venerdì 30 ottobre 2009

Una giornata particolare

Quando: 31 ottobre, riunione di famiglia in casa Coudrier per il compleanno del nonno.
Dove: la Collinière, grande villa di famiglia tra boschi, stagni e colline nella campagna francese.
Personaggi: gli anziani coniugi Coudrier; i figli (Gil, Edith, Rose e Dimitri, morto da un anno); i nipoti (Hermes, le gemelle Annete e Violette, Colin, Madelaine); Clara, la donna di servizio; Blaise Rivière, il cacciatore… altre figure più o meno importanti e una schiera di animali più o meno selvatici!
Prologo: un uomo steso a terra, una nocciola che cade, un “diabolo”, una giacca color pied-de-poule, 12 rintocchi di campana…
Quello che successe prima… del ritrovamento del cadavere!: l’alba, la foschia, dolcetti di mele e frutta secca, un ragazzino sopra un sicomoro, una estemporanea fuga dal collegio, una lunga chioma tagliata, una zia malata, una volpe impaurita, un po’ di fegato di pollo, lezioni di violoncello, zucche "americane", l’orto…
Quello che successe dopo… : un groviglio di edera, un cacciatore, un ermellino, un'infatuazione, il vento, paure notturne, una visita al cimitero, festa di compleanno, nuovo nascondiglio, un falò, una bambola bruciata, la camera dei nonni, una lettera…
Quello che successe la notte… : confessioni, uno sparo, sangue, il solito cadavere sopra il tavolo, vecchie storie di famiglia, vecchi segreti svelati.
Livide zucche è un capolavoro di suspense e intrighi familiari. Un melange tra la “regina del giallo” e Alfred Hitchcock (evidenti i riferimenti a La congiura degli innocenti): la scrittrice è un appassionatissima cinefila. Una storia in cui colori, profumi, sapori rendono con straordinaria efficacia luoghi, ambienti e atmosfere. Un racconto corale nel quale i giovani protagonisti riescono a far cadere le “maschere” degli adulti, a far confessare le menzogne, a stanare ipocrisie e meschinità.
Il romanzo è uno dei più belli di Malika Ferdjoukh. Nel 2000 ha vinto l’ambito prix Sorcières, premio istituito dall’ALSJ - Associazione delle librerie specializzate per ragazzi. Dell’autrice algerina la Emme pubblicò, nel 1995 il divertentissimo "Voltapagina", Caccia alla moglie. Assolutamente da leggere (aspettiamo un editore che li pubblichi) i volumi, Quatre soeurs, quattro "piccole donne" (in realtà cinque con la maggiore) dei giorni nostri.
Livide zucche, da dieci anni nel catalogo de L’école des loisirs, in quello Salani ne è rimasto solo 4 (!?).
David Tolin

giovedì 29 ottobre 2009

Vivian la quasi maghina

Era nata proprio carina, bellina. Allora come mai i suoi genitori appena l’avevano vista avevano detto “Ooohhh? Perché era nata, udite udite, con sui piedi due minuscole scarpette rosse da ballo.
Diamo il benvenuto ad un’altra delle bambine di Vivian Lamarque, non ha
un vero nome, come tutte le bambine di Vivian, e come loro è un po’ speciale. Perchè La Bambina sulle punte (così la chiamarono) non solo nasce con le scarpette ai piedi, ma sa fare pirouette già da piccola e quando salta, spunta una figurina “uguale uguale a lei ma tutta fatta di puntini”, anche se solo gatti e piantine possono vederla. C’è sempre un po’ di magia nelle storie di Vivian, c’è ad esempio una bambina maghina, anzi, La bambina quasi maghina, perché sa far apparire solo le cose belle e utili agli altri. Ma c’è anche la quotidianità: la scuola, l’amicizia, i bambini simpatici e quelli invidiosi e c’è, come dice Antonio Faeti “il culto delle piccole cose”.
La lingua è semplice, garbata, ironica. Vivian parla direttamente ai bambini – lettori, in una sorta di dialogo che li rende un po' protagonisti. I suoi sono piccoli mondi pieni di “valori”, quelli importanti, le cose giuste “che si sentono con la pancia”, quelle così rare oggi, che quando ne leggi sul giornale dici “Ooohhh” e se poi ti lamenti perché di questi valori non ce ne sono più, ti danno della bacchettona. Nel mondo di Cioccolatina, la bambina che mangiava sempre, ad esempio, la bambina “antipatichina” è quella “magrina e smorfiosetta” che da grande vuol fare la Barbie; l’amicizia ed essere “PIENI di idee” invece riempiono lo stomaco, in un racconto che è una vera e propria educazione alimentare, vincitrice su qualsiasi cultura delle diete e del fitness sfrenato.
Menzione particolare per La bambina che mangiava i lupi, ironica rivisitazione di Cappuccetto Rosso, una fiaba a rovescio in cui una buffa bambina dai capelli rossi vive in una casetta sull’albero con una gallina che soffre di vertigini e che si chiama, indovinate un po’, Gallina. Bambina mangia i lupi per necessità e diventa suo malgrado lo spauracchio ad uso di mamme lupo i cui piccoli non vogliono dormire. All’arrivo della primavera però, Bambina è stufa di lupi, inizia a mangiare uova, fragoline… ma è troppo tardi, Bambina diventa un lupo “troppi avendone mangiati”. Questo albo, purtroppo fuori catalogo, ha le divertenti e colorate illustrazioni di Donata Montanari; ne consiglio il recupero in biblioteca perché è una di quelle storie che ai bambini (e ai genitori) piacciono tanto, tanto da tenerle care fra i ricordi anche dopo molti anni.
Infine ricordiamo altre due bambine della Lamarque, quella di ghiaccio, poetica, romantica e triste, pubblicata della Emme edizioni con le intense illustrazioni di Mara Cerri. E La minuscola bambina B nei tipi Feltrinelli; solo B questa volta, perché “era questo il nome cortissimo della bambina”.
E guardate bene Vivian Lamarque, non vi sembra quasi una maghina?

Elena Rambaldi











mercoledì 28 ottobre 2009

Siete pregati di spegnere i cellulari! Il concerto ha inizio

Matthieu Mantanus ha poco più di trent’anni. Nasce a Losanna con doppia nazionalità, svizzera e belga, nel 1978; si diploma in pianoforte a diciassette anni e da subito dimostra doti fuori dal comune. Fondatore e direttore stabile dell’orchestra “Giovani Solisti di Tirana”, ha diretto, nella capitale albanese, diversi concerti, e oggi è direttore principale dell’orchestra sinfonica Città di Ravenna. Una giornata Eroica, il libro scritto da Matthieu Mantanus, è un bellissimo incontro con la musica, ma anche con le parole, con le figure, affidate ad Allegra Agliardi, che si muovono seguendo il ritmo del testo. “ Il bello della musica è farla amare agli altri” recita la quarta di copertina del volume pubblicato da Feltrinelli Kids e le parole del libro si adoperano per far sentire che la musica classica può essere vicina alla vita dei ragazzi, che i segreti di un’orchestra possono essere svelati, che gli strumenti sono dotati di una propria voce. Assieme a Cecilia, la piccola protagonista della storia, figlia di un direttore d’orchestra, potremo assistere alle prove che precedono la prima dell’Eroica, la terza sinfonia in Mi bemolle maggiore di Ludvig van Beethoven che racconta la Rivoluzione Francese, i nuovi ideali di eguaglianza e fraternità, il desiderio di libertà.
Assieme a lei, nella magia del grande teatro, c’è Ludovic
o, suo fratello maggiore, giovane violinista. Nel luogo della musica, nel tripudio degli archi, nelle atmosfere regalate dai flauti, nella voce di un abile narratore che apre il libro della memoria per riportare la storia del grande musicista, ci sono i primi amori, gli imbarazzi, i rossori di Ludovico e Giulia e il sincero estatico e curioso stupore della giovane Cecilia che si mostra, tutta orecchie, per non perdere nulla di ciò che arriva dal magico palco.
Silvana Sola

martedì 27 ottobre 2009

“L’Italia che scrive” per quella che legge

Ai giorni nostri i grandi quotidiani, la grande editoria, la critica letteraria, non tengono in gran conto la Letteratura per l’infanzia. Nelle Università si sono istituite cattedre specialistiche, ma è da tempo che non si vedono grandi libri.
Oggi prenderemo in esame l’ambito delle riviste, a cominciare da una rivista del Novecento, il secolo delle riviste. “L’Italia che scrive”, fondata da Angelo Fortunato Formiggini inizia nel 1918 ed esce fino al 1938, anno delle Leggi razziali che portano Formiggini al suicidio. E’ una rivista che abbraccia molti ambiti del sapere ma che non dimentica i libri per bambini per i quali è prevista una rubrica a cura di Emilia Santamaria, compagna di Formiggini. Lo studio accurato di questa rivista è opera di Sabrina Fava ed è stato pubblicato nel 2004 dall’editore Vita e pensiero nella collana “Strumenti”. All’epoca Sabrina Fava era dottore di ricerca in Pedagogia e docente a contratto di Letteratura per l’infanzia presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano, dove è anche supervisore di tirocinio. In Percorsi critici di letteratura per l’infanzia tra le due guerre si leggono molte pagine di grande interesse, frutto di un lavoro di ricerca rigoroso e ben documentato. Un libro utile, pieno di note, un libro di studio di quelli di un tempo, che si distingue nel panorama povero e sciatto dei testi che affrontano la disciplina. Nell’augurio che si ricominci a studiare e quindi a pubblicare buoni libri vi raccomandiamo questo libro e in particolare lo raccomandiamo a tutti gli studenti delle Università.
Grazia Gotti

lunedì 26 ottobre 2009

Un ruggito tra le pagine di Parigi

Molti sono i riferimenti letterari che ci legano alla capitale francese.
Pensando a Parigi, subito la mente va a Quasimodo e alla sua Notre-Dame, ai quaie della Senna di Thérèse Raquin, alla metro, sogno inatteso di Zazie, o per giocare in casa… all’arrivo in città di Rémi e Vitali, alle pedalate di Kamo nei pressi della cineteca, ai murales del teppistello di Gudule, allo scantinato del professor B nella sua casa nell’île Saint Louis, alla Parigi di periferia di “shortiana” memoria o a L'indien de la tour Eiffel (vedere la bibliografia finale!)... e si potrebbe continuare!
Mai nessuno aveva però pensato al leone di Place Denfert-Rochereau. Alla grande statua che fa da perno al grande carrefour cittadino nel 14° arrondissement, quasi ad indicare l’entrata delle catacombe parigine.
L’ha fatto Beatrice Alemagna, nel suo grande albo illustrato appena uscito per Donzelli editore.
Nato nel 2006 in casa Autrement jeunesse, rinomato e attivo editore parigino, per il quale l’Alemagna pubblica da tempo, il libro è una vera e propria passeggiata per la ville lumière. Tra le zampe la mappa della città. Il leone, scende alla Gare de Lyon, l’anziana stazione dei treni provenienti dall’Italia, si beve un caffè chez Flore, cammina tra i monumentali palazzi del barone Haussmann, prende il metro à Chatelet, s’intristisce sotto una pioggia scrosciante attraversando il Pont des Arts, rimane stupefatto davanti alle “impalcature” di Renzo Piano, si specchia sulla Senna, si arrampica fino al trecentoventiquatresimo ultimo metro della grande torre, sotto gli occhi distratti della gente. Ad accorgersi di lui solo una signorina che al Louvre non smette di fissarlo e sorriderle e una vecchia signora che incrocia sotto il bianco “castello” del Sacré-Coeur.
Straordinari i suoi ritratti (da vedere anche il suo Portraits, un bel libro edito da Seuil), oltre a quello di Leonardo, dei tanti anonimi passanti. Tra matite, tempere e collage, l’illustratrice bolognese fa venire veramente voglia di sedersi e accoccolarsi (anche se forse è un po’ pericoloso) accanto al grande ed austero leone.
David Tolin

Piccola bibliografia:
- Senza famiglia, Hector Malot – Milano: Fabbri, 2001
- L'evasione di Kamo, Daniel Pennac, ill. Jean-Philippe Chabot - Trieste: Einaudi ragazzi, 1998 (uno dei quattro tomi di Kamo)
- Parigi, il faraone e io, Gudule - Milano: Buena Vista, 2002
- Dietro il muro segreto: racconti trovati in cantina, Emmanuelle e Benoit De Saint, ill. Francois Roca - San Dorligo della Valle: EL, 2004
- Parigi di periferia, Marilia Mazzeo - Trieste: EL, 1998
- L'indien de la tour Eiffel, Fred Bernard, ill. Francois Roca - Paris : Seuil jeunesse, 2004
(sarebbe interessante, anche se non originalissimo, costruire dei percorsi letterari per ragazzi attorno alle città!)

venerdì 23 ottobre 2009

La scelta di Pigen

Siamo in Danimarca, Pigen non riesce a prender sonno. I suoi genitori dormono nella loro stanza, la casa è buia e silenziosa. La bambina non ha paura del buio e va verso il soggiorno pensando di accendere la TV. Lì trova una presenza sul divano, un signore in abito, scuro, occhiali neri: è la Morte, molto indaffarata a svolgere i suoi compiti.
E’ venuta per uno dei genitori, ma non trovando fra le sue scartoffie il documento giusto, si ripromette di tornare l’indomani e affida a Pigen il compito della scelta.
Pigen si affaccia alla stanza dei suoi, la madre dorme a bocca aperta e il padre, nel suo pigiama russa lievemente, poi torna a letto.
Domenica mattina, una domenica come tante, Pigen fa colazione in silenzio mentre i genitori leggono i giornali, il padre quello sportivo e la madre quello con le figure.
Più tardi la mamma si dedica ad un lavoro di riordino delle scarpe, pensa di buttarne qualcuna, poi si ricrede e risistema tutto come prima. Il babbo si dedica invece a riparare il tostapane.
Il pranzo è molto noioso, la mamma lava poi i piatti con i guanti gialli e una sigaretta fra le labbra.
-Non avevi smesso di fumare? E’ il commento del babbo. La mamma assicura che sarà l’ultima.
Poi entrambi indossano la tuta da jogging e se ne vanno a correre. Quando tornano, rossi in volto, si sitemano sul divano, il babbo dorme e la mamma segue un programma tv di giardinaggio. E così la domenica scorre via piena di cose di cui potresti fare a meno.
Per la cena il babbo va a prendere una pizza e la mamma mette in piedi un’insalata. Poi è ora di andare a letto. Quando cala il silenzio pigen in punta di piedi entra in soggiorno, la Morte è lì ad aspettare.
-Allora hai deciso, il babbo o la mamma? – Nessuno dei due, non posso.
- Allora prenderò te.
- Va bene.
- Come va bene, io sono la MORTE e tu devi aver paura, ti prenderò, ti farò…
- Non posso scegliere mio padre per il suo pigiama, per la sua barba, per il suo giornale sportivo e per tutto il resto e non posso scegliere mia madre per la sua sigaretta, i guanti di plastica, l’insalata…e poi io voglio bene ad entrambi.
Pigen si avvicina alla finestra pronta per essere portata via dal signore in nero che intanto si è commosso fino alle lacrime.
- Abbi cura di te. Ho perso già abbastanza tempo in questa casa. Ho un sacco da fare, devo solo aspettare ancora un po’ per tua madre e tuo padre.
Kim Fupz Aakeson è l’autore di questa storia, mentre le illustrazioni sono di Lilian BrØgger, la più famosa illustratrice danese.
Ho tradotto rapidamente e un po’ malamente uno dei libri più belli fra quelli visti in Fiera lo scorso marzo.
Grazia Gotti

Album di famiglia

L’album, o picture book, è il principe dei libri per bambini: le immagini accompagnate da brevi testi si rivolgo ai bambini e raccontano storie di bambini.
La famiglia, teatro, palcoscenico della loro presenza, è raccontata nei mille timbri e nelle infinite sfumature che i racconti possiedono.
Dolcezza, ironia, tenerezza, denuncia…
Indichiamo qui alcuni titoli, invitandovi a proseguire nella lista. Pubblicheremo i vostri suggerimenti.











L'arte del bacino / Jean Claverie e Michelle Nikly. - Bologna: Giannino Stoppani, 1995
E vissero divisi e contenti / Babette Cole. - Trieste: Emme, 1998
Caro papà / Guido Van Genechten; Sabina Colloredo!. - Milano: Ape junior, 1999
Fior di Giuggiola / Anne Wilsdorf. - Milano: Babalibri, 2000
Mamma / Mario Ramos. - Milano : Babalibri, 2001
Dov'è la mia mamma? / Julia Donaldson, Axel Scheffler. - San Dorligo della Valle: Emme, 2001
Non voglio piu baci / Emma Chichester Clark. - Milano: A. Mondadori, 2001
Mamma di pancia, mamma di cuore / Anna Genni Miliotti ; ill. Cinzia Ghigliano. - Trieste: Editoriale Scienza, 2003
Il mio papà è il più in gamba del mondo / Jens Thiele, Matthias Friedrich; ill. Sabine Wiemers. - Milano: Motta junior, 2003
Soledad e la nonna : una storia / Birte Müller. - Gossau: Nord-Sud, 2004
Piccola macchia / Lionel Le Neouanic. - Bologna: G. Stoppani, 2005
A letto, piccolo mostro/ Mario Ramos. - Milano: Babalibri, 2005
Un papà su misura / Davide Calì, Anna Laura Cantone. - Milano: Arka, 2005
Due sciarpe un amore / Daniela Bunge. - Milano: Nord-Sud, 2006
Ernesto e Celestina: le domande di Celestina / Gabrielle Vincent. - Milano: Nord-Sud, 2006
Papà / Svein Nyhus. - Roma: Edizioni e/o, 2007
La regina dei baci / Kristien Aertssen. - Milano: Babalibri, 2007
Minty e Tink / Emma Chichester Clark: Giannino Stoppani, 2008
Zeb e la scorta di baci / Michel Gay. - Milano: Babalibri, 2008
Mi chiamo Nina e vivo in due case / Marian De Smet, Nynke Talsma. - Amsterdam: Clavis; Cornaredo: Il Castello, 2009
Rosita / Van Hest Pimm, Talsma Nynke. - Amsterdam: Clavis; Cornaredo: Il Castello, 2009











Redazione Zazie

giovedì 22 ottobre 2009

Ad ogni costo

Cosa significa alzarsi tutti i giorni e immaginare che la madre che non hai mai conosciuto possa tornare a prenderti?
Cosa significa affrontare la vita armata fino ai denti, per sopravvivere alla quotidianità in un istituto per l’infanzia abbandonata?
Quesiti difficili che fanno pensare a tristi resoconti di orfani per forza. Invece il diario di Tracy Beaker è divertente, ironico, feroce e tenero.
Tracy vuole una famiglia, ma è una ragazzina non facile, poco incline ai compromessi, lontana dall’immagine della bambina angelo che i genitori affidatari si aspettano.
E l’adozione, la magica parola che farà di Tracy una bambina con una mamma e un papa, si allontana ogni giorno di più.
Ma la bambina raccontata da Jaqueline Wilson non si arrende.
E’ determinata, fiduciosa che possa ancora succedere qulacosa nella sua breve vita, qualcosa di positivo.
E se il nuovo non arriva si può cercare, i magici incontri si possono provocare.
Jacqueline Wilson riesce, con l’abilità di sempre, ad affrontare temi difficili senza cadere nella retorica, nell’ostentazione di buoni sentimenti di facciata.
I suoi romanzi mettono in campo la vita di tutti i giorni, nel percorso dell’adozione c’è la speranza, ma anche la delusione, c’è il dolore delle aspettative disattese, ma anche la magia di affetti possibili. Bambina affittasi è uscito nel 1994, nella prestigiosa collana “Gl’Istrici” di Salani e porta impresso, in costa, il numero 72.
Silvana Sola

mercoledì 21 ottobre 2009

Eroi semo, sassini suicidi

Mio nonno ha la faccia piena di segni.
Racconta storie che mi cullano come fiabe.
Racconta storie di cui ancora non capisco le parole, ma mi incanta il loro suono.
Racconta storie che mio cugino gli fa le pernacchie e poi ride.
Racconta storie che la nonna non vuol più sentire.
Racconta storie che ormai le borbotta da solo

Il nonno Aurelio racconta la storia di Vincere e Vinceremo, di quando buttato su un treno a vent’anni ci credeva. Poi dopo otto ore di viaggio i Tedeschi hanno detto Alt! Mussolini non c’è più e voi siete internati. Vienna campo di smistamento 12A.
Il nonno Aurelio, carpentiere, parla dialetto veneto nel bellissimo albo di Francesca Zoppei illustrato da Marco Paci. Il primo editore di questo piccolo gioello è il francese Grandir, editore che già intercettò il talento di Alessandro Sanna. Anche il lavoro di Marco Paci è di altissimo livello per composizione, montaggio, tecnica, e grazie all’attenzione dell’editore italiano Jaka Book questo racconto può figurare fra i più belli dedicati ai nonni e alla Memoria.


















Mio nonno racconta storie che ora conosco e non voglio dimenticare.
Grazia Gotti

martedì 20 ottobre 2009

AAA nuovi genitori offresi

"I tuoi genitori sono pesanti, stancanti, avari, appiccicosi, urticanti, barbosi, rompiscatole, sdruciolevoli?
CAMBIALI !
Sono lagnosi, bavettosi, chiacchierosi, scaccolosi, noiosi?
CAMBIALI !”

L’ultima fatica di Claude Ponti per l’école des loisirs prima (2008) e Babalibri ora, è il Catalogo dei genitori pei i bambini che vogliono cambiarli, titolo che non lascia spazio a dubbi.
Avventurieri, confortevoli, cartonati, complicati, piediperpetui, reggicasa, avviluppanti, cicciomou sono solo alcune delle tipologie di genitori che si possono incontrare tra le pagine dell’inventario dell’illustratore francese.
Ogni categoria è connotata da specifici requisiti:
i “discreti” allevano pantofole e vestono cinture d’invisibilità, i “solitari” sono forniti con compresse antivertigini e connessione internet mentre i “minuscoli” vivono in gusci di lumache mentre il guscio di noci diventa il loro transatlantico!
Questi alcuni degli accessori da scegliere in bolla d’acquisto:
il jojo tatami, unità di difesa imbattibile per bambini debolucci, lo schiantamazzo, pugno volante che colpisce selvaggio a sorpresa, o i semididee, a germinazione, crescita e fioritura della nuova idea in ½ secondo.
Non mancano adeguate e precise garanzie: EGC (Emozioni Grande Cuore), GRS (Grandi Risate Sempre), PTT (Panico Tremendo Tremebondo) e SSS (Sghignazzolamento Solletichevole Strabuzzone).
Il grande libro è disponibile in tutte le migliori librerie, aspetta solo i genitori più coraggiosi in grado di leggerlo ai propri figli e di sopportare un loro eventuale desiderio di cambiamneto.
La merce si può cambiare. In meno di quaran tottore, Catalogo© si riprende i nuovi genitori in qualsiasi stato e ti riporta i genitori originali intatti e riposati.
David Tolin

lunedì 19 ottobre 2009

Questioni di famiglia

Perché si organizzano Family Day e si va in piazza? Cos'è la famiglia? Metter su famiglia è un atto consapevole, un progetto di vita, questa vita, la nostra vita.
Le vite di coppia vanno avanti anche senza sacramenti e sigilli comunali, i figli nascono e scoprono, piano, piano, altri progetti di vita, diversi dai loro.
Le famiglie allargate dell’Occidente, le famiglie cinesi, quelle pakistane, i bambini venuti da lontano da famiglie che non potevano occuparsi di loro, le madri sole con i figli, gli adulti single, le coppie di uomini e le coppie di donne.
I libri per ragazzi raccontano la vita, raccontano di tante e diverse famiglie.
E Zazie apre la sua family week.

Daniel Nesques, scrittore spagnolo per ragazzi che ha al suo attivo molti libri di successo, racconta un padre “speciale”. Un padre che appare e scompare come una meteora.
Un padre tatuato dalla testa ai piedi con un corpo da leggere, divertente e affascinante come il miglior libro illustrato.
Un padre che racconta, con la voce calda degli affetti, storie avventurose, che conosce gli elefanti, i cavalli, i serpenti, gli uccelli.
Un padre che racconta la vita, una vita diversa, inconsueta, fantastica e i pezzi di vita raccontata rimangono nella mente del figlio assieme alle immagini fissate su quel corpo, che si muovono, che guizzano nell’azione e si placano, serene, nel momento del riposo.
E poi Papà tatuato racconta ancora e le storie ora hanno come protagonisti un padre e una madre, sono storie di incontri e storie d’amore, sono storie da tenere strette nei giorni tristi, da ricordare nelle occasioni di gioia.
“(…) Auguri, presto sarà il tuo compleanno. Non so se potrò essere a casa a tirarti le orecchie, Comunque ti mando un regalo. Spero che ti piaccia: è la mia carta fortunata. Noterai che è un po’ bruciacchiata: sono tracce di polvere da sparo. Ti mando anche una spilla persa da tua madre il primo giorno che mi ha preso per mano. L’ho trovata proprio ieri. Che stranezza. Sono passati molti anni, ma so che si tratta della sua spilla e non di un’altra. Lo ricordo come fosse ieri. Eravamo andati al circo”.
Tradotto da Francesca Lazzarato in una lingua perfetta, presente nel catalogo Orecchio Acerbo, il libro, un grande album 22x31, si avvale delle illustrazioni di Sergio Mora.
Silvana Sola

venerdì 16 ottobre 2009

10 in calligrafia

In Cina bisogna saper scrivere bene. La mano tremula, l’andar a zonzo per la pagina bianca senza ordine e armonia non sono performance molto apprezzate. La protagonista di questo splendido albo scrive molto ben
e, è brava, bravissima,
la più brava, a lei bisognerebbe assegnare un bel 10. Avrebbe il sacrosanto diritto di continuare gli studi, ma in Cina le donne non studiavano fino a qualche tempo fa, come nella Vecchia Europa. Questa è la storia della nonna dell’autrice, prima donna che ha frequentato l’Università.

L’illustratrice Sophie Blackall, lo si può vedere dal suo sito e blog, ha un raffinato gusto estetico. Peccato che Motta Junior, editore di Rosso Ciliegia, non abbia potuto continuare a pubblicare altri suoi albi, ma si sa, il
nostro mercato è molto intimorito dal buongusto, eppure
Rosso Ciliegia piace a tutti quanti arrivano a sflogliarlo.


Per diventare molto bravi in calligrafia a grande richiesta arriva la ristampa di Le penne in pugno, per imparare a dominare la mano e a condurla, come danzando sulla pagina. Monica Dengo, autrice del piccolo manuale di calligrafia, è una nota calligrafa italiana che lavora per adulti e bambini.
Grazia Gotti

Illustrazioni da Monica Dengo, Le penne in pugno, Giannino Stoppani Edizioni

giovedì 15 ottobre 2009

Asini, ribelli e altri geni

Perché ha smesso di studiare?
Per noia. Poi perché ero cagionevole di salute. Nelle famiglie liguri c'era molta indulgenza verso il figlio minore. Non gli si chiedeva nemmeno di lavorare. L'insegnamento non mi interessava. Non volevo fare l'impiegato.
Eugenio Montale

È vero, il caso ha scelto per me. Da ragazzino ho avuto come insegnante di lettere Pier Paolo Pasolini: Seguendolo in tutto il cammino, frequentando da vicino il suo tavolo di lavoro, ho potuto scoprire il fascino di tuffarmi in questo e in quel linguaggio.
Vincenzo Cerami

Ti piaceva andare a scuola? Eri bravo?
No. Non studiavo. Non mi piaceva. Odiavo la scuola. Non c'era niente che suscitasse la mia curiosità. Era tutto già scontato e catalogato una volta per tutte.
Michelangelo Antonioni

da Mercurio dei piccoli, Giannino Stoppani 2004

Lo scolaro - L'écolier

Scriverò di giovedì, scriverò di domenica,
quando non andrò a scuola.
Scriverò dei racconti, scriverò dei romanzi
e persino delle parabole.
Parlerò del mio paese, parlerò dei miei genitori,
dei miei nonni, delle mie nonne,
descriverò i prati, descriverò i campi,
le piccole cose e le bestiole.
E poi viaggerò, andrò fino in Iran,
in Tibet, o anche in Nepal e,
cosa molto più interessante,
dalle parti di Sirius, o di Algol, dove
tutto mi sembrerà così straordinario che,
tornato a scuola mia,
starò attento all’ortografia
ma con malinconia.

J’écrirai le jeudi, j’écrirai le dimanche
quand je n’irai pas à l’école
J’écrirai des nouvelles j’écrirai des romans
et même des paraboles
Je parlerai de mon village je parlerai des mes parents
des mes aïeux et des mes aïeules
Je décrirai les prés je décrirai les champs
les broutilles et les bestioles
Puis je voyagerai j’irai jusq’en Iran
au Tibet ou bien au Népal
Et ce qui est beaucoup plus intéressant
du côté de Sirius ou d’Algol
Où tout me paraîtra tellement étonnant
que revenu dans mon école
Je mettrai l’orthographe mélancoliquement

Raymond Queneau
Oeuvres complètes, Gallimard, 1989

mercoledì 14 ottobre 2009

L’ultima stella a destra della luna

In un pianeta lontano, in cui il blu del cielo si fonde con quello dei canali, una palude popolata da alligatori, zanzare killer e insetti di ogni genere, ospita, in palafitte vicinissime fra loro, gli Yukon: “strani” individui che hanno tentacoli e creste al posto delle braccia e dei capelli.
In questo scenario Silvana De Mari ambienta L’ultima stella a destra della luna, un libro ironicamente amaro ma a lieto fine, in cui l’autrice narra al lettore le vicende dell’Allievo 4/6**5 e del suo popolo e di come, attraverso l’istruzione e la volontà, sia possibile cambiare un’esistenza fatta di divieti e di sudditanza psicologica. Attraverso i temi che la professoressa Star-One, dura e cinica nei suoi giudizi, assegna ai suoi studenti, in modo piacevolmente scorretto l’Allievo 4/6**5 racconta la sua vita e le regole del suo popolo, gli Yukon. Con la Legge dell’Ordine e l’Ufficio Tasse e Imposte, il Governo controlla ogni momento della giornata e ogni attività degli Yukon, tassando tutti i “beni”, anche i più impensati: le piante carnivore, la cera per fare le candele, indispensabili per scaldarsi l’inverno.
Tuttavia accettano come giuste, o meglio, come ovvie tali imposizioni; elogiano il Governo perché coinvolti dallo stesso che esso operi solo in funzione del loro bene: per gli Yukon, non è strano avere un numero al posto del nome, non c’è da stupirsi se si vive in penose ristrettezze pur lavorando tutto il giorno in miniera senza avere nemmeno il sollievo di tornare a casa la sera.
Appare loro naturale che l’unico scopo della scuola sia insegnare a leggere la Legge dell’Ordine e compilare i moduli dell’Ufficio Tasse e Imposte. Il rimprovero che l’Ispettore muove alla professoressa Star-One per aver assegnato “inutili” temi ai suoi studenti, provoca tuttavia qualcosa nell’animo dell’Allievo 4/6**5 e dei suoi compagni. Per quale motivo devono andare subito in miniera, senza poter terminare la scuola? Perché non possono scegliere di darsi nomi veri al posto di freddi numeri?
Con l’impegno di tutti, mamme e bambini, soldati e poliziotti una volta al servizio del Governo, la vita degli Yukon subirà una svolta, e con essa l’istruzione. La scuola cambia, sembra quasi di vederla senza quelle piante carnivore che la ricoprivano una volta, e diviene un amato luogo di ritrovo che gli allievi s’impegnano a frequentare assiduamente. La Professoressa GufoCheVolaSempreENonSiArrendeMai, una volta Star-One, non ha modificato solo il nome: sono ormai solo un ricordo i freddi rapporti che aveva con gli allievi e i loro genitori; anche i giudizi a seguito dei compiti, una volta umilianti e pungenti, si sono ammorbiditi divenendo non solo grafiticanti ma anche costruttivi.
La professoressa ha modificato il modo di vedere la sua professione, avvertendone tutta la profondità: non è, come sostenne in un giudizio, l’unica triste alternativa al lavoro in miniera, ma è il mestiere migliore che si possa esercitare.
Veronica Cenni
Da Mercurio dei Piccoli, Giannino Stoppani, 2004


martedì 13 ottobre 2009

La rivoluzione delle T-shirt

Ogni letteratura ha i suoi romanzi di scuola: noi abbiamo Cuore, tradotto in molte lingue, figlio del nostro socialismo aclericale (non anticlericale) e molto amato dai lettori. Gli Americani, per la penna della grande Louisa May Alcott, possono visitare Plumfield ogniqualvolta abbiano necessità di collegarsi alle radici, un inglese anticonformista va in gita a Summerhill e ritrova un po’ di utopia. Sul finire del Novecento sono apparsi diversi importanti romanzi di scuola.
Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno è del 1991, La guerra dei cioccolatini di Cormier del 1986, Bambini di farina di Ann Fine è del 2001, Matilde di Dahl del 1988.
Nel 1988 negli Stati Uniti uscì The Burning Questions of Bingo Browne, di Besty Byars.
Fu intercettato da un editor a noi sconosciuto e pubblicato per la una nuova collana “TeenAgers” presso l’editore Piccoli, collana che annoverava Cinque fantasmi in America della Ibbotson che tanto ci divertì. Bingo Browne è ambientato a scuola e mette in scena una ribellione attraverso le T-Shirt. E’ come ogni anno cominciata la stagione degli scioperi, delle manifestazioni, dei cortei, e forse dell’occupazione.
Gli studenti contestano il Ministro Gelmini per i tagli e la modifica dell’assetto dei licei.
Ho letto i cartelli, ho ascoltato gli slogan, ma non sono rimasta colpita come lo fui nel 1988 dalle scritte di Bingo sulle magliette. Genitori, insegnanti, zii, amici dei ragazzi, cercate Bingo in biblioteca. Agli editori consigliamo di leggere tutta Betsy Byars, nata nel 1928, autrice di romanzi, racconti, ideatrice di serie, pilota di aereo, gran dama della Letteratura, insignita della Newbery Medal nel 1971 e del National Book Award nel 1980.
Grazia Gotti

lunedì 12 ottobre 2009

Parole ribelli

“ Il ragazzino protagonista è uno studente, qui si parla molto di scuola. E deve essere così. Nel nostro mondo è proprio alla scuola che si devono chiedere le parole. Purtroppo, nelle scuole vere, non si parla abbastanza, e questo è un grave difetto. Bisogna usarle, infatti, le parole, per farle aumentare, per renderle più varie, per evitare che diventino pietre, come ha detto un grande scrittore. Succede anche questo: chi ha molte parole le lancia contro chi ne possiede poche, e allora sono sassi, fanno male, feriscono, lasciano tracce a volte incancellabili.”
Antonio Faeti, 1997
Andrew Clements ha insegnato per molti anni prima di dedicare tutto il suo tempo alla scrittura e la scuola è prepotentemente presente nei suoi romanzi: è il luogo dove si consumano le storie, dove avvengono gli incontri, dove succedono fatti ordinari e straordinari.
Si chiama Nick Allen il ragazzino che cambierà la vita alla Lincoln Elementary School. E’ il protagonista del romanzo Drilla, pubblicato da Rizzoli, BurRagazzi, un romanzo che dichiara l’amore per le parole, per il loro significato, ma anche per le potenzialità che la lingua offre, per le invenzioni che suggerisce. Nick esce deliberatamente dall’uso convenzionale della parola, ne inventa delle nuove, costruisce un linguaggio il cui codice di accesso è noto solo ai ragazzi. Un libro ironico e divertente, è un invito ad una scuola fuori dalla noia, dove le parole siano davvero mezzo per comunicare e non un vuoto esercizio di oratoria.
Silvana Sola

venerdì 9 ottobre 2009

La TV fa bene alla ricreazione

Francia. Lunedì, 14 settembre 1970. Primo giorno di scuola per Jean, 6 anni, un papà patron, una mamma sempre in viaggio, un fratellino, Yvette, la baby-sitter che fa la miglior “cioccolata al latte ghiacciata”, un’amica vicina di casa, 3 nonni…
La signora Moinot, anziana maestra che esordisce avvertendo della sua imminente pensione, accoglie i nuovi arrivati. Tutti in fila per due: lui finirà in coppia e in banco con Alain. Poi appello e censimento delle professioni dei rispettivi genitori, che mette subito a disagio il nostro piccolo protagonista.
I primi tre mesi di scuola raccontati da Jean, e da lui vissuti in maniera un po’ traumatica, segneranno il passaggio da un’istituzione vecchio stampo ad una più attenta all’individuo, alla singola personalità.
Da una parte infatti troviamo, oltre alla vecchia maestra, anche un padre severo (che vieta la televisione, rendendo ancora più difficile la socializzazione durante la ricreazione) e quasi assente, dei vicini, genitori dell’amica Michelle, che sbraitano in continuazione, uno psicologo che non smette di somministrare il Rorschach a tutti gli allievi in situazioni particolare, e i nonni materni che cercano in tutti i modi di nascondere ai nipoti la morte della loro madre.
Dall’altra, una baby-sitter tenera e affettuosa che ascolta e risponde ai piccoli, che insegna giocando, Alain, un compagno un po’ originale con una famiglia altrettanto anticonformista, in cui la diversità (il bambino è stato adottato e il padre è obbligato in una sedia a rotelle) è vissuta nella maniera più naturale possibile, Mamie Èdith, la nonna paterna, forse un po’ troppo liberale.
Nel mezzo i bisticci e le paure, l’amicizia e la derisione, le sconfitte e le scoperte di un bambino che ormai può affrontare tutte le difficoltà della vita, può comprendere che Babbo Natale non esiste e che le cartoline che Michelle dice di ricevere dalla mamma dell’amico non sono autentiche.
Un fumetto divertente dai toni melanconici, un toccante monologo interiore, il diario di un bambino alle prese con la vita, di cui la scuola è la prima palestra.
Al ritorno, dopo le vacanze natalizie, una nuova maestra, giovane e accogliente, chiude la storia, lasciando aperta la speranza di una nuova scuola…
Osannato ad Angoulême e premiato l’anno scorso al Salone di Montreuil con il Tam Tam BD, Ma Maman è uscito nel 2007 per la Gallimard. Il catalogo di questa storica casa editrice, che conta già tre collane esclusivamente di Bande Dessinée, accoglie, oltre ai due autori, Jean Regnaud e Émile Bravo, matite come Joann Sfar (di cui ricordiamo la recente versione di Le Petit Prince), Clément Oubrerie, l’italiano Gipi, e alcuni rinomati illustratori come Olivier Tallec e Nadja.
David Tolin

giovedì 8 ottobre 2009

A scuola con Laura Orvieto

Il numero 32 della collana “Quaderni della Fondazione Carlo Marchi” dell’editore Leo S. Olschki, pubblicato nel 2007, è un romanzo per bambini di Laura Orvieto, la grande autrice di Storie della storia del mondo, che ha fatto conoscere la storia antica e la mitologia a tante generazioni di Italiani. Viaggio meraviglioso di Gianni nel paese delle parole era un inedito ritrovato da Caterina Del Vivo, studiosa di Laura Orvieto, fra le carte del Gabinetto Vieussieux. Laura Cantoni era nata a Milano nel 1876, aveva sposato Angiolo Orvieto nel 1899 e si era trasferita a Firenze. Scriveva per “Il Marzocco”, era amica di Amalia Rosselli, scrittrice per ragazzi e curatrice di collane per giovanette, madre di Carlo e Aldo, assassinati dai fascisti. Laura Orvieto era una grande lettrice: “Si rifugiò nei libri, inventò il lavoro delle sette lingue, leggendo ogni giorno belle e alte pagine nelle sette lingue che più o meno conosceva: italiano, francese, tedesco, inglese, greco, latino, ebraico. In ebraico leggeva la Bibbia.”.
Legge anche Gianni, il giovane protagonista del meraviglioso viaggio, deve leggere lunghi periodi da analizzare. Legge e rilegge ma fatica a trovare la proposizione principale, quella implicita, il soggetto e sbuffa:
Orsù grammatica/ Non esser statica!/Morfologia,/ caruccia mia,/ muoviti un poco, /or che t’invoco,/ di congiunzioni,/di nomi e pronomi,/ di sostantivi,/ di verbi transitivi,/ e intransitivi!/ E tu Sinatassi,/se tu mi amassi,/ mi appariresti;/ mi spiegheresti/ qual è il Soggetto,/lui benedetto!-/il Predicato verbale/ e l’altro nominale,/e i Complementi./I complementi,/ oh che tormenti/ per noi ragazzi,/che si diventa pazzi,/ nei labirinti/ ossessionanti/ dei complimenti/allucinanti!
“Dopo che si fu sfogato con questa sfuriata, Gianni riprese in mano il suo libro, che era intitolato GRAMMATICA ITALIANA DELL’USO MODERNO. Lo sfogliò, cercò dappertutto, in principio, nel mezzo, in fondo e poi ancora in principio, nel mezzo, in fondo, per trovare un filo che lo aiutasse a orientarsi, e quand’ebbe ben guardato si trovò più disorientato di prima. Allora si arrabbiò sul serio”. Giudicandolo un libro astruso, pieno di robe morte, privo di cose vive e comprensibili, e non potendo farlo a pezzi, perché avrebbe dovuto poi ricomprarlo con i suoi soldi, lo scaraventò contro il muro.
“Il libro volò per l’aria, s’aperse sfogliandosi, fece una curva andando a sbattere con forza contro la parete e cascò per terra con un tonfo, rimanendo lì in piedi come per protestare, in forma di tenda da campo. Dopo il tonfo ci fu un silenzio.”
Da qui si scatena la fantasia grammaticale che non ha eguali nella storia della letteratura per l’infanzia. L’autrice ha in mente altri meravigliosi viaggi, conosce i meccanismi del narrare e vuole educare narrando; questo è il suo desiderio, educare al Pensiero, far capire tenendo aperto e sveglio l’interesse del giovane lettore.
Perché non venne pubblicata? Troppo ebraica la concezione della Parola? Troppo raffinato un racconto che annovera fra i protagonisti le sorelle Morfologia e Sintassi?
Non abbiamo risposte, ma siamo certe che il viaggio di Gianni saprebbe catturare l’attenzione dei ragazzi di oggi, li aiuterebbe a trovare il soggetto e a sentire e a vedere la differenza fra il predicato nominale e il predicato verbale. Servono ancora la grammatica e la sintassi? Più che mai!
Grazia Gotti

mercoledì 7 ottobre 2009

Tema numero 1: soggetto libero

La scuola elementare è finita. C’è il desiderio di sentirsi grandi, di cambiare, di scoprire quello che la nuova scuola può offrire e, contemporaneamente, c’è la paura del nuovo, un’aula senza i disegni alle pareti, insegnanti ai quali non puoi dare del tu. Sono stata una di quelle insegnanti, ho accolto decine di ragazzini che si preparavano ad entrare nell’età del cambiamento, che faticavano a seguire un ritmo scandito da molti suoni di campanelle, che sbagliavano a segnare gli orari, che non capivano la ragione per cui non potevano camminare per la classe ad esercizio finito. Seguirli è stata un’esperienza importantissima: la responsabilità del passaggio dei saperi, lo scambio, la necessità di fermarsi ad ascoltare, il desiderio di raccontarsi, le sfide a rispondere alle richieste di affrontare contenuti lontani dalle mie conoscenze. Avevo ventisei anni quando superai il concorso: ero spaventata e nel momento della scelta della sede optai per le 150 ore. I miei studenti avrebbero avuto tra i sedici e cinquantacinque anni. Pensai fosse più semplice affrontare adulti o quasi adulti. Non fu facile, anzi fu difficilissimo, ma esaltante, ricco, un’esperienza umana unica che mi preparò al dopo, alle classi della vera Scuola Media. La prima classe che affrontai fu una terza media dove, dopo la presentazione del mio programma di storia, mi sentii dire che era sì interessante, ma lacunoso. Non si faceva riferimento alla diaspora degli ebrei, a Ben Gurion, né all’Africa del Leone Bianco. Mi presi una settimana di tempo e tornai preparata: io imparavo e i miei ragazzi anche.
Ho scoperto il libro Prima Media due anni dopo aver lasciato l’insegnamento e lo scritto di Susie Morgenstern è diventato, per me, il libro da suggerire a tutti coloro che si apprestano al passaggio. Margot, la protagonista della storia, racconta i timori del primo giorno, le aspettative, le ansie di fronte all’abito giusto da scegliere, la paura di perdere di amici, il terrore di non sentire il suo nome pronunciato all’appello per la composizione delle classi. Margot è viva, reale, nella descrizione che ne fa la scrittrice; ha undici anni e una vita che le si svela, una vita fatta di zaini, consegne, compagne nuove, maschi da tenere sotto controllo, professori senza baffi e con il casco da motociclista in mano, professoresse all’apparenza severe, libertà da scoprire, diritti da far valere. Susie Morgenstern racconta la scuola degli inizi anni’80, racconta le relazioni, il rispetto dovuto ai ragazzi, le aspettative, la gioia e le prime delusioni. E’ una scrittura leggera e appassionata di una scrittrice che si è formata tra gli Stati Uniti e Israele, e ha scelto la Francia come patria adottiva. Pubblicato dall’edtore francese l’école des loisirs nel 1984 arriva in Italia dieci anni dopo, per volontà delle edizioni El, accompagnato dalle perfette illustrazioni di Grazia Nidasio. Oggi è nel catalogo del gruppo triestino per i tipi di Einaudi Ragazzi.
“ Cara Signora Luron, alla fine di questo anno scolastico ci è venuto il desiderio di scriverle a nome degli allievi della prima F per dirle quanto il corso di storia ci abbia interessato. Lei è l’unica prof che non ci giudica completamente idioti e pensiamo la stessa cosa di lei…”
Silvana Sola

martedì 6 ottobre 2009

La scuola di Stella

Ho visto Stella di Sylvie Verheyde (Francia/2008) due volte, la prima con il doppiaggio italiano, la seconda in francese. E nel passaggio all’originale è emersa per me una leggerezza in più, come un respiro meno affannato e più vitale nella percezione del rapporto tra Stella e la sua scuola che attraversa la storia di questo film emozionante. Stella, figlia undicenne di una giovane coppia della banlieu degli anni Settanta, cresciuta tra gli avventori adulti del bar gestito dei suoi imparando le regole di carte, sesso e calcio, va in prima media in una scuola dell’elite parigina. La diversità di Stella, segnata visivamente anche dal suo modo di muoversi e di vestire e raccontata dalla voce off del suo pensiero lucido e sofferente di ‘spettatrice’, è fin da subito in evidenza rispetto alla perfezione composta delle compagne insieme più infantili e più false. Stella si sente fuori eppure è dentro. Non ha scelto di essere qui. Non capisce i professori. Non parla con i compagni. Sente che ne è derisa. Prova per loro un misto di disprezzo e di invidia. Questa scuola, che potrebbe portarla oltre o meglio altrove, all’inizio è piuttosto il luogo dove Stella sperimenta la sua eredità e la sua identità ‘altre’ e quindi l’attrazione e la repulsione che le suscitano le diverse eredità e identità intorno a lei.
Poi però, per gli stessi motivi, questa scuola diviene il luogo dell’incontro con l’altro e della possibilità dell’uscire da sé crescendo oltre le proprie origini. E’ qui che Stella scopre come la possibilità dell’ascolto sia per lei legata all’ammirazione e all’amore per chi parla. E’ qui che supera la paura di essere giudicata arrivando a stupire il professore di lettere con un’esposizione di una sensibilità e di un’inventiva tutte sue. Ed è qui che incontra Gladys, la compagna che sa diventarle amica forse perché diversa anche lei, straniera letteralmente in quanto figlia di uno psicanalista argentino emigrato a Parigi.
Con Gladys Stella scopre i libri e il potere della letteratura sulla scoperta di sé e delle proprie potenzialità oltre il già vissuto, ma soprattutto vive l’affetto per una ragazza della sua età eppure con un’altra ‘eredità’, diversa eppure ugualmente aperta al cambiamento e alla paura. A lei, nell’intensa scena finale in cui le due si addormentano mano nella mano dopo la notizia della promozione, Stella può dire senza vergogna di avere ancora «paura di tutto». Con lei, compagna di scuola, Stella può essere se stessa e, per questo, uscire da se stessa.
Federica Iacobelli

lunedì 5 ottobre 2009

Il tempo della scuola

A scuola, il tempo prende facce strane. Certe volte corre, altre si ferma. Oppure, cammina lento lento, come una lumaca sulla foglia. Robert Doisneau l’ha fotografato il tempo della scuola, in una foto che ritrae una classe, un orologio e un bimbetto che conta il battere dei secondi. Il tempo dell’infanzia mal si accorda con quello della scuola. Ognuno conta gli attimi dell’altro e prova a rapinarli. Negli anni Trenta, Jean Vigo raccontò l’impari battaglia tra il tempo dei bambini e quello dell’istruzione formalizzata in un film esemplare, Zero in condotta, in cui ingenuità, intelligenza, ribellione infantile combattono la loro impari battaglia con l’istituzione. Anni trenta, dicevo. Molto è cambiato da allora, in Francia e altrove. Resta, però, un rapporto spesso malinconico tra i bambini e la scuola, come racconta Truffaut ne I quattrocento colpi, quando non è apertamente conflittuale e connotato da una evidente incapacità di comunicazione. Là dove i bambini cercano passione ed emozione nel conoscere si risponde con sistematizzazione e razionalità. Pinocchio ne sapeva qualcosa fin da quando era burattino, tanto che molla l’Abbecedario e sceglie il mondo appassionato e avventuroso del teatro di Mangiafoco, con i suoi rischi sì, ma carico di affettività. Sul tema ancora molto dibattuto tra affettività e conoscenza, emozione e istituzione, il libro di Daniel Pennac, Diario di scuola racconta molto. Sul viaggio periglioso di un bambino all’interno dell’istituzione scolastica direi importante la lettura del libro di Louis Sachar, C’è un maschio nel bagno delle femmine (Piemme), storia di un bimbo pestifero che a scuola è un vero genio dell’irregolarità e che nella scuola si mette alla prova. Alla sua maniera, s’intende. Anne Fine, in Come scrivere da cani racconta come i successi scolastici siano questione di punti di vista e che c’è spazio, basta cercarlo, per rovesciare le situazioni e trasformare in successo ciò che appare un difetto. Dalla parte dei bambini e del tempo dell’infanzia, s’intende.
Luisa Mattia

venerdì 2 ottobre 2009

Fare una bella lezione

Marco Lodoli, scrittore, critico, professore di Lettere alle scuole superiori, è nato nel 1956 ed insegna da quasi tren’anni.
Nella sua raccolta di osservazioni sulla scuola, appena uscita per Einaudi, il lettore viene catturato da una scrittura piana, essenziale, da ragionamenti rapidi e concisi. Scrivere per i giornali, avere un tema e uno spazio, un numero di battute stabilito, obbligano lo scrittore a concentrarsi su piccoli dettaggli di apparente noncuranza, che invece aprono squarci, formulano domande di grandissimo rilievo.
A mio avviso la sua critica al film La classe di Laurent Cantet, rappresenta il punto più alto dell’analisi pedagogica e culturale. “Ho l’impressione che nessuno ancora abbia espresso un giudizio sconsolato sul lavoro di quell’insegnante, che a prima vista può apparire un uomo coraggioso che combatte nella trincea della banlieu parigina tra problemi d’ogni tipo, culturali, razziali, sociali: ma il professor Bégaudeau, in realtà, almeno da quanto si vede, svolge malissimo il suo lavoro e in certi momenti sembra un inetto, un ipocrita, uno che riesce a fare tutte le scelte sbagliate e neppure se ne accorge. Le sue lezioni sono basate su un solo principio: rendere i ragazzi protagonisti assoluti.”
“Per lui sembra contare solo l’esistente, il dato di fatto, lo status quo. Non pone alcuna fiducia nel potere di trasformazione che ha la cultura, non crede che una poesia o una novella possano modificare i dati di partenza, raggiungere il cuore e la mente di quegli studenti, generare una piccola metamorfosi. Batte e ribatte sull’esercizio dell’autoritratto, e così inevitabilmente genera presunzione e si impantana nel linguaggio dei ragazzi, in sentimenti elementari – mi piace, non mi piace-, in chiacchiere ovvie e infinite sul rap, la Coppa d’Africa e cose del genere.” La voce di Lodoli riesce a far sentire ancora la passione per l’insegnamento, una passione che non può essere forgiata dal nostro sistema scolastico.
Una voce che senza enfasi, quasi sottotono, ci ricorda che il compito primo di ogni insegnante è quello di preparare una bella lezione.
“In fondo se la mia vita è stata segnata dall’amore per i libri, la musica, l’arte, gran merito ce l’ha il mio insegnante di lettere del liceo, Walter Mauro, che ci parlava di Beckett, Camus, Coltrane, senza per altro trascurare Poliziano e Parini.”
Grazia Gotti

giovedì 1 ottobre 2009

Tema

Oggi primo ottobre, per noi che ci rivolgiamo spesso al passato, è una data che ha segnato per tanto tempo l'inizio della scuola. E il post di oggi apre gli scritti sulla scuola con un racconto di Bernard Friot tratto da Il mondo a testa in giù, edito da Il Castoro (2008) e illustrato da Silvia Bonanni.













Ogni lunedì è la stessa cosa. C’è il tema: “Raccontate la vostra domenica”. È uno strazio perché a casa mia la domenica non succede mai niente: andiamo dai nonni, non facciamo niente, mangiamo, non facciamo niente un’altra volta, rimangiamo, ed è finita.
Quando l’ho raccontato la prima volta, la maestra mi ha dato “Insufficiente”. La seconda volta ho addirittura preso zero.
Fortunatamente, una domenica, mia madre si è tagliata il dito affettando l’arrosto di agnello. C’era un sacco di sangue sulla stoviglia. Era disgustoso. L’indomani ho raccontato tutto nel mio tema e ho preso “Molto bene”.
Avevo capito: bisognava che la domenica succedesse qualcosa.
Allora, la volta successiva, ho spinto mia sorella giù dalle scale. Abbiamo dovuto portarla all’ospedale. Ho preso “bravissimo” nel tema.
Dopo, ho messo un po’ di detersivo nella scatola del latte in polvere. Ha funzionato benissimo: mio padre ha rischiato di morire avvelenato. Ho preso “bravissimo +”.
Mentre ho preso solo “buono” il giorno in cui ho rotto la lavatrice e inondato l’appartamento dei vicini di sotto.
Domenica scorsa ho avuto una buona idea per il mio tema. Ho messo un vaso di fiori in equilibrio sul davanzale della finestra. Mi sono detto: “Con un po’ di fortuna cadrà sulla testa di un passante e avrò qualcosa da raccontare”.
È quello che è successo. Il vaso è caduto. Ho sentito un urlo ma, dato che ero in bagno, non sono riuscito ad arrivare in tempo. Ho visto solo che la vittima veniva trasportata dal portinaio. Dopo è arrivata l’ambulanza.
In ogni caso, non è servito a niente. Non abbiamo fatto il tema. L’indomani, a scuola c’era una supplente.
“La vostra maestra è all’ospedale”, ci ha annunciato. “Frattura del cranio”.
Per me fa lo stesso. Abbiamo fatto la verifica sui verbi. La verifica sui verbi è più facile del tema. Non c’è bisogno d’inventare.