libertà e la morte.
Mario Cavaradossi era un pittore, con idee politiche distanti dallo Stato della Chiesa, Scarpia il terribile e subdolo capo della polizia papalina, che decise della sua vita. E io un’adolescente esaltata dall’800, da un opera lirica che raccontava l’Italia. E quell’Italia ottocentesca è il luogo e il tempo in cui sono ambientati anche i due romanzi per ragazzi di cui suggeriamo la lettura.
Si chiama Matilde, è nobile, appassionata, curiosa, bella e intelligente, la protagonista del libro Matilde la ribelle, che porta la firma di Paola Zannoner e la sigla editoriale Fanucci.
La scena è la Napoli del 1820, i moti per la firma della Costituzione, la Carboneria, il regno di Ferdinando, libertà e cambiamento che avranno vita breve, la Santa Alleanza e la Restaurazione. Il romanzo affida la conclusione della storia ad una lettera datata 1832: si parla di Marsiglia, di esuli, di movimento rivoluzionario chiamato “La giovane Italia”, di Giuseppe Mazzini, di nuove speranze.
E’ di recente pubblicazione I ragazzi delle barricate, scritto da Daniela Morelli e pubblicato per i tipi di Mondadori. Un bel romanzo che racconta le Cinque giornate di Milano e l’adolescenza di un Martinitt, Enrico, orfano di padre, cresciuto nel celebre collegio/orfanotrofio milanese. Accanto a lui il giovane, ricco e nobile Malachìa, la popolana Serafina, lo stampatore Bernardoni e poi Carlo Cattaneo, Carlo De Cristoforis, Luciano Manara… e tutti i milanesi che si ribellarono agli austriaci, che costruirono le barricate, che sventolarono la bandiera italiana, che si prepararono al cambiamento.
E’ il 1848: il cambiamento però durerà solo pochi mesi, gli autriaci torneranno in città e occorrerà attendere il 1861 per parlare di una prima Italia Unita, di un parlamento e di un Re degli italiani.
Silvana Sola